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sabato 15 ottobre 2011

La ‘mia’ marcia atletica (ma non solo)


Un polo di crescita (non un polo di eccellenza, sia chiaro!) per (e con) la marcia atletica in Abruzzo è possibile. Perché la marcia atletica piace, e scoprirlo oggi ha per me del miracoloso. “Posso provare la marcia?” è il refrain che sempre più spesso, da un po’ di tempo a questa parte, mi viene rivolto da ragazzi e ragazzini – in prevalenza ragazzine – quando sono al campo ad allenare.

La marcia atletica piace dalle mie parti perché piace l’ambiente che essa, la marcia appunto (qui intesa come comunità di atleti, tecnico, dirigenti e soprattutto genitori), ha saputo costruire intorno a sé. La marcia atletica collante miracoloso dunque, di podismi diversi, declinati sulla base di intensità ritmiche diverse, individuali, e diverse necessità esistenziali. La marcia atletica amalgama di un urgente, vitale, bisogno di sano movimento. Troppo astruso il concetto? Cerco di spiegarmi meglio.

Che cos’è la marcia atletica? La mia marcia atletica? È una contaminazione podistica. Mezzofondisti e marciatori che si scaldano insieme, che si incrociano in pista, che condividono fatica, dubbi e soddisfazioni. È un’esperienza formidabile che torna, e permea di sé un progetto finalmente maturo: la marcia atletica come cerniera tra il cammino e le varie intensità della corsa. I Podismi.

La marcia atletica, quella mia, incontra così un amico, il geniale Fernando Fusco. E nasce il WJR – Scuola di Podismi (clicca qui), sogno nel cassetto fattosi pensiero concreto, carne e azione; dialogo finalmente ritrovato tra marcia e corsa; ricerca applicata ai ‘sistemi di trasporto su piede’.

Che cos’è la marcia atletica? La mia marcia atletica? È la forza del gruppo che cresce e del metodo che si raffina. È il testimone che passa e il gioco che continua.

Ma è anche la Marcia Atletica. Studio, fatica, gioia e lacrime. Metafora del vivere senza finzioni e scorciatoie. Metafora del reale ad altezza d’Uomo.

Vi lascio allora con un racconto dei miei. Uno scritto di qualche anno fa. Allora allenavo solo giovani mezzofondisti. C’è tutta la Marcia che sono. Buona lettura.
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Racconto breve di una breve marciatrice in nuce

Praefatio

Seguo mezzofondisti, in verità alcuni molto giovani. Educazione quindi, prima che allenamento (ma l’educazione è solo per i giovanissimi?). No, oggi di marciatori non ne ho. È un caso? Una scelta? Ne abbiamo già parlato. Provo a disintossicarmi dalla marcia, cercandone il senso alla giusta distanza, rimanendo un po’ alla finestra. Ma basta aprirla questa finestra – non una qualsiasi – che la marcia rientra (ma era mai uscita?).

Judex damnatus ubi nocens absolvitur.
L’assoluzione del colpevole condanna il giudice.
(Publilio Siro, Sentenze)

La marcia e il sorriso

Nove anni e le frequenze alari di un colibrì. Le sue ali sono due gambette trasparenti; eterea è tutta la sua figura. Soffici capelli crespi e lunghi, su meno (molto meno) di trenta chili di bimba vivacissima e tenace. Un frullare di passettini che è un fremito. Un palpito.

La bimba corre. È il moto perpetuo.

