giovedì 11 settembre 2008

Chi pensa agli Esordienti?

Gli Esordienti, nel lessico Fidal, sono la linfa del movimento atletico giovanile (quindi, se volete, linfa della linfa). Bambini dai sei agli undici anni che, gioiosamente, piano pianino vengono avviati al gioco più complesso delle discipline dell'Atletica Leggera. Si badi bene però: giocare, non scherzare. Perché il gioco per un bambino è atto serio e decisivo per la formazione della sua personalità, oltre che per lo sviluppo armonico delle capacità coordinative e condizionali. Sfumo e chiudo a malincuore il discorso psicopedagogico e fisiologico appena sfiorato (ne parleremo in un altro post in modo più dettagliato) per evidenziare la pochissime opportunità ludico-sportive offerte agli Esordienti, qui da noi, in Abruzzo. È pur vero che di bambini che sgambettano, saltano e lanciano ce ne son pochi; non è però un bel motivo per continuare a fare poco o nulla. Un bell'esempio di come ci si potrebbe muovere è nell'attività del vicino Comitato Regionale Marchigiano. "Ma loro hanno il Palaindoor...", è il refrain che amiamo tirar fuori ogni volta che cerchiamo un improbabile alibi al nostro ultradecennale immobilismo.
Il Cus Atletica Chieti ha richiesto un 600m esordienti per sabato 13 settembre a Sulmona, nel corso del Campionato Regionale Individuale su Pista, Ragazzi/e, Cadetti/e. È stato inserito nel programma. È già qualcosa.

mercoledì 10 settembre 2008

A che cosa servono i fratelli

Oggi va un po' meglio. Sono riuscito a scaricare qualche tonnellata di mail e a fare un giro sul Web. Con una metafora acida dico che ho avuto il mio metadone, sono cioé in "terapia" a casa di mio fratello Giovanni e posto dal suo accrocchio telematico (roba da Guerre Stellari, tutto robotizzato che c'ho impegato due giorni a capire l'accensione del PC). Quelli di Telecom mi hanno detto che dovrò pazientare due-tre settimane a partire da ieri. Sperem.
Prima di lasciarvi, due parole. Sì, anch'io ho ricevuto l'ennesima variazione del programma di Sulmona, con i Cadetti e le Cadette dei 2000m spostati al sabato (cronometraggio manuale) e con iscrizione sul campo. Domandina: ma l'avranno saputo tutti tutti? Domani scadono le iscrizioni (via fax) delle prove di domenica.


un salutone. mario

martedì 9 settembre 2008

Aiuto, sono senza adsl!!!

Ragazzi, sono spacciato. Ho "tagliato" Wind-Infostrada per passare ad Alice ed ora non ho la linea adsl. Sono già in astinenza e comprendo (sulla mia pelle) gli effetti devastanti di questa micidiale forma di compulsione.
Diamine, ora che avevo tante cose da scrivere (si veda la questione dei programmi dei prossimi Campionati Regionali Giovanili)!
Vuoi vedere che la Fidal mi ha segato il mezzo telematico?
Spero di tornare "normale" al più presto. Dai, ci si vede sabato e domenica a Sulmona.

lunedì 8 settembre 2008

Francesco Chiaverini: 1:57.82 sugli 800m

Insomma signori, dobbiamo metterci d'accordo: ma la stella di Francesco Chiaverini è già tramontata oppure ha ancora qualcosa da dire? La mia, ovviamente, è una provocazione. Francesco Chiaverini è un bel "puledro" di sedici anni, tesserato per la Bruni Pubblicità Atletica Vomano. Da giovanissimo, a quattordici anni, era già capace di correre i 1000m sul filo dei 2:42. L'anno scorso, ultimo anno tra i cadetti, chiuse la stagione con un ottimo 2:38.57, stessa distanza. Quest'anno ha esordito con un tempo risibile sugli 800m; qualcosa intorno ai 2:06. La cosa ha dato il "la" ad una serie di critiche sulla gestione della sua preparazione. Ieri però ad Isernia, nel Memorial "Fraraccio", eccolo al personale con 1:57.82. Complimenti a Francesco quindi. Il bello dell'Atletica, a volte, è nella forza incontrovertibile dei numeri.


venerdì 5 settembre 2008

Dove non arriva fidalabruzzo.it...

Pare che il programma orario dei prossimi (e anticipati di una settimana) Campionati Regionali Individuali su Pista Ragazzi/e, Cadetti/e, non l'abbiano ricevuto proprio tutti. Allora provo a "postarvelo" io, visto che sul sito http://www.fidalabruzzo.it/ del documento in questione non v'è traccia.

1^ giornata – Sabato 13 settembre
(cronometraggio MANUALE)
► ISCRIZIONI IN CAMPO sugli appositi moduli


15,00 - RITROVO GIURIE E CONCORRENTI e CHIUSURA ISCRIZIONI
15,30 - MARTELLO Kg. 4 CM; MARTELLO Kg. 3 CF
15,30 a seguire - ALTO RM e ALTO RF
15,30 - LUNGO RM e LUNGO RF
15,30 - 60 HS (h = 0.60 *12.00 - 5 x 7.50 –10.50) RM + RF
15,45 - 80 HS (h = 0.76 *13.00 - 7 x 8.00 –11.00) CF
16,00 - 100 HS (h = 0.84 *13.00 - 9 x 8.50 - 10.50) CM
16,15 - 300 Piani CF
16,25 - 300 Piani CM
16,30 - DISCO Kg. 1,5 CM
16,30 a seguire - TRIPLO (battuta m. 7 o 9) AF; TRIPLO (battuta m. 7 o 9) CF
16,35 - 1.000 Piani RF
16,45 - 1.000 Piani RM
17,00 a seguire - PESO di gomma Kg. RM; PESO di gomma Kg. 2 RF
17,15 a seguire - GIAVELLOTTO gr. 400 CF; GIAVELLOTTO gr. 600 CM; VORTEX RM; VORTEX RF
17,45 - TRIPLO (battuta m.9 o 11) CM

2^ giornata – Domenica 14 settembre
(Cronometraggio Elettrico)

► ISCRIZIONI preventive ENTRO GIOVEDI’ 11 Settembre (fax 0864.33068)

15,00 - RITROVO GIURIE E CONCORRENTI e RITIRO BUSTE SOCIETA’
15,30 - MARCIA Km. 5 (valida anche per il Trofeo Abruzzo) AM; MARCIA Km. 3 (valida anche per il Trofeo Abruzzo) CF; MARCIA Km. 4 (valida anche per il Trofeo Abruzzo) CM; MARCIA Km. 2 (valida anche per il Trofeo Abruzzo) RM + RF; MARCIA Km. 1 Esordienti M+F
16,00 a seguire - ASTA (gara valida per l’assegnazione del Titolo Regionale) AM; ASTA (gara valida per l’assegnazione del Titolo Regionale) AF; ASTA CM; ASTA CF
16,00 a seguire - ALTO AM; ALTO AF; ALTO CM; ALTO CF
16,00 a seguire - LUNGO CF; LUNGO CM
16,00 - DISCO KG. 1 CF
16,10 - 400 HS (0,84) AM
16,20 - 400 HS (0,76) AF
16,30 - 300 HS (0,76) CM
16,40 - 300 HS (0,76) CF
16,45 a seguire - GIAVELLOTTO gr. 700 AM; GIAVELLOTTO gr. 600 AF
16,50 - 60 Piani RM + RF
17,30 - PESO KG. 5 AM; PESO KG. 4 AF; PESO KG. 4 CM; PESO KG. 3 CF
17,10 - 80 Piani CF
17,15 - 80 Piani CM
17,25 a seguire - 100 Piani AM; 100 Piani JM
17,35 - 100 Piani AF
17,30 a seguire - LUNGO Pedana “A” AM; LUNGO Pedana “A” AF
17,45 a seguire - 1000 Piani CM; 1000 Piani CF
17,55 - 1500 Piani AM
18,05 - 1500 Piani AF
18,15 - 400 Piani AM
18,20 - 400 Piani AF
18,25 - 2000 Piani CF
18,30 - TRIPLO Pedana “B” AM
18,35 - 2000 Piani CM

NOTA: le gare contrassegnate in neretto coincidono con quelle della Finale del
Grand Prix Nazionale Giovanile.


