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lunedì 19 agosto 2019

Più movimento, meno 'effetti speciali'


Basterebbe il buon senso per capire che iscrivere i propri figlioli a questo o a quel corso di “avviamento allo sport”, per un’oretta di ‘attività motoria’, due-tre volte per settimana, non sia la panacea per risolvere i loro problemi derivanti da stili di vita non compatibili con la salute. 

Figuriamoci se tali interventi, seppur lodevoli, riescano, taumaturgicamente, a produrre campioni nello sport. 

Se da un lato crescono di numero gli ultraquarantenni che si dedicano ad attività sportive ‘coreograficamente’ sempre più estreme – spesso ridotti a gadget umani collegati a tutte le piattaforme esistenti di training analysis sportivo – dall’altro i loro figlioli si muovono sempre meno e mostrano i segni evidenti e devastanti di abitudini che sarà molto difficile cambiare nel breve-medio periodo. 

Non tutte le associazioni sportive, però, lavorano allo stesso modo. 

Da educatore, e da direttore tecnico di un'associazione sportiva dilettantistica (ma sì, diciamo anche il nome: https://www.facebook.com/passo.logico/), ritengo che sia prioritario porre attenzione sull’utilizzo del tempo nella seduta di allenamento. Da mie osservazioni ho potuto riscontrare che nel rapporto tra attività e pause c’è una preponderanza imbarazzante di queste (non si va mai al di sotto del 70%) contro un esercizio che può addirittura ridursi all’ 8-10% della seduta stessa. 

Si può perciò assistere ad un paradosso: bambini che non frequentano corsi di “avviamento allo sport”, ma che si dedicano in modo significativo a giochi spontanei di movimento, possono manifestare uno sviluppo delle capacità motorie maggiore di quello dei bambini frequentanti. 

Take home messages.
È necessario che gli istruttori preparino in modo puntuale le loro lezioni, al fine di azzerare i tempi morti; essi dovranno ridurre all’essenziale il tempo della parola aumentando notevolmente quello dell’esempio concreto, della dimostrazione pratica; il numero dei bambini da seguire sarà adeguato agli spazi e alle attività da eseguire; la scelta degli esercizi e delle modalità esecutive degli stessi sarà finalizzata al coinvolgimento simultaneo del numero maggiore possibile di bambini; preferire il ‘recupero attivo’ alla pausa assoluta, riducendo quest’ultima al minimo indispensabile.

domenica 2 giugno 2013

La foto del 1982

 Una foto in bianco e nero. Un sedicenne magrissimo è ritratto frontalmente, a figura intera, mentre chiude la sua fatica al secondo posto, dopo aver tirato la gara per quasi tutti i quattro chilometri di un duro percorso sterrato alla periferia di Avezzano. Erano i campionati regionali abruzzesi di corsa campestre. Era un giorno di marzo del 1982 e quel sedicenne ero io.
Chissà quante volte, negli anni a seguire, sono andato con la memoria a quella competizione che segnava il mio rientro alle corse, dopo uno stop abbastanza lungo – credo un bel mesetto – per effetto di un infortunio da sovraccarico funzionale alla bandelletta ileo-tibiale sinistra.
Correvo tanto in quegli anni. Alla fine del 1981 ero capace di ‘trottare’ per oltre due ore e mezza, senza mai fermarmi, su e giù per i colli di Pescara. Sui 10 km andavo senza troppa fatica sotto i 3:15/km e puntavo decisamente al podio dei Campionati Italiani di Maratonina Allievi del 1982 (primi di luglio), sulla distanza dei 12 km. Consapevole di avere avversari del calibro di Antonino Rapisarda (8:13 sui 3000 a 16 anni e 29:56 sui 10.000 in pista a 17!!!) e del compianto Walter Merlo (8:12 sui 3000 e 3:50 sui 1500 a 17 anni), lavorai molto duramente per un obiettivo forse non ancora alla mia portata. La bandelletta ileo-tibiale sinistra ‘cedette’ perciò ai primi di gennaio del 1982 ed io andai nel pallone.

Torniamo a quella foto in bianco e nero. Della magrezza si diceva. Essa aveva qualcosa di metafisico, di ascetico e, insieme, di grottesco, tanto da valermi allora i nomignoli di “de Benedistick” e “buco di culo coi denti” (ahimè ne ho già scritto da qualche parte). Magrezza e tensione, con quei pugni serrati, i gomiti in fuori e le spalle abbastanza alte e incordate. Gli occhi, che guardavano oltre il traguardo, ormai lì a pochi passi, erano due tagli scuri su un volto leggero e sofferente. Occhi che lasciavano trasparire l'ansia per l'attesa di una competizione di cui non conoscevo ancora il nome (c'era sempre un'altra gara da fare) ma che sapevo sarebbe arrivata, col suo peso, soverchio, di aspettative (altrui) da soddisfare.

Quella foto del 1982 in realtà non è solo un ingiallito, ma ancora vivissimo, ricordo personale; essa rappresenta il significante assoluto della pressione psicologica, spesso eccessiva, che un giovane è 'costretto' (le virgolette sono necessarie) a sopportare durante il suo percorso di formazione sportiva.

E sarà per una di quelle coincidenze, chiamate da Jung sincronicità, che la foto del 1982 salta fuori all'improvviso da un 'cassetto' digitale, proprio nei giorni in cui mi trovo ad assistere ad episodi di altre esasperazioni, sempre legate all'esperienza sportiva di giovani ateti – alcuni giovanissimi, in verità.
C'è l'allenatore emozionato e con la voce che trema, che al campo mi fa: “Qual è il record (sic!) sul chilometro per la categoria Esordienti (11 anni, nds)?”. Ed io a spiegargli che, tutt'al più, possiamo parlare di migliore prestazione e che, comunque, bisogna stare attenti ad enfatizzare 'numeri' di quel tipo, soprattutto in presenza dei ragazzini stessi.
C'è un altro tecnico che scrive nel proprio curriculum sportivo,tra le note degli atleti da lui seguiti: “Ha allenato XY, campione italiano dei Giochi della Gioventù”.
Ci sono infine altri adulti (allenatore, genitori, ecc.) tutti presi da una 'missione' irrinunciabile: il raggiungimento di un minimo di partecipazione (improbabile) ad un appuntamento internazionale.

La foto del 1982 racconta comunque una storia a lieto fine. Perché sull'agonismo, cieco e disumano, ha poi prevalso l'Educazione. Perché, vivaddio, ho avuto un'Educazione. Degli altri non so dire. E resto spaurito.

venerdì 27 luglio 2012

Giochi, giochini, giochetti...

