domenica 29 giugno 2008

Raffaello Ducceschi (a post for)

Glielo avevo “promesso”. Nell’ultimo post, quello dell’invito a lasciare commenti, chi ti “risento”? Chi mi riscrive? Il grande Raffaello Ducceschi (nella foto) in anima e computer. Per i piccini, ma anche per gli adulti con memoria (sportiva, e non solo) corta, voglio ricordare due o tre cose di lui. Innanzi tutto che è stato un marciatore. Un grande marciatore. Uno dei più interessanti talenti che si siano mai visti nella difficile disciplina del taccopunta. Capace a soli ventidue anni di arrivare 5° in un'Olimpiade (Los Angeles, 1984, 50 km), di classificarsi 8° in quella successiva (Seoul, 1988, 50 km), vinse le Universiadi nel 1987, sulla 20 km. Sempre nel 1987 fu 4° nella 50 km ai Mondiali di Roma. Di lui si è detto e scritto di tutto: del genio artistico-pittorico (oggi si occupa professionalmente di industrial design – per ulteriori notizie vai su http://www.piccinato.com/pagine/noi/collaboratori/raffaello_ducceschi/pag/raffaello_ducceschi_ita.htm ), dell’immenso talento atletico. Qualcuno tra i giornalisti favoleggiò addirittura di suoi trascorsi giovanili come madonnaro (fola di quelle che certa stampa utilizza per dar benzina all’immagine di personaggi emergenti); in molti (ed io tra questi) lo ricordano per aver “vivacizzato” con trascinante ironia il mondo esoterico e claustrale della marcia.
Prima di chiudere voglio ricordare un aneddoto. Si era a alle olimpiadi di Seoul, nel lontano 1988. Il giorno prima di ripartire per l’Italia, riuscii ad imboscarmi nella mega-mensa internazionale del villaggio olimpico. Io e Raffaello mangiammo insieme un “pastrocchio” di riso, cucina cinese. Mi chiese se sapevo usare le bacchette. Provai a spiegare con un esempio, ma mi incartai. Lui allora, cominciò a sbacchettare, prima fingendosi impacciato e poi spazzolandosi il piatto come neanche un mingong di Shanghai. Ridemmo di gusto entrambi.

See you soon, Duccio, and... good luck!

mercoledì 25 giugno 2008

Tanti lettori, zero commenti




E già. Da questi paraggi pare che passino in tanti (il numero che si conviene per un blog a carattere "familiare"), ma si è in pochi a scrivere. Son qui a chiedervi, o irriducibili cibernauti, una riga del vostro, un suggerimento (per esempio un argomento che vorreste fosse toccato), un commento, o ciò che più vi aggrada, sempre nei limiti del civile e costruttivo comunicare. Per scrivere basta cliccare su "commenti", in calce a queste righe (non dovrei dirlo, ma lo sanno pure i miei alunni di 5^ elementare).
Chi comincia?

venerdì 13 giugno 2008

Il talento e il campione: potenza e atto?

Stavolta scomodo pure Aristotele. Per carità siamo sempre su un blog, il mio, dove faccio passare opinioni, mica affermazioni incontrovertibili! Voglio però ragionare di alcune questioni abbastanza note a chi si occupa di mezzofondo e fondo in atletica leggera. La domanda è: ma che fine fanno i nostri migliori mezzofondisti (ed anche marciatori) una volta usciti dalla categoria cadetti? Per carità, viviamo un tempo di vacche magre assai per quanto concerne le discipline di endurance in generale; una situazione che, probabilmente, ha la sua causa principale nelle piaghe sociali dell’ipocinesi e dell’ipernutrizione. Ne abbiamo già parlato. È pur vero però che quei pochi “puledri” che vengono a galoppare per qualche tempo dalle nostre parti, sembrano imbolsire intorno ai 17-18 anni, per poi sparire definitivamente compiuti i 20, quasi non fossero mai esistiti (atleticamente).
Rimarrò prevalentemente (per motivi pratici e di esperienza personale) sui maschietti. La questione non è molto diversa nel settore femminile; citerò pure qualche esempio.
È molto triste leggere le graduatorie nazionali allievi 2007 e trovare non più di 5 tempi sotto gli 8’50” nei 3000m. Ancora più penoso, con queste premesse, preconizzare risultati risibili tra gli juniores e i seniores (ometto volutamente la categoria promesse, per me un’assurda quanto fuorviante invenzione “amministrativa”) nei prossimi 2-3 anni e su tutte le distanze del mezzofondo olimpico (della maratona non voglio parlare).
Faccio allora un paio di conti: ogni anno l’Abruzzo è capace di cavar fuori almeno 3-4 cadetti interessanti. Ne ho conosciuti alcuni, in tempi recenti, capaci di correre i 1000m in 2’42” già al primo anno di categoria. A parte qualche rarissima eccezione, quegli stessi atleti “rallentavano” sui 2000m, si facevano più deboli, meno runners usando un’espressione terra terra; e questo mi fa pensare. Paradossalmente le distanze “brevi” come i 1000m e la ricerca precoce del risultato (soprattutto da parte di taluni allenatori) sono il primo grosso ostacolo ad una crescita equilibrata dei nostri giovani mezzofondisti. Eppure basterebbe dare un’occhiata ad uno dei tanti testi che trattano delle basi biologiche dell’allenamento di bambini ed adolescenti, per rendersi conto di quanto possa essere controproducente, pericoloso, lavorare con essi sconfinando nel lattacido, spesso e volentieri, giocando a ridurre drammaticamente i tempi di recupero.
Tempo fa qualcuno mi fece arrivare un messaggio del tipo: “i ragazzini devono velocizzarsi, devono correre meno e più velocemente”. Qualcun altro - leggevo nel suo curriculum di tecnico – vantava i risultati di 5-6 atleti da lui allenati, ragazzi talentuosi che, arrivati a vent’anni, interruppero l’attività per infortuni vari (ma anche perché vieppiù demotivati). Di questo allenatore mi fece impressione leggere: “Ha allenato x y, campione italiano ai Giochi della Gioventù”. La cosa, paradigmatica di quanto fin qui detto, si commenta da sé.
Si confonde la potenza con l’atto, riprendendo rusticamente Aristotele; il talento per certuni è già campione e in nome del risultato prêt-à-porter lo si pressa da subito e senza troppi riguardi. E allora vado a quei pochi esempi di giovani eccellenze atletiche realizzatesi poi da adulti. Mio fratello Giovanni (in foto), capace di correre i 2000m a 10 anni (era il ’78) in 6’33”4, di marciare i 10.000m in 41’50” a 17 anni; ha poi fatto ciò che si sa. Gisella Orsini, marciatrice che strappai nell’89 ad un destino ibrido di podista-marciatrice, per indirizzarla verso le soddisfazioni che ancora oggi, a quasi 37 anni, è in grado di togliersi. Annalisa Scurti, pescarese, mezzofondista che in molti non ricordano più; cominciai ad allenarla all’inizio dell’87, quando stava per interrompere anzitempo la sua carriera a causa di tendini arrivati ormai al capolinea. Da mezzofondista veloce iniziò a “pensare ad altro”: passò prima sui 3000m (12^ in finale ai Campionati del Mondo Juniores a Sudbury nel 1988, col tempo di 9’26”; 9’11” l’anno dopo) e poi a 21 anni fu capace di correre il suo secondo 10.000m in 33’28” (2^ agli Italiani Assoluti del ’90). Corse anche due edizioni dei Campionati del Mondo di Corsa su strada (1h13’41” il suo crono sulla mezza maratona).
Per non restare al “mio”, voglio ricordare il grande Luciano Carchesio, talento vero, scoperto ed allenato da Donato Chiavatti, già forte nella categoria ragazzi e capace da senior di un 8’27” e spicci sui 3000st (vinse un titolo italiano assoluto sulle siepi nell’82, davanti a Panetta; fu finalista, sempre in questa disciplina, agli Europei di Atene di quello stesso anno). Chiudo con Alberico Di Cecco, altro esempio di longevità atletica, capace a 16 anni di correre i 3000m in 8’27”5 e un “ufficioso” 10.000m intorno ai 31’30”!

Del doman non v’è certezza...

lunedì 2 giugno 2008

Lanciano, o cara




Il titolo di questo post non è frutto della mia creatività. Appartiene alla suggestiva fatica letteraria di Giovanni Nativio. Chiedo venia, Giovanni. Il furto è motivato dalla bella impresa atletica di Lorenzo Sammassimo (l'atleta delle due foto), Cus Chieti Atletica. Ieri, domenica 1 giugno, a quattordici anni appena compiuti e alla prima esperienza sulla distanza dei 2000m, ha fatto registrare in terra frentana un bel 6'12"6, con un negative split di 3'08". Grande poi l'ultimo dei cinque giri, "galoppato" in 1'09"8.
Sono davvero contento perché conosco il percorso che c'è dietro questo risultato, che è stato preceduto da un'altra performance notevole (anch'essa a suon di personale): il giorno prima e sulla distanza dei 1000m Lorenzo ha fermato il cronometro sul tempo di 2'48"5.
Con Lorenzo e con gli altri ragazzi del Cus si sta praticando innanzi tutto una pedagogia prima che una metodologia dell'allenamento. È questo il mio segreto di Pulcinella. Perché non c'è Scienza senza Educazione.

mercoledì 9 aprile 2008

Flavio Di Bartolomeo vince il Vivicittà a Pescara

Flavio Di Bartolomeo ha vinto la XXV edizione del Vivicittà a Pescara. Ha 32 anni, una bella canotta azzurra del Cus Chieti Atletica e tante soddisfazioni ancora da togliersi.
Ha ripreso da qualche mese Flavio e sono onorato di dargli una mano tecnicamente. Per me e per lui la sfida è realizzare una volta per tutte quei risultati che avrebbe potuto siglare già qualche anno fa e che per ragioni imperscrutabili non sono mai arrivati.
A Pescara Flavio ha messo in riga la crema del mezzofondo abruzzese, lasciando a 5” uno splendido Sergio Naglieri (Farnese Vini)a 26” Daniele Grande (Grottini Team) e a 57” Andrea Santurbano (Atletica 2000 Pescara), quest’ultimo in difficoltà quando la gara è entrata nel vivo.
Flavio è tornato e gli son bastati pochi mesi di lavoro. Attorno a lui, tra i seniores in Abruzzo, a parte qualche “superstite” di antiche tenzoni podistiche, c’è un inquietante deserto.

giovedì 28 febbraio 2008

Il Cus Atletica Chieti c'è!























Il Cus Chieti Atletica c’è. C’è nei meravigliosi progressi di Giorgia Di Lallo, cadetta, al suo primo titolo regionale nel cross (a l’Aquila, domenica scorsa), pronta a difendere i colori dell’Abruzzo nel Criterium Nazionale Cadetti/e il 16 marzo prossimo a Carpi (MO). C’è nelle falcate leggere di Micaela D’Ambrosio, prima nelle esordienti A, e di Chiara Sammassimo, terza sempre tra le esordienti A. E poi Lucrezia Anzideo, terza tra le Ragazze (lei che è al primo anno di categoria), Lorenzo Sammassimo, cadetto, cresciuto tanto fino a portarsi a ridosso dei tre migliori cadetti abruzzesi, che rappresentano anche la crema del mezzofondo nazionale di questa categoria. E poi Luca Di Muzio, Manuel Esposito, cadetti anche loro e pure loro a qualche passo dai primi.

Il Cus Chieti Atletica c’è.

martedì 5 febbraio 2008

Levrieri africani e pitbulls nostrani

















In alto, un momento della 76^ edizione della Cinquemulini. In basso, Saturnino Palombo, Cus Chieti Atletica, seguito da Andrea Santurbano dell'Atletica 2000, nelle fasi finali del Campionato Regionale di Cross 2008.


L’eritreo Tadese è la nemesi perfetta dell’ex connazionale Kenenisa Bekele, etiope campione olimpico e mondiale, nonché primatista del mondo dei 5.000 e 10.000m. Campione del mondo di mezza maratona e di cross, Tadese ha vinto l’altro ieri la 76^ edizione della classicissima Cinquemulini, 10 km e rotti di fango vero e fatica d’altri tempi. Mi ha impressionato la sua capacità di reiterare attacchi e cambi di ritmo su ritmi già “marziani” (correre a 3’00”/km col fango fin sulle caviglie...), di piegare la maschera impassibile e veloce del keniano Kipchoge, anche lui in forma strepitosa tanto che, intorno al 7° km, ho pensato potesse far secco l’eritreo.
In somma, quella che si dice una gara al sugo di pesce.

Le immagini della Cinquemulini erano successive a quelle più “umane” del nostro Campionato Regionale Individuale di Corsa Campestre, un paio d’ore prima. Queste le ho vissute in “presa diretta”, in quel di Spoltore (PE), zona Arca, senza telecomando in mano né divano sotto le terga. Di fango ce n’era poco, ma il percorso era duro; in molti punti nervoso. Ero lì per sostenere innanzitutto i miei due “trattori” del Cus Chieti Atletica, Flavio Di Bartolomeo e Saturnino Palombo. Runners grintosi e in forte ripresa, giunti nell’ordine sesto e settimo. Per carità atleti umani, molto umani; non levrieri africani. Trovo comunque soddisfazione nel vederli braccare da vicino alcuni pitbulls nostrani. Se son rose...

venerdì 1 febbraio 2008

Lasciamo correre



Insegno a Pescara, in un quartiere di quelli “difficili”. A volte mi succedono cose incredibili. Vi racconto l’ultima. Ieri ho portato i miei bambini in cortile. Si faceva l’esperienza di una corsa a perdifiato sul perimetro della scuola (263m, misurati con la ruota metrica che ho sempre con me in auto). Nell’ora precedente, quella di scienze, avevamo parlato di fatica muscolare, di velocità e resistenza, di “benzine” diverse. Quale occasione migliore della successiva ora di motoria, per “spiegare” dal vivo nozioni altrimenti astruse? E quindi, tutti in cortile. Io stavo col cronometro sulla linea di partenza (un tombino); due bimbi, carta e penna, registravano i singoli tempi. Tutti gli alunni, a turno, si sono cimentati nell’impresa. Alla fine, come da copione, hanno fatto correre pure me. Ero il Giovanni Storti (cfr. il trio Aldo, Giovanni e Giacomo) di “Tre uomini e una gamba”; quello della sfida a braccio di ferro con un bimbo di sei anni. I miei di anni ne hanno quasi undici, ma la sostanza non cambia.
Sono un agonista di merda e siccome sono pure il loro maestro ho tirato da pazzi. Sembravo Steve Ovett nella finale degli 800m ai Giochi Olimpici di Mosca. Qualche minuto dopo eravamo tutti in classe, sfiatati come mantici bucati, ma felici. La bidella no. Col viso uno straccio mi fa: “Mae’, pensavo finisse male. Ero alla finestra e l’ho vista passare di corsa, come un matto. Dietro di lei, per strada, sfrecciava una pattuglia dei carabinieri. Più avanti dei ragazzi che scappavano. Ho pensato potessero spararle”.

mercoledì 30 gennaio 2008

Ripartenze(1)




Dieci giorni fa si chiudeva ad Ancona la Convention nazionale dei tecnici di atletica leggera, una tre giorni molto intensa centrata quest’anno sulle problematiche del talento (“IL TALENTO – Metodologia dell’allenamento e moderne tecniche di valutazione”).
Si era davvero in tanti, circa cinquecento tecnici tra allenatori ed istruttori, disciplinatamente assisi sulle tribune dell’evocativo Palaindoor dorico.
Per me è stata l’occasione di rivedere molti illustri colleghi, compagni di viaggio qualche anno fa in almeno un paio di edizioni dei Campionati del Mondo di Atletica Leggera. Alcuni di loro erano tra i relatori (Elio Locatelli, Vittorio Visini, Antonio La Torre, Pierluigi Fiorella...), avanguardie intelligenti di un movimento in cerca di nuova linfa, ma anche di antidoti per contrastare ipocinesi e obesità infantile, piaghe assolute della società occidentale e cause prime del decremento prestativo negli sports di endurance (e non solo).

Tre giorni serrati di dibattiti, confronti accesi, condivisi soprattutto con gli amici-colleghi del Cus Atletica Chieti, la mia nuova società sportiva dove alleno mezzofondisti e marciatori. Con loro ho viaggiato da Pescara ad Ancona al mattino, per tornare a tarda sera, sfinito da riflessioni necessarie da riprendere nei giorni a seguire.
Un grazie quindi ai miei pazienti compagni di viaggio; il nocchiero Rossano D’Intino, gli atleti-allenatori Enrico Saraceni, Carmine Tico e Flavio Di Bartolomeo, vittime predestinate della mia esiziale logorrea; registi e attori di un Cus Atletica Chieti motivato e decisamente attivo.

lunedì 12 novembre 2007

Quando Giovanni correva e Mario marciava



Giovanni de Benedictis, 10 anni, runner

Mario de Benedictis, 14 anni, marciatore




C’è stato un tempo in cui Giovanni de Benedictis, mio fratello, correva. A quel tempo il marciatore in famiglia ero io.
Giovanni andava davvero forte nella corsa: 6’33”4 sui 2000m in pista a 10 anni; roba da keniani. Io a 13 anni avevo un normalissimo 21’34” sui 4 km di marcia e 6’39” nei 2000 di corsa.
Certe sere penso a cosa avrebbe potuto combinare Giovannino nella maratona, col suo talento immenso; la sua innata capacità di mulinare frequenze allucinanti per tanti metri, alchimia genetica che, a soli 10 anni, gli permetteva di correre i 400m in 1’04”.

È andata comunque bene così. Per lui, ma anche per me.

sabato 20 ottobre 2007

Prosciutti e buoni benzina

Camillo Campitelli, il mito
Praefatio

Un blog è un diario. Il mio parla di running, ma anche di marcia atletica ché me lo impone la storia, la mia. Nel mio blog difficilmente troverete articoli scientifici, studi di fisiologia del movimento, alimentazione o quant’altro attenga alla ricerca dello sport, in funzione endurance. Chi volesse parlare con me di teoria dell’allenamento sportivo, di pianificazione e programmazione dell’allenamento di mezzofondisti, maratoneti e marciatori, sa come contattarmi; il mio indirizzo mail lo si trova cliccando sulle “informazioni personali”.

Nel mio blog racconto storie. E qualche mezza verità.

[…] sin dall’infanzia sono stato incantato dal fatto e dal simbolo della mano destra e della mano sinistra: la prima rappresenta colui che fa, la seconda colui che sogna. La destra è l’ordine, la legalità, le droit... Le sue bellezze sono quelle della geometria e delle rigide connessioni. Cercare la conoscenza con la mano destra è scienza. Eppure dire soltanto ciò della scienza significa trascurare alcune delle sue fonti, poiché le grandi ipotesi della scienza sono doni che giungono dalla mano sinistra.
(J.S. Bruner, On Knowing. Essays for the left hand)

Mercatini rionali

Prosciutti, buoni benzina ai primi classificati e il nostro movimento è salvo. Almeno così parrebbe. Dalle mie parti però a correre davanti sono sempre i soliti, ex-giovanotti di belle speranze ed un semidio di quarantacinque anni, Camillo Campitelli (il mito Campitelli; appartiene alla dimensione del sacro; come ogni buon mito dovrebbe ordinare la realtà del nostro povero mondo; Camillo no, anzi, lui la sovverte. Da dove vieni Cami’?).
A vederli gareggiare sembrano dare l’anima. E in effetti la danno, la sputano sfiatata ad ogni traguardo. Si amano e si odiano sul filo dei diciotto, diciannove chilometri orari, i forzati del running di casa nostra, eroi del borgo e per una mezza giornata, una settimana al massimo, ché la domenica successiva si corre di nuovo.
Sembrano avere tendini d’acciaio, legamenti e articolazioni della stessa natura. I loro meccanismi di recupero paiono regolati da biochimiche extraterrestri.
Parrebbe.
Ogni tanto però qualcuno lì davanti si ammacca. Iniziano i pellegrinaggi infiniti presso santi e santoni della fisioterapia. Plantari d’ogni colore e consistenza promettono equilibri taumaturgici, dalla prima calzata. E se non funzionano (come può un plantare “curare” un’infiammazione?) allora giù con laser e tecar, ipertermia, diatermia e onde d’urto e chi più soldi ha (da buttare) più ne spenda; perché spesso non c’è criterio scientifico dietro la scelta di questo o quell’intevento terapeutico. Pochi seguono la logica trafila: medico di base, ortopedico (meglio se con una solida esperienza medico-sportiva), fisioterapista. Prevalgono le “mode”; il successo improbabile e rassicurante dell’amico che ce l’ha fatta curandosi con dieci sedute di...

Un suggerimento per gli organizzatori di manifestazioni podistiche: iniziate a pagare in buoni laser, tecar, ecografie, risonanze, eccetera, eccetera; farete il tutto esaurito. Una moltitudine di vecchi (ma anche tanti giovani, ahimé!) runners arrugginiti e traumatizzati non aspetta altro. Fa eccezione Camillo Campitelli, naturalmente.

mercoledì 22 agosto 2007

Elogio della strada

Lorenzo Sammassimo del CUS Chieti Atletica


Quante volte l’hanno maledetta. Certi “puristi” dell’atletica leggera, come i pedagoghi dell’ “attenti a bruciare i ragazzini”, hanno sempre demonizzato l’attività giovanile del “running stradale”, condendo le loro traballanti teorie con affermazioni del tipo: “prima bisogna velocizzarli…”, “la strada rallenta…”, “troppi chilometri fanno scoppiare…”, eccetera eccetera.
In un’epoca in cui ci viene attribuito il triste primato di nazione tra le più obese del pianeta e dove pare che la Calabria – udite udite! – sia la regione italiana col più alto tasso di obesità infantile, voto per la quasi santificazione delle corse su strada!
Boutade a parte, credo ci sia tanto da lavorare, per recuperare un gap che non è più solo il segno di un regresso tecnico-sportivo, ma il sintomo micidiale dello scadimento della qualità della vita e dei suoi valori essenziali.
La foto di Lorenzo che corre è un invito a darci gioiosamente, ma concretamente, da fare.

mercoledì 1 agosto 2007

Keniani d'Abruzzo

I keniani del Cus Chieti Atletica

Si può tornare a nascere, altrove; Giulianova, Morro d’Oro, Chieti. Di rinascita atletica si tratta, il tornare ad occuparmi di training, da ricercatore-podista (passatemi il termine), impastarmi col sudore e l’attività intelligente di un bel gruppo di appassionati. Per questo non finirò mai di ringraziare il mitico Gianni Petrella, presidente del Runners Adriatico di Giulianova; Gabriele Di Giuseppe, impareggiabile direttore tecnico della Bruni Pubblicità Atletica Vomano. Di loro, delle cose meravigliose che fanno quotidianamente, molto ho detto e ancora tanto dirò.

Oggi però voglio esprimere un sentimento analogo, per intensità e bellezza; un pensiero che va innanzi tutto ad uno straordinario manipolo di eroi: il settore mezzofondo giovanile del Cus Chieti Atletica, che mi onoro di guidare come allenatore. Ragazzini controcorrente, silenziosi e puntuali faticatori in uno stadio altrimenti semideserto in estate. Keniani d’Abruzzo, dalle idee chiare; dal cuore limpido.

Grazie ragazzi, per ciò che mi insegnate ogni giorno.


lunedì 23 luglio 2007

Where are we going?



Qualche settimana fa sono tornato a correre nella pinetina vicino casa mia. Una "latitanza" di circa un anno e mezzo. Mentre giravo sull'antico circuito non ho potuto fare a meno di notare un gruppo di ragazzi, sui sedici anni, ubriachi e non so cos'altro, divertirsi a massacrare un pino a colpi di bottiglie di birra. A dire il vero la più attiva nell'"impresa" era una ragazza che, cellulare incollato sull'orecchio, spargeva cocci scuri taglienti e bestemmie dappertutto. Le faceva il controcanto un'altra quindicenne strafatta, a piedi scalzi e coi jeans calati fin sotto le chiappe; il perizoma sembrava chiedesse scusa.

"Come va, signo'?", eravamo soliti chiedere diversi anni fa alla mitica bidella Rosetta. E lei, filosofa di scuola stoica, ci rispondeva: "Sempre un po' peggio", con atarassica, serena rassegnazione.

A questo punto credo valga la pena postarvi un mio scritto di due anni fa. Avevo da poco compiuto quarant'anni.
Buona lettura.

Lo zainetto kaki

Prima un rutto. Poi un peto. Ancora un rutto e giù risa, sguaiate, di sedicenni fumati, che puzzano di birra e di scarpe da tennis. E anche di peti.
Il crocchio fa versi strani, si litiga per un pezzo di fumo. Qualcuno sta seduto su una panchina, qualcun altro tira pigne e si nasconde dietro un pino. Altri arrivano alla spicciolata su motorini spompati, che fanno più fumo del tossico che non vuole mollare il pezzetto di marocco della contesa. Si divertono a fare zig zag tra gli alberi. Qualcuno sgrattugia un paio di cortecce fingendo disinvoltura. “Tutto calcolato” fa, in una strana lingua tonale. Ma sanguina da un braccio e non gli crede un cazzo di nessuno. Un beone rumeno, trent’anni portati molto male, birra e urina fin dentro le scarpe, gira in tondo con una bottiglia in mano e ride. Sembra uno di loro, sta in mezzo a loro. Ma non è uno di loro. C’è ma non c’è. Lo urtano, lui fa un’altra piroetta e poi continua il discorso interrotto con l’amichetto rumeno che non l’abbandona dall’ultima sbronza di peroni bollente. L’amico fedele che non vuol scendere giù dalla sua spalla e che gli somiglia tanto. Da sobrio però.

E’ il settimo giro di corsa che faccio, dentro ‘sta fottutissima pineta. C’ho passato i migliori anni della mia vita a preparare mezze maratone in giro per l’Italia. Un anello di settecentosessanta metri, non uno di meno, misurati al millimetro con la rotella metrica dell’ufficio tecnico comunale. Adesso però faccio altro nella vita, per fortuna, ma la panza e quarant’anni da poco compiuti mi dicono che girare in tondo per un’ora, almeno quattro volte a settimana non è proprio da coglioni.
Cerco con la coda dell’occhio la sagoma della mia ombra. Lo facevo pure vent’anni fa. Mi esaltava vedermi correre a fianco un altro io, più etereo di me – un metro e ottantaquattro per sessantasei chili, giusto un’ombra – la sintesi perfetta, il distillato di tutte le minchiate che mi passavano allora per la testa. Eppure quel mandare il cervello in alfa, staccare col mondo e partecipare del mio, solo del mio… Cazzo! Dai che sono qui anche per questo.
Dopo il nono giro non riesco a scorgere la mia ombra. Forse è la stanchezza. Da qualche tornata c’ho il sudore che mi brucia gli occhi. Farei fatica a riconoscere pure mia madre. E lei me. Si sarà fermata a pisciare. La mia ombra dico. Ma io non l’aspetto. Lei non ha problemi di peso. Io sì. Lo zainetto con la maglietta di ricambio però non lo mollo con lo sguardo. L’ho appeso ad un rametto spezzato di un pino che mi saluta ad ogni giro. Per carità è uno stupido zainetto kaki, supersponsorizzato. Dentro c’è soltanto una maglietta di cotone ultralisa, di quelle da cinque euro per tre pezzi. Mi serve per il ritorno. Finisco l’allenamento in pineta, mi cambio e torno di passo a casa, un chilometro e mezzo più in là, tanto per defaticarmi e per fare ancora qualche metro.
Il decimo giro è salutato da un “vaffangul’ a mammete, cala ‘sso carico a bastoni!”. Il crocchio sedicenne ora fuma, rutta e gioca a briscola su una panchina lurida a pochi metri dal mio sentiero. Una pigna mi rotola tra i piedi e la schivo buttando via almeno due preziosissime stille di glicogeno. Un imbecille coi jeans dal cavallo più basso della mia glicemia ride, si giustifica e scorreggia. La pigna successiva lo prende in pieno, sullo sterno. L’imbeccille rotola, piangendo e ridendo, vicino alla prima pigna, ma io sono già lontano. Lo scavalcherò al giro successivo, dribblando pure due amici suoi che lo accarezzano coi piedi, le mani in tasca, ruttando e bestemmiando.
Il rumeno gira ancora su sé stesso, ma ha cambiato verso.
Mi mancano due giri, cazzolino! Cerco un’agilità che non c’è. Non c’era undici passaggi fa figuriamoci ora. Ritrovo però la mia ombra. E’ impettita come ai bei tempi. Sembro io. E allora accelero. Beh, accelero. Diciamo che tiro un po’ su le frequenze, faccio andare le gambette. E inizio a incespicare, le caviglie cedono sulle conosciutissime pieghe del terreno, sulle radici dei pini, sulle pigne cadute. Sulla bottiglia di merda del rumeno, maledizione a lui.
Ultimo giro. Ma dov’è lo zainetto? Mi è sembrato di non averlo visto appeso al pino. Sarà come per l’ombra. Sarà andato a pisciare. Ripasso per l’ultima volta vicino al crocchio che rutta. E’ dimezzato. La cosa mi fa pensare, ma non posso permettermelo, l’ossigeno mi serve per l’ultimo giro. Faccio appena in tempo a tagliare il traguardo che mi prende la fregola di controllare il pino appendizaino. E il mio zainetto.
Non c’è. Me l’hanno fregato. Fanculo a loro, tanto c’era solo una maglietta ultralisa. La maglietta per il ritorno a casa.
Allora prendo e parto verso il crocchio dimezzato.
“Scusate ragazzi, mica avete visto del movimento attorno a quel pino? E’ che c’era appeso il mio zainetto col ricambio. C’era solo quello dentro”, dico cercando solidarietà, come un preservativo da Ruini.
“No, visto niente” risponde un cazzonetto con la visiera del berretto calata fino al mento.
“Era color kaki, lo zainetto” dico cercando la chiusura di quel dialogo improbabile.
Il crocchio sono quattro ragazzi attorno ad un tavolaccio lurido. Tre ragazzi e una ragazza, o almeno tale mi sembra. Alla parola “kaki” la tipa mette la testa tra braccio e avambraccio e sbruffa una risata. Gli amici cercano allora alla meno peggio di coprirla facendo cerchio, trattenendo a stento le risa anche loro. Faccio per andarmene, ma ci ripenso e torno indietro.
“Kaki vuol dire color sabbia, non è un’esortazione!” le faccio con malcelata incazzatura.
Stavolta me ne vado davvero. A casa, e di corsa perché il sudore mi sta gelando addosso.

Pescara, 15.06.2005

giovedì 19 luglio 2007

La passione prima della fatica



Quando guardiamo ai corridori degli altipiani, ai keniani onnipresenti in ogni maratona internazionale, spesso vincenti, non possiamo non pensare al business che gira intorno al loro “naturale” talento. Non possiamo non andare, col pensiero, alle multinazionali del running; ai loro fatturati fantastiliardari.
Nonostante ciò, mi piace pensare ancora che dietro i successi di quelle anime affilate e nobili ci sia il lavoro intelligente e appassionato di un gruppo di esseri umani.

domenica 8 aprile 2007

S.Benedetto del Tronto, i fiori e la mezza


La mia solita divagazione video (e audio): la 9^ Maratonina dei Fiori 2007

La 9^ Maratonina dei Fiori di S.Benedetto del Tronto, 1 aprile 2007, è stata un'occasione davvero speciale per vivere una giornata di sport all'insegna dei colori di una ritrovata primavera e della partecipazione gioiosa di circa mille podisti, di ogni età.

A S.Benedetto del Tronto ho ritrovato Denis Curzi, maratoneta marchigiano in forza al C.S. Carabinieri di Bologna, elegante fondista filiforme che si stava ancora chiedendo chi avesse girato il filmato sulla Maratona della Città di Roma 2007, una sorta di videoclip che lo ritraeva, simpaticamente, in alcuni momenti della competizione e nel pregara. Matteo Palumbo risolveva l'arcano, presentandomi al buon Denis e fornendomi così l'occasione per spiegargli che ero io l'autore di quel video strampalato ma d'effetto.

La gara (la Maratonina dei Fiori) poi è partita. Per la cronaca l'ha vinta Matteo Palumbo, C.S. Carabinieri Bologna, con 1h05'22", lanciato dal compagno di squadra Curzi, lì per una sorta di allenamento dopo la fatica romana del 18 marzo. Secondo classificato Marcello Capotosti, Violettaclub, con 1h05'49". Ottima la prestazione di Francesco Marchetti, giovanissimo atleta dell'ASD Bruni Pubblicità Atletica Vomano; a vent'anni e al primo anno Promesse arriva 5° con il tempo di 1h10'09"! Grande pure