Visualizzazione post con etichetta marcia atletica giovanile. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta marcia atletica giovanile. Mostra tutti i post

domenica 8 settembre 2024

UN SASSOLINO, O FORSE DUE


 Spiace dover scrivere del "mio" - un "Cicero pro domo sua", per intenderci - ma due righe su ciò che è accaduto ieri a Lima, il 30 di agosto scorso, nella marcia femminile dei Campionati del Mondo di Atletica Leggera Under 20, credo siano dovute. Procediamo perciò con ordine.

Nei 10.000 metri di marcia femminile di questi mondiali peruviani le nostre due atlete, la "mia" Michelle Cantò e Giulia Gabriele, si sono rispettivamente classificate 7^ e 9^, demolendo letteralmente i loro personali.

La gara è stata falsata da un avvio velocissimo e tecnicamente a dir poco discutibile delle due atlete etiopi che hanno scatenato la risposta della fortissima (e corretta) cinese Zhuoma BAIMA, la vincitrice (due-tre chilometri marciati al ritmo di 4:12 al chilometro) che si è portata dietro un'indiana dalla tecnica davvero traballante (arrivata poi al traguardo, terza!!!, con 2 red card), l'altra cinese, seconda all'arrivo (non bella tecnicamente come la prima), la messicana Renata CORTES (gravata anch'essa da 2 red card) finita poco davanti alla "mia" Michelle.

Le due etiopi hanno poi fatto una brutta fine: una squalificata e l'altra 23^ al traguardo, a 5 minuti dalla prima. Ma la frittata era ormai fatta.

Vengo al dunque, a quei sassolini del titolo di questo mio post; e al "Cicero pro domo sua" (leggasi, me la voglio suonare e cantare da solo, eccheccacchio!). Perdonatemi, se potete.

Michelle Cantò ieri ha demolito il suo primato personale sui 10.000 metri. 45:38.85 contro il 47:01.48 di inizio anno con cui addirittura è stata per qualche mese leader nel ranking mondiale della disciplina per la sua categoria. Un miglioramento di ben 1 minuto e 23 secondi.

Michelle Cantò ieri è arrivata seconda delle europee.

45:38.85 vuol dire marciare due volte consecutivamente i 5000 metri in 22:49. Michelle l’anno scorso aveva un personale sulla distanza di 23:24.93.

Con 45:38.85 Michelle si colloca al secondo posto della graduatoria "all time" dei 10.000 di marcia femminile juniores (al quarto posto c’è Antonella Palmisano con 46:08.57) dietro Noemi Stella, altro super talento pugliese, ahimé non più in attività.

Michelle Cantò, al di là dei sacrosanti progressi cronometrici e dei titoli fin qui ottenuti, è un’atleta che ha nel sorriso limpidissimo, che sfoggia prima di ogni partenza, la cifra della sua forza, che è serenità e voglia di divertirsi faticando.

Ora possiamo cominciare a fare sul serio.


domenica 4 dicembre 2016

Tutto subito; e male

(1993, altra Marcia: da sx Giovanni Perricelli, Giovanni de Benedictis, Michail Schennikov)

La Marcia Atletica è una sorta di "bioindicatore" che ci permette di valutare il livello tecnico dell'Atletica Leggera, "tout court". In altre parole amo vederla così: se la Marcia è impresentabile (marciatori tecnicamente scadenti, dai giovanissimi agli assoluti di livello internazionale) l'Atletica non sta meglio.

La Marcia Atletica è dunque disciplina squisitamente tecnica. E la tecnica la si pratica quotidianamente, sul campo. E ci vuole tempo; tanto tempo per passare al crivello di uno sguardo allenato e implacabile migliaia e migliaia di fotogrammi; ogni giorno.

Vedo troppi cronometri per fragili velocità senza costrutto. E sorrido nel sentire che la soluzione dei problemi della Marcia sarà una soletta elettronica "per controllare lo stacco del piede" (sic!).

Qualche anno fa un allenatore mi chiese quale fosse il record provinciale dei 1000 m di Marcia Esordienti. Ci rimase male quando gli risposi che non lo sapevo e, soprattutto, non ne volevo sapere nulla. Credo però che, ahimé, questi siano i tecnici destinati a far 'carriera'.

martedì 17 novembre 2015

Dell'autonomia e d'altre necessità





Puoi insegnare loro a filar via veloci come spade, a rimbalzare come palline di caucciù, a scivolare 'liquidi' sull'asfalto come gocce di pioggia sul parabrezza. Puoi insegnare loro questo e mille altri artifizi tecnici. Ma se nessun passo sarà stato mosso verso l'autonomia, se dinanzi ad una domanda che esige una scelta netta, personale, campeggia l'espressione vacua e sorridente di un ragazzino smarrito, allora tutto il lavoro svolto sarà stato inutile, ed il futuro - non solo quello sportivo - si presenterà assai incerto.

Nihil sine magno labore vita dedit mortalibus, ci ammonisce Orazio. La vita non è una maratona, né una 100 km; è cosa più dura e 'seria', e il giovane atleta che si appresta a diventare 'professionista' dell'endurance podistico - non necessariamente estremo - va innanzitutto educato alla realtà, alla consapevolezza; all'autostima e, soprattutto, al rispetto di sé e dell'altro da sé. Lavoro duro per chi educa, oggi. Lavoro improbabile per chi allena giovani atleti, se le famiglie di questi non garantiscono una presenza educativa qualitativamente sufficiente.