********************************************

NORME TECNICHE
  • Iscrizioni per SABATO 13: si effettuano in campo, sugli appositi moduli.
    Gli atleti devono munirsi di numeri e spille.

  • Iscrizioni per DOMENICA 14: si effettuano entro GIOVEDI’ 11, per fax al numero 0864.33068.

  • Le gare di corsa si disputeranno in “SERIE”. Il delegato tecnico provvederà a verificare l’autenticità dei tempi dichiarati.

  • Cadetti/e: nei salti in estensione e nei lanci sono previste QUATTRO prove.

  • I Ragazzi e le Ragazze avranno a disposizione solo TRE prove nei salti e lanci.

  • I Cadetti/e e Ragazzi/e che partecipano a gare di corsa o marcia superiori ai mt. 1.000 non possono prendere parte, nella stessa giornata, ad altra gara di corsa superiore ai mt. 200.

  • Premiazioni: al termine di ogni gara saranno premiati i primi TRE classificati

mercoledì 3 settembre 2008

Programmazioni "casual"

I Campionati Regionali Individuali su Pista, Ragazzi/e, Cadetti/e, sono stati anticipati di una settimana (spostati a Sulmona, il 13-14 di settembre). Mi chiedo perché non ci abbiano avvertito almeno un mese prima, visto che i motivi dello spostamento pare fossero già noti da un pezzo (la coincidenza con un impegno degli Allievi a Bari il 21 settembre). Del resto è noto che gli allenatori di Atletica Leggera non programmino mai la loro attività, e questa variazione last minute nel calendario regionale ben si inserisce nel novero delle più attuali e rodate strategie del settore tecnico Fidal Nazionale (from Beijing to London, per intenderci). Mah, ironia a parte, pare che tale andazzo non ci tocchi più di tanto. Contenti noi.

domenica 31 agosto 2008

Campionati Regionali su Pista Ragazzi/e, Cadetti/e anticipati di una settimana?

Stamane sono stato a L'Aquila per il Campionato Regionale Individuale di Corsa su strada, Ragazzi/e e Cadetti/e. La manifestazione (cliccare qui per ulteriori informazioni), organizzata dall'Atletica L'Aquila di Corrado Fischione (nella foto, in un momento della premiazione) è stata una bella festa per i giovanissimi runners di casa nostra. Prima dell'inizio delle varie prove (alla gara in questione dedicherò un bel post nei prossimi giorni), parlando con l'amico Maurizio Salvi ho saputo di un cambiamento nel calendario delle gare di settembre. Più specificatamente i Campionati Regionali Individuali su Pista, Ragazzi/e e Cadetti/e, in programma a Teramo il 20 e il 21 settembre, verranno anticipati al 13 e 14 dello stesso mese e spostati nella sede di Sulmona. Ma non è finita qua. Per i Cadetti (e suppongo pure per le Cadette) le gare dei 1000m e dei 2000m si svolgeranno tutte nella seconda giornata, costringendo gli atleti ad optare per l'una o per l'altra (!!!???).
Per ora rimango basito. Qualcuno sa dirmi cosa sta succedendo?

See you next

giovedì 28 agosto 2008

Miglianico Tour giovanile: la "piccola" olimpiade on the road

Quest'anno la 38^ edizione della Miglianico Tour mi ha assai impressionato. La mia attenzione "interessata" (a Miglianico correvano diversi miei atleti) stavolta è caduta sul programma giovanile della bellissima kermesse podistica del patron Nicola Mincone e del suo direttore tecnico Fernando Di Clerico. Ho visto partecipare un gran numero di ragazzi (tra questi moltissimi bambini), preparati e, soprattutto, felici di giocare a far fatica insieme agli altri. La Miglianico Tour non è la solita gara su strada di livello internazionale, gioia di managers e stakanovisti del 3'00"/km; i suoi trentotto anni di vita non sono passati invano. Qui a Miglianico si respira Cultura, quella dell'accoglienza innanzi tutto e del rispetto che è devozione nei confronti di chi corre, forte o più lentamente, non ha importanza. Posso testimoniare il lavoro certosino che c'è dietro la Miglianico Tour: l'organizzazione di uno stage sull'alimentazione e l'allenamento, durante la settimana che porta alla gara, condotto dal Dott. Luca Speciani e coordinato dall'infaticabile Fernando Di Clerico; l'amorevole e totale disponibilità di tutti gli abitanti del comprensorio miglianichese a sostenere l'evento nel modo più sorprendente e spontaneo (ristori estemporanei sul percorso d'allenamento, a base di frutta fresca e acqua preceduti da un invito a entrare a casa, per esempio!). La Miglianico Tour è una classica del podismo, con un crisma che le appartiene già dalla prima edizione; Miglianico nasce già come classica, non è mai stata una "tapasciata" di paese. Neanche per un tapascione.



Dei ragazzi, dicevamo. Ho visto tanti bei talentini sgambettare con energia ed eleganza. La gara dei cadetti (14-15 anni) è stata davvero entusiasmante e con un livello tecnico addirittura superiore a quello delle precedenti edizioni. Giusto per dare un'idea è stato strapazzato il record della gara di Francesco Chiaverini (cadetto capace l'anno scorso di 2:38.57 sui 1000, oggi in forza alla Bruni Pubblicità Atletica Vomano). Loris Di Marcantonio (Imperial Marathon Chieti) ha corso i 2940m del sinuoso tracciato in 9:06, abbassando il primato della gara di ben ventotto secondi! Secondo è arrivato Daniele D'Onofrio (Atletica Alto Sangro) in 9:26, terzo Federico Gasbarri (Falco Azzurro Carichieti) in 9:33, quarto Lorenzo Sammassimo (Cus Chieti Atletica) in 9:42, quinto Luca Di Muzio (Cus Chieti Atletica) in 9:55. Tempi notevolissimi per chi è in grado di leggerli. Questo è un patrimonio atletico da salvaguardare!
Se il Track and Field in Italia sta morendo (Pechino docet), Miglianico oggi vince la sua Olimpiade giovanile on the road.

mercoledì 27 agosto 2008

Il progetto prima di andare a nanna

È quasi ora di dormire. Prima di spegnere il computer voglio dire due banalità (è o non è il mio blog?). Mettevo a posto l'archivio fotografico digitale (disordinato come il mio studio), cercando di fare un po' di pulizia, sistemando qualche cartella. Dal caos di date vecchie e più recenti salta fuori una foto di mio fratello. Giovanni indica qualcosa o qualcuno sugli spalti dell'Olimpico. Eravamo a Roma. Era il '95. Stava per partire la 20 km di marcia dei Mondiali Militari. Quella foto ha per me una forza particolare. Ha l'energia quieta di un altro gesto, identico nella postura, dove però il soggetto è mio padre; mio padre giovanissimo che mi tiene in braccio e mi fa vedere qualcosa; o qualcuno.
Sto per andare a nanna, dicevo. E vado rimuginando un progetto. Forse ve ne parlerò a giorni. Forse no. Prima di partire si cerca qualcosa (o qualcuno) che è più avanti. Dà sicurezza. Spiana la via.

martedì 26 agosto 2008

Tempo di bilanci? Noooo... perché rattristarci?