“Posso fare la gara di marcia domenica?” mi dice l’altro giorno. E già, perché per la categoria esordienti, domenica prossima, non ci sono gare di corsa. Solo il locale Trofeo Regionale di marcia. La faccenda mi rende nervoso. L’idea è invero partita da altri (si può scegliere la marcia a nove anni?). Provo allora a sentire direttamente la bimba che mi risponde con un sorriso disarmante; sorride, non sta nella pelle e balla la rumba su nervosissimi piedini rullanti. Ma cosa le salta in testa? Beata puerile incoscienza; ecco cos’è la marcia atletica: un atto di formidabile puerile incoscienza. Ma di cosa dovrebbe avere coscienza una bimba di nove anni? Delle lagrime di mio fratello (e mie) in quel crudele giorno di agosto del ’95 a Goteborg? Di quelle di torme di messicani di ogni epoca buttati fuori dal gioco anch’essi, leggeri nell’incedere come nel rispettare il regolamento? O di quelle recenti di un Deakes che a Osaka (e non solo lì) stava su per scommessa? (Attenzione: la scommessa di Deakes è quella vincente delle molte medaglie di Robert il polacco).

La bimba, per motivi anagrafici, non può ricordare Goteborg ’95. Credo ignori pure dove sia il Messico. Per la bimba colibrì anche Deakes è un carneade qualsiasi. Per lei c’è solo la gara di marcia, il suo esordio, la sua olimpiade.

E allora torno con la memoria ai miei inizi di marciatore, nel ’77, quando mio fratello ancora correva (nove anni pure lui allora, come la bimba; un ricorso storico?); quando la marcia era il mito Vittorio Visini e Daniel Bautista un marziano sgraziato e veloce che bestemmiava nel Tempio.

Prima di ogni gara anch’io, come la bimba colibrì, dormivo poco e passavo il tempo a fare tirate ancheggiando come un matto dentro al cortile di casa. Prima di ogni gara anch’io sognavo qualcosa d’indistinto e però soave; la marcia ti cattura perché reca in sé, come una duplice condanna, il crisma dell’impresa epica e la solitudine dei forti.

E marcia sia, mi dico, non senza timore. E marcia sia, le dico, con sincera emozione.

Arriva la gara. La bimba si scalda insieme ad un nugolo pigolante di giovanissimi campioncini della locale e blasonata società organizzatrice. Qualcuno nel gruppetto chiassoso la nota e le chiede da quanto tempo marcia. “Da adesso” fa lei col solito sorriso. Ed io, poco prima della partenza, mi trovo un po’ goffo e imbarazzato nel tentativo di spiegarle l’ineffabile, l’”abc” che non esiste ma che, in circostanze simili, deve essere detto. L’attesa per lo sparo dello starter, poi, è uno stillicidio: le bimbe aspettano calme ai duecento metri – dovrebbero fare i mille -, ma poi qualcuno ci ripensa (“i mille non esistono per gli esordienti! Tutti all’arrivo: si fanno i milleduecento!”). E allora tutte di corsa a tagliare il campo in diagonale per raggiungere la nuova partenza.

La gara inizia e mi dà subito strane emozioni. Sentimenti antichi, ma non distanti. Qualcuno marcia, qualcun altro corre palesemente per qualche metro; i bimbi non se ne hanno a male. Il colibrì vola, ad anche bloccate (maledetto me e il mio “abc” prima della partenza!), ma il suo gesto non mi dispiace, anzi. La sostengo come posso, con voce calma e stentorea. Cerco conforto nella videocamera e nei numeri: 28 kg di peso per 1,36 m di altezza; 100m percorsi (i secondi 100) in 39”, in 138 passi per 72 cm di ampiezza... ma che diamine sto facendo? Massacro la poesia misurandola, come Prichards, il professore emerito de “L’attimo fuggente”!

La gara è finita da un pezzo, ma la bimba colibrì continua a marciare dietro bambini che corrono. E lo fa ridendo di gusto.
Forse della marcia ha compreso tutto ciò che c’è da capire. Forse la marcia comincia e finisce lì.

(Ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale).

mercoledì 18 maggio 2011

... e poi si cresce

Ogni tanto ci penso. Ai ragazzini di qualche anno fa che correvano su pista e su strada facendo intravedere ipotesi convincenti di runners dal futuro luminoso (mica keniani, per carità! Ma atleti sì, almeno atleti…). Qualcuno è rimasto – pochi in verità –, è cresciuto; la sua stella (o stellina, non ha importanza) brilla ancora su quel futuro che dicevamo, oggi un po’ più vicino. Qualcun altro viaggia da solo, incaponendosi ed avvitandosi su pensieri troppo pesanti; troppo distanti dall’unico modo di intendere la corsa (o la marcia, è lo stesso): fare fatica divertendosi. Altri ancora hanno smesso da un pezzo o, come quelli dai ‘pensieri pesanti’, stanno lì lì per farlo. Peccato. Peccato davvero.

Giorni fa l’amico Augusto mi diceva: “Porca miseria Mario, i tuoi ragazzini si scaldano tutti insieme, tutti insieme vengono a chiederti lumi sul lavoro della giornata; insieme, dopo il defaticamento (meglio “colding”, nds) imboccano la via degli spogliatoi. Complimenti”. Riflettevo su queste sue constatazioni. La mia deformazione professionale di insegnante elementare ha fatto sì che, prima dell’impianto metodologico adottato per la preparazione dei miei ragazzi (rispettoso delle delicate fasi dell’età evolutiva che gli appartengono) ogni mia azione abbia un significato educativo forte. E la disciplina che chiedo ai miei ragazzi è parte essenziale di quell’impronta educativa.
Di questi aspetti dell’allenamento, dell’educazione sportiva, potremmo parlare per giorni (magari qualcuno può pure intervenire con uno o più commenti). Io vado avanti per la mia strada, ostinatamente, trasferendo anche nel WJR – Scuola di Podismi il ‘mio stile’, convinto che, educando gli adulti, genitori e, perché no, nonni, si possa, sinergicamente, ritrovare i fili di un dialogo generazionale interrotto da un po’.

Ci vorrà troppo tempo? Io non ho fretta. (L’atletica non può permettersi fretta).

domenica 15 maggio 2011

Raffaello Ducceschi sulla Tregua Olimpica

Mi scrive l'amico Raffaello Ducceschi. Anche lui entusiasta dell'impegno intrapreso da Valerio Di Vincenzo. Chi più di un marciatore olimpionico può conoscere il senso profondo, etico, dell'Ekecheiria?
Raffaello è un artista - fate un salto sul suo sito: http://www.raffaduc.com/ ed è stato uno dei più grandi talenti di ogni tempo della marcia atletica italiana (ed internazionale). Fa bene leggerlo. Ed è per questo che pubblico volentieri un suo recentissimo intervento sul tema della tregua olimpica. E lo incollo così come è stato scritto, di getto, dentro un'affettuosissima mail. La voce del Campione deve fluire così. Nell'augurarvi buona lettura invito tutti, una volta di più, qualora non l'aveste ancora fatto, a compilare il questionario (che è anonimo) sulla Cessazione dei Conflitti durante il periodo Olimpico, cliccando su http://www.surveymonkey.com/s/FSSJFGZ.  Grazie ancora.

Ciao Mario,


ho già partecipato al bellissimo sondaggio ed alla bellissima iniziativa
dell'amico Valerio Di Vincenzo
ho anche aggiunto un commento
frutto di miei riflessioni
che ho già proposto più volte in conferenza.
Vedo che è perfettamente in linea con il lavoro di Valerio
e persino superato in parte dal suo lavoro.
Mi sembra bello e giusto
girartelo per pubblicarlo, se ti piacesse,
nel tuo bellissimo blog
cui partecipo sempre troppo poco.

Se vuoi lo pubblichi come mio appello/contributo a sposare e promuovere l'iniziativa di Valerio.