"La potenza è nulla senza il controllo", recitava il jingle...

mercoledì 26 agosto 2015

Ripensando alla corsa verso il mare


Riprendo un post di cinque anni fa, ancora drammaticamente attuale.
Quando penso ai nostri "mini-mezzofondisti" (o "mini-marciatori") corro con l'immaginazione ad una metafora, quella delle tartarughine Caretta Caretta che, appena dopo la schiusa, cercano disperatamente la via del mare, il loro naturale, innato bisogno di futuro, di crescita; di continuità. Anche i mini-mezzofondisti (i mini-atleti, tout court) cercano per istinto qualcosa del genere. Pochissimi raggiungeranno il mare. Sembra crudele, ma deve andare così...
(Troppi "gabbiani" col cronometro ad attenderle, sui campi di atletica e tra le mura domestiche, ahimè).

domenica 13 aprile 2014

Il sorriso sereno della volontà

Scrivere (ancora) di Vanessa mi imbarazza un po'. Non sono affatto incline all'autocelebrazione ed essendo io il suo allenatore è molto facile che con questo scritto possa naturalmente contravvenire al mio personale dettato morale. Ma ci sono storie che meritano di essere narrate e perciò sono disposto a correre questo rischio.

Vanessa sorride. E dentro quel sorriso c'è tutto il suo mondo. Vorrei che i ragazzi che alleno (ma anche tutti gli altri, sportivi e non) facessero tesoro dell'esperienza di quel volto disteso, mai contratto seppur affaticato nel duro impegno quotidiano. Chi ha fatto sport agonistico, chi ha corso e marciato a lungo per obiettivi importanti, conosce il dolore soave della fatica, che muove dallo stomaco per serrare la gola. Ebbene Vanessa conosce pure, per istinto ed educazione, quell'arcano capace di sciogliere il grumo scuro di sofferenza inesorabile, destino inevitabile di chi cerca ogni giorno la propria vetta. L'arcano è un sorriso leggero.

Oggi, nel giorno del suo esordio in Nazionale a Podebrady (suggellato da una splendida vittoria), le auguro di continuare a crescere dentro quella leggerezza, donandone un poco anche a noi.

domenica 22 settembre 2013

Il segreto di Vanessa



Il sorriso di Vanessa. Meno di quindici anni e tanta voglia di divertirsi marciando.
Da allenatore sono costretto a fare i conti con i numeri dei suoi risultati sportivi:

Marcia km 3

21/09/2013    15:09.0       Campobasso
06/07/2013    15:40.62     Teramo
22/06/2013    16:00.56     Orvieto
25/05/2013    16:26.0       Lanciano
18/05/2013    16:27.54     Teramo

Ma la vera cifra dei suoi progressi non è nella crudezza dei dati cronometrici soprascritti. Cercatela invece nel sorriso leggero che apre e chiude ogni suo allenamento; ogni sua gara. Il 'segreto' di Vanessa è tutto lì.


(Vanessa in allenamento a Pescara con il mitico Augusto Vancini)

lunedì 10 settembre 2012

Brava Vanessa!


Alla fine Vanessa è stata convocata per il pentagonale di Marcia giovanile svoltosi ieri a Macerata. E ha fatto una gran bella gara, migliorandosi di ben un minuto e cinquanta secondi sui 3 km di un percorso molto impegnativo. Settima con 16:44 marciati in modo pulito, a soli quattro mesi dal suo 'battesimo' nel mondo del tacco-punta. 
L'anno prossimo sarà ancora Cadetta. Ed io sono molto contento.

martedì 4 settembre 2012

Aridaje!


Quindi è ufficiale. Per il meeting di marcia per rappresentative regionali (ABR - PUG - BAS - MAR - LAZ) che si svolgerà a Macerata domenica prossima è stata 'segata' l'atleta Vanessa Tomei dell'AICS HADRIA PESCARA, terza nella graduatoria regionale 2012. Ne prendiamo atto.

"In occasione della 5^ prova del Grand Prix Nazionale di Marcia, in programma domenica 9 settembre a Macerata in un circuito su strada, è stato inserito un incontro per rappresentative regionali Cadetti (14-15 anni) e Ragazzi (12-13 anni) di marcia. Vi prenderà parte anche la selezione abruzzese, insieme alle rappresentative di Basilicata, Lazio, Marche e Puglia. 
Per l’occasione il Fiduciario Tecnico Regionale, Luigi Carrozza, su proposta del responsabile di settore Rodolfo Macchia, ha convocato i seguenti atleti.
Cadette Km 3: Natascia Di Tizio (Theate Walk), Lorenza D’Alanno (Nuova Atletica Lanciano), Fabiana Bucci (Serafini Sulmona), Chiara Di Censo (Serafini Sulmona), Beona Hallulli (Nuova Atletica Lanciano). 
Cadetti Km 4: Federico Odoardi (Theate Walk), Samuele Gasbarri (Theate Walk).
Ragazze Km 2: Federica Piro (Theate Walk), Francesca D’Amicodatri (Theate Walk), Laura Di Biase (Theate Walk), Chiara Rubini (Nuova Atletica Lanciano). 
Ragazzi Km 2: Dario Di Vona (Nuova Atletica Lanciano)". (dal sito fidalabruzzo.org).