Anche Pechino (l'olimpiade cinese) va in archivio. Che dire? Mah... la botta per l'Atletica italiana c'è stata eccome. Leggevo un bel commento all'editoriale di Diego Cacchiarelli su Atleticanet.it. Per l'editoriale invece cliccare qui . Prima di lanciarmi pure io in un commentone da primato, faccio passare qualche ora. Adesso vado a correre, sennò finisco come Homer Simpson (o la quasi totalità dei bambini italiani). Oh, scherzo. Molti dei bambini italiani stanno peggio del buon Homer.
Saluti e a prestissimo.


sabato 23 agosto 2008

Alex Schwazer: i gesti, le parole, il furore calmo


A freddo vorrei riflettere su ciò che Alex Schwazer ha mostrato ieri al mondo, sia manifestando la sua incontenibile esuberanza atletica (la mimica durante gli ultimi 7 km di gara), sia nelle parole del dopogara, quando ha parlato di sé, del suo percorso umano e sportivo per arrivare al successo olimpico, e quando ha accennato al dopo Pechino. La sintesi di ciò che ho visto si può esprimere con un ossimoro: furore calmo. Provo un sentimento strano nel cercare di inquadrare meglio l’atleta e quindi l’uomo Alex Schwazer; un misto di timore (per quelle manifestazioni di “irriverente” superiorità atletica, in gara) e di attrazione (per l’intelligenza e la semplicità espresse nelle interviste, sia nell’immediato dopogara che successive).
Alex ha solo ventiquattro anni e sa già dove vuole arrivare (diamine se lo sa!). Una consapevolezza che c'era già tre anni fa, ad Helsinki, quando giunse terzo ai Mondiali di Atletica, sempre nella 50 km. Pochi allora, credo, gli diedero retta. E lui si è guardato bene dal curarsene. Ha però marciato tanto, e con uguale e sapiente determinazione; questo, mi pare, sia il suo “segreto”.
È anche simpatico Alex. Buca lo schermo. Disarma nel passare dal cappellino sbattuto con violenza a terra (Osaka 2007), dall’urlo sovrumano dopo l’arrivo olimpico, alla battuta leggera e arguta rivolta alla giornalista della Rai. Furore calmo nell’agone atletico e grazia che si scioglie nell’abbraccio con l’allenatore. E qui devo dire bravi ai Damilano, non senza un pizzico di sana invidia (e siamo già al secondo ossimoro). È evidente che a Saluzzo siano andati ben oltre il mero dato atletico: lì è da un pezzo che non sono più in tre (i fratelli Damilano intendo); a Saluzzo oggi c’è una squadra affiatatissima, coesa, pacatamente invincibile. Gente senza fronzoli, di cultura silenziosa, contadina, che come ha detto Alex stesso, “teme” i giorni che seguono la vittoria, non quelli della vigilia della competizione.

Io non posso che tornare, con malinconica nostalgia, ad altre immagini. Ad un altro abbraccio, struggente, che non generò riflessioni pacate e costruttive. Erano i giorni della doppia squalifica di mio fratello Giovanni ai Mondiali di Atletica a Goteborg nel 1995. Di quell’abbraccio mi resta l’amarezza delle successive occasioni perdute, ed anche una riflessione pacata che arrivò sì, ma molti anni dopo. Una felice tragedia quindi. Terzo ed ultimo ossimoro. Stop.









(le prime due foto in alto - con logo Fidal - sono di Giancarlo Colombo per Omega / Fidal)


venerdì 22 agosto 2008

Alex Schwazer "bolteggia"

Alex Schwazer vince l'oro nella 50 km a Pechino (foto Giancarlo Colombo per Omega / Fidal)


Altro che, stappare lo spumante in anticipo porta bene eccome! Alex Schwazer vince l'oro nella 50 km di Pechino, da fuoriclasse marziano. Ha strapazzato la concorrenza già dal primo metro, "bolteggiando" addirittura dal 43° chilometro. Il neologismo "bolteggiare" è di mia moglie; significa "gigioneggiare simpaticamente dopo un'impresa sportiva", e deriva, evidentemente, dal nome Bolt. Il problema è che, a differenza del mostruoso Usain, Schwazer ha "bolteggiato" prima del traguardo, per tutti gli ultimi 7 km di una micidiale 50 km (3:37:09 col 93% di umidità relativa proprio nell'ultima ora di gara!!!). Che dire? Innanzi tutto complimentoni. Schwazer ha solo ventiquattro anni e almeno altre due olimpiadi da protagonista assoluto. La Fidal può perdere tutti i testimoni di tutte le staffette che vuole, tanto casca sempre in piedi con il bingo della marcia.

giovedì 21 agosto 2008

Chapeou!

Elisa Rigaudo bronzo nella 20 km di marcia a Pechino (foto Giancarlo Colombo per Omega / Fidal)



E alla fine arrivò la medaglia. Bronzo che non ti aspetti, bronzo di spumanti non stappati in anticipo. Brava Elisa Rigaudo, quasi argento in un capolavoro di tattica ed eccellenza atletica. Meno male che era anemica. . .

mercoledì 20 agosto 2008

Riuscirà Alex Schwazer a salvare la Patria?

Alex Schwazer furioso a Osaka (foto Giancarlo Colombo per Omega / Fidal)


È quasi tempo di marcia. Quella che, per intenderci, dovrebbe salvare la Patria. Da cosa? Da un'inquietante assenza di medaglie nell'Atletica Leggera. Storia vecchia, diranno in molti. Già, ma con un elemento di novità. Stavolta la Patria non "esige" una medaglia qualsiasi, vuole l'oro. Certo, il caterpillar di Calice pesta davvero forte. Come nella miglior tradizione dell'epica sportiva nostrana, del nostro Schwazy (quando penso ad Alex Schwazer e alle sue imprese sulla 50 km, chissà perché, vado al Terminetor, ad Arnold Schwarzenegger) si vagheggiano allenamenti mostruosi; di lui si parla come di un E.T., capace ultimamente di marciare 30 km in allenamento sul filo dei 15 km/h (???). Mitologia metropolitana in salsa altoatesina, verità un po' pompata, o cosa? Dicono che qualcuno (in Italia) abbia già stappato lo spumante.
Ma la marcia non era la disciplina dei discreti?

martedì 19 agosto 2008

Christian Obrist come (e forse meglio di) Vittorio Fontanella?

Christian Obrist va in finale (foto Giancarlo Colombo per Omega / Fidal)


Sognare a volte è necessario. Mica illudersi, sognare. Il sogno è quella sorta di illusione "buona", che reca in sé quel fondo di probabilità per andare a segno (un posto nei sei, una medaglia?), come nel caso di Christian Obrist, mezzofondista eccellente ma non troppo (almeno nel recente passato) che non pensavamo più nel ruolo di campioncino (figuriamoci in quello di finalista olimpico!). Ventotto anni dopo Vittorio Fontanella, quinto nella finale olimpica dei 1500 di Mosca 1980, arriva Christian, oggi più forte di un Lagat (sicuramente più motivato e tatticamente più intelligente) e finalista olimpico a pienissimo titolo. Voglio chiudere questo breve post augurale ricordando la scuola che ha lanciato Obrist. Lo faccio suggerendovi il link dove potrete trovare la favola che ha plasmato il talento del giovane Christian e di tanti altri bei corridori. La parola al mitico Enrico Arcelli: http://www.novararunning.it/Arcelli/articolo_su_Ruggero_Grassi_Vipiteno.htm .

domenica 17 agosto 2008

La maratona olimpica è di chi ci prova

Dita Tomescu vince la maratona olimpica a Pechino (foto Giancarlo Colombo per Omega / Fidal)


Un'operaia specializzata. Constantina, Dita, Tomescu è un "trattore" di maratoneta, una di quelle che partono, salutano la compagnia (solo metaforicamente) e menano la rumba in solitaria, chi c'è c'è. Non è l'ultima arrivata, sia ben chiaro. Ha vinto un titolo mondiale nella mezza maratona (Edmonton, 2005, 1:09:17) e un bronzo nella maratona ai Mondiali di Helsinki, sempre nel 2005. Certo, non è la Radcliffe, ma vanta pur sempre un 2:21:35 (Chicago, 2005) sulla distanza che oggi le ha dato ciò su cui più di un esperto di "questioni aerobiche" non avrebbe mai scommesso. A 38 anni, nel mezzo del cammin della sua prova (passaggio alla mezza intorno all'ora e quindici), ha sgasato lasciando tutti sul posto. Le altre, quelle forti, marcavano stretto il fantasma della Radcliffe, giunta al traguardo in ginocchio, sei minuti dopo la prima quando, come direbbe un mio amico, anche i prodotti del ristoro erano ormai scaduti.

sabato 16 agosto 2008

Valeriy Borchin vince la 20 km di marcia a Pechino. Ma non lo avevano "pizzicato" positivo per EPO?