"Alessandro Baricco nella sua bella "iliade" scrive: Achille, Ettore, Greci e Troiani, desiderano tutti la pace. Ma perché Achille smetta di far la guerra dobbiamo inventare "qualcosa di più bello della Guerra". Io, Raffaello Ducceschi, chiedo a Baricco: Ti sei accorto che il popolo di Omero aveva già inventato "qualcosa di più bello della guerra per smettere di far la guerra"? Son lo sport e le Olimpiadi, nate per interrompere la guerra con un breve periodo di pace (religione) e sport. Nel XX secolo De Coubertin è riuscito a invertire il rapporto: abbiamo avuto pochi anni di guerra e lunghi periodi di Pace e Sport... e la politica e la guerra vistesi in difficoltà hanno attaccato le Olimpiadi e lo sport cercando di usarli come strumenti; lo Sport e le Olimpiadi gli fan forse paura..."

un abbraccio a te e a tutti gli sportivi che leggono il tuo blog

Raffaello

Tregua

Nel ripubblicare con entusiasmo una recente lettera aperta dell'amico Valerio Di Vincenzo, vi invito tutti ad una attenta navigazione sul suo sito, http://www.tregua.org/ e a compilare un questionario cliccando sul secondo link presente  nella chiusura della lettera stessa.
Buona lettura.

Caro Mario,

Ho seguito a distanza, attraverso la lettura di questo blog, l’evoluzione del tuo impegno e la crescita del movimento che si esprime nella Scuola di Podismi, che avrà una delle sue celebrazioni nell’EVENT DAY del WJR di domenica 8 Maggio e al quale mi riprometto di non mancare.
Non ho ancora avuto il piacere di partecipare direttamente ad alcuna delle attività sul campo sebbene, come sai, mi sento parte integrante dello spirito che anima ogni contributo alla promozione di stili di vita che esprimano coerenza e “sudore” (che ancora preferisco far scivolare sul telaio della mia bicicletta).
Scrivo, anche in questa occasione, per rivolgermi ad un pubblico attento e selettivo nei confronti del quale, da alcuni anni e anche grazie alla tua ospitalità, ho assunto il ruolo di comunicatore dell’aspetto “etico” che lo sport ed in particolare le manifestazioni Olimpiche – malgrado le inevitabili contraddizioni – hanno assunto e che, sempre di più, hanno la possibilità di assumere.
Nel corso del 2010 la Fondazione OLOS, per il tramite del “Concorso petizione per immagini” ospitato dal sito web www.tregua.org ha promosso la raccolta di opere originali che esprimono una declinazione dei “temi della tregua”:
 http://www.tregua.org/concorsofilmaker/elenco_concorsofilmaker.aspx. Contemporaneamente il sito ha raccolto adesioni allo spirito, ma soprattutto ad un approccio concreto, volto alla applicazione della Tregua Olimpica e, cioè, alla cessazione dei conflitti durante il periodo di celebrazione dei Giochi Olimpici.
Nel 2010 ci siamo dedicati alla comunicazione internazionale di questa volontà e, un dato per tutti, il sito , nelle sue versioni in Italiano ed in Inglese, è stato frequentato da visitatori provenienti da oltre 70 Paesi diversi.
L’effetto della raccolta delle opere è stato il vigore con il quale ci siamo sentiti di inviare la petizione che sollecita le rappresentanze diplomatiche dei Paesi membri dell’ONU , i Comitati Olimpici e Paralimpici di tutti Paesi aderenti ai Comitati Internazionali ed ad altre decine di soggetti coinvolti affinchè assumano un ruolo attivo per ottenere che le prossime risoluzioni sulla Tregua Olimpica vengano adottate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, assumendo un impegno vincolante per gli Stati membri e vengano sostenute da campagne di sensibilizzazione promosse e finanziate dall’ONU stessa.
Quanto siamo lontani da questo traguardo non sono io a poterlo anticipare, ma sono testimone di significative pressioni esercitate da autorevoli esponenti del mondo politico, sportivo e diplomatico che fanno pensare che il 2012 , anno delle Olimpiadi invernali della gioventù di Innsbruck e delle Olimpiadi di Londra, possa diventare un anno memorabile a questo proposito.
In attesa di questi appuntamenti la Fondazione sta consolidando, in diversi Paesi, rapporti con Organismi che siano in grado di moltiplicare le risorse e l’impatto di una iniziativa che intende promuovere un movimento che dichiara “guerra alle guerre” e raccoglie le adesioni, in particolare, tra coloro che amano e praticano lo sport.
Abbiamo predisposto un questionario http://www.surveymonkey.com/s/FSSJFGZ che per noi è di grande importanza , in quanto ci serve a capire ed a comunicare quali siano gli orientamenti delle persone che riteniamo più sensibili all’argomento. Ti prego di fartene promotore tra tutte le persone che ti seguono.