Al FTR e al Responsabile del Settore Marcia Fidal Abruzzo, grazie. Ci ricorderemo di voi il 23 novembre prossimo venturo.

venerdì 31 agosto 2012

ambarabaciccicoccò...

Non volevo scrivere questo post. Ma tant'è... Il  raduno regionale Fidal Abruzzo al Terminillo, culminato con un meeting di cui poco si sa (i risultati su www.fidalrieti.it, e non su www.fidalabruzzo.org), è in archivio. 

Ambarabaciccicoccò... Il 9 settembre prossimo venturo la marcia atletica si ritroverà a Macerata per  la 6^ prova del Grand Prix; e pure per un incontro per rappresentative Cadetti (ABR- BAS- LAZ-MAR-PUG).

Ambarabaciccicoccò... La convocazione delle marciatrici abruzzesi della categoria Cadette l'hanno fatta tirando i dadi? Nella foto in basso ho montato l'attuale graduatoria regionale e l'elenco delle convocate per Macerata. Dov'è finita l'atleta dell'AICS Hadria Pescara, terza in graduatoria? Perché non fa parte della rappresentativa? (Cliccare sulla foto per ingrandirla).



Ambarabaciccicoccò...

sabato 15 ottobre 2011

La ‘mia’ marcia atletica (ma non solo)


Un polo di crescita (non un polo di eccellenza, sia chiaro!) per (e con) la marcia atletica in Abruzzo è possibile. Perché la marcia atletica piace, e scoprirlo oggi ha per me del miracoloso. “Posso provare la marcia?” è il refrain che sempre più spesso, da un po’ di tempo a questa parte, mi viene rivolto da ragazzi e ragazzini – in prevalenza ragazzine – quando sono al campo ad allenare.

La marcia atletica piace dalle mie parti perché piace l’ambiente che essa, la marcia appunto (qui intesa come comunità di atleti, tecnico, dirigenti e soprattutto genitori), ha saputo costruire intorno a sé. La marcia atletica collante miracoloso dunque, di podismi diversi, declinati sulla base di intensità ritmiche diverse, individuali, e diverse necessità esistenziali. La marcia atletica amalgama di un urgente, vitale, bisogno di sano movimento. Troppo astruso il concetto? Cerco di spiegarmi meglio.

Che cos’è la marcia atletica? La mia marcia atletica? È una contaminazione podistica. Mezzofondisti e marciatori che si scaldano insieme, che si incrociano in pista, che condividono fatica, dubbi e soddisfazioni. È un’esperienza formidabile che torna, e permea di sé un progetto finalmente maturo: la marcia atletica come cerniera tra il cammino e le varie intensità della corsa. I Podismi.

La marcia atletica, quella mia, incontra così un amico, il geniale Fernando Fusco. E nasce il WJR – Scuola di Podismi (clicca qui), sogno nel cassetto fattosi pensiero concreto, carne e azione; dialogo finalmente ritrovato tra marcia e corsa; ricerca applicata ai ‘sistemi di trasporto su piede’.

Che cos’è la marcia atletica? La mia marcia atletica? È la forza del gruppo che cresce e del metodo che si raffina. È il testimone che passa e il gioco che continua.

Ma è anche la Marcia Atletica. Studio, fatica, gioia e lacrime. Metafora del vivere senza finzioni e scorciatoie. Metafora del reale ad altezza d’Uomo.

Vi lascio allora con un racconto dei miei. Uno scritto di qualche anno fa. Allora allenavo solo giovani mezzofondisti. C’è tutta la Marcia che sono. Buona lettura.
__________________________________________________________________________________

Racconto breve di una breve marciatrice in nuce

Praefatio

Seguo mezzofondisti, in verità alcuni molto giovani. Educazione quindi, prima che allenamento (ma l’educazione è solo per i giovanissimi?). No, oggi di marciatori non ne ho. È un caso? Una scelta? Ne abbiamo già parlato. Provo a disintossicarmi dalla marcia, cercandone il senso alla giusta distanza, rimanendo un po’ alla finestra. Ma basta aprirla questa finestra – non una qualsiasi – che la marcia rientra (ma era mai uscita?).

Judex damnatus ubi nocens absolvitur.
L’assoluzione del colpevole condanna il giudice.
(Publilio Siro, Sentenze)

La marcia e il sorriso

Nove anni e le frequenze alari di un colibrì. Le sue ali sono due gambette trasparenti; eterea è tutta la sua figura. Soffici capelli crespi e lunghi, su meno (molto meno) di trenta chili di bimba vivacissima e tenace. Un frullare di passettini che è un fremito. Un palpito.

La bimba corre. È il moto perpetuo.