(Immagine da repubblica.it)
Qualcuno sa nulla dello Spirito Olimpico? Mi dite che non esiste e che, forse, non è mai esistito? Oddio, e adesso chi lo dirà ai miei ragazzi al campo?

Spirito o non Spirito oggi si comincia con Londra 2012. Dentro poco meno di venti giorni si consumeranno emozioni, sogni (sì oggi  i sogni sono beni di facile consumo), illusioni, tutti rigorosamente griffati e benedetti dal Comitato Organizzatore.

Ognuno ha i giochi (e i comitati organizzatori) che si merita. Sfogliando il locale sito federale leggo questo post a firma di Nunzio Varrasso:

Obbligo di partecipazione....a pagamento!


Chi credeva che per rappresentare la propria regione al Criterium Cadetti/e di ottobre fosse sufficiente avere la miglior prestazione stagionale in regione o, ancor meglio, ottenere il minimo di partecipazione federale, dovrà ricredersi. Per partecipare ai campionati italiani infatti sarà obbligatorio partecipare al raduno tecnico regionale che si terrà a Rieti dal 20 a 24 agosto p.v. E' quanto stabilito dal nostro CR nella seduta dello scorso 26 giugno.

Fin qui nulla di strano se non fosse per il fatto che il raduno non sarà gratuito ma costerà 100 € a cadetto e che, giusto per non farci mancare nulla, il viaggio di andata e ritorno sarà a totale carico degli interessati.

In dirittura d'arrivo era davvero necessaria questa ennesima caduta di stile?

Nunzio si riferisce al prossimo raduno tecnico regionale dell'atletica abruzzese (per le categorie Cadetti e Allievi) in programma dal 20 al 24 di agosto p.v. (cliccare qui). Allora i Giochi (quelli olimpici) saranno finiti da poco più di una settimana. Forse che l'atletica leggera abruzzese, con infallibile preveggenza, abbia organizzato un simbolico botto finale di fine estate?

sabato 17 marzo 2012

Distanze


Il post precedente, Genesi banale di un mostro normale, ha ricevuto finora ben cinquantanove commenti e il flusso potrebbe continuare nelle prossime ore. La cosa mi preoccupa un po' vista la caratura culturale ed etica di molti di essi. Commenti prevalentemente anonimi, puerili nella loro petulante insistenza. Qualcuno molto vicino al mondo dell'Atletica Leggera abruzzese mostra di essere in seria difficoltà. Vorrei tranquillizzarlo. Non è scrivendo compulsivamente sul mio blog che si risolvono i problemi della nostra piccola e povera atletica locale; non si sciolgono così nemmeno certi personali garbugli interiori.

Lascio lo sport 'muscolare' e 'vincente' ad altri per orientare il mio impegno intellettuale su una particolare declinazione del significato della parola "distanza". 

Non è possibile chiudere tutte le distanze. Non potrò mai intendermi con l'anonimo che scrive "solo i vincitori fanno la storia". Il dialogo non è sempre possibile e bisogna farsene una ragione.

Quanto dista la Terra dalla Luna? La cosa è nota: circa 356.000 km al perigeo e 384.000 all'apogeo. Quanto dista la Scuola dallo Sport (e dalle discipline di endurance dell'atletica in particolare)? Un abisso insondabile. Tempo fa, nella ricerca di un problema di matematica da assegnare ai miei alunni, ne trovavo uno che faceva così: "Giovanni si allena tutti i giorni per la maratona di Venezia. Ogni giorno percorre per 25 volte un circuito di 20 hm. Quanti km percorre in un giorno? E in una settimana? E in un mese? Si chiudeva una settimana scolastica abbastanza pesante e senza pensarci troppo assegnai quel problema come esercizio per il lunedì successivo. Un'alunna assai sveglia, finita la dettatura del testo, mi disse: "20 hm sono 2 km. 'Sto ragazzo corre 50 km al giorno. A me sembra un matto...". Ho faticato un bel po' a spiegarle che i maratoneti non corrono così a lungo.
I nostri bambini (gli abruzzesi intendo) sono tra i più sedentari d'Italia (clicca qui). Per molti di loro chi pratica con continuità la corsa o la marcia è un matto o, nella migliore delle ipotesi, un tipo buffo, eccentrico. E la cultura ufficiale, la scuola, coi suoi testi 'distanti' anni luce dal reale e con due ore setimanali di educazione motoria (quando va bene), procede d'inerzia, tra buoni propositi e investimenti risibili (in risorse umane e finanziarie).

Sono questi i problemi di cui dovrebbe occuparsi un Comitato Regionale Federale piuttosto che riempire il forum del proprio sito ufficiale di inutili e stucchevoli questioni personali; chiacchiere da bar che, come direbbe qualcuno, dovrebbero essere appannaggio di "blog locali di natura personale"(?!). E se ciò  non dovesse essere possibile me ne farò una ragione ché, credo, sia una questione di distanza culturale, incolmabile fino al prossimo novembre. Dopo, si vedrà.

giovedì 8 marzo 2012

Genesi banale di un mostro normale

Non è il mostro sbattuto in prima pagina l'oggetto di questa mia incursione telematica. Troppo facile. Parlerò di qualcosa di "normale". 

È proprio il carattere di normalità a determinarne la pericolosità. Il mostro cova dentro molti di noi. È il desiderio sottile di affermarsi, di apparire ad ogni costo, di realizzare il proprio gradino di celebrità. Sulla pelle di un innocente.

Spesso assume forme riconoscibili e banali e fa la scimmia alla locuzione televisiva più gettonata: "Saranno famosi". 

Il mostro dapprima è un mostriciattolo. Fa quasi simpatia. Può animare le accorate preoccupazioni di genitori e allenatori durante la "mini-non-competitiva" podistica locale, lunga 200-300m. Cronometri che suonano, per sondare quello che non esiste; per costruire ciò che non deve esistere. 

Si vince e si perde, è un gioco. Ma è meglio vincere. Bisogna vincere. E allora si iniziano a contare le vittorie. "Ecco il bambino che ha vinto 32 gare...", urla lo speaker della locale kermesse podistica. Lo spettacolo è servito. E il mostriciattolo cresce. 