Valeriy Borchin (il primo a destra) in azione a Pechino (foto Corriere dello Sport)


Sarò telegrafico; qualche pensiero a caldo per una competizione su cui tornerò volentieri a riflettere tra qualche giorno.
La finale olimpica dei 20 km di marcia è stata una gara da marziani. Ivano Brugnetti, cosmico, è capace di chiudere gli ultimi 10 km in 39:09 dopo un passaggio prudente (ma non lentissimo) in 40:42. Fantastico, ma comunque quinto all'arrivo. Davanti a lui, quindi, quattro uomini : il più vicino, un cinese sgraziato (Wahn Hao) che lo ha saltato letteralmente nelle battute finali; poi il "bruttissimo" australiano Jarred Tallent, 3° e a 9" dal nostro (Ivano lo ha avuto nel mirino negli ultimi interminabili quattro chilometri) ed infine i due E.T. della giornata, il vincitore Valeriy Borchin e l'equadoregno Jefferson Perez. Borchin ha massacrato quest'ultimo, costringendolo ad un'azione tecnica grottesca, praticamente la caricatura del Perez del primato mondiale di qualche anno fa. Ho fatto due conti: Borchin ha "marciato" gli ultimi quattro chilometri in 14:56 (3:44/km la media), gli ultimi 10 km addirittura in 38:20. Tanto di cappello. Ho però un dubbio: ma non era tra i marciatori russi positivi all'EPO qualche settimana fa? Per maggiori informazioni potete cliccare su http://www.marciaitaliana.com/dett_news.asp?id=310 .
Spero qualcuno chiarisca. . .

sabato 2 agosto 2008

Raffaello Ducceschi, la memoria e i nostri giovani marciatori

Raffaello Ducceschi


Pubblico volentieri un altro scritto dell'amico Raffaello Ducceschi. Memoria in marcia la sua; sì datata, ma comunque ottima per riflettere su questioni analoghe e più recenti. Non condivido un passaggio nella sua chiusura, nel post scriptum per intenderci, quando scrive del "metodo italiano elastico del buon senso (o della mafietta) e dell'intuito". Si può conservare il buon senso, l'elasticità, eccetera, senza necessariamente ricorrere alla "mafietta". Basta stabilire dei criteri ed applicarli.


Malato di protagonismo... Mondiali Juniores
di Raffaello Ducceschi


Leggendo la storia di questi mondiali junior e i suoi tormentoni la memoria mi va ai miei europei juniores mancati (nel 1981, Utrecht; i mondiali ancora non c'erano). Ai campionati italiani juniores aveva vinto facile Walter Arena con 43’ e 10” circa, io secondo con grosso modo un 43'45” battendo di pochi secondi Sergio Spagnulo. Arena andava sicuro agli europei ma chi era il secondo? Fino a quel punto Sergio mi aveva sempre battuto ma io lo avevo sconfitto agli italiani. Che fare? Ci organizzarono una “disfida” all'Arena di Milano solo per noi due. La marcia lombarda ci venne a vedere divisa in due: “Sergisti” e “Raffaellisti”. In difficoltà chi era amico di entrambi senza preferenze.
Per la prima volta vidi Giorgio Rondelli, che allenava Sergino, perdere le staffe (le sue arrabbiature in gara sono storiche). Caldo, di sera. Fu una delle gare più dure della mia carriera. Tiratissima, un pezzetto a testa, sempre all'attacco. I giudici ci ammonirono ma non seppero scegliere, le proposte di squalifica erano ancora nascoste. A cento metri dal traguardo eravamo ancora spalla a spalla, marciavamo dritti come treni verso il nostro record personale senza il minimo sospetto su chi la potesse spuntare. Ma a quel punto i giudici entrarono in gioco e un giudice, oggi un amico, mi disse "o rallentate o vi squalifichiamo tutti e due...". Decisi io: "Sergio vai", gli dissi. Di quella scelta sono orgoglioso; era meglio che uno dei due andasse agli europei, la doppia squalifica era praticamente sicura. Gli lasciai 10 metri e poi finii dietro di lui chiudendo gli ultimi 100 metri lenti e composti in bello stile, Sergio davanti e io dieci metri dietro. Sergio aveva vinto... entrambi facemmo un tempo vicinissimo al record di Walter Arena, poco più del suo 43'10” (perdonatemi l'imprecisione). Meglio sarebbe stato, col senno di poi, tirare un giro a testa coscienziosamente per fare il record personale e magari scendere sotto i 43’. Comunque avevamo fatto uno splendido personale! Ma i giudici non erano contenti nonostante li avessimo ascoltati e da "bravi bambini" avevamo scelto di rallentare, di non fare la fatale "volata". Dopo essere stati incapaci di scegliere per 9 km e 900 metri chi dei due marciasse meglio, non seppero nemmeno accettare il "nostro verdetto" e ci squalificarono entrambi...!! Non mi bruciava non andare agli europei. Fino a 100 metri dal traguardo non ero riuscito a sconfiggere Sergio o lui me. Qualche settimana prima l'avevo battuto di un soffio solo perché lui si era “prosciugato” tentando di seguire Walter e io avevo scelto serenamente che un squalifica in volata era idiota. No, mi bruciava l'idiozia di quella squalifica ingiusta; la loro minaccia includeva implicita la promessa che se NON avessimo finito in volata NON ci avrebbero squalificato... La pagò la porta di uno spogliatoio dell'Arena. La chiusi, piangendo per la rabbia, con tanta violenza che il suo vetro della andò in frantumi (spero che l'Arena, nel senso dello stadio, che non era proprietà dei giudici, non voglia farmelo pagare ora...). Quindi fuori tutti e due. A casa. Ma per fortuna Sergio era della Pro Patria e Mastropasqua, suo dirigente, ci pensò lui a far giustizia degli iniqui "trials". Sergio andò agli europei, ma né lui né Walter Arena fecero grandi risultati. Il fatto è che ci siamo rifatti dopo: 4º ai mondiali, 5º alle olimpiadi e 11º agli europei, questi i nostri migliori risultati (se non mi sbaglio) più oro alle Universiadi, ai giochi del mediterraneo e ai mondiali militari; molte maglie azzurre e anni da professionisti. Direi che a tutti e tre quelle battaglie da juniores ci han portato fortuna.
Ho visto le foto di Macchia, di Di Bari e Tontodonati; per quel che ho visto, ragazzi, mi piacete tutti e tre... marciate veramente bene, non mollate, insistete, il futuro vi darà grandi soddisfazioni.
Ultimi dettagli: Campione europeo quell'anno (1981, nds) fu Ralf Kovalsky. Per scherno mi chiamarono più volte Kovalsky per analogia di nome. Da senior Ralf incominciò con un record mondiale indoor sui 30 km e una lotta con Maurizio Damilano e Pezzatini sui 20 km a Piacenza, ma poi scappò in Germania ovest per un posto in Banca, un'auto e una casa... senza rendersi conto che la sua carriera di campione finiva lì... Poco tempo dopo su quell'auto (su quella o su un'altra) ci moriva in un incidente. La vita è strana e crudele. Invece il secondo degli eurojunior... arrivò tante volte secondo... ai mondiali... alle olimpiadi... era Potashov il russo secondo più volte all'amico Perlov. Le storie di sport specialmente quelle di marcia sono anche belle storie di amicizia.

