sabato 27 ottobre 2012

La marcia è viva? Evviva la marcia?


Che cos'è la Marcia? Una domanda che mi pongo da circa trentacinque anni, un quesito che all'inizio (era il 1977, avevo dodici anni) suonava come un arcano refrain, misterioso e affascinante, che mi rendeva diverso agli occhi dei miei amici ogni qualvolta attraversavo il campo, ancheggiando e sbuffando come un ossesso. Qualche anno dopo (avevo vent'anni) la Marcia la insegnavo; da atleta però l'avevo mollata e ripresa almeno tre volte e nel mio gruppo di 'faticatori atletici' convivevano pacificamente corridori e marciatori di ogni età e livello prestativo (un po' come oggi).
Da sempre cerco una risposta a quell'interrogativo, alcune volte smadonnando di fronte all'esito infausto di una gara interrotta per squalifica (uno 'smadonnamento' sempre interiore, ché sul campo non ho mai inveito contro un giudice, mai; è una questione di coerenza); altre volte interrogandomi sul futuro di una disciplina sportiva tanto ambigua quanto seducente.

La Marcia è o non è? E qui comincia l'eterno filosofeggiare a vuoto su cui spesso si infrangono gli infiniti tentativi di pacificazione di una comunità, quella della Marcia appunto, spesso (troppo spesso) caratterizzata da una comunicazione fallace tra allenatori, atleti e giudici. Frizioni di ogni tipo, scontri accesi (sul campo e sul Web); impossibilità di un dialogo sereno e costruttivo.

Nel gruppo feisbucchiano MARCIA, creato dall'amico Federico Boldrini (marciatore), l'ex atleta nazionale della marcia, Alessandro Pezzatini, ha linkato due giorni fa un filmato molto interessante che molto volentieri incollo qui in basso:



Un documento intrigante la cui ironia anglosassone, a tratti irridente - ma con misura - riaccende il refrain di cui sopra: Marcia? Ma di cosa stiamo parlando?

Per i lettori del blog poco avvezzi alle traduzioni dall'inglese offro, di seguito, lo 'sbobinamento', pedestre, in lingua italiana del video in questione:


"Questo non ha nulla a che fare con la fisica, ma con la Marcia. Ecco le regole: cammina in modo che un piede sia sempre a terra e tieni la gamba davanti tesa; in breve, cammina in modo buffo, velocemente. Qualcosa di buffo anche tra le regole, come i giudici che per determinare se un atleta sta “marciando”, possono solamente stare fermi ad un lato del percorso e giudicare ad OCCHIO NUDO se un atleta SEMBRA marciare. Potrai pensare che per uno sport definito così tecnicamente, ci si possa avvalere di tutta la tecnologia possibile per far valere le regole. Quindi la marcia è ancora ferma ai secoli bui? Voglio dire, ci sono altri sport che non permettono ai giudici di vedere i replay, ma quando pensi all’elettronica nella scherma, il foto-finish nell’atletica, i touchpad del nuoto, e il tracking 3D delle palline da tennis… I giudici della marcia, d’altro canto, sembrano piuttosto indietro. Gli è proibito guardare dal livello del suolo o usare tecnologie moderne come specchi o binocoli. Quindi come fare con tutta questa burocrazia marciante?

Se guardi attentamente il passo in slow-motion o anche una fotografia dei marciatori stessi, ti renderai conto che quasi tutti si sollevano da terra… Non solo occasionalmente per una spinta o per non inciampare, che è permesso, ma quasi ad ogni passo. Infatti, è BEN NOTO alla comunità dei marciatori che la maggior parte di loro lascia il suolo regolarmente e può anche stare in aria fino al 10% del tempo… quindi TUTTI infrangono le regole.  Ora, gli sport sono pieni di regole arbitrarie… ma il fatto che la maggior parte degli atleti infranga la regola che DEFINISCE  questo sport è perlomeno… sorprendente! E non è come il sospetto che quasi tutti i ciclisti professionisti si dopano, perché mentre ci sforziamo costantemente per beccare chi si dopa, non usiamo tutta la tecnologia a disposizione per beccare i marciatori “volanti”. Sembra chiaro che la tecnofobia nella marcia deriva dal fatto che se si iniziasse ad usare telecamere ad alta velocità, potrebbero non avere più uno sport. E questo ci porta alla domanda sulla vera essenza dello sport – perché tutti i giochi, in realtà, sono solo un insieme arbitrario di regole e limitazioni a cui ci sottoponiamo con lo scopo di divertirci e sfidarci a vicenda. Voglio dire, c’è un motivo se l’atletica vieta le biciclette, il ciclismo vieta le moto, e il motociclismo proibisce l’uso dei razzi… Forse quelle ragioni sono arbitrarie tanto quanto nella marcia è bandita la tecnologia… Perché l’obiettivo non è tenere i piedi per terra – è vedere chi è il più veloce a camminare in modo buffo, come nel salto triplo per chi va più lontano con un salto buffo, nella corsa ad ostacoli chi riesce a correre più velocemente con barriere di plastica sulla sua strada, e il tennis per vedere chi sa mandare meglio una palla oltre una rete, ma solo entro certe linee accuratamente disegnate e con una racchetta e non con pagaie o mani o piedi. Nello sport, alla fine, non si tratta di sport, ma dei giocatori e le loro sfide. È quanto siamo in grado di spingere lontano i confini delle abilità umane… entro i confini definiti dalle regole. E così è la marcia, uno sport in contraddizione, che si aggrappa disperatamente al suo passato rifiutando di accettare la tecnologia che in principio migliorerebbe i giudici di questo sport, ma in realtà scuote le sue fondamenta? Non lo so.

Ma i marciatori sono atleti? Certamente".

Atleti di quale sport?



venerdì 5 ottobre 2012

CAPTCHA


Alla fine ho ceduto anch'io. Ho attivato l'opzione "parola di verifica" (il noto codice captcha) nei commenti del mio blog. Troppa immondizia 'robot' a insozzare il mio indirizzo di posta elettronica. Da oggi commentare  su Opinioni Aerobiche sarà sì un filuccio più laborioso, ma servirà a tener lontane tantissime teste di metallo 'sparaspam' e pure qualche anonima testa di legno (e la cosa non mi dispiace affatto).

domenica 30 settembre 2012

Volemose bene


Tempo di elezioni federali, anche in Abruzzo. La Fidal va a rinnovare il suo assetto, quello politico, in prima battuta e poi quello tecnico; a livello locale e nazionale. Si chiude un altro quadriennio difficile (ma ne abbiamo mai avuti di facili?) e ritornano a sciogliersi in cordiali e poco rassicuranti sorrisi di plastica (meglio, plastilina) quelle maschere tragiche che fino a ieri ti avevano tritato come il sale (convocazioni, 'sconvocazioni', Esordienti che neanche Erode avrebbe saputo trattar peggio, sito Web federale locale usato in modo 'personale', eccetera eccetera).
Ma sì, volemose bene ché siamo italiani, sempre pronti, flaianamente, a correre in soccorso del vincitore. 