Non tutti i mostriciattoli diventano mostri, per carità. Come neanche tutte le imprese realizzate con entusiasmo e passione sono salutari ed eticamente ineccepibili. Il male, come ci ha insegnato Hanna Arendt, può essere terribilmente banale.

lunedì 5 marzo 2012

Il rosso e il grigio

(Le Allieve della Gran Sasso Teramo, 3rze nella Finale Nazionale 2012 del CdS di Cross a Correggio (RE); da sx, Claudia Del Giudice, Lucrezia Anzideo, Elena De Dominicis, Giulia Palumbi)

(Gli Junior della Gran Sasso Teramo, 2ndi nella Finale Nazionale 2012 del CdS di Cross a Correggio (RE); da sx Luca Di Muzio, Lorenzo Di Stefano, Daniele D'Onofrio, Gabriele Colantonio, Salah Uddin)

Rosso è il colore dominante della casacca dell'Atletica Gran Sasso Teramo, la società di atletica leggera che ieri a Correggio (RE), in occasione della Finale Nazionale dei CdS di Cross, ha ottenuto il secondo posto per team tra gli Junior e il terzo, sempre a squadre, tra le Allieve. Tutti abruzzesi quei ragazzi. E credo che questa sia la soddisfazione più grande. Il lavoro svolto qualche anno fa per la base del nostro movimento atletico regionale (dalla categoria Esordienti in su, per intenderci) ha dato i suoi frutti.
Per una sintesi dei risultati degli abruzzesi a Correggio potete cliccare qui.

Grigia invece è stata la prestazione dei nostri Cadetti (Cadetti e Cadette) impegnati, sempre a Correggio, nel Criterium Nazionale di Cross per Rappresentative Regionali.
Massimiliano Santovito (Hadria Pescara) col suo 60° posto è stato il migliore dei nostri (gli altri sono finiti tutti abbondantemente oltre la 100^ posizione in classifica). Tra le Cadette le cose non sono andate meglio con Sara Schirinzi (Farnese Pescara) 65^ all'arrivo (le altre, tutte intorno alla 100^ posizione).
Non so se gli annali del Cross abruzzese ricordano un risultato a squadre tanto 'magro' per la categoria Cadetti: 17^ la rappresentativa femminile e 18^ quella maschile (le regioni italiane mi pare siano ancora 20).

Credo fermamente che al Settore Promozionale vadano destinate ben altre attenzioni e risorse. Quando smetteremo di considerare gli Esordienti come dei noiosissimi rompiballe (qualcuno dalle mie parti la pensa così, sic), forse soltanto allora non dovremo ricorrere al tesseramento di atleti non abruzzesi per salire sul podio di una finale nazionale dei CdS nelle categorie giovanili (la Gran Sasso Teramo ci riesce ancora e credo che la cosa assuma un valore profondamente etico).

martedì 21 febbraio 2012

Running Free

Questo è un post per una riflessione altra sul podismo. Oggi infatti non 'celebrerò' questo o quel campione. Non prenderò la via, sempre opinabile, dell'analisi tecnica post-gara; post-campionati di società di corsa campestre, per esser precisi. Sì, voglio scientemente deludere talune attese.

Dunque si parla di Lanciano, capitale dell'Abruzzo frentano. Domenica 19 febbraio 2012. Ippodromo delle Rose. Campionati Regionali di Società di Corsa Campestre delle categorie Allievi, Juniores e Assoluti e di quelle Cadetti e Ragazzi (1^ prova), valevoli, per queste ultime due categorie, anche per l’assegnazione del titolo individuale.
Ancora una volta gli amici della Nuova Atletica Lanciano hanno saputo allestire una magnifica manifestazione di Atletica Leggera.

Running Free è il titolo di questo post. È pure il titolo del primo singolo della mitica band heavy metal Iron Maiden. La dizione running free rimanda ad un significato preciso; a me piace tradurla, molto liberamente, con un chi corre libero. Marco Running Free Sinibaldi è il presidente corridore della ASD Running Free Pescara (nella foto in alto è il primo da sinistra), società vincitrice del Cross Lungo Maschile di questi difficili CdS di Cross abruzzesi. Marco Running Free è arrivato terzo al traguardo dei 10 km, dietro i suoi compagni di squadra, Luigi D'Alimonte, secondo, e Gianni Scappucci, primo. 125 anni in tre.
Ieri, nel fare i complimenti a Marco gli dicevo dell'importanza notevolissima di quella vittoria. Marco e i suoi compagni di squadra sono il presidio concreto di un'atletica che corre, organizza e promuove se stessa nonostante gli inciampi e le assenze di certa altra atletica.

L'immagine vittoriosa e serena degli amici della Running Free si sposa bene con la conclusione concitatissima dei 2,5 km Cadetti, sempre a Lanciano. Fatica vera che va a buon fine.
Nella foto qui in basso uno stremato Massimiliano Santovito (ASD Aics Hadria Pescara), vincitore del titolo regionale Cadetti dopo un finale kamikaze, riceve l'abbraccio dei suoi avversari più diretti subito dopo l'arrivo .


Questa è l'atletica che più mi piace. E a tal proposito permettetemi ancora un paio di ringraziamenti: uno speciale va a Marcello Casasanta, Presidente dell'Atletica Solidale di San Salvo nonché segretario dell'ASD Corrilabruzzo  (l'associazione che organizza il Circuito Corrilabruzzo Saucony 2012); Marcello ogni anno porta all'atletica un bel po' di ragazzini (il sopra citato Massimiliano Santovito è uno di loro); l'impegno di uomini come Marcello realizza l'eccellente e indispensabile trait d'union tra l'attività motoria di base e l'Atletica che vuole riprendere a vivere. (Provate a dare un'occhiata al Progetto Salu'Tiamo).
L'ultimo ringraziamento va a Magda Castiglione e Guido Mariani, rispettivamente Presidente e Vice Presidente dell'ASD Aics Hadria Pescara. Con loro di recente, durante le riunioni del direttivo dell'Hadria, ho discusso in modo ferocemente amichevole. Grazie però alla loro ostinata e costante determinazione, al lavoro sul campo assieme ad altri validissimi collaboratori, i Centri giovanili di avviamento allo sport dell'Hadria Pescara hanno superato i cento iscritti.

(da sx: Armando Di Ciano, Evandro Maddes, Massimiliano Santovito; i Cadetti dell'ASD Aics Hadria Pescara in testa alla classifica provvisoria del Campionato Regionale di Società di Cross 2012)

venerdì 10 febbraio 2012

Il bandito e il campione

De Gregori non c'entra nulla. Il post è una sorta di dialogo probabile. "Bandito" qui sta per "messo al bando"; qualcuno decisamente fuori dal 'sistema'. Il campione, invece, è il Campione.