P.S.: Trials
Ricordo che Pino Dordoni alla fine della mia carriera in una occasione mi disse sorridente, ironico e sornione: "indicativa... Raffaello... non ti confondere... è una indicativa, NON una selezione... non l'hai ancora imparato?". Risi di gusto. La polemica è antica: noi italiani mafiosi e falsi (sicuro che Giuda era italiano) scegliamo l'indicativa al posto dei trials. È vero che anche i trials sono fallaci ed à anche vero che noi italiani siamo famosi per il nostro ingegno, il nostro fiuto... A Dordoni e a Waldemaro Meneguzzo bastò vedermi una volta da allievo, invece a Visini una volta da junior. Mi incoraggiarono e ci videro giusto. Anche se ai miei europei juniores son rimasto fuori son contento così: preferisco il metodo italiano elastico del buon senso (o della mafietta) e dell'intuito.

martedì 29 luglio 2008

Il Cus Chieti Atletica vince il CdS di Corsa su Strada a Penne

Luca Di Muzio, Cus Chieti Atletica, vince a Penne i 2000 cadetti (foto abruzzogare.com)


Un sabato rovente quello del 26 luglio scorso, almeno per i runners abruzzesi delle categorie giovanili. A Penne, nell’ottima kermesse podistica allestita dall’infaticabile Gabriele Pasqualone e dai suoi collaboratori, i giovanissimi mezzofondisti del Cus Chieti Atletica hanno vinto il Campionato Regionale di Società di Corsa su Strada Cadetti/e e Ragazzi/e. Una prova maiuscola di tutto il sodalizio teatino dove fanno bella mostra di sé la tripletta dei cadetti (nell’ordine: Luca Di Muzio, Lorenzo Sammassimo, Manuel Esposito), la vittoria di Giorgia Di Lallo tra le cadette, la doppietta delle esordienti (nell’ordine: Micaela D’Ambrosio e Chiara Sammassimo), il secondo posto della sorprendente Margherita Scipione tra le ragazze nella gara vinta dall’elegante Alessia Sciotti (Farnese Vini). Proprio tra le atlete della categoria ragazze si è registrata l’assenza della forte cussina Lucrezia Anzideo, out per un banale incidente occorsole in spiaggia qualche settimana fa (Lucrezia ha ripreso gli allenamenti ieri, nds). La defezione di Lucrezia non ha quindi impedito ai ragazzi del Cus Chieti di aggiudicarsi il titolo davanti agli agguerritissimi runners della Farnese Vini (2^ classificata) e agli atleti dell’Atletica Rapino (3^ classificata).
Quasi in contemporanea con la manifestazione vestina si correva, stavolta in pista, a Teramo e ad Ascoli Piceno. Della gara teramana si era già scritto qualche post fa: un 2000m alle cinque del pomeriggio in concorrenza con la gara di Penne. Ad aggiudicarselo un coraggioso Luca Dezzi (Amatori Teramo) sceso al personale di 6:18.02, con il secondo, Lorenzo Di Stefano (USA S. Club Avezzano), a chiudere in 6:33.15.
Ad Ascoli Piceno Loris Di Marcantonio (Marathon Imperial Chieti) vince i 1000m a suon di personale pure lui: 2:40.60, attualmente ottavo tempo in Italia tra i cadetti. Nella stessa gara Federico Gasbarri (Falco Azzurro Carichieti) è arrivato secondo in 2:46.49.

martedì 22 luglio 2008

Chiedo venia!

(foto Donato Chiavatti)


Scusate, ma a spaccarsi muscoli e tendini all'"Angelini" di Chieti ci sono pure i lanciatori. Nel mio precedente post cito tutti, tranne loro. Ed è grave. Chiedo scusa in ginocchio.

domenica 20 luglio 2008

Chieti e Francavilla al Mare: i paradossi del Track and Field in salsa teatina

L'"inferno" dello stadio "Angelini" di Chieti


Il "paradiso" di Francavilla al Mare


Sono stato a Francavilla al Mare, in quella meravigliosa cattedrale nel deserto che è l’impianto di atletica leggera dello stadio comunale. In verità chi volesse saltare (in alto o con l’asta) rimarrebbe deluso: zero sacconi e quant’altro abbisogni per la pratica di discipline diverse dal correre e marciare. Basterebbe davvero poco per farne un gioiellino di rara bellezza. A Francavilla il sole non sembra picchiare come altrove: il mare e la collina si danno un bel da fare (e con successo) a rendere sopportabili nella canicola di luglio gli allenamenti più duri di mezzofondisti e marciatori. Il tutto ha la sua brava ciliegina nella grazia anacronistica e quasi irreale del suo custode, felice di veder correre e saltare ragazzini e giovanotti; disponibile oltre ogni immaginazione.

Qualche chilometro più in là, nella stessa provincia, c’è il “putrescente” stadio “Angelini" di Chieti. Putrescente perché clinicamente morto all’Atletica Leggera, tenuto in vita con accanimento terapeutico dalla surreale energia dei campioni e campioncini che nonostante tutto vi “abitano” (marciatori, velocisti, saltatori, mezzofondisti); gente che si spacca gioiosamente tendini e muscoli su quella che un tempo chiamavamo pista, oggi micidiale cemento velato da un anemico straterello rosé di gomma bruciata.

giovedì 17 luglio 2008

Due gare (di corsa) Fidal per le categorie cadetti/e il 26 di luglio: ma quanti giovani runners abbiamo?

Trofeo Giovanile Città di Penne 2007, la partenza dei cadetti (foto dal sito http://www.podistipennesi.com/)


Ricevo fresca fresca via mail l’informazione di un 2000m, sabato 26 luglio, per cadetti e cadette come gara di contorno a Teramo, all’interno del dispositivo tecnico del CdS Under 23 (del 26/27-07-08). Ma se lo stesso giorno a Penne ci sono i Campionati di Società di Corsa su Strada (gara Fidal pure questa, dove peraltro i cadetti anche lì corrono 2 km), che senso ha mettere un 2000m fuori programma (alle 17.00!?) a Teramo? Quanti cadetti e cadette corrono i 2000m in regione? La società organizzatrice della prova pennese, l’Amatori Podisti Pennesi, è stata informata di questa contemporaneità?

sabato 12 luglio 2008

Riccardo Macchia e Federico Tontodonati "saltano" per una questione di nervi?

Una fase della gara di marcia 10.000m ai C.I. di Torino 2008 (foto da multimediavisini.com)


La causa del “flop” dei nostri marciatori ai Mondiali Juniores di Bydgoszcz pare sia da attribuire a stress psicologico.
Cito testualmente dal sito atleticaschio.com nel link http://www.atleticaschio.com/index.php?option=com_joomlaboard&Itemid=74&func=view&id=406&catid=4 :

“La rassegna mondiale non si è chiusa molto bene per il nostro settore, infatti i nostri ragazzi in una gara di altissimo livello non si sono espressi come ci si sarebbe aspettato.

Federico Tontodonati ha chiuso al 15° posto con un tempo di medio livello 44:02:78, Riccardo Macchia è terminato in 25° posizione con un troppo modesto, per lui, 45:25:10.

Cosa dire?! Sicuramente sono entrati in gara non sereni e carichi di tensione, visto che dopo i Campionati di Torino, nell’ambiente c’erano state delle polemiche non tanto velate sulla scelta dei nomi e questo certamente non ha giovato sulla tenuta mentale dei nostri due portacolori; ora si spera che tutti facciano un passo indietro per ridare serenità a questi giovani.
Vista in quest’ottica la sconfitta ottenuta può persino risultare salutare.”


La tesi è così traballante da apparire involontariamente comica. Dovremmo dedurre che Riccardo Macchia, indiscusso titolare in questi Campionati Mondiali (ricordo che ha vinto il titolo italiano juniores a suon di primato personale: 42'10"99!), avrebbe lasciato sulla pista di Bidgoszcz più di tre minuti e almeno quindici posizioni per un improbabile senso di colpa. La questione della “sconfitta salutare” poi, è la ciliegina su questa amarissima torta. Come a dire: la prossima volta, per piacere, stiamo attenti a sollevare polemiche, ché potrebbero piangere i bambini! Così si mortificano l’intelligenza, l’indubbia maturità psicologica, l’impegno strenuo fin qui profuso, sia di Riccardo Macchia che di Federico Tontodonati. Se poi qualcuno “impreca” per la mancata partecipazione della medaglia di bronzo ai Campionati Mondiali Under 18 di Ostrava, Vito Di Bari, piuttosto che glissare o mettere la sordina a certe coscienze “impertinenti” si indichino i criteri di selezione adottati per i Mondiali di Bydgoszcz.
Un’analisi seria va dunque fatta, evitando le arrampicate sugli specchi a suon di banali psicologismi, preferendo la rilettura dei dati, concreti, di una programmazione discutibile.





venerdì 11 luglio 2008

Riccardo Macchia e Federico Tontodonati: what’s happened to them?