“Posso fare la gara di marcia domenica?” mi dice l’altro giorno. E già, perché per la categoria esordienti, domenica prossima, non ci sono gare di corsa. Solo il locale Trofeo Regionale di marcia. La faccenda mi rende nervoso. L’idea è invero partita da altri (si può scegliere la marcia a nove anni?). Provo allora a sentire direttamente la bimba che mi risponde con un sorriso disarmante; sorride, non sta nella pelle e balla la rumba su nervosissimi piedini rullanti. Ma cosa le salta in testa? Beata puerile incoscienza; ecco cos’è la marcia atletica: un atto di formidabile puerile incoscienza. Ma di cosa dovrebbe avere coscienza una bimba di nove anni? Delle lagrime di mio fratello (e mie) in quel crudele giorno di agosto del ’95 a Goteborg? Di quelle di torme di messicani di ogni epoca buttati fuori dal gioco anch’essi, leggeri nell’incedere come nel rispettare il regolamento? O di quelle recenti di un Deakes che a Osaka (e non solo lì) stava su per scommessa? (Attenzione: la scommessa di Deakes è quella vincente delle molte medaglie di Robert il polacco).

La bimba, per motivi anagrafici, non può ricordare Goteborg ’95. Credo ignori pure dove sia il Messico. Per la bimba colibrì anche Deakes è un carneade qualsiasi. Per lei c’è solo la gara di marcia, il suo esordio, la sua olimpiade.

E allora torno con la memoria ai miei inizi di marciatore, nel ’77, quando mio fratello ancora correva (nove anni pure lui allora, come la bimba; un ricorso storico?); quando la marcia era il mito Vittorio Visini e Daniel Bautista un marziano sgraziato e veloce che bestemmiava nel Tempio.

Prima di ogni gara anch’io, come la bimba colibrì, dormivo poco e passavo il tempo a fare tirate ancheggiando come un matto dentro al cortile di casa. Prima di ogni gara anch’io sognavo qualcosa d’indistinto e però soave; la marcia ti cattura perché reca in sé, come una duplice condanna, il crisma dell’impresa epica e la solitudine dei forti.

E marcia sia, mi dico, non senza timore. E marcia sia, le dico, con sincera emozione.

Arriva la gara. La bimba si scalda insieme ad un nugolo pigolante di giovanissimi campioncini della locale e blasonata società organizzatrice. Qualcuno nel gruppetto chiassoso la nota e le chiede da quanto tempo marcia. “Da adesso” fa lei col solito sorriso. Ed io, poco prima della partenza, mi trovo un po’ goffo e imbarazzato nel tentativo di spiegarle l’ineffabile, l’”abc” che non esiste ma che, in circostanze simili, deve essere detto. L’attesa per lo sparo dello starter, poi, è uno stillicidio: le bimbe aspettano calme ai duecento metri – dovrebbero fare i mille -, ma poi qualcuno ci ripensa (“i mille non esistono per gli esordienti! Tutti all’arrivo: si fanno i milleduecento!”). E allora tutte di corsa a tagliare il campo in diagonale per raggiungere la nuova partenza.

La gara inizia e mi dà subito strane emozioni. Sentimenti antichi, ma non distanti. Qualcuno marcia, qualcun altro corre palesemente per qualche metro; i bimbi non se ne hanno a male. Il colibrì vola, ad anche bloccate (maledetto me e il mio “abc” prima della partenza!), ma il suo gesto non mi dispiace, anzi. La sostengo come posso, con voce calma e stentorea. Cerco conforto nella videocamera e nei numeri: 28 kg di peso per 1,36 m di altezza; 100m percorsi (i secondi 100) in 39”, in 138 passi per 72 cm di ampiezza... ma che diamine sto facendo? Massacro la poesia misurandola, come Prichards, il professore emerito de “L’attimo fuggente”!

La gara è finita da un pezzo, ma la bimba colibrì continua a marciare dietro bambini che corrono. E lo fa ridendo di gusto.
Forse della marcia ha compreso tutto ciò che c’è da capire. Forse la marcia comincia e finisce lì.

(Ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale).

lunedì 10 ottobre 2011

Prologo di un consuntivo non consunto

(ph di GIANCARLO COLOMBO/FIDAL)

Lo dico subito: questo è un post per gli amici e per i ‘nemici’. È uno scritto abbastanza corposo, di parte e ‘non sequenziale’, con diverse digressioni, virate brusche verso argomenti personali o generali (apparentemente) irrilevanti; dovrebbe dare il "la" ad un flusso cangiante, caleidoscopico, di descrizioni di incazzature e gioie immense, di delusioni e ripensamenti, di progetti finalmente realizzati e di burlette messe là per far vedere… (Adesso però mi fermo un attimo, ché vi sto intrecciando il cervello! Io però vi avevo avvertito. Siete ancora in tempo per volare altrove).

Si parla di sport. Di atletica, of course. Ma non solo. Si parla di umanità varia e sorprendente, di paradossi che stanno miracolosamente in piedi e di verità strapazzate malamente, accartocciate e buttate in un cestino. Di ragazzini (di gran lunga) migliori di noi e di adulti capricciosi e spesso incapaci di agire coerentemente rispetto al ruolo (sociale, professionale, istituzionale) assunto. Si parla pure (e per fortuna) di obiettivi raggiunti, di felicità, di appagamento. Di storie a lieto fine.