° § °

B - Diamine, è un po' che non ti si vede in giro. Ma non ti manca l'ambiente?

C - Forse un po'. Più che l'ambiente in senso lato mi manca la caciara dei ragazzi in mezzo al campo.

B - Allora è davvero da un po' che manchi. Di caciara, (quella caciara) dalle mie parti, allo stadio, inizia ad essercene tanta. Le scuole di avviamento allo sport sembrano essere ripartite alla grande. Nonostante gli orari improbabili di utilizzo della struttura...

C - Ancora la storia dell'orario di chiusura? Ma quelle scritte? "Città Europea dello Sport"... Lasciamo perdere, altrimenti ti dico che l'ambiente non mi manca affatto.

B - Beh, lasciamo perdere un ciufolo. Come al solito qui se le cose ripartono il merito va ai soliti 'uomini di buona volontà', gente spesso competente col difetto del volontariato.

C - Difetto?

B - Sì, diciamo pure così. Ho visto (e vedo ancora) qualcuno (più d'uno) 'ingrassare' sui frutti di quel meritorio volontariato. Ma il volontariato indiscriminato, lo sappiamo, è la porta d'ingresso di pericolosi dilettanti, sempre molto zelanti, iperattivi...

C - ... come ad esempio diversi allenatori, pseudo-guru che nessuno controlla nel loro operato perché il volontariato sportivo in Italia è con 'licenza di uccidere'; come a dire: "io non ti pago, tu fai un po' ciò che vuoi, basta che mi crei 'movimento', mi porti tesserati...". È stato il leitmotiv dell'atletica leggera degli anni '60-'70; per certi versi, dura ancora oggi in molte province italiane.

B - Io però la vedo meno nera di te. Ripeto, le scuole di avviamento allo sport - i cosiddetti vivai giovanili - sono superpieni. Ad insegnare l'ABC del movimento ci sono fior di giovani, laureati in scienze motorie e/o istruttori federali...

C - Bene. Anche se il gap col calcio, il basket, la pallavolo, eccetera è ancora troppo ampio. Bisognava comunque cominciare. La strada intrapresa mi sembra quella giusta. Ma con la comunicazione come stiamo messi?

B - E che cosa vogliamo comunicare? I 'campioncini' dell'atletica possono forse competere coi 'mostri sacri' del calcio? Nella civiltà delle apparenze se hai un Bolt da spendere allora bon, altrimenti stiamo a raccogliere il Pacifico col colino. È pur vero che oggi anche coi 'campioncini' non stiamo messi benissimo. Piuttosto, sai cosa mi facevano notare giorni fa alcuni amici? Qui da noi, nei sacri uffici dello Sport locale, non c'è neanche una mezza foto che immortali una tua impresa. Una sorta di damnatio memoriae...

C - [Sorride] Forse, ma in modo assai traslato. La damnatio memoriae puniva pure con la rimozione delle effigi. Ma lì di immagini che mi ritraggono, mi pare, non ce ne sono mai state.

B - Tuttavia i campioni, i campionati, gli scudetti pare ci piacciano da queste parti. Pure in atletica...

C - ... ma il campione in atletica, come in ogni altro sport, deve essere funzionale ad un movimento giovanile che cresce. Un esempio da imitare, e qui, purtroppo, si apre l'annosa questione dei falsi campioni, delle patacche spacciate per roba fina...

B - Del doping parliamo dopo. Mi interessa sapere il tuo punto di vista sulla cosiddetta atletica di serie "A" dalle nostre parti.

C - Ognuno fa l'atletica che vuole, ci mancherebbe. Chi investe del proprio per raggiungere obiettivi agonistici di eccellenza nazionale, anche se per un risultato collettivo, a squadre, va rispettato. Per una vittoria leale, pulita, bisogna gioire sempre. È necessario però capire che la temperie sociale, storica, che stiamo vivendo è molto diversa da quella dei fasti delle mitiche "Iveco" di Torino, "Snia" e "Pro Patria" di Milano, di trenta e più anni fa. Il sogno dorato di quei tempi è naufragato nella realtà di una società massacrata dall'ipocinesi, da stili di vita assolutamente incompatibili con una regolare pratica sportiva, anche soltanto 'amatoriale'. Forse l'atletica di serie "A", quella dei Cova, Panetta, Mei, Antibo, per rimanere al mezzofondo resistente, la rivedremo tra un secolo, se per quel tempo ci sarà ancora umanità ad applaudirla. A mio giudizio (può darsi che sbagli) una vera società sportiva di serie "A" investe nel settore giovanile locale almeno tanto quanto impegna per la 'prima squadra'.

B - Sono d'accordo. Anche la funzione dei nostri allenatori-istruttori è cambiata. Da tecnici raffinatissimi del cronometro e della fettuccia, passami l'espressione riduttiva e volgare, a ri-educatori. Riabilitatori. Chi non si rassegna a tale evidenza può sempre provare la via del Kenia o dell'Etiopia, per restare sempre al mezzofondo in atletica. Ma la vedo un po' dura... Dai, un'altra richiesta e ti lascio andare. Dicevamo del doping. Vuoi aggiungere qualcosa al fiume di parole di questi giorni, sul caso Contador, o sul doping tout court?

C - [Sorride di nuovo]. Ieri l'altro leggevo un post sul blog Opinioni Aerobiche. "Acido lattico e vecchi merletti" il titolo. Mi piacciono le risposte di Marius, Fred ed Enrico, date ad Antonio nei commenti. Ora però devo salutarti. Ho il tread mill che mi aspetta per una quarantina di minuti di corsa. Ne approfitto. Adesso posso.

B - Ciao Campio'!

C - Ciao bandi'!

venerdì 30 dicembre 2011

Letterine, convocazioni & affini (l'anno prossimo saremo migliori?)