Da sinistra: Di Bari, Macchia, Tontodonati ai C.I. di Torino 2008 (dal sito multimediavisini.com)

Il russo Emelyanov vincitore ai Mondiali Juniores di Atletica Leggera 2008 (dal sito iaaf.org)

I runners non se ne abbiano a male se sovente indulgo a divagazioni sulla marcia. L’ho spiegato più di una volta: a “impormelo” sono i miei trascorsi atletici di “ibrido” del taccopunta (o del running, fate un po’ voi) e di tecnico della marcia e del mezzofondo. E poi, cosa avrebbero da mugugnare certi corridori da 4’00” al km, o giù di lì? Lo sanno che le migliori marciatrici, russe o cinesi che siano, “volano” i 20 km sul filo dei 14-15 km/h?

Bene. Dopo il dovuto preambolo vengo al dunque. Sono in corso di svolgimento i Mondiali Juniores di Atletica Leggera, a Bydgoszcz in Polonia. Nei 10.000m di marcia maschile le nostre speranze di podio o di un piazzamento tra i primi sei, riposte nel teatino Riccardo Macchia (18 anni, Falco Azzurro Carichieti) e nel torinese Federico Tontodonati (19, Cus Torino), sono andate deluse. Riccardo e Federico purtroppo hanno fallito i loro obiettivi, i più rosei come i più ragionevoli: il primo chiudendo in 25^ posizione, a quasi sei minuti dal vincitore (il russo Emelyanov, 39’35”01, oro lo scorso anno ai Mondiali Under 18 ad Ostrava), ed il secondo in 15^, un filo sopra i 44’.
Per carità, una giornata storta può starci eccome. Aspettiamo le dichiarazioni dei diretti interessati per capire meglio cosa sia accaduto ed eventualmente trarre delle conclusioni.
Voglio però evidenziare un fatto. Riccardo e Federico erano entrambi reduci da un Campionato Italiano Juniores (a Torino il 13-14-15 giugno 2008) dove a spuntarla era stato Riccardo, a suon di personale “limato” di un minuto e venti secondi (42'10"99 il suo crono), col secondo classificato a meno di sei secondi. Questi però non era Tontodonati, giunto in quell’occasione terzo a circa quaranta secondi dal primo (42'50"56), ma Vito Di Bari, anche lui al personale limato di parecchio (42'16"45). Voglio ricordare che Vito Di Bari, coetaneo di Riccardo, lo scorso anno fu bronzo ai Mondiali Under 18 ad Ostrava, nella gara vinta dal campione russo Emelyanov (sempre lui).

Domanda n.1: perché Di Bari è rimasto a casa con 42’16”45?
Domanda n.2: quali sono stati i criteri di selezione per partecipare a questo mondiale “sfortunato” (per la gara di marcia maschile, s’intende)?
Vogliamo parlarne (scriverne)?


martedì 8 luglio 2008

Raffaello Ducceschi (telling) - seconda parte

Continua il racconto in prima persona dell'olimpionico Raffaello Ducceschi. Stavolta il guerriero è lui.
Buona lettura.




Marcia Primo Maggio

di Raffaello Ducceschi - ultima parte


Dall'altra parte. In gara. Ventidue anni. È la seconda volta. La prima è stata una specie di festa, due anni fa, uno scherzo col pubblico. Io urlavo "applauditemi sono di Sesto" e loro lo facevano. 20 anni. Bellissimo. E ridevano. Io ridevo e mi divertivo. Anche perché una gara di marcia è lunga e puoi veramente tritarti i pendagli, te lo giuro. Allora chiacchieri, canti, racconti barzellette. Poi ho fatto la rimonta e sul finale e ho preso un messicano, uno tra i primi dieci o venti al mondo, ma io non ci badavo tanto. Undicesimo. Quasi senza accorgermi, un trucco perfetto per scaricare la tensione della prima volta. E farsi applaudire se arrivi solo undicesimo.

Un giorno, in un raduno della nazionale, ho detto: "Vincere a Sesto per me sarebbe di più che vincere un'olimpiade" mi hanno guardato come si guarda a un matto. A un'olimpiade c'è il rischio di gareggiare senza pubblico, con qualche centinaio di appassionati, tutti marciatori e allenatori. Che gusto c'è? A Sesto ci son 10, 20, 30 mila persone in delirio, che ti applaudono, che ti sostengono.

L'anno scorso non c'ero, ero in Germania Est, il primo maggio era importante anche lì. Feci la mia prima 50 km. A Sesto uno del pubblico disse "ma quello che faceva il pirla non c'è?" .


C'è anche un caldo tremendo, aumentato dal fatto che è il primo caldo primaverile. Ma c'è l'umidità, ed è già afa. Per chi non ci è abituato è uno shock.

Adesso sono già due volte campione italiano, l'ottobre scorso, la prima volta e a marzo, neanche due mesi fa, la seconda. Qui a Sesto mi gioco la partecipazione alle Olimpiadi di Los Angeles. O quanto meno devo confermarla.

Prima della gara mi si avvicina Pietro Pastorini. Una vita passata tra il Gallaratese e Quarto Oggiaro, a sottrarre vittime alla droga, con la marcia. Tra qualche anno sarà il mio allenatore. Con un paio di amici Didoni e Perricelli, vincerà un oro, un argento e un bronzo ai mondiali. Ma ora è solo un amico.
"Raffo, senti bene, gli unici due forti sono gli spagnoli, ma Llopart ha appena gareggiato in Messico sui 50 km, il nemico da battere è José Marin. Guarda, lui partirà forte, se lo lasci andare non lo prendi più. Se lo porti con te al finale lui è più veloce e ti batte in volata. Se invece tu lo stacchi, lui ti lascia trenta metri, poi ti tiene lì, aspetta il finale, poi, a 1 km dal traguardo, ti prende e ti batte in volata. Però sei forte ce la puoi fare". Grazie.

Appena partiti la gente gridava, applaudiva, faceva un tifo indiavolato. "Forza Marin!" Ma come? Sono io di Sesto, Marin è spagnolo... Fa niente, la gente conosce perfettamente Marin che ha gareggiato un sacco di volte a Sesto e per due anni ha vinto. Anche l'anno scorso. "Forza Marin!" A me incominciano a fare il tifo solo al secondo giro, dopo 10 km, Marin ha ceduto un poco, ne ho approfittato e ho preso subito un bel distacco. 30 metri. "Come aveva detto Pietro?" Venti chilometri in fuga, venti chilometri di fuga e Marin a 30 metri. "Forza Ducceschi!" Venti chilometri di fuga ti possono distruggere, poi crolli e perdi un km come ridere. Figurati 30 metri. "Forza Ducceschi!" è come una droga, un'anestetico. "Forza Ducceschi!" Amici, parenti... "Forza Raffaello" La gente di Sesto non so, ma io sono in delirio. Senza i sestesi, i loro applausi, la loro energie non so se ce la farei, ma ce la farò? Caldo, sudore, spugnaggio, io bevo "Spugna!" 15 km. Poi avrò tempo di vincere in rimonta, un'altra volta. 20 km " Voglio 5 spugne!" Poi avrò tempo di vincere un argento, in rimonta. 25 km. Avrò anche modo di arrivare terzo, in rimonta, dietro a Marin, tra tre anni. Ma adesso devo vincere, davanti a Marin. 26 km e lo spagnolo sempre a 30 metri. Tra il pubblico c'è anche Alessandro Gandellini, ma io non lo so. So invece che c'è Luigi Brugnetti, mio compagno di allenamenti, insieme a suo fratellino, Ivano, anche lui marcerà, e questo si può prevedere, quello che non si può prevedere sono i suoi ori. Ma ora tocca a me. 27 km, nel viale che porta allo stadio l'assessore Di Leva è completamente fuori, dal finestrino dell'auto, dalla cintola in sù. Urla. Io vivo in un sogno. Come katso si soffre a volte in 'sto sogno! 28 km. La Torre e Vanzillotta, i miei allenatori, gli devo tutto, gridano. "Quanto distacco ho sullo Spagnolo?" gli urlo. "Trenta metri, cinquanta... non ti preoccupare". Non so perché non mi convincono. Sento respirare ma non sono io, mi volto, Marin! ...katso è lì, a un metro... bast... mi hanno ingannato! Avevano paura che me la facessi sotto. Ma ora è qua. Tre urli selvaggi. Gli urli. Non l'ha mai capito nessuno. Nessuno mi ha mai creduto. Se urli, ti ossigeni, cambi ritmo senza accorgerti. Lo fanno i sommozzatori prima d'immergersi in apnea. Lo fanno anche dopo l'apnea. Tu dì la verità. Nessuno ti crede. Soprattutto se è strana. Ti prendono per matto e ciao. Tranne De Masis. "Perché credi che i soldati urlano in battaglia?..." anche lui urlava "...è una scarica di adrenalina!" Tre urli, e poi al traguardo. Tre urli e poi ancora 7 minuti di sofferenza. Ce la farò? Tre urli e riprendo 30 metri a Marin e poi al traguardo. Ultimi 5 minuti di sofferenza. 5 minuti in delirio. Tre urli ed è finita. E poi la vittoria. Ho vinto a Sesto. Un'olimpiade mai. O invece sì. La mia è a Sesto. È oggi. A quell'altra ci penserà Ivano. A volte i sogni si avverano.