Con l’affetto e la stima di sempre, mi piacerebbe celebrare il primo ventennale del Progetto ’92 in uno scenario in cui, il nostro impegno per un mondo migliore, sia festeggiato con una nuova consapevolezza: quella di un’Umanità capace di superare la falsa convinzione che le guerre facciano parte della sua natura.

Valerio Di Vincenzo

martedì 3 maggio 2011

Podismi a convegno

Domenica prossima, 8 maggio, alle 19.00 presso la sala Pascià del CONI di Pescara, in via Botticelli n. 26 (con ingresso da viale Bovio, di fianco alla sala "Bingo"), si svolgerà l'EVENT DAY del WJR - Scuola di Podismi. All'interno di questo simpatico e, spero, utile 'meet up aerobico', ci sarà un convegno nel quale terrò una relazione dal titolo "La necessità di un approccio scientifico nella pratica dei podismi e l'importanza dei test di valutazione nel monitoraggio dell'allenamento".
Per i dettagli dell'evento cercate WJR su facebook, lì c'è tutto, anche di più.
Siete tutti invitati!

domenica 24 aprile 2011

La base sta 'in alto'...

'In basso' dovrebbero esserci i più piccini: bambini, ragazzini e adolescenti, diciamo pure così. Per 'basso' intendo la base di un movimento sportivo qualsiasi. È da lì che si dovrebbe cominciare. E invece no. Nella nostra società 'ribaltata' la base del movimento atletico-podistico, ad esempio, è rappresentata dai cosiddetti 'amatori' o masters che dir si voglia. Insomma, un bel giorno ci si ritrova quarantenni o giù di lì (molto spesso anche su di lì) e si diventa runners, aspiranti maratoneti. Se dalle piste di atletica latitano da un pezzo gli adolescenti, i marciapiedi e le (sparute) ciclabili di Pescara sono zeppi, ad ogni ora del giorno, di ultraquarantenni che trotterellano e corrono. Attraverso l'esperienza del progetto WJR sto studiando, 'sviscerando', questo dilagante fenomeno popolare, che oscilla tra la necessità di movimento e la moda. C'è davvero di tutto dentro i podismi: la ricerca della forma perduta, il sogno di New York, l'illusione di un corpo perfetto; la magica soluzione alle proprie devastazioni alimentari; la fuga dalle nevrosi quotidiane. Anche il muoversi fine a se stesso.
E ci sto dentro pure io, con una casacca gialla fluorescente ad insegnare l'equilibrio nella marcia e la corsa...

lunedì 7 marzo 2011

La marcia evocata

Il WJR - Scuola di Podismi va a gonfie vele, e sorrido un po' pensando ai giorni delle mie 'feroci' tirate sul polo di eccellenza regionale della marcia (ah, quanto tempo buttato via). Sono stufo dei progetti che girano attorno a vuote narrazioni anonime sui fasti di un tempo che viene richiamato ciclicamente secondo questa o quella 'convenienza'. Lo Sport è un'altra cosa. Ha la faccia e le gambe di chi lo pratica o l'ha praticato in modo corretto e appassionato. Quello Sport, quella pratica, quegli uomini si possono nominare. Vanno nominati.
E allora perdonatemi la retorica per immagini. Perdonatemi se ogni tanto urlo al mondo la 'paternità tecnica' di un pezzetto di eccellenza podistica internazionale.
Buona visione.




domenica 6 marzo 2011

Niente nasce dal nulla

Circa ventidue anni fa nasceva a Pescara il Progetto 92 (cliccare qui). Oggi, sempre a Pescara, presenteremo il WJR - Scuola di Podismi (cliccare qui).