Verrebbe da dar ragione a Tinca (si legga qui un suo commento in un recente post). Ma siamo in Abruzzo e non in Veneto; c'è una certa differenza (e che differenza). Qui in Abruzzo si organizza un raduno federale riservato ai migliori Allievi e Cadetti (questi ultimi del secondo anno). Nel comunicato pubblicato su fidalabruzzo.org si legge: "Si svolgerà sabato 7 gennaio, a Sulmona, allo stadio Nicola Serafini, il raduno tecnico invernale riservato ai migliori atleti delle categorie Allievi e Cadetti (questi ultimi secondo anno). L’appuntamento è fissato alle ore 9.30, presso lo stadio. Previste due sedute di allenamento e una riunione con i tecnici degli atleti convocati, con i quali la struttura tecnica regionale discuterà sullo stato della loro programmazione. Programma raduno. Ore 9.30: ritrovo. 10.00 - 12.00: 1° allenamento. 13.00: pranzo offerto dal Comitato Regionale agli atleti convocati. 14.30 – 15.30: incontro dei responsabili della struttura con i tecnici intervenuti. 15.30 – 17.30: 2° allenamento. Convocati in totale 79 atleti, ai quali se ne potranno aggiungere altri, su segnalazione delle società al Settore Tecnico."

Siamo alle solite: raduno per "discutere sullo stato della programmazione" degli atleti (il 7 gennaio 2012? E poi di quale programmazione parlano?); 2 (due) sedute di allenamento in un giorno per Cadetti del secondo anno?; ma conoscono gli atleti convocati (ce ne sono alcuni al primo anno Cadetti; altri convocati con all'attivo soltanto un paio di gare nel 2011; diversi esclusi per ragioni misteriose... Ripeto: conoscono gli atleti che convocano?; ed ancora: pranzo offerto agli atleti dal CR abruzzese; e i tecnici accompagnatori pranzeranno al sacco?

Al summenzionato raduno post-natalizio dovrei accompagnare quattro miei atleti, due mezzofondisti e due marciatrici. Perché dovrei collaborare con chi ha impedito ad una marciatrice da me allenata - e convocata al raduno sulmonese - di gareggiare in una competizione interregionale per poter ottenere il minimo di partecipazione per i Campionati Italiani Cadetti 2011? 
Babbo Natale, Befana, aiutatemi voi!


martedì 27 dicembre 2011

Jambo!


(ph by http://shareint.net/538/rafikirun

"Jambo" nella lingua swahili significa "ciao". Piccoli keniani salutano e sorridono, di corsa, mentre vanno a scuola. Uteshi wa mtoto ni anga la nyumba recita un proverbio swahili ("il riso di un bambino sono le fondamenta di una casa", tradotto in modo un po' sgrammaticato, ma molto facile da comprendere). Il segreto dell'invulnerabilità podistica keniana e tutto là, nella semplicità di un sorriso ritmato da un calpestio leggero e perpetuo.
I piedi battono il tempo. Un ritmo aerobico che si fa coro (anche quando corrono da soli i bambini keniani cercano altri bambini). La corsa è vita e gioco insieme. E giocare assieme agli altri fa più leggera la vita.

Girovagando su youtube ho trovato un video meraviglioso che non ha bisogno di spiegazioni. Ve lo linko qui in basso. Guardatelo con attenzione.




Penso ai miei alunni nel triste atto quotidiano di raggiungere la scuola. Quando non sono 'scaricati' dalle micidiali automobili dei loro genitori, coprono le poche centinaia di metri che separano "casina bella" da scuola in fila indiana, dentro la solitudine di un giochino digitale, urtandosi senza vedersi, come lumache obese e senza bava a segnare il percorso.
 
I Campionati Italiani individuali, maschili, dei 10.000 in pista, nel 2020 si vinceranno in 31 minuti.

martedì 20 dicembre 2011

La muta, la dispersione e Phil...


Per muta intendo il cambiare, metaforicamente, pelle (o piume, peli, esoscheletro; non vorrei s'incazzasse qualche biologo). Per dispersione l'odiosissimo drop out atletico. Phil invece è Phil. Confusi? Procediamo con ordine. Il sito ufficiale della Fidal Nazionale, http://www.fidal.it/, è stato rinnovato. Forse è presto per gridare "evvai!", devo ancora 'girarlo' per bene, ma al primo impatto mi piace; mi fa simpatia. La funzione del sito che gradisco di più è quella "Statistiche", apprezzabile facendo scendere la 'tendina' "Attività". E devo dire che come me (forse anche più di me) l'hanno trovata intrigante i molti giovani atleti che da ieri stanno inondando Facebook di "schede risultati atleti". Già, perché nella funzione "Graduatorie on line" (vi si accede dopo aver cliccato su "Satistiche") non solo è possibile fruire delle graduatorie regionali o nazionali di ogni disciplina e categoria, dal 2005 al 2011, all times incluse (funzione presente anche nel vecchio sito), ma pure ottenere la scheda dei risultati registrati in questi ultimi sette anni, in ogni disciplina, da ogni singolo atleta presente in graduatoria. Basta cliccare sul nome dell'atleta.
Una bella cosa.
Il ragazzo X esibisce pubblicamente i propri primati sul social network preferito; oppure sputtana l'amico Y che si è sempre vantato di correre gli 800m sotto i due minuti e che invece così veloce non è stato mai. Beata gioventù.

I miei giochetti sul nuovo Fidal.it, invece, mi portano altrove. Unicuique suum. Mi conducono, ancora una volta, sul terreno minato dell'allenamento dei giovanissimi; e mi fanno rispondere ad un passaggio del lungo commento-invettiva scritto da una giovanissima marciatrice (12 anni), nel post precedente ("Il torto degli assenti"). Scrive la dodicenne: "Sei sicuro di invidiare il Veneto? Dal video che hai proposto sembra una gran bella festa, ma una regione ovviamente non si valuta dalle feste ma dai risultati e non dai risultati della categoria assoluti dove spesso meriti e soldi si fondono e confondono, ma dai risultati delle categorie giovanili. In Veneto quasi non ci sono gare di marcia nelle categorie giovanili, nella mia categoria, Ragazze/i il miglior tempo di quest`anno sui 2Km femminile e` di 11'10" mentre quello maschile e` di 10'32", la seconda prestazione maschile scende gia` a 11'37", non mi sembrano tempi consoni ai fasti delle loro feste". Mmmm... Forse la ragazzina non sa che c'è gente che comincia a 'camminare' o a correre 'solo' a quindici anni. La 'mia' Giulia, per esempio, classe 1996, a gennaio di quest'anno non era ancora tesserata e conosceva la marcia soltanto attraverso i racconti dell'amica Erika, marciatrice pure lei, arrivata al taccopunta meno di due anni fa. Giulia era una semi-sedentaria. Oggi è 13^ nella graduatoria nazionale Cadette nella marcia km 3 (Erika è 11^). E, divagando un po' (ma non troppo), Tinca (è il nome della dodicenne del commento dal piglio adulto e ribelle) ignora pure le performance mediocri (cioé nella media) nelle categorie giovanili, ad opera dell'oro olimpico sui 20 km di marcia ad Atene 2004, l'amico Ivano Brugnetti.