Sono appena tornato da Jesolo (VE), dai Campionati Italiani Cadetti 2011. Sono contento di aver portato su, nel Veneto brumoso di un autunno ritardato e ancora pieno di zanzare estive, quattro simpaticissimi ragazzi: due marciatrici, Erika Fusella e Giulia Marinucci, una mezzofondista, Lucrezia Anzideo, ed un mezzofondista, Massimiliano Santovito. I quattro moschettieri (tre ‘moschettiere’ ed un moschettiere, bisogna sottolinearlo) vestono, tutti, i colori della gloriosa ASD AICS Hadria Pescara. Quattro ragazzi-atleti. Quattro storie che meritano di essere narrate.

Erika e Giulia. La prima, più esperta (questo è il suo secondo Campionato Italiano Cadetti, ricordate il post su Cles l’anno scorso? Cliccare qui), ha avuto un finale di stagione in forte crescendo, centrando proprio a Jesolo la sua seconda migliore prestazione di sempre sui 3000m di marcia (15:43.83), classificandosi al 9° posto, prima abruzzese al traguardo e miglior piazzamento femminile per la nostra rappresentativa. La seconda, Giulia Marinucci, a febbraio ‘camminava’ i 3000m in 19:00. Pur essendo migliorata tantissimo nel giro di tre-quattro mesi è stata costretta a cercare il tempo minimo di qualificazione per Jesolo in zona Cesarini (solo due settimane fa a Giulianova (TE)), a causa di un ‘veto’, discutibilissimo, da parte del locale settore tecnico Fidal (cliccare qui); Giulia è riuscita comunque a portare a casa un onorevolissimo 15° posto chiuso in 16:25.14 (a Giulianova, due settimane fa, Giulia aveva marciato la distanza in 15:45.3). Sia lei che Erika hanno terminato la prova di questi campionati nazionali senza aver ricevuto ammonizioni.

Una mia considerazione finale sulla marcia femminile abruzzese a Jesolo: siamo riusciti a portare a questi campionati tre validissime marciatrici; come noi soltanto la Puglia e il Piemonte (non due regioni qualsiasi). Una delle tre ragazze aveva addirittura il terzo tempo di accredito (non era Erika; non era Giulia). Facciamo in modo, per il futuro, che le strategie tecniche del settore marcia abruzzese (la programmazione del calendario agonistico e le convocazioni negate, ad esempio) non finiscano col penalizzare il rendimento dei nostri atleti. Checché ne dica l’Anonimo di turno (sempre lo stesso?) non è così facile e scontato portare agli Italiani un paio di marciatrici, a prescindere dal risultato che otterranno poi in gara.

Lucrezia. 2000m Cadette. Gara così e così la sua. Il suo tempo di iscrizione era il migliore della serie più lenta. Finisce 12^ nella classifica totale, col suo secondo miglior crono di sempre: 7:00.63. Lucrezia i 2000m non li ‘digerisce’. La sfida dei giorni a venire sarà proprio quella di superare le difficoltà psicologiche che le impediscono in gara di ‘sentire’ il giusto ritmo – il proprio – e di recitare con forza calma il mantra cronometrico che conosce a menadito. La bacchetta magica c’è e si chiama esperienza. Lucrezia ha solo quindici anni. Beata lei.

Massimiliano. Classe ’97. Terza gara ‘seria’ della sua vita. Spero che lasci presto il calcio per dedicarsi al mezzofondo con maggiore attenzione e continuità. Col suo crono di accredito finisce nella serie cadetta e lotta come un disperato per stare in piedi: salta un avversario ruzzolatogli dinanzi a 50 metri dalla partenza; viene chiuso ai 500m e rimedia una chiodata che avrebbe atterrato un rinoceronte. In qualche modo riesce a venir fuori da un furibondo groviglio di gambe. Zoppicando un po’ passa in 1:45 ai 600m e riesce comunque a piazzare un ultimo 400m da 1:05 e spiccioli. 2:50.44 il tempo finale. Personal best. Di ragazzi così coriacei ne ho conosciuti davvero pochi (c’è voluta una buona decina di minuti prima che Massimiliano si convincesse della necessità di medicare la ferita rimediata ai 500m).

Del 2000m di Giulio Perpetuo si era già scritto. Maestoso. Checché ne dica il solito anonimo (stavolta la minuscola è d’obbligo) Giulio non “va lasciato (solo) all’orgoglio sulmonese” (e poi il campanilista sarei io). Di un ragazzo così talentuoso e intelligente si è fieri in tanti, in Abruzzo e anche fuori dai confini regionali (isole comprese).

E le polemiche? Ma sì dai, in chiusura voglio attizzare un po’ il fuoco. Maurizio Salvi, mio amico e presidente dell’Atletica Gran Sasso di Teramo, ieri ha scritto un comunicato assai eloquente sul sito della sua società. Il titolo fa così: “Cercando una spiegazione logica ad inspiegabili convocazioni”. Leggete il comunicato per intero cliccando qui. Provo a indovinare: un altro atleta escluso da un Campionato Italiano Cadetti per ragioni ‘imperscrutabili’? Qualcuno sa dirmi qualcosa di più preciso?