Stavolta però, io credo, qualcosuccia almeno qui da noi muterà. Ed io che mi accontento di poco, sono moderatamente felice.

- Gino, siamo con la merda fino al collo!
- Ehi, se gela pattiniamo!  
(Gino Bramieri, L'ottimista)

lunedì 10 settembre 2012

Brava Vanessa!


Alla fine Vanessa è stata convocata per il pentagonale di Marcia giovanile svoltosi ieri a Macerata. E ha fatto una gran bella gara, migliorandosi di ben un minuto e cinquanta secondi sui 3 km di un percorso molto impegnativo. Settima con 16:44 marciati in modo pulito, a soli quattro mesi dal suo 'battesimo' nel mondo del tacco-punta. 
L'anno prossimo sarà ancora Cadetta. Ed io sono molto contento.

martedì 4 settembre 2012

Aridaje!


Quindi è ufficiale. Per il meeting di marcia per rappresentative regionali (ABR - PUG - BAS - MAR - LAZ) che si svolgerà a Macerata domenica prossima è stata 'segata' l'atleta Vanessa Tomei dell'AICS HADRIA PESCARA, terza nella graduatoria regionale 2012. Ne prendiamo atto.

"In occasione della 5^ prova del Grand Prix Nazionale di Marcia, in programma domenica 9 settembre a Macerata in un circuito su strada, è stato inserito un incontro per rappresentative regionali Cadetti (14-15 anni) e Ragazzi (12-13 anni) di marcia. Vi prenderà parte anche la selezione abruzzese, insieme alle rappresentative di Basilicata, Lazio, Marche e Puglia. 
Per l’occasione il Fiduciario Tecnico Regionale, Luigi Carrozza, su proposta del responsabile di settore Rodolfo Macchia, ha convocato i seguenti atleti.
Cadette Km 3: Natascia Di Tizio (Theate Walk), Lorenza D’Alanno (Nuova Atletica Lanciano), Fabiana Bucci (Serafini Sulmona), Chiara Di Censo (Serafini Sulmona), Beona Hallulli (Nuova Atletica Lanciano). 
Cadetti Km 4: Federico Odoardi (Theate Walk), Samuele Gasbarri (Theate Walk).
Ragazze Km 2: Federica Piro (Theate Walk), Francesca D’Amicodatri (Theate Walk), Laura Di Biase (Theate Walk), Chiara Rubini (Nuova Atletica Lanciano). 
Ragazzi Km 2: Dario Di Vona (Nuova Atletica Lanciano)". (dal sito fidalabruzzo.org).

Al FTR e al Responsabile del Settore Marcia Fidal Abruzzo, grazie. Ci ricorderemo di voi il 23 novembre prossimo venturo.

venerdì 31 agosto 2012

ambarabaciccicoccò...

Non volevo scrivere questo post. Ma tant'è... Il  raduno regionale Fidal Abruzzo al Terminillo, culminato con un meeting di cui poco si sa (i risultati su www.fidalrieti.it, e non su www.fidalabruzzo.org), è in archivio. 

Ambarabaciccicoccò... Il 9 settembre prossimo venturo la marcia atletica si ritroverà a Macerata per  la 6^ prova del Grand Prix; e pure per un incontro per rappresentative Cadetti (ABR- BAS- LAZ-MAR-PUG).

Ambarabaciccicoccò... La convocazione delle marciatrici abruzzesi della categoria Cadette l'hanno fatta tirando i dadi? Nella foto in basso ho montato l'attuale graduatoria regionale e l'elenco delle convocate per Macerata. Dov'è finita l'atleta dell'AICS Hadria Pescara, terza in graduatoria? Perché non fa parte della rappresentativa? (Cliccare sulla foto per ingrandirla).



Ambarabaciccicoccò...

sabato 18 agosto 2012

Anonimia di un delitto

Mamma mia come sono grasso.
Non mi fermo più ad ingrassare.
Ingrasso giorgio per giorgio, una traggedia.
Eh… ma non è una cosa di adesso. Mi ricordo,
che la levatrice dovette prendere una gru, per togliermi di lì.
Madonna come sto ingrassando, come ingrasso.
Quando avevo cinque anni mia madre doveva affittare un tir, per portarmi a passeggio,
e fosse niente; quando mi guardavano in faccia mi dicevano "foca",
io che mi chiamavo Paolo, e loro mi dicevano "foca".
Quando mi sono depilato una volta, i peli sulla gamba hanno fatto una valigeria.
Hanno esportato peli per quindici milioni di dollari, ed è entrata valuta pregiata.
Come sto ingrassando, non mangio più.
Mangio solo verdura, verdura, verdura. Il sindaco m'ha proposto per zona verde,
e io c'ero pure stato per una modica cifra: i bambini, va bene,
ma i cani me cacavano 'n cuollo. (Dieta, Squallor - Pace, Bigazzi, Savio)

Il delitto non è l'ennesimo fattaccio di doping. Una medaglia in più o in meno a Londra, pulita o 'dopata', non avrebbe cambiato granché le cose dell'atletica leggera. Non avrebbe salvato la baracca.
Magrissimo dunque è il bottino azzurro in atletica; obesi sono i nostri alunni. L'argomento è così evidente e trito che, nelle nostre coscienze denervate, un'indolente rassegnazione ha bellamente scalzato l'idea di una  necessaria reazione razionale, collettiva.

Ma torniamo all'anonimia. All'assenza di nomi, di presenze, di atleti nelle discipline del mezzofondo in atletica in questa (per noi) mogia olimpiade londinese. Una volta - non molto tempo fa - si piangevano le medaglie che non arrivavano. Oggi lasciamo 'scoperte' diverse discipline: non un ottocentista, un millecinquecentista, un cinquemilista. E qui l'alibi degli altri che si dopano sta davvero a zero. Macché vincere, noi non partecipiamo neanche!

"Think global, act local", recita il precetto della glocalizzazione. E se il 'globale' atletico italiano è quello che è non mi sorprende il 'mio' federale locale abruzzese, col raduno regionale dei Cadetti al Terminillo, con obbligo di partecipazione (pena l'esclusione dai Campionati Italiani) e a pagamento (!!!).