sabato 5 luglio 2008

Narrazioni (Raffaello Ducceschi telling) - parte prima

Praefatio

Si chiama “sapere narattivo”, quella particolare forma di apprendimento che si attua narrando, ripercorrendo e ricostruendo le intricate trame della propria ed altrui esistenza. Si può crescere nel racconto, come ci dice la psicologia culturale, perché questo è esercizio millenario di ricerca e realizzazione del Senso, di condivisione di valori. La narrazione perciò struttura la nostra esperienza e ne permette il ricordo.

Cominciando da un sogno

Molti dei migliori fondisti di livello internazionale, così come tantissimi semplici appassionati, hanno cominciato a correre o marciare dopo aver vissuto da spettatori l’indelebile esperienza di una kermesse podistica internazionale. Tale vicenda per essere significativa va però metabolizzata, ricostruita, narrata e condivisa. Come ha fatto l’olimpionico Raffaello Ducceschi (ricordate due “post” fa?) nello scritto che seguirà. Lo pubblicherò in due parti; in entrambe si parla della mitica Coppa Città di Sesto San Giovanni, gara internazionale di marcia considerata da tutti la Milano-Sanremo della specialità. La prima parte è relativa a vissuti infantili e adolescenziali dell’autore, spettatore incantato e curioso. La seconda, che pubblicherò più avanti, vede l’autore protagonista della gara stessa. A volte, scrive Ducceschi, i sogni si avverano.
Buona lettura.

Marcia Primo Maggio di Raffaello Ducceschi

Sul Balcone. Pomeriggio di sole. Luce forte. Il fumo delle fabbriche e l'umidità padana la fanno arancione. Le braccia di mio padre, lo giuro, altissime, sconfiggono il parapetto, prima insormontabile. Finalmente vedo la strada. Quattro o cinque teste in canottiera muovono le braccia avanti e indietro. Zum Zum, Zum Zum. Anche i piedi. "Guarda Raffaello quello è Pamicc"
Ma ... quello chi?
Ma chi è?
"Quello che ha vinto le olimpiadi!"
Le olimpia... che?
"non ti ricordi?"

Le mie domande frullano silenziose, s'ingorgano, s'intralciano e s'intasano, la parola non è ancora il mio forte, c'è d'attendere.

Facciamo due conti oggi ci sono questo qua e i suoi amici che muovono i piedi e le braccia, fa caldo... scusa, Pamicc non ha mica vinto a Tokio ‘64? allora oggi è il primo maggio del 1965!

Ma come faccio a ricordarmi...? ...delle olimpiadi, voglio dire. Erano 8 mesi fa! no ma dico?

Sembra però che 'ste olimpia-cose siano una roba seria... da ora in poi prometto ricordarmi tutto... Intanto è meglio che faccio da solo. Tanto per cominciare per me Pamicc è quello lì con il fazzoletto in testa con i quattro nodi agli angoli. Perché? Ma è ovvio, è l'unico, gli altri non ce l'hanno... di chi mi ricordo se no?

Poi magari tra vent'anni mi dicono che il fazzoletto lui non lo portava mai... poi passo dieci anni deluso e poi magari tra trent'anni negli archivi del comune ti trovo una foto di Pamicc a sesto, in mezzo a due inglesi, col fazzoletto in testa, Pamicc dico (...che si scrive con l'acca non "l'o" ancora imparato... non vado mica a scuola... cioè vado all'asilo, dall’Alari, il custode, che mi chiama con il microfono e i baffi, quando arriva la mia mamma a prendermi, e dalla Vittoria Verga, che vince già gli scudetti di basket e la coppa dei campioni col Geas... ma questo non lo so ancora... però è simpatica e "cià" le trecce con gli zoccoli. Da grande voglio fare l'Alari, se poi non mi danno il microfono magari gli chiedo di farmi la tessera del piccì prima che cambi nome... il piccì non l'Alari... l'Alari, il partigiano, non cambia mai...e la Vittoria...la Vittoria la sposo... se è già sposata ne trovo qualcuna che le assomiglia... che ciò già l'imprintin’... )

-----------------------

Sul marciapiede. Molta gente. Arrivano i marciatori. Non vedo nessun fazzoletto. "Chi vince?" uno straniero "e dietro?" altri stranieri. "ma non c'è Pamich?".

----------------------

In bicicletta. Coi tedeschi, coi russi, un sacco di gente. In bicicletta. Oggi non si può più, il regolamento lo proibisce, ma allora era un rito. Se li accompagnavi in bici, in gara, c'eri anche tu. Sul marciapiede sei distante. Ma in bici!
Li senti respirare li senti sudare. Io ne ho scelto uno che non lo accompagna nessuno. Uno che non vince. Capelli rapati a zero, occhialini tondi da vista, magro, come tutti i marciatori, la maglietta bianca con la scritta azzurra. Israel. Per due anni. Ho provato a dargli da bere "dagli dell'acqua" mi ha urlato uno del pubblico. E io ho ubbidito. Sono entrato in un bar e mi son fatto dare una bottiglia. Lui però l'acqua non l'ha voluta. Non beve. È il mio eroe. Se non vince, fa niente. A me ricorda un disegno, un ritratto di padre Kolbe. Un sarcerdote cattolico martirizzato ad Auschwitz. L'incongruenza forse mi sfugge. Ma ci ho quasi azzeccato. Da bambino si salvò miracolosamente dal campo di concentramento di Belsen Bergen.
Mi diranno, tra molti anni, che a Monaco 1972 c'era anche il mio eroe. Mi diranno che lì, vinse. Shaul Ladany si salvò dal sequestro e dalla strage, buttandosi dalla finestra un attimo prima della cattura.

(fine prima parte)

domenica 29 giugno 2008

Raffaello Ducceschi (a post for)

Glielo avevo “promesso”. Nell’ultimo post, quello dell’invito a lasciare commenti, chi ti “risento”? Chi mi riscrive? Il grande Raffaello Ducceschi (nella foto) in anima e computer. Per i piccini, ma anche per gli adulti con memoria (sportiva, e non solo) corta, voglio ricordare due o tre cose di lui. Innanzi tutto che è stato un marciatore. Un grande marciatore. Uno dei più interessanti talenti che si siano mai visti nella difficile disciplina del taccopunta. Capace a soli ventidue anni di arrivare 5° in un'Olimpiade (Los Angeles, 1984, 50 km), di classificarsi 8° in quella successiva (Seoul, 1988, 50 km), vinse le Universiadi nel 1987, sulla 20 km. Sempre nel 1987 fu 4° nella 50 km ai Mondiali di Roma. Di lui si è detto e scritto di tutto: del genio artistico-pittorico (oggi si occupa professionalmente di industrial design – per ulteriori notizie vai su http://www.piccinato.com/pagine/noi/collaboratori/raffaello_ducceschi/pag/raffaello_ducceschi_ita.htm ), dell’immenso talento atletico. Qualcuno tra i giornalisti favoleggiò addirittura di suoi trascorsi giovanili come madonnaro (fola di quelle che certa stampa utilizza per dar benzina all’immagine di personaggi emergenti); in molti (ed io tra questi) lo ricordano per aver “vivacizzato” con trascinante ironia il mondo esoterico e claustrale della marcia.
Prima di chiudere voglio ricordare un aneddoto. Si era a alle olimpiadi di Seoul, nel lontano 1988. Il giorno prima di ripartire per l’Italia, riuscii ad imboscarmi nella mega-mensa internazionale del villaggio olimpico. Io e Raffaello mangiammo insieme un “pastrocchio” di riso, cucina cinese. Mi chiese se sapevo usare le bacchette. Provai a spiegare con un esempio, ma mi incartai. Lui allora, cominciò a sbacchettare, prima fingendosi impacciato e poi spazzolandosi il piatto come neanche un mingong di Shanghai. Ridemmo di gusto entrambi.