Attendo commenti, con ansia.


martedì 20 settembre 2011

Campioni in anticipo (just an illusion)

Saturno che divora i suoi figli - Francisco Goya
Si narra che, qualche tempo fa, in un misterioso angolo del variegatissimo Universo Atletica, durante una gara di marcia giovanile, il cronometro ufficiale si mise a fare i capricci. Marciatori e marciatrici filavano via regolari su ritmi veloci ma comunque ‘umani’. La volata finale della prima classificata fu seguita da incontrollate urla di giubilo a bordo campo. Il display all’arrivo dava però un tempo diverso da quelli stampati sui cronometri di allenatori e ‘consimili’. Troppo diverso. Un tempo ‘accelerato’. Il cronometro ufficiale, con la sua digitale luminescenza, si era fermato 25 secondi in anticipo.

Anche gli altri atleti beneficiarono di quella specie di manna, inaspettata e farlocca; manna che, nonostante la rutilante apoteosi urlata dall'entourage della vincitrice, venne subito sgamata da tutti i presenti, allenatori e ‘consimili’, dotati di cronometro.
Di quella prodigiosa prestazione atletica (risultava essere addirittura la migliore prestazione locale di categoria) qualcuno sorrise (molti in verità). Qualcun altro continuò a festeggiare.

Secondo gli antichi greci il tempo può essere Chronos, Kairos e Aion. Il primo è il tempo logico. Passato, presente e futuro. La successione logica di secondi, minuti, ore… Il secondo, il Kairos, è l’occasione (taluni dicono il tempo debito), l’istante cruciale, immobile e apparentemente eterno. Aion, invece, è l'eternità, essa sì immobile.

Ma il Tempo, comunque lo si definisca, non sbaglia un colpo. E presto, quella che poteva apparire a certuni un’occasione ghiotta e vantaggiosa, cominciò a reclamare il pagamento di quel debito, incollando i pensieri e rallentando le gambe.

“Nulla è più facile che illudersi. Perché l’uomo crede vero ciò che desidera”. (Demostene, Olintiache).

domenica 18 settembre 2011

Mercati rionali

Pescara, Stadio “G.Cornacchia”, mercoledì 14 settembre 2011.

Gare di marcia atletica del Campionato Regionale Fidal Abruzzo, individuale e per società, Ragazzi e Cadetti.

Gare anticipate di un giorno per imperscrutabili motivi tecnici.

Un solo colpo di pistola per quattro gare: Ragazze 2 km, Ragazzi 2 km, Cadette 3 km, Cadetti 4 km.

Grevi commenti urlati a bordo campo.

Non si umilia un marciatore di quindici anni.

Adulti (parenti di atleti?) che ‘giocano’ a fare i giudici di gara (chi li ha fatti entrare e a che titolo?) profondono all’ingiro sarcasmo greve. Ancora e ancora.

L’ammonizione, che è compito dei giudici di marcia, nelle categorie giovanili è un’informazione e un atto pedagogico insieme.

Non ci sono fenomeni in campo. Non vedo campioni o campionesse. Non ci sono. Vedo solo ragazzi che faticano e tanta, troppa inciviltà.

Così la marcia, ancora in nuce (altro che Campioni!), qui, nel nostro povero Abruzzo, comincia a morire.

(Qualcuno mi spieghi perché Giulia Marinucci (ASD AICS Hadria Pescara), marciatrice quindicenne, alla ricerca del minimo di partecipazione per il Criterium Nazionale Cadetti di Jesolo a ottobre, ha visto negarsi la possibilità di prendere parte, fuori gara, al “Trofeo Musacchio”, kermesse interregionale giovanile di atletica, svoltasi ieri a Isernia; tale possibilità è stata offerta a diversi altri atleti abruzzesi. Me lo spieghi il responsabile del settore marcia abruzzese − pare che il veto sia suo −, ché mi sfugge il razionale pedagogico e sportivo di questa scelta).

venerdì 9 settembre 2011

Che barba, che noia, che barba...


Sì, sembra una sit-com. E sembra pure di sentire l'immensa Sandra Mondaini col suo celeberrimo "Che barba, che noia, che barba...". Qualcuno (Michele, senza cognome) in un commento dice che il mio blog è diventato noioso e che non tratto nessuno dei tanti argomenti interessanti che l'atletica ci offrirebbe.

Caro Michele, suggeriscimi tu argomenti migliori. Non è colpa mia se la realtà che descrivo nei miei post (la nostra realtà atletica) è quella che è. Sì, forse per rasserenare gli animi, affinché come tu scrivi "l'armonia possa tornare tra tutte le società di questa stupenda regione", dovrei fare come certi tg, dare tonnellate di cronaca rosa (la gazzetta dello sport non c'entra nulla, per carità) o di innocuo gossip sportivo, in luogo di fatti; di informazioni.

L'ultima, tanto per annoiare ancora un po' i miei lettori, è la variazione del programma gare dei Campionati Regionali Ragazzi/Cadetti del 14 e 15 settembre, corrente mese (una manifestazione che ha già subìto uno slittamento nel calendario nonché un cambiamento di sede). La marcia, programmata per giovedì 15, è stata spostata a mercoledì 14 alle ore 20:20 (!!??), per motivi tecnici non specificati.

Michele, ma tu 'sti motivi li conosci? Io una mezza idea ce l'avrei...