"Fatto il nostro dovere", dice il nostro presidente federale alla chiusura dei Giochi. Oddio, un altro 'fatto'!, verrebbe da esclamare. Speriamo che il dovere non faccia outing a reti unificate.




domenica 5 agosto 2012

Delocalizzazioni podistiche


Chen è tornato. Anche stavolta non era dato per favorito, nonostante la prevedibile assenza di Chuck Norris. Doveva vincere il suo connazionale Wang, ben addestrato da Sandro Damilano, 'comunista eretico bugianen', l'unico al mondo ad aver 'delocalizzato' la marcia italiana in Cina rimanendo seduto a Saluzzo. Un fenomeno.
Chen ha vinto la 20 km di marcia maschile alle Olimpiadi di Londra, dicevamo. Una marcia brutta, a mio modesto vedere che sta tutta dentro al tweet geniale di Eddy Ottoz:
#olympics2012 #20km marcia metà gara: davanti cinesi e russi corrono facendo finta di marciare. Dietro corrono e basta!

C'è qualcosa che non mi torna in questa nuova 20 km di marcia maschile. Si procede a 'volo radente' (anche se lo slow motion fa venire i brividi) con un'azione fortemente muscolare e legnosa (ah, dov'è finita la regale flessibilità di un Fernandez o di un Perez? O del Borchin di Pechino 2008?) micidiale anche per un esperto come il russo Borchin, ventiseienne e perciò vecchio a livello musco-articolare per reggere accelerazioni da 7:35 sui 2 km dell'impegnativo tracciato londinese. Chen, Barrondo (Guatemala) e Wang, rispettivamente primo, secondo e terzo in questa 'particolare' finale olimpica della marcia 'veloce', fanno 62 anni in tre. Vorrà pur dire qualcosa.

Kanaykin, russo dalla marcia non più 'sporca' dei cinesi va fuori per squalifica, qualche istante prima che Borchin si spatasci bollito contro le transenne. Era nei cinque che lottavano per le medaglie.
 
E l'Italia? 42° Rubino con 1:25:28.

martedì 31 luglio 2012

Vent'anni














Il 31 luglio 1992, giusto vent'anni fa, mio fratello Giovanni vinceva il bronzo olimpico a Barcellona nella 20 km di marcia. Quanto lavoro per quella medaglia che, ahimé, fu l'unica per l'atletica leggera italiana.

Ancora una concessione alla nostalgia per un tempo dove la dizione "Marcia italiana" rimandava a radici profonde e sacre. Ancora un video. Quel video.

domenica 29 luglio 2012

Ieri abbracciavamo la natura...


Ieri (pochi mesi fa) l'Atletica dell'Endurance abbracciava più o meno idealmente la natura. Il Comitato Regionale Fidal Abruzzo aveva finalmente il suo Centro di Eccellenza per il Mezzofondo e la Marcia nella Riserva naturale di Castel Cerreto (Te). La cosa venne strombazzata ai quattro venti: cliccate qui per l'articolo ad hoc su Fidal.it e qui per quello su Atleticanet.it. Quanta magniloquenza.

Pare che il Gabibbo sia stato a Castel Cerreto ma di marciatori e 'mezzofondari', anche soltanto tapascioni scalcagnati, non ne ha beccato nemmeno uno. In compenso il raduno regionale dei migliori Cadetti abruzzesi, a pagamento e, pare, obbligatorio (pena l'escusione dal Criterium Nazionale), si svolgerà dal 20 al 24 agosto p.p.v.v. al Terminillo.
"Sapevatelo", direbbe qualcuno.

venerdì 27 luglio 2012

Giochi, giochini, giochetti...

(Immagine da repubblica.it)
Qualcuno sa nulla dello Spirito Olimpico? Mi dite che non esiste e che, forse, non è mai esistito? Oddio, e adesso chi lo dirà ai miei ragazzi al campo?

Spirito o non Spirito oggi si comincia con Londra 2012. Dentro poco meno di venti giorni si consumeranno emozioni, sogni (sì oggi  i sogni sono beni di facile consumo), illusioni, tutti rigorosamente griffati e benedetti dal Comitato Organizzatore.

Ognuno ha i giochi (e i comitati organizzatori) che si merita. Sfogliando il locale sito federale leggo questo post a firma di Nunzio Varrasso:

Obbligo di partecipazione....a pagamento!


Chi credeva che per rappresentare la propria regione al Criterium Cadetti/e di ottobre fosse sufficiente avere la miglior prestazione stagionale in regione o, ancor meglio, ottenere il minimo di partecipazione federale, dovrà ricredersi. Per partecipare ai campionati italiani infatti sarà obbligatorio partecipare al raduno tecnico regionale che si terrà a Rieti dal 20 a 24 agosto p.v. E' quanto stabilito dal nostro CR nella seduta dello scorso 26 giugno.

Fin qui nulla di strano se non fosse per il fatto che il raduno non sarà gratuito ma costerà 100 € a cadetto e che, giusto per non farci mancare nulla, il viaggio di andata e ritorno sarà a totale carico degli interessati.

In dirittura d'arrivo era davvero necessaria questa ennesima caduta di stile?

Nunzio si riferisce al prossimo raduno tecnico regionale dell'atletica abruzzese (per le categorie Cadetti e Allievi) in programma dal 20 al 24 di agosto p.v. (cliccare qui). Allora i Giochi (quelli olimpici) saranno finiti da poco più di una settimana. Forse che l'atletica leggera abruzzese, con infallibile preveggenza, abbia organizzato un simbolico botto finale di fine estate?

martedì 24 luglio 2012

Miopia all'orizzonte?


«Un politico guarda alle prossime elezioni, uno statista alle prossime generazioni» (Monti cita de Gasperi).