La sintesi del comunicato stampa di presentazione del Progetto 92 recitava così:

Il progetto 92 si pone l'obiettivo di applicare una metodologia scientifica a tutti gli aspetti che riguardano la prestazione di un'atleta di eccellenza. Esso parte dall'osservazione dei molteplici fattori che in forma non strutturata rappresentano l'attività che viene svolta dall'atleta Giovanni de Benedictis e dall'entourage che lo sostiene a livello tecnico, organizzativo e medico-scientifico.
Da questo punto viene avviata una analisi che pone al centro dell'attenzione i fattori che determinano l'ottimizzazione del rendimento di una prestazione e in tal modo è possibile descrivere le linee guida da seguire allo scopo di costituire una procedura razionale, riproducibile e verificabile che va seguita allo scopo di ottimizzare la preparazione dell'atleta.

Il Progetto 92 fu il prodotto di un intuito plurale, competente e appassionato. Anche il WJR, con la sua declinazione al plurale di podismo (da qui WJR - Scuola di Podismi), nasce dal dialogo appassionato e scientifico di un gruppo di esperti nel campo delle discipline di endurance dell'atletica leggera e della gestione dei servizi per lo Sport.
È tempo che la Scienza dello Sport si faccia comprendere dalla base. È tempo che anche i podismi di base abbiano accesso a quell'immenso e straordinario patrimonio culturale che è l'esperienza teorico-pratica degli Sportivi (quelli veri!) di eccellenza.

martedì 1 marzo 2011

Misteriosa euforia


Se ne parla da un po' (cliccare qui). La scuola di podismi è arrivata. La presentiamo domenica 6 marzo, alle 18.00 presso la Sala Convegni del Centro Sportivo “Le Naiadi”, Pescara, Viale della Riviera Nord, n. 343.
Questo appuntamento ci permetterà di definire meglio il significato del progetto. Ma non solo. Avremo pure la possibilità, non virtuale, di cominciare a 'quantificare' la domanda di podismo di questa porzione di mondo. Cominceremo perciò a contarci nel dialogo. Un lungo (si spera) racconto aerobico fatto di percorsi unici e variopinti. Percorsi diversi a comporre un unico sentiero da battere insieme. 
SIETE TUTTI INVITATI.

Lo scopo primario del movimento è, probabilmente, quello di produrre un cambiamento.
Disponiamo del movimento per cambiare: chi non si muove non cambia, sappiamo che chi non può più cambiare non è più in vita. Basterebbero queste motivazioni per adottare tempi e spazi adeguati al movimento nelle pratiche educative e nell’organizzare sistemi di trasmissione culturale significativi. (E. Zocca, V. Biino)

Il campo… Voi, sani ragazzi di pianura, che con due passi soltanto vi trovate nelle distese sconfinate, sotto la splendida volta azzurra che si chiama cielo; voi, dagli occhi abituati alle grandi distanze, a guardare lontano; voi che non vivete chiusi tra le alte case, non sapete che cosa significhi per i ragazzi di Budapest un po’ di spazio libero! Esso è per loro la grande pianura; per i ragazzi di Budapest esso significa l’infinito, la libertà. (Ferenc Molnár, I ragazzi della via Pál)

mercoledì 23 febbraio 2011

Fare fare fare...

Sotto con le iscrizioni!

C'è

davvero

posto

per

TUTTI

(per info ulteriori: clicca qui)

sabato 5 febbraio 2011

La scuola del fare...

Basta con le ciance, dicevo. Al lavoro! Non è moltiplicando i recinti che si cambiano, in meglio, le cose. È tempo di collaborazioni intelligenti, di progetti concreti. Qualcosa sta cambiando. E questo ci galvanizza un bel po'. Cominciamo col WJR (clicca qui). A breve i dettagli. Stay connected!