Chi si occupa di allenamento dei bambini e degli adolescenti deve avere competenze superiori. L'altra sera a Teramo, in occasione della Festa di Fine Anno dell'Atletica Gran Sasso Teramo, ho appreso che la direzione tecnica del vivaio di quella società è stata affidata al guru Claudio Mazzaufo. Pedagogia dello Sport, programmazione severa, monitoraggio attento e periodico, ricerca scientifica avanzatissima al servizio dei più giovani, altro che risultati anticipati in stile Circo Barnum; credo che l'Atletica Gran Sasso del Presidente (e amico) Maurizio Salvi sia oggi un bell'esempio da seguire, non solo in Abruzzo.

Giocando ancora con le 'schede risultati atleti' è possibile leggere la breve storia atletica di ragazzi oggi finiti chissà dove. Oppure, sempre giocando, immaginare chi verrà o chi andrà via. I numeri non ingannano quasi mai.

E poi Phil. Phil è Phil Collins. La sua musica ha accompagnato alcuni dei momenti più belli della mia vita. Vi lascio quindi con un suo video. È All of My Life del 1990. Il  testo l'ho capito molti anni dopo perché, è storia nota, la 'lirica' è roba da vecchi...

sabato 3 dicembre 2011

Method, Practice, Heart


Il Metodo. La Pratica. Il Cuore. Un altro post dal titolo in inglese. L'inglese spesso 'arriva' prima. E poi le prossime Olimpiadi si terranno a Londra, no?

Si parla spesso, da un po', nel nostro piccolo Abruzzo, di poli di eccellenza, di scuole di questa e di quella disciplina. È comunque cosa buona. È il segno di una volontà che (ri)prende a camminare. Di ambizioni che si mettono in gioco. C'è voglia di fare.

Voglio stare al mio. Scrivere, brevemente, dell'esperienza che sto portando avanti assieme a Fernando e Pippi.

Il Metodo. Parlo perciò del 'mio' WJR e dei suoi seminari podistici.
Il seminario tecnico del WJR sulla Mezza Maratona
Martedì 25 ottobre u.s., presso il Centro Sportivo "Le Naiadi" di Pescara, ho tenuto un seminario tecnico sulla Maratona. Una bella esperienza. Dialogica. Coinvolgente. Giovedì 24 novembre, sempre alle Naiadi, ho replicato con la Mezza Maratona.
Il WJR - Scuola di Podismi cerca la via del confronto diretto coi podisti. Non può esserci crescita se non c'è dialogo, diretto, tra quelli che fanno ricerca in ambito sportivo (si può fare ricerca studiando da allenatori, da medici, ma anche da 'semplici' podisti, marciando e correndo).

La Pratica. Bisogna stare sul campo. Bisogna impastarsi coi mille dilemmi quotidiani di un fare che non è mai uguale, semplice semplice, scontato. Soprattutto quando si ha a che fare coi giovani.


Il Cuore. L'idea che ho di cuore è meno romantica di quanto si possa credere. Amo il mio lavoro. Amo stare con i giovani. Possono avere un'energia straordinaria, 'contagiosa'. Allenarli è sempre un educarli (educare è mestiere complicato). E quando si fa un buon lavoro (che non è solo tecnico) si cresce tutti (me compreso). E cresce pure il gruppo (allenarsi in gruppo è condizione necessaria per i giovanissimi).
Il cuore ha quindi bisogno di cervello. Una passione autentica nasce dall'interazione equilibrata di cuore e cervello.

lunedì 10 ottobre 2011

Prologo di un consuntivo non consunto

(ph di GIANCARLO COLOMBO/FIDAL)

Lo dico subito: questo è un post per gli amici e per i ‘nemici’. È uno scritto abbastanza corposo, di parte e ‘non sequenziale’, con diverse digressioni, virate brusche verso argomenti personali o generali (apparentemente) irrilevanti; dovrebbe dare il "la" ad un flusso cangiante, caleidoscopico, di descrizioni di incazzature e gioie immense, di delusioni e ripensamenti, di progetti finalmente realizzati e di burlette messe là per far vedere… (Adesso però mi fermo un attimo, ché vi sto intrecciando il cervello! Io però vi avevo avvertito. Siete ancora in tempo per volare altrove).

Si parla di sport. Di atletica, of course. Ma non solo. Si parla di umanità varia e sorprendente, di paradossi che stanno miracolosamente in piedi e di verità strapazzate malamente, accartocciate e buttate in un cestino. Di ragazzini (di gran lunga) migliori di noi e di adulti capricciosi e spesso incapaci di agire coerentemente rispetto al ruolo (sociale, professionale, istituzionale) assunto. Si parla pure (e per fortuna) di obiettivi raggiunti, di felicità, di appagamento. Di storie a lieto fine.

Sono appena tornato da Jesolo (VE), dai Campionati Italiani Cadetti 2011. Sono contento di aver portato su, nel Veneto brumoso di un autunno ritardato e ancora pieno di zanzare estive, quattro simpaticissimi ragazzi: due marciatrici, Erika Fusella e Giulia Marinucci, una mezzofondista, Lucrezia Anzideo, ed un mezzofondista, Massimiliano Santovito. I quattro moschettieri (tre ‘moschettiere’ ed un moschettiere, bisogna sottolinearlo) vestono, tutti, i colori della gloriosa ASD AICS Hadria Pescara. Quattro ragazzi-atleti. Quattro storie che meritano di essere narrate.

Erika e Giulia. La prima, più esperta (questo è il suo secondo Campionato Italiano Cadetti, ricordate il post su Cles l’anno scorso? Cliccare qui), ha avuto un finale di stagione in forte crescendo, centrando proprio a Jesolo la sua seconda migliore prestazione di sempre sui 3000m di marcia (15:43.83), classificandosi al 9° posto, prima abruzzese al traguardo e miglior piazzamento femminile per la nostra rappresentativa. La seconda, Giulia Marinucci, a febbraio ‘camminava’ i 3000m in 19:00. Pur essendo migliorata tantissimo nel giro di tre-quattro mesi è stata costretta a cercare il tempo minimo di qualificazione per Jesolo in zona Cesarini (solo due settimane fa a Giulianova (TE)), a causa di un ‘veto’, discutibilissimo, da parte del locale settore tecnico Fidal (cliccare qui); Giulia è riuscita comunque a portare a casa un onorevolissimo 15° posto chiuso in 16:25.14 (a Giulianova, due settimane fa, Giulia aveva marciato la distanza in 15:45.3). Sia lei che Erika hanno terminato la prova di questi campionati nazionali senza aver ricevuto ammonizioni.