Stanno cominciando le consuete cene e cenette pre-elettorali. Parlo di politica sportiva, nella sottovariante atletica. A novembre cambierà (cambierà?) il governo della Fidal, quello nazionale e quello delle varie realtà regionali. Dalle mie parti certi tromboni non strepitano quasi più tanto sono presi dal risistemare le loro personalissime strategie. Anche gli anonimi di questo blog stemperano la loro acrimonia in un comprensibile, fisiologico silenzio.
Monti che cita de Gasperi non pensa sicuramente a chi ha governato l'Abruzzo dell'atletica leggera in questi ultimi quattro anni (l'immagine di uno statista dello sport, nel precario e surreale equilibrio semantico di province 'italiche' e 'appennino-adriatiche' mi fa sganasciare dalle risa). A noi poveri abruzzesi 'atletici', rincoglioniti da promesse roboanti di fantomatici Poli di eccellenza (due anni fa su Opinioni Aerobiche scrivevo "Il buco senza nulla intorno"), perplessi da anacronistici sogni di serie A, irritati da convocazioni e 'sconvocazioni' di atleti capaci e meno capaci, disorientati da programmazioni federali dal respiro cortissimo (con raduni tecnici di cui non si sapeva nulla fino a cinque giorni prima), massacrati da una 'gestione' del settore promozionale senza precedenti, ecco, a noi disgraziati dal cuore non sempre forte e gentile, basterebbero pochi uomini di buon senso, appassionati e con idee concrete da spendere per la collettività in evidente affanno.

Forse ci vorranno vent'anni o giù di lì prima di tornare a riveder le stelle. Ma non dispero. Per una volta - una volta di più - voglio fidarmi di chi ha i voti, dalle mie parti, per provare, fattivamente, a cambiare le cose. Meglio se senza cene e cenette.

lunedì 23 luglio 2012

Massimiliano e l'altra atletica

Massimiliano Santovito (AICS Hadria Pescara), quindici anni e ciuffo ribelle, attualmente è il miglior mezzofondista abruzzese della categoria Cadetti. Lo alleno da circa un anno e mezzo per amichevole intercessione di Marcello Casasanta, talent scout raffinato e infaticabile organizzatore di manifestazioni podistiche qui in Abruzzo.
Sabato scorso, al XII Meeting Nazionale di Giulianova, Massimiliano ha ritoccato ancora il suo personale sui 1000m. 2:43.00 il crono finale per una gara perfetta dal punto di vista tattico (queste le frazioni,  200m per 200m: 32.0 - 34.4 - 33.2 - 32.5 - 30.9).

Massimiliano viene da Vasto (Ch); fino a qualche mese fa giocava da terzino nella Bacigalupo. Grazie agli EPS (Enti di promozione sportiva) e alle 'tapasciate' stradali è arrivato all'atletica leggera. L'Atletica ha bisogno di 'guardarsi intorno'. C'è un mondo che corre veloce dentro sentieri vicini e paralleli.

L'Atletica sta dentro un fosso. Abbiamo bisogno di un zompafossi.

sabato 21 luglio 2012

Provincialismi esodati

Chissà se il presidente del Consiglio Monti avrà pensato agli effetti della spending review sull'equilibrio emotivo dello "sportivo Chietino" che giorni fa ha scritto un post accorato nel forum del sito fidalabruzzo.org (potete leggerlo cliccando qui).
La crisi economica, reale, virtuale, pilotata e non, mette tutto dentro ad uno spietato frullatore che impappa sentimenti campanilistici e bilanci economico-finanziari, bandiere e bandierine, tute e canotte variopinte. Anche i provincialismi saranno accorpati per legge, facciamocene una ragione.

Tra qualche mese l'Atletica Leggera, locale e nazionale, si darà un nuovo governo. Sempre che, nel frattempo, il CONI non venga annesso al Deutscher Olympischer Sportbund...

sabato 14 luglio 2012

Pallonari


Tempo d'estate. Tempo di gavettoni infiniti e smargiassate balneari; e pure d'ignoranza grassa (buona per tutte le stagioni). Tempo di tormentoni, condivisibili, sacrosanti e non. E mentre Facebook amplifica vero e falso nel caleidoscopio orgiastico di immagini taggate e da taggare, la mia attenzione cade su due titoli: il "VOGLIAMO ANDREW HOWE A LONDRA" dell'omonimo gruppo feisbucchiano e un link, meraviglioso, "20 secondi in meno è record sui 10.000", su cui vi consiglio di fare "click", assolutamente.
Andrew Howe non andrà a Londra, mentre Erik Lamela, calciatore, secondo alcuni 'esperti' potrebbe addirittura impensierire l'etiope Kenenisa Bekele sulla distanza dei 10.000m ("Per scendere sin laggiù bisogna tenere una media di 2’38” al chilometro. Come si vede, non è che Lamela sia andato molto più lento", scrive il giornalista).

Siamo un popolo di pallonari, è evidente. E in occasione di olimpiadi, mondiali ed europei continuiamo a fare casini infiniti convocando e 'sconvocando' i nostri migliori ragazzi dell'atletica. Perché non aver affidato direttamente a  Giancarlo Abete la responsabilità di selezionare gli atleti  per Londra 2012?

(Bolt, trema: ho ripreso a correre e sui 100m sono solo a 5 secondi da te).

P.S.: suggerisco un gruppo per facebook: "VOGLIAMO L'ATLETICA LEGGERA NELLA SCUOLA ITALIANA".

sabato 30 giugno 2012

Bisogna saper cambiare

L'atletica diventa metafora di se stessa. L'atletica, quella italiana, deve cambiare ma non ci riesce. C'è bisogno di aria nuova ma non si può aprire una finestra che ancora non c'è. Vorrei parlarvi, tecnicamente, di questi Campionati Europei finlandesi stretti tra il martello degli Europei di Calcio e l'incudine delle Olimpiadi londinesi ma, almeno per adesso, non ne ho voglia. Magari tra qualche giorno. Vedremo.
Bisogna saper cambiare, si diceva. C'è bisogno di una squadra affiatata, che abbia la giusta stimmung atletica. E pure un orizzonte politico diverso. Altrimenti il testimone rimane per terra.

lunedì 11 giugno 2012

Inserorabili, dentate rote

Post retorico e 'barocco', questo. Post allegorico e parzialmente poetico. Post incasinato. Post di un blogger un po' stanco.


Scrive il poeta e filosofo Ciro di Pers (Pers, 1599 - San Daniele del Friuli, 1663) in Orologio da rote:

Mobile ordigno di dentate rote
lacera il giorno e lo divide in ore,
ed ha scritto di fuor con fosche note
a chi legger le sa: SEMPRE SI MORE.

È la prima quartina di un sonetto a me assai caro. Reca in sé tutta l'angoscia del tempo che passa; il tempo buono, come pure quello buttato alle ortiche.

Beato chi legger non sa, caro il mio Ciro. 