See you soon, Duccio, and... good luck!

mercoledì 25 giugno 2008

Tanti lettori, zero commenti




E già. Da questi paraggi pare che passino in tanti (il numero che si conviene per un blog a carattere "familiare"), ma si è in pochi a scrivere. Son qui a chiedervi, o irriducibili cibernauti, una riga del vostro, un suggerimento (per esempio un argomento che vorreste fosse toccato), un commento, o ciò che più vi aggrada, sempre nei limiti del civile e costruttivo comunicare. Per scrivere basta cliccare su "commenti", in calce a queste righe (non dovrei dirlo, ma lo sanno pure i miei alunni di 5^ elementare).
Chi comincia?

venerdì 13 giugno 2008

Il talento e il campione: potenza e atto?

Stavolta scomodo pure Aristotele. Per carità siamo sempre su un blog, il mio, dove faccio passare opinioni, mica affermazioni incontrovertibili! Voglio però ragionare di alcune questioni abbastanza note a chi si occupa di mezzofondo e fondo in atletica leggera. La domanda è: ma che fine fanno i nostri migliori mezzofondisti (ed anche marciatori) una volta usciti dalla categoria cadetti? Per carità, viviamo un tempo di vacche magre assai per quanto concerne le discipline di endurance in generale; una situazione che, probabilmente, ha la sua causa principale nelle piaghe sociali dell’ipocinesi e dell’ipernutrizione. Ne abbiamo già parlato. È pur vero però che quei pochi “puledri” che vengono a galoppare per qualche tempo dalle nostre parti, sembrano imbolsire intorno ai 17-18 anni, per poi sparire definitivamente compiuti i 20, quasi non fossero mai esistiti (atleticamente).
Rimarrò prevalentemente (per motivi pratici e di esperienza personale) sui maschietti. La questione non è molto diversa nel settore femminile; citerò pure qualche esempio.
È molto triste leggere le graduatorie nazionali allievi 2007 e trovare non più di 5 tempi sotto gli 8’50” nei 3000m. Ancora più penoso, con queste premesse, preconizzare risultati risibili tra gli juniores e i seniores (ometto volutamente la categoria promesse, per me un’assurda quanto fuorviante invenzione “amministrativa”) nei prossimi 2-3 anni e su tutte le distanze del mezzofondo olimpico (della maratona non voglio parlare).
Faccio allora un paio di conti: ogni anno l’Abruzzo è capace di cavar fuori almeno 3-4 cadetti interessanti. Ne ho conosciuti alcuni, in tempi recenti, capaci di correre i 1000m in 2’42” già al primo anno di categoria. A parte qualche rarissima eccezione, quegli stessi atleti “rallentavano” sui 2000m, si facevano più deboli, meno runners usando un’espressione terra terra; e questo mi fa pensare. Paradossalmente le distanze “brevi” come i 1000m e la ricerca precoce del risultato (soprattutto da parte di taluni allenatori) sono il primo grosso ostacolo ad una crescita equilibrata dei nostri giovani mezzofondisti. Eppure basterebbe dare un’occhiata ad uno dei tanti testi che trattano delle basi biologiche dell’allenamento di bambini ed adolescenti, per rendersi conto di quanto possa essere controproducente, pericoloso, lavorare con essi sconfinando nel lattacido, spesso e volentieri, giocando a ridurre drammaticamente i tempi di recupero.
Tempo fa qualcuno mi fece arrivare un messaggio del tipo: “i ragazzini devono velocizzarsi, devono correre meno e più velocemente”. Qualcun altro - leggevo nel suo curriculum di tecnico – vantava i risultati di 5-6 atleti da lui allenati, ragazzi talentuosi che, arrivati a vent’anni, interruppero l’attività per infortuni vari (ma anche perché vieppiù demotivati). Di questo allenatore mi fece impressione leggere: “Ha allenato x y, campione italiano ai Giochi della Gioventù”. La cosa, paradigmatica di quanto fin qui detto, si commenta da sé.
Si confonde la potenza con l’atto, riprendendo rusticamente Aristotele; il talento per certuni è già campione e in nome del risultato prêt-à-porter lo si pressa da subito e senza troppi riguardi. E allora vado a quei pochi esempi di giovani eccellenze atletiche realizzatesi poi da adulti. Mio fratello Giovanni (in foto), capace di correre i 2000m a 10 anni (era il ’78) in 6’33”4, di marciare i 10.000m in 41’50” a 17 anni; ha poi fatto ciò che si sa. Gisella Orsini, marciatrice che strappai nell’89 ad un destino ibrido di podista-marciatrice, per indirizzarla verso le soddisfazioni che ancora oggi, a quasi 37 anni, è in grado di togliersi. Annalisa Scurti, pescarese, mezzofondista che in molti non ricordano più; cominciai ad allenarla all’inizio dell’87, quando stava per interrompere anzitempo la sua carriera a causa di tendini arrivati ormai al capolinea. Da mezzofondista veloce iniziò a “pensare ad altro”: passò prima sui 3000m (12^ in finale ai Campionati del Mondo Juniores a Sudbury nel 1988, col tempo di 9’26”; 9’11” l’anno dopo) e poi a 21 anni fu capace di correre il suo secondo 10.000m in 33’28” (2^ agli Italiani Assoluti del ’90). Corse anche due edizioni dei Campionati del Mondo di Corsa su strada (1h13’41” il suo crono sulla mezza maratona).
Per non restare al “mio”, voglio ricordare il grande Luciano Carchesio, talento vero, scoperto ed allenato da Donato Chiavatti, già forte nella categoria ragazzi e capace da senior di un 8’27” e spicci sui 3000st (vinse un titolo italiano assoluto sulle siepi nell’82, davanti a Panetta; fu finalista, sempre in questa disciplina, agli Europei di Atene di quello stesso anno). Chiudo con Alberico Di Cecco, altro esempio di longevità atletica, capace a 16 anni di correre i 3000m in 8’27”5 e un “ufficioso” 10.000m intorno ai 31’30”!

Del doman non v’è certezza...

lunedì 2 giugno 2008

Lanciano, o cara




Il titolo di questo post non è frutto della mia creatività. Appartiene alla suggestiva fatica letteraria di Giovanni Nativio. Chiedo venia, Giovanni. Il furto è motivato dalla bella impresa atletica di Lorenzo Sammassimo (l'atleta delle due foto), Cus Chieti Atletica. Ieri, domenica 1 giugno, a quattordici anni appena compiuti e alla prima esperienza sulla distanza dei 2000m, ha fatto registrare in terra frentana un bel 6'12"6, con un negative split di 3'08". Grande poi l'ultimo dei cinque giri, "galoppato" in 1'09"8.
Sono davvero contento perché conosco il percorso che c'è dietro questo risultato, che è stato preceduto da un'altra performance notevole (anch'essa a suon di personale): il giorno prima e sulla distanza dei 1000m Lorenzo ha fermato il cronometro sul tempo di 2'48"5.
Con Lorenzo e con gli altri ragazzi del Cus si sta praticando innanzi tutto una pedagogia prima che una metodologia dell'allenamento. È questo il mio segreto di Pulcinella. Perché non c'è Scienza senza Educazione.