Una mia considerazione finale sulla marcia femminile abruzzese a Jesolo: siamo riusciti a portare a questi campionati tre validissime marciatrici; come noi soltanto la Puglia e il Piemonte (non due regioni qualsiasi). Una delle tre ragazze aveva addirittura il terzo tempo di accredito (non era Erika; non era Giulia). Facciamo in modo, per il futuro, che le strategie tecniche del settore marcia abruzzese (la programmazione del calendario agonistico e le convocazioni negate, ad esempio) non finiscano col penalizzare il rendimento dei nostri atleti. Checché ne dica l’Anonimo di turno (sempre lo stesso?) non è così facile e scontato portare agli Italiani un paio di marciatrici, a prescindere dal risultato che otterranno poi in gara.

Lucrezia. 2000m Cadette. Gara così e così la sua. Il suo tempo di iscrizione era il migliore della serie più lenta. Finisce 12^ nella classifica totale, col suo secondo miglior crono di sempre: 7:00.63. Lucrezia i 2000m non li ‘digerisce’. La sfida dei giorni a venire sarà proprio quella di superare le difficoltà psicologiche che le impediscono in gara di ‘sentire’ il giusto ritmo – il proprio – e di recitare con forza calma il mantra cronometrico che conosce a menadito. La bacchetta magica c’è e si chiama esperienza. Lucrezia ha solo quindici anni. Beata lei.

Massimiliano. Classe ’97. Terza gara ‘seria’ della sua vita. Spero che lasci presto il calcio per dedicarsi al mezzofondo con maggiore attenzione e continuità. Col suo crono di accredito finisce nella serie cadetta e lotta come un disperato per stare in piedi: salta un avversario ruzzolatogli dinanzi a 50 metri dalla partenza; viene chiuso ai 500m e rimedia una chiodata che avrebbe atterrato un rinoceronte. In qualche modo riesce a venir fuori da un furibondo groviglio di gambe. Zoppicando un po’ passa in 1:45 ai 600m e riesce comunque a piazzare un ultimo 400m da 1:05 e spiccioli. 2:50.44 il tempo finale. Personal best. Di ragazzi così coriacei ne ho conosciuti davvero pochi (c’è voluta una buona decina di minuti prima che Massimiliano si convincesse della necessità di medicare la ferita rimediata ai 500m).

Del 2000m di Giulio Perpetuo si era già scritto. Maestoso. Checché ne dica il solito anonimo (stavolta la minuscola è d’obbligo) Giulio non “va lasciato (solo) all’orgoglio sulmonese” (e poi il campanilista sarei io). Di un ragazzo così talentuoso e intelligente si è fieri in tanti, in Abruzzo e anche fuori dai confini regionali (isole comprese).

E le polemiche? Ma sì dai, in chiusura voglio attizzare un po’ il fuoco. Maurizio Salvi, mio amico e presidente dell’Atletica Gran Sasso di Teramo, ieri ha scritto un comunicato assai eloquente sul sito della sua società. Il titolo fa così: “Cercando una spiegazione logica ad inspiegabili convocazioni”. Leggete il comunicato per intero cliccando qui. Provo a indovinare: un altro atleta escluso da un Campionato Italiano Cadetti per ragioni ‘imperscrutabili’? Qualcuno sa dirmi qualcosa di più preciso?

Attendo commenti, con ansia.


giovedì 6 ottobre 2011

L'Oro di Lanciano

Il Presidente del CP Fidal di Chieti Nunzio Varrasso solleva il Trofeo conquistato dai suoi ragazzi domenica scorsa a Lanciano

Il sito federale regionale non ha dato nessuna notizia del recente Trofeo delle Province 2011, svoltosi domenica scorsa a Lanciano per le categorie Esordienti/e e Ragazzi/e.

C'ero a Lanciano, ché ci sono Finali Oro imperdibili. Altri non c'erano, ma non ne abbiamo patito la mancanza.

Ecco il link del CP Fidal di Chieti, dell'ottimo Presidente Nunzio Varrasso e dell'altrettanto prezioso Andrea Sablone (attivissimo consigliere dello stesso CP Fidal), dove è possibile trovare la cronaca della bella festa lancianese (un plauso particolare all'ASD Nuova Atletica Lanciano): cliccare qui.

Chiudendo, vi lascio un'altra chicca: un bel post sempre a firma Varrasso, proprio sul sito regionale federale (cliccare qui). Chissà se qualcuno commenterà...

lunedì 3 ottobre 2011

Abruzzo vero

Federico Gasbarri insegue Lorenzo Dini ai Campionati Italiani Allievi, Rieti 2011 (ph da fidal.it)
Questa è l'Atletica abruzzese che amo. Senza "se" e senza "ma". Federico Gasbarri è oggi il significante assoluto di quanto le forze migliori della nostra martoriata atletica locale riescono ancora a produrre. Tenacia, Intelligenza, Determinazione, Progettazione... Nonostante tutto.

Federico ha galoppato con l'anima e coi denti il suo miglior 1500m di sempre: 3:57.37 ai Campionati Allievi 2011, sabato scorso a Rieti. Atletica vera che vuole crescere e ci riesce. Nonostante tutto.

Un grazie caldissimo pure a Carlo Piersante, silenzioso e attento allenatore di Federico. Di loro due scrissi qualcosa due anni e mezzo fa (cliccare qui).

Federico Gasbarri è tesserato per l'A.S.D. Falco Azzurro Carichieti ed ha mosso i suoi primi passi di mezzofondista partendo dal vivaio Esordienti di quella stessa società. Credo significhi qualcosa.

P.S.: a breve scriverò di Rieti e dei risultati dei nostri Allievi. Isabella Di Benedetto (Gran Sasso Teramo), 2^ nel peso Allieve, Elia Cavalancia (U.S. Aterno Pescara), 2° nel peso Allievi, Marika Santoferrara bronzo nel disco Allieve (Falco Azzurro Carichieti; sempre sia lodato il Prof. Bruno Olmi!)... Atletica vera. Abruzzo vero. Nonostante tutto.

martedì 20 settembre 2011

Campioni in anticipo (just an illusion)

Saturno che divora i suoi figli - Francisco Goya
Si narra che, qualche tempo fa, in un misterioso angolo del variegatissimo Universo Atletica, durante una gara di marcia giovanile, il cronometro ufficiale si mise a fare i capricci. Marciatori e marciatrici filavano via regolari su ritmi veloci ma comunque ‘umani’. La volata finale della prima classificata fu seguita da incontrollate urla di giubilo a bordo campo. Il display all’arrivo dava però un tempo diverso da quelli stampati sui cronometri di allenatori e ‘consimili’. Troppo diverso. Un tempo ‘accelerato’. Il cronometro ufficiale, con la sua digitale luminescenza, si era fermato 25 secondi in anticipo.

Anche gli altri atleti beneficiarono di quella specie di manna, inaspettata e farlocca; manna che, nonostante la rutilante apoteosi urlata dall'entourage della vincitrice, venne subito sgamata da tutti i presenti, allenatori e ‘consimili’, dotati di cronometro.
Di quella prodigiosa prestazione atletica (risultava essere addirittura la migliore prestazione locale di categoria) qualcuno sorrise (molti in verità). Qualcun altro continuò a festeggiare.

Secondo gli antichi greci il tempo può essere Chronos, Kairos e Aion. Il primo è il tempo logico. Passato, presente e futuro. La successione logica di secondi, minuti, ore… Il secondo, il Kairos, è l’occasione (taluni dicono il tempo debito), l’istante cruciale, immobile e apparentemente eterno. Aion, invece, è l'eternità, essa sì immobile.

Ma il Tempo, comunque lo si definisca, non sbaglia un colpo. E presto, quella che poteva apparire a certuni un’occasione ghiotta e vantaggiosa, cominciò a reclamare il pagamento di quel debito, incollando i pensieri e rallentando le gambe.

“Nulla è più facile che illudersi. Perché l’uomo crede vero ciò che desidera”. (Demostene, Olintiache).

domenica 11 settembre 2011

Quei bravi ragazzi...

(Ph by http://www.motifake.com/)
Ci sarà qualcosa di vero nell’opinione che corre da anni tra noi tecnici di atletica, quel refrain che vuole l’Italia primatista mondiale dei talenti inespressi? Tempo fa scrivevo del curriculum di un allenatore. Tra le note relative agli atleti da lui allenati mi sconvolse una frase, non velatamente compiaciuta, che suonava più o meno così: “Ha allenato XY, campione italiano dei Giochi della Gioventù”. Credo che la ‘carriera’ di quel povero quattordicenne, campione di giochi improbabili, molto più ‘grandi’ di lui, nonostante qualche altro ‘guizzo’ atletico, sia cominciata e finita lì.

Da qualche tempo sono impegnato in una ricerca statistica – in verità molto semplice – centrata sull’analisi dei risultati espressi dai migliori mezzofondisti e marciatori abruzzesi, delle categorie Ragazzi/Cadetti, degli ultimi 10 anni, seguendone l’evoluzione (o l’involuzione) tecnica nelle successive categorie (Allievi, Junior, Promesse). Posso garantire che da una prima lettura dei dati finora raccolti c’è da mettersi le mani nei capelli.

Domanda numero 1: in questi ‘fallimenti silenziosi’ c’è sempre lo zampino della sfiga o c’è pure la responsabilità di noi allenatori?

Domanda numero 2: ma quanto sono competenti i nostri istruttori/allenatori?

Domanda numero 3: perché non ‘testare’, periodicamente, i livelli di competenza degli allenatori (anche degli specialisti, perché no? Lo vado ripetendo anche a scuola a proposito della valutazione degli insegnanti)?

A breve partirà un corso per Istruttori Fidal, qui in Abruzzo (clicca qui) . È cosa buona e giusta. Spero che gli aspiranti tecnici siano formati a dovere e, soprattutto, affiancati da tutor esperti e competenti durante il loro iniziale cammino esperienziale, ché l’impegno più delicato e complesso è proprio coi giovanissimi.

martedì 6 settembre 2011

Sempre più difficile

Doppio carpiato con avvitamento. Sempre più difficile. Stavolta salta fuori dal solito cilindro un raduno regionale per il mezzofondo Ragazzi e Cadetti: oplà, presente da ieri (ore 23:30 !!??)sotto forma di laconico comunicato sul sito federale (cliccare qui), e programmato per giovedì 8 settembre, a Teramo. Quali siano le finalità tecniche di questo raduno repentino non ci è dato di sapere. Il documento di convocazione non lo dice; quel file non informa neppure della partecipazione dei Ragazzi (ci sono solo gli elenchi dei Cadetti). Le società avranno ricevuto l’informazione? E se sì, come faranno ad avere la disponibilità degli atleti convocati con meno di 48 ore di tempo (sono ragazzini che dovranno essere accompagnati necessariamente dai propri genitori, in un giorno feriale).

Ma non è finita qui. Pare che i fantomatici Campionati Regionali Ragazzi e Cadetti, che si sarebbero dovuti disputare a Sulmona il 10 e 11 settembre di questa settimana, come da Calendario Regionale Fidal, andranno in scena a Pescara il 14 e 15, sempre di questo mese (giorni feriali per una gara di ragazzini, un’altra volta).

Date tutte queste belle premesse, una domanda sorge spontanea: si faranno le finali scudetto a Sulmona, il 24 e 25 di settembre?

domenica 10 ottobre 2010

Cles val bene una faccia

Quasi sette ore di viaggio ed eccomi a Cles, con gli amici Adriano e Lidia. Appena arrivati in albergo mi sorprendono le espressioni di certe facce. Stupore misto a disappunto (boh, valle a capire quelle facce!). Maschere ufficiali, di un'atletica che, francamente, capisco sempre meno. Io che non sono ufficiale e che tengo da sempre per il soldato semplice Nemecsek, sorrido, e aspetto con ansia i pochi raggi di sole che domani vorrà concederci questo scampolo di trentino nebbioso. Freddo umido in Val di Sole. Dentro, in albergo, c'è più nebbia che fuori. (Per fortuna ci sono i Cadetti dei Campionati Italiani di Atletica Leggera a scaldare l'ambiente; il loro casino gioioso che rimbalza da una stanza all'altra dell'albergo, stride con le espressioni surreali di facce adulte, perse dentro smorfie involontariamente comiche, presaghe di casini per niente gioiosi).