Ieri c'è stato l'Ironman 70.3 a Pescara, un fenomeno sociologico che sto studiando da un po' (un interesse che travalica gli aspetti più squisitamente tecnico-sportivi del cross training estremo). Quante 'sciocchezze' ho visto fare in preparazione dell'Evento, ed anche durante la Prova! (E non mi riferisco soltanto alla coca-cola servita a 'damigianate' nei punti ristoro). Sarebbe bastato un po' di buon senso (non voglio scomodare l'abusato aggettivo "scientifico") e centinaia di partecipanti avrebbero potuto togliere una buona ventina di minuti ai loro crono finali. (Ho visto decine e decine di atleti mangiare e bere integratori d'ogni colore fin sotto il traguardo!). Professionisti a parte, l'esercito degli amatori ha lottato per chiudere la gara e dimenticarsi del Tempo. Forse, come scriveva Gaber, per molti di noi c'è solo la strada.

C'è solo la strada su cui puoi contare
la strada è l'unica salvezza
c'è solo la voglia e il bisogno di uscire
di esporsi nella strada e nella piazza
perché il giudizio universale
non passa per le case
le case dove noi ci nascondiamo
bisogna ritornare nella strada
nella strada per conoscere chi siamo. (Giorgio Gaber)

giovedì 31 maggio 2012

Giovanni de Benedictis is back!

Erika Fusella e Giovanni de Benedictis

Giovanni è tornato. L'ho fatto tornare. È voluto tornare. Mi imbarazza sempre un po' parlare di mio fratello, stavolta però credo mi tocchi d'ufficio. L'occasione o, meglio, le occasioni, usate a mo' di esca sono state le ultime due gare di Erika Fusella e Giulia Marinucci, giovani marciatrici entrambe tesserate per l'Atletica Gran Sasso Teramo (provenienti dal vivaio dell'AICS Hadria Pescara), atlete che ho il privilegio di allenare da circa tre anni (Erika quasi quattro).
"Giova', che fai vieni a vedere la marcia di Erika?"
"Quando?"
"Oggi pomeriggio, allo stadio di Pescara".
(Con Giovanni in questi casi conviene procedere così: lo si chiama la mattina per il pomeriggio).
"Dai, vengo".

Erika parte, e in solitaria, con Giovanni a sgolarsi di qua e di là per il campo, migliora il personale di quarantuno secondi. Ah, quanto conta il carisma del Campione! 26:30.76 il suo tempo sui 5000. Perciò mi gioco l''arma segreta' pure per il sabato successivo (sabato scorso, ai CdS Allievi, nds) a Teramo. Stavolta Giovanni si fa tecnico, cronometro, penna e taccuino, si piazza alla partenza dei 200m e mi dà una grossa mano a 'ritmare' la prova di Erika tempestandola di dritte tecniche di efficacia assoluta. 26:14.36 il risultato cronometrico. Limati altri sedici secondi al personale 'vecchio' di una settimana!
"Ma Giovanni ha forse poteri taumaturgici?", mi chiede qualcuno. A risolvere l'arcano ci pensa il mitico Augusto Vancini con questa risposta: "È come se, a sedici anni, avessi avuto Steve Ovett, bordo campo, a farmi il tifo mentre correvo un 1500. Come minimo avrei fatto il personale!".
Augusto ha ragione. Funziona così. Ed io mi chiedo perché Giovanni, cinque olimpiadi pulite (e sottolineo pulite) sul groppone e diverse medaglie pesanti e limpide nel suo palmares, stia fuori dalla federazione (parlo di quella locale!). Poi però vedi ominicchi e quaquaraquà darsi molto da fare per il track and field ed hai la certezza di stare dentro un mondo rovesciato.

Qualche anno fa su questo mio blog ebbi a scrivere: "Marciamo, corriamo, saltiamo, lanciamo, ma a testa in giù, coi piedi a cercare il cielo. Viviamo a testa in giù. I piedi però non sanno pensare. È l’adattamento dentro a un mondo rovesciato. Chi non si adatta si estingue. Chi non si adatta ha solo un’alternativa: ribaltare il mondo rovesciato". Credo sia arrivato il momento di cambiare. E spero che Giovanni possa tornare a darmi una mano.




venerdì 18 maggio 2012

Daniele, la fossa, i leoni


"I saggi brilleranno allora come lo splendore del firmamento e quelli che avranno insegnato a molti la giustizia, splenderanno come stelle per l'eternità. Or tu, Daniele, riponi queste parole e sigilla il libro fino al tempo della fine. Molti lo scruteranno e crescerà la loro conoscenza". Daniele 12,3-4

Il titolo del post e l'epigrafe veterotestamentaria che lo lancia sembrerebbero apocalitticamente fuorvianti. Il Daniele di cui scriverò non è quello delle Sacre Scritture ma ha comunque uno stretto legame col sacro.

Daniele

Daniele è Daniele D'Onofrio, diciottenne di Scontrone (AQ), mezzofondista  in forza all'Atletica Gran Sasso Teramo, allenato dal Prof. Donato Chiavatti. L'anno scorso correva la Mezza Maratona in 1:08:48, terzo tra gli junior in Italia. Sui 3000m vantava un buon 8:47.00; buono come lo stagionale sui 5000m, sempre del 2011: 15:28.26.
Quest'anno il salto di qualità: 2° tra gli junior nella Mezza Maratona; 1:06:50 alla Roma-Ostia, prestazione notevolissima ma già preceduta da un pregevole 3° posto ai Campionati Individuali di Cross Juniores a Borgo Val Sugana alla fine di gennaio. Ed è solo l'inizio di una crescita incredibile. Daniele 'rischia' di vincere il Vivicittà a Pescara (il 15 aprile) in volata con un keniano da 29 minuti e spiccioli sui 10.000m. Due settimane dopo, ad Ascoli Piceno, straccerà il suo personale sui 3000m, correndoli in 8:18.82. La settimana dopo (il 6 di maggio) stupirà ancora tutti 'volando' a Terni i 10.000m del Campionato Italiano Individuale Assoluto in 29:45.43. 5° assoluto (Daniele è ancora junior), sotto un diluvio biblico (ecco il sacro che comincia a manifestarsi; una ierofania che però appesantisce il crono finale di almeno 15 secondi).

Daniele non ha mai vestito la maglia azzurra. La Federazione sembra ignorarlo non convocandolo neppure nei raduni riservati alle eccellenze nazionali del mezzofondo under 20 (e poi ci si chiede che fine farà la Maratona in Italia dopo i fasti di Baldini e della Scuola del Prof. Luciano Gigliotti!). Ma Daniele non se ne fa un cruccio e continua a lavorare duramente.

In un commento off-topic nello scorso post l'odioso anonimo, col suo stile inconfondibile (lascio in evidenza anche gli orrori grammaticali) scrive: "un miglioramento di 10 secondi a km veramente incredibile se pubblicasse le tabelle di allenamento ne potremmo usufruire e riscontrarne la bontà noi tutti amanti della corsa . spero non siano segreti inpubblicabili !!!". Il commento è talmente odioso da generare finanche la replica, pacatissima, del mite e molto riservato Donato Chiavatti (l'allenatore di Daniele, appunto); la riporto di seguito, integralmente:

"Approfitto della disponibilità dell’amico Mario per portare un mio modestissimo e disarticolato contributo al dibattito sulla “straordinaria” crescita agonistica di Daniele D’Onofrio.
Alla base di tutto c’è la bontà della materia prima intesa come disponibilità mentale di Daniele a considerare l‘assoluta dedizione all’allenamento come l’unica arma vincente per provare a non mettere limiti alla sua crescita agonistica.
Dal momento che ho iniziato a seguire Daniele la cosa che più mi ha impressionato è stata la sua straordinaria disponibilità a non tirarsi mai indietro davanti alle difficoltà che, per forza di cose, doveva affrontare vivendo a oltre 150 Km da Pescara.
Certo, leggere che ancora qualcuno crede alle “tabelle” miracolose mi viene da riflettere… senza meravigliarmi più di tanto se ripenso che un “illuminatissimo” tecnico locale sosteneva (e forse lo pensa ancora!!) che non potevo assolutamente vantarmi dei miglioramenti cronometrici di alcuni atleti perché ero solo “fortunato” nell’usare le tabelle dell’amico Lucio Gigliotti.
Certamente la frequentazione con il “grande” Lucio mi ha arricchito moltissimo e non finirò mai di ringraziarlo nell’avermi spalancato molte porte ed introdotto in un ambiente di “cultura sportiva” assolutamente gratificante.
Tornando a “bomba” mi sento di consigliare a quest’ultimi di rivedersi quanto da me raccomandato e divulgato nei Corsi per Tecnici FIDAL in ordine alle strategie tecniche e metodologiche nella formazione del giovane mezzofondista… forse si renderebbero conto che non esistono ricette miracolose ma estremo rispetto per la crescita psico-fisica del giovane assecondando le aspirazioni personali con tanta umiltà e consapevolezza che le conoscenze tecniche non sono mai abbastanza per evitare di fare danni ad un individuo in forte evoluzione.
Umiltà, passione e tanta curiosità nel confrontarsi con gli altri… NON SONO MAI DA ABBANDONARE.
Se insieme a queste ultime cose ci mettiamo: voglia, determinazione e “madre natura” ecco fugati i tanti dubbi degli “scettici” per partito preso".

La fossa

La fossa in verità è un buco nero. È il fenomeno del drop out sportivo che tutto ingoia: i rari talenti emergenti del nostro già povero sport, nella sua variante podistica, assieme ai sogni (illusioni?) di nostalgici allenatori alla ricerca di una improbabile età dell'oro del running.
Daniele D'Onofrio salta fuori dalla fossa con irriducibile caparbietà. Da subito. In alto, nella foto a sinistra, Daniele si avvia a vincere il Campionato Regionale di Corsa su Strada Cadetti con addosso la canotta gialla della sua società sportiva d'origine, l'Atletica Alto Sangro.  È il 2008 e, in quella stessa foto, è possibile notare il buon Massimo Pompei (DT della Gran Sasso Teramo), le mani dietro la schiena e gli occhi ben puntati sull'atleta, seguire con molto interesse la prova di una categoria federale cruciale. Si esce fuori vincenti dalla fossa grazie all'azione sinergica di più intelligenze: quella dell'atleta, in primis, con le sue immense qualità volitive; quella dell'allenatore che ha favorito in modo decisivo la sua crescita atletica (il cosiddetto salto di qualità; Donato Chiavatti ha davvero realizzato un capolavoro) ed infine, last but not least, l'associazione sportiva, l'Atletica Gran Sasso Teramo del Presidente Maurizio Salvi, una delle poche società italiane prodighe nell'investire sui propri tecnici, istruttori o allenatori che siano, e nelle scuole di avviamento allo sport (dizione antidiluviana ma ancora molto efficace) piuttosto che scommettere 'al buio' sul talento di turno (spesso un campioncino extaregionale).

I leoni

Di leoni veri, dentro e fuori la fossa, ne sono rimasti pochi. Daniele è uno di essi ed ha a che fare col sacro che, come ci ricorda Umberto Galimberti, è parola indoeuropea che significa "separato". Daniele ha successo nelle discipline atletiche che pratica perché è separato dal pensiero e dall'azione dominanti della generazione cui appartiene. È una sorta di anacronismo vivente.
Lo ricordo non ancora quindicenne, alla sua prima competizione in pista nell'impianto di Lanciano, chiedere ai presenti quale fosse il senso di marcia, assieme ad altre informazioni circa la partenza ("a cronometro, individualmente ogni tot secondi o tutti insieme?"; retaggio dello sci da fondo?). Su strada però correva già a 3:20/km per circa 10 km.

Chiudo con una dedica all'anonimo dalle incursioni telematiche odiose. Ne faccia ciò che vuole.

"Perché verrà un tempo in cui gli uomini
non sopporteranno più la sana dottrina,
ma solleticati in ascoltar cose piacevoli,
si circonderanno di una folla di dottori
secondo i loro capricci e, distogliendo
l'orecchio dalla verità, si volgeranno
alle favole". Seconda lettera di Paolo a Timoteo, 4:3-4

sabato 28 aprile 2012

Yes We Run è...


Yes We Run è l'atto conclusivo di un progetto integrato di cultura sportiva, di prevenzione e promozione della salute rivolto a quel delicato segmento dell'età evolutiva che va dai 3 ai 15 anni.

Yes We Run è l'equilibrio perfetto nella collaborazione sinergica tra Associazioni Sportive, Scuola, Università,  ed Enti Locali.

Yes We Run è solidarietà: attraverso "il connubio d'intenti con la ASL di Chieti - Ufficio Coordinamento Trapianti che, al fine di sensibilizzare la cittadinanza alla donazione organi, sarà artefice della SLOW RUN, la passeggiata lungo il percorso vita dell'Università di Chieti, che avrà anche il fine solidale di contribuire alla costruzione di una scuola in Etiopia, nell'ambito dei progetti della Fondazione "I fiori del bene" di Chieti. Per dare il proprio contributo basterà comprare il cappellino realizzato ad hoc per l'occasione, indossarlo e partecipare alla passeggiata nel verde del percorso universitario".

Yes We Run è Danilo Tomei assieme agli amici del Let's Run For Solidarity.

Sabato 5 maggio 2012 sarà importante esserci. Io ci sarò.

mercoledì 25 aprile 2012

Lettera aperta a Giorgio Calcaterra

(foto da  http://onemarathonforcapasso2005.wordpress.com/)

Caro Giorgio,

complimenti per il tuo ennesimo capolavoro. La cifra della tua impresa credo stia tutta dentro una parola: dignità. Dignità come primato morale che nobilita il risultato atletico, ponendolo ad un livello molto alto di apprezzamento e condivisione generale, all’interno del multiforme ambiente dell’atletica leggera; tanto alto da rimanerne io stesso stupito. Mi spiego meglio: correre in quel modo, a quarant’anni, chiudere una prova così difficile sorridendo con la leggerezza dei grandi, ha portato molti di noi, allenatori di atletica leggera, a riflettere con un interesse nuovo sul dato tecnico della tua prova.

L’altro ieri, parlando con uno stimatissimo coach delle mie parti (addirittura un tecnico nazionale del settore velocità!) mi sorprendevo a sentirgli dire queste precise parole: “Che fenomeno Calcaterra, sembra non innescare mai…”. Sì, Giorgio, in quel momento nelle parole di quell’allenatore ho letto l’ammirazione, quasi infantile, che si può provare per un Bolt o per un Powell; un’ammirazione però limpida, intelligente, scevra da ogni sospetto che nulla, purtroppo, ha a che vedere coi sentimenti che affollano il nostro animo ogni qual volta un campione ‘stellare’ (il velocista ipermuscolato di turno, ad esempio) straccia l’ennesimo primato mondiale.

Giorgio, ci fai tornare a Dorando Pietri, alla parte più genuina di quell’epica che tu hai saputo epurare dalla vuota e talvolta pericolosa retorica della mitologia da bar. Sei riuscito a farlo con inimitabile semplicità, con sacrifici immensi ma possibili, realizzati attraverso l’esatta conoscenza che hai del tuo corpo e della tua psiche.

Il compianto Carmelo Bosco, uno scienziato vero prestato per nostra fortuna allo Sport, amava dire ai suoi allievi più o meno questo: ”Ignoranza e fantasia fanno la fantascienza (ovviamente non si riferiva al genere letterario del grande Asimov, nds). Conoscenza e fantasia fanno la Scienza”.

Grazie Giorgio per averci mostrato, una volta di più e con la dignità che ti appartiene, la strada da percorrere.

Un abbraccio

mario de benedictis

venerdì 20 aprile 2012

Fuori centro/2


Dunque il Centro di preparazione Mezzofondo e Marcia verrà inaugurato il 25 aprile 2012 con un raduno interregionale (Abruzzo-Marche).
Questo il programma:

  • Ore 9.30: appuntamento all’uscita autostradale Roseto degli Abruzzi.

  • 10.15: arrivo presso il Centro.

  • 10.45: 1^ seduta di allenamento.

  • 13.15: pranzo presso la struttura.

  • 16.00: 2^ seduta di allenamento.

  • 18.30: visita della struttura e dei percorsi riservata a dirigenti, atleti e tecnici delle squadre abruzzesi.

  • 19.00: conclusione e brevi interventi.
Laconico. E forse pure un tantino confuso. Qualche domanda: perché visitare percorsi e struttura dopo la fine della seconda seduta di allenamento? Non sarebbe più logico prenderne visione prima di cominciare a correre e marciare? A chi sarà data la conduzione tecnica del raduno di marcia (credo non sia una domanda da poco)? 

Per questo 'giro' farò passo. Salutatemi pure il cervo e tutta la fauna autoctona e alloctona presente nella riserva naturale. (Di centri di preparazione per le discipline di endurance ne ho frequentati molti, dentro e fuori l'Europa; credo di avere un'esperienza ultra decennale in tal senso; a breve scriverò qualcosa su come  oggi, a mio avviso, bisognerebbe 'rileggere' l'Abruzzo (tutto l'Abruzzo) come laboratorio podistico di eccellenza. Ha ancora senso un Centro di preparazione dentro una struttura fissa?).

domenica 15 aprile 2012

12 meno 0,3


Il Vivicittà 2012 svoltosi oggi a Pescara era più corto di circa 300m. Credo che la cosa non sia passata inosservata. Misurare 'a spanne' il percorso di una manifestazione podistica tanto prestigiosa è un autogol clamoroso. Spiace dover scrivere ancora post di questo tipo. Consoliamoci con la classifica nazionale comparata che vede, tra gli uomini, 3 dei 'pescaresi' tra i primi 10 (su tutti un MERAVIGLIOSO DANIELE D'ONOFRIO a 3 sec. dal keniano di turno) e tra le donne la 2^, l'avezzanese Samiri Touria.
I nostri migliori ragazzi, così come tutti i podisti partecipanti, non meritano questa ennesima 'sforbiciata'. E non è solo una questione d'immagine.
"Continuiamo così, facciamoci del male!".

venerdì 13 aprile 2012

Auguri Augusto!


C’è una solitudine che non ci lascerà mai troppo soli”, mi scriveva l’amico Paolo Dell’Elce, un giorno d’aprile di dieci anni fa, sulla pagina di rispetto di una copia preziosissima e consunta di “Cent’anni di solitudine” dell’immenso Marquez.

Il lettore, come il runner, è un solitario che compie un gesto collettivo. Si corre e si legge per tutti gli uomini. È la forza straordinaria e ancestrale del rito.

Dentro un giorno di aprile di cinquant’anni fa nasceva Augusto Vancini, amico-fratello dalla sensibilità sovrannaturale. Augusto corre come se leggesse un libro; il suo libro preferito che spesso ama condividere coi miei ragazzi al campo.

Ad Augusto, che è pure un raffinato cultore della buona musica, voglio dedicare un brano di una band britannica non troppo nota: “The Loneliness of the Middle Distance Runner” (Belle & Sebastian). Sono certo che apprezzerà.

Buon ascolto e, soprattutto, buon compleanno Augusto!

martedì 3 aprile 2012

In marcia...


In occasione dell'ultima Convention nazionale dei tecnici di atletica leggera, svoltasi a S.Vincenzo (LI) dal 30 marzo al 1 aprile scorsi (clicca qui), durante i diversi coffee break in molti mi hanno chiesto informazioni sul centro di eccellenza per mezzofondisti e marciatori, in Abruzzo (clicca qui). Tra i tanti curiosi c'era pure il responsabile nazionale del mezzofondo, il Prof. Pietro Endrizzi, che mi chiedeva se fossi io, all'interno di quel progetto, ad occuparmi della marcia. Anche Stefano Baldini era molto interessato all'argomento. Ovviamente ho risposto loro che non ne sapevo nulla e che, comunque, a breve il centro in questione sarebbe stato inaugurato. Speriamo bene, ché abbiamo addosso gli occhi dell'Italia atletica che conta.

I progetti buoni sono quelli che, verificati nella loro 'bontà', sono realizzabili. Il giorno in cui a Morro d'Oro (TE) veniva presentato il centro di eccellenza abruzzese per la marcia e il mezzofondo (sabato 24 marzo u.s.) io presentavo a Pescara, assieme ai colleghi del WJR - Scuola di Podismi, ai responsabili di Area Fitness e al Circolo Velico "La Scuffia", il progetto MARINA WALKING (clicca qui). Sarà pleonastico ma voglio scriverlo una volta ancora: la solidità di un edificio si vede dalla sua base.


lunedì 26 marzo 2012

Fuori centro

QUESTO È UN CENTRO DI  ECCELLENZA PER LA PREPARAZIONE DEI RUNNERS

(foto da  http://lacittaditeramo.blogspot.it/2011/06/il-colore-della-natura-visita-castel.html)
E QUESTO?

Nel sito fidalabruzzo.org possiamo leggere che il 21 aprile 2012 verrà inaugurato il progetto del centro di preparazione di marcia e mezzofondo, realizzato nella riserva naturale di Castel Cerreto, a Penna Sant’Andrea in provincia di Teramo. "Un’opera destinata ad ospitare la preparazione di atleti abruzzesi e di altre regioni", così recita il comunicato federale. Finanche il solito anonimo ha tenuto a farmi sapere la cosa  postandomi, in lieve differita, un commento alle 2:00 del mattino di domenica scorsa (!!!???).

Attendendo gli sviluppi di questo interessante progetto voglio dare un'informazione di carattere tecnico: l'attività principale di un marciatore o di un runner di eccellenza non è il birdwatching.

sabato 17 marzo 2012

Distanze


Il post precedente, Genesi banale di un mostro normale, ha ricevuto finora ben cinquantanove commenti e il flusso potrebbe continuare nelle prossime ore. La cosa mi preoccupa un po' vista la caratura culturale ed etica di molti di essi. Commenti prevalentemente anonimi, puerili nella loro petulante insistenza. Qualcuno molto vicino al mondo dell'Atletica Leggera abruzzese mostra di essere in seria difficoltà. Vorrei tranquillizzarlo. Non è scrivendo compulsivamente sul mio blog che si risolvono i problemi della nostra piccola e povera atletica locale; non si sciolgono così nemmeno certi personali garbugli interiori.

Lascio lo sport 'muscolare' e 'vincente' ad altri per orientare il mio impegno intellettuale su una particolare declinazione del significato della parola "distanza". 

Non è possibile chiudere tutte le distanze. Non potrò mai intendermi con l'anonimo che scrive "solo i vincitori fanno la storia". Il dialogo non è sempre possibile e bisogna farsene una ragione.

Quanto dista la Terra dalla Luna? La cosa è nota: circa 356.000 km al perigeo e 384.000 all'apogeo. Quanto dista la Scuola dallo Sport (e dalle discipline di endurance dell'atletica in particolare)? Un abisso insondabile. Tempo fa, nella ricerca di un problema di matematica da assegnare ai miei alunni, ne trovavo uno che faceva così: "Giovanni si allena tutti i giorni per la maratona di Venezia. Ogni giorno percorre per 25 volte un circuito di 20 hm. Quanti km percorre in un giorno? E in una settimana? E in un mese? Si chiudeva una settimana scolastica abbastanza pesante e senza pensarci troppo assegnai quel problema come esercizio per il lunedì successivo. Un'alunna assai sveglia, finita la dettatura del testo, mi disse: "20 hm sono 2 km. 'Sto ragazzo corre 50 km al giorno. A me sembra un matto...". Ho faticato un bel po' a spiegarle che i maratoneti non corrono così a lungo.
I nostri bambini (gli abruzzesi intendo) sono tra i più sedentari d'Italia (clicca qui). Per molti di loro chi pratica con continuità la corsa o la marcia è un matto o, nella migliore delle ipotesi, un tipo buffo, eccentrico. E la cultura ufficiale, la scuola, coi suoi testi 'distanti' anni luce dal reale e con due ore setimanali di educazione motoria (quando va bene), procede d'inerzia, tra buoni propositi e investimenti risibili (in risorse umane e finanziarie).

Sono questi i problemi di cui dovrebbe occuparsi un Comitato Regionale Federale piuttosto che riempire il forum del proprio sito ufficiale di inutili e stucchevoli questioni personali; chiacchiere da bar che, come direbbe qualcuno, dovrebbero essere appannaggio di "blog locali di natura personale"(?!). E se ciò  non dovesse essere possibile me ne farò una ragione ché, credo, sia una questione di distanza culturale, incolmabile fino al prossimo novembre. Dopo, si vedrà.

giovedì 8 marzo 2012

Genesi banale di un mostro normale

Non è il mostro sbattuto in prima pagina l'oggetto di questa mia incursione telematica. Troppo facile. Parlerò di qualcosa di "normale". 

È proprio il carattere di normalità a determinarne la pericolosità. Il mostro cova dentro molti di noi. È il desiderio sottile di affermarsi, di apparire ad ogni costo, di realizzare il proprio gradino di celebrità. Sulla pelle di un innocente.

Spesso assume forme riconoscibili e banali e fa la scimmia alla locuzione televisiva più gettonata: "Saranno famosi". 

Il mostro dapprima è un mostriciattolo. Fa quasi simpatia. Può animare le accorate preoccupazioni di genitori e allenatori durante la "mini-non-competitiva" podistica locale, lunga 200-300m. Cronometri che suonano, per sondare quello che non esiste; per costruire ciò che non deve esistere. 

Si vince e si perde, è un gioco. Ma è meglio vincere. Bisogna vincere. E allora si iniziano a contare le vittorie. "Ecco il bambino che ha vinto 32 gare...", urla lo speaker della locale kermesse podistica. Lo spettacolo è servito. E il mostriciattolo cresce. 

Non tutti i mostriciattoli diventano mostri, per carità. Come neanche tutte le imprese realizzate con entusiasmo e passione sono salutari ed eticamente ineccepibili. Il male, come ci ha insegnato Hanna Arendt, può essere terribilmente banale.