P.S.: Erika e Giulia, le 'mie' marciatrici, mi hanno detto che il 14 a Pescara la gara sarà avvincente e tiratissima. Ne sono convinto anch'io. Chi vuole il titolo regionale dovrà, sportivamente, sudarlo dal primo all'ultimo metro (e questa è una buona notizia, nevvero Michele?).

giovedì 21 luglio 2011

Anonimi, omologati e non omologati


Anche gli anonimi possono avere dei pregi. Commentando commentando, ad esempio, potrebbero rendersi  protagonisti (inconsapevolmente, si intenda) di 'rivoluzionari' terremoti politici (di politica sportiva, intendo). Mi spiego. Nel post precedente chiedevo il perché di tanto accanimento nei riguardi della giovane atleta Lucrezia Anzideo; la sua recente migliore prestazione regionale Cadette sui 2000m, ottenuta in una gara coi Cadetti, a detta del Vice Presidente Vicario federale d'Abruzzo (cliccare qui) e di uno zelante commentatore telematico, anonimo, non dovrebbe essere omologata.
Scrive l'anonimo: " [...] come lei ha citato la gara di marcia con record omologato le potrei citare una gara di disco nelle marche...". Ma io intendevo l'omologazione di una gara di 2000m di corsa, sempre in gara mista Cadetti/e; la migliore prestazione nazionale di una marciatrice prestata alla corsa: Anna Clemente. (Il risultato nella foto qui in basso).

Ad essere stata omologata non era quindi una gara di marcia, anche se l'atleta, Anna Clemente, è più nota come marciatrice che come mezzofondista. Il commentatore anonimo ha però acceso in me una lampadina. Perché tanto accanimento sul risultato di Lucrezia Anzideo quando, analogamente, venti giorni fa, la migliore prestazione regionale dei 3000m di marcia Cadette (cliccare qui), dell'ottima atleta teatina Natascia Di Tizio (15:01.37 il suo tempo),  è stata ottenuta nel corso di una gara mista? Perché due pesi e due misure, ancora una volta?

Mi aspetto che l'entourage della brava Natascia chieda lumi a chi di dovere. Anche il suo record, oooops, migliore prestazione, potrebbe non venire omologata. Forse il male comune non verrà vissuto in questa bislacca vicenda, dalle atlete e dai tecnici coinvolti, loro malgrado, come il proverbiale mezzo gaudio. Sorrido però nell'immaginare qualcuno che, tra non molto, sarà disposto pure ad accoccolarsi sullo zerbino dell'abitazione di chi so io, nell'attesa di avere giustizia.

sabato 9 luglio 2011

24 per 25

(foto Giancarlo Colombo/Fidal)
Campionati del Mondo di Atletica Leggera Under 18, 2011, a Lille, Francia. Finale dei 10 km di Marcia. I nostri ragazzi, Vito Minei (il 465 nella foto a sx) e Michele Palmisano (il 468) chiudono la prova un giro prima. La schermata dei risultati, impietosa, di fianco ai loro nomi (in calce alla lista) pone la scritta "DNF" (did not finish, non classificato, ritirato). Possibile che entrambi abbiano sbagliato a contare i giri? Vabbé so' gggiovani, dirà qualcuno. E poi non infieriamo, ché la mazzata su quei poveri ragazzi è stata pesante un bel po'.
La cosa è comunque sorprendente e, forse, significativa dell'attuale temperie di un ambiente, quello della marcia italiana, alla ricerca di riferimenti chiari. Di una programmazione chiara. E forse anche di qualcuno che urli sul campo i giri che mancano...

domenica 3 luglio 2011

Un passo dopo l'altro...


... crescendo il giusto. Luigi Turilli, dopo una rocambolesca gara sui 5.000m al Meeting "Bernardini" di Teramo, va al personale: 15:21.28. Lascia per terra almeno dieci secondi (peccato davvero, per lo stop and go fuori programma); ha limato comunque sedici secondi al personale. Va bene così.
Armandino Di Ciano porta pazienza e aiuta Lucrezia Anzideo a migliorare ancora sui 1000m Cadette: 3:04.96, sempre a al "Bernardini".
Erika Fusella, con un holter metabolico sul tricipite brachiale destro e un bel lavoro di recupero e costruzione in corso, mette via un inaspettato quanto fantomatico allenamento da 15:40.40 sui 3 km di marcia Cadette, ancora al "Bernardini".
Bravi ragazzi. Grazie! (Grazie Teramo!).

sabato 21 maggio 2011

Drop-out, dropouts e dintorni

Nel post precedente si parlava delle discipline di endurance dell’Atletica Leggera; di infanzia, pre-adolescenza e adolescenza. Di ‘pensieri pesanti’ (demotivazione; incapacità di finalizzare il proprio impegno sportivo) e, senza citarli in modo diretto, di involuzione tecnica e conseguente abbandono dell’attività. Drop-out nello sport significa abbandono dello sport agonistico prima di giungere all’apice della carriera agonistica (Elbe, Beckmann, Szymanski, 2002), un fenomeno che non dovrebbe riguardare affatto i giovanissimi. Il drop-out è l’abbandono e dropout, secondo i summenzionati autori, è il soggetto, agonista o semplice sportivo, che abbandona anzitempo la pratica sportiva.

Il drop-out sembra però fisiologico anche nei giovanissimi, nel mezzofondo e nella marcia, soprattutto oggi, nell’era delle merendine a tutte le ore, dei gadget tecnologici e dei motorini ‘obbligatori’ dai quattordici anni in su per percorrere poche centinaia di metri. Bamboccioni e bamboccetti motorizzati, dalla pappa pronta e dall’autonomia zero, è assai improbabile che possano affermarsi nei ‘podismi di elite’.

Per la selezione del talento (qualcosa di assolutamente diverso dal reclutare ragazzini cui proporre attività ludico-motorie ‘buone per la salute’ – passatemi l’infelice dizione) Paul Schmidt, ex-campione tedesco degli 800m negli anni ’50-’60, allenatore di molti campioni del mezzofondo (Thomas Wessinghage su tutti) ha stilato un profilo delle attitudini verso le corse di mezzofondo (Schmidt, 2005, nella trad. di M. Gulinelli). In esso, nella sezione "Sistemi funzionali", mi è caduto l’occhio su tre delle otto sottosezioni: quella del "Controllo dello stress", dell’"Autoorganizzazione" e delle "Condizioni ambientali". La prima recita così: “Lo stress di allenamento e di gara è tollerato e rielaborato bene; la tolleranza dello stress aumenta con l’aumento dell’esperienza in situazioni di allenamento e di gara – ciò vale anche per le delusioni”. La seconda: “Le esigenze della scuola, della formazione professionale, della professione come anche le necessità private sono coordinate in modo tale che il tempo disponibile è sufficiente per riuscire a raggiungere gli obiettivi”. La terza: “Famiglia, amici, scuola/professione, allenatore, mentore, club promuovono lo sviluppo motorio e si sforzano di creare i presupposti che sono indispensabili perché si possa realizzare completamente il potenziale individuale”.

Schmidt scrive scientificamente del talento nel mezzofondo distinguendo tra talenti e grandi talenti. Molti dei nostri migliori ragazzini, corridori e marciatori, vivono la iattura di essere considerati talenti senza esserlo. Ce lo dicono le scarne e viepiù pietose graduatorie regionali – e nazionali – delle categorie Allievi e Juniores. (Negli anni ’80 la mezz’ora di corsa in pista, categoria Allievi, in Abruzzo contava, mediamente, una quindicina di partenti; chiedete all’unico partecipante di quest’anno, l’ottimo ed eroico Antonio Lupone della Gran Sasso Teramo, cosa significhi girare in tondo mezz’ora, da solo).

mercoledì 18 maggio 2011

... e poi si cresce

Ogni tanto ci penso. Ai ragazzini di qualche anno fa che correvano su pista e su strada facendo intravedere ipotesi convincenti di runners dal futuro luminoso (mica keniani, per carità! Ma atleti sì, almeno atleti…). Qualcuno è rimasto – pochi in verità –, è cresciuto; la sua stella (o stellina, non ha importanza) brilla ancora su quel futuro che dicevamo, oggi un po’ più vicino. Qualcun altro viaggia da solo, incaponendosi ed avvitandosi su pensieri troppo pesanti; troppo distanti dall’unico modo di intendere la corsa (o la marcia, è lo stesso): fare fatica divertendosi. Altri ancora hanno smesso da un pezzo o, come quelli dai ‘pensieri pesanti’, stanno lì lì per farlo. Peccato. Peccato davvero.

Giorni fa l’amico Augusto mi diceva: “Porca miseria Mario, i tuoi ragazzini si scaldano tutti insieme, tutti insieme vengono a chiederti lumi sul lavoro della giornata; insieme, dopo il defaticamento (meglio “colding”, nds) imboccano la via degli spogliatoi. Complimenti”. Riflettevo su queste sue constatazioni. La mia deformazione professionale di insegnante elementare ha fatto sì che, prima dell’impianto metodologico adottato per la preparazione dei miei ragazzi (rispettoso delle delicate fasi dell’età evolutiva che gli appartengono) ogni mia azione abbia un significato educativo forte. E la disciplina che chiedo ai miei ragazzi è parte essenziale di quell’impronta educativa.
Di questi aspetti dell’allenamento, dell’educazione sportiva, potremmo parlare per giorni (magari qualcuno può pure intervenire con uno o più commenti). Io vado avanti per la mia strada, ostinatamente, trasferendo anche nel WJR – Scuola di Podismi il ‘mio stile’, convinto che, educando gli adulti, genitori e, perché no, nonni, si possa, sinergicamente, ritrovare i fili di un dialogo generazionale interrotto da un po’.

Ci vorrà troppo tempo? Io non ho fretta. (L’atletica non può permettersi fretta).

mercoledì 16 marzo 2011

Incredibili omissioni podistiche

Fossi nel responsabile del neonato Polo Regionale di Eccellenza della Marcia m'incazzerei come una biscia tarantolata. Domenica scorsa si è svolta a Lanciano la prima prova del Trofeo Abruzzo Marcia, per le categorie Ragazzi/e, Cadetti/e e Allievi/e (questi ultimi fuori classifica). Il sito federale locale tace. Non una riga dell'evento magnificamente organizzato dalla Nuova Atletica Lanciano.
Eccellenze che si ignorano vicendevolmente. Misteri di questo scorcio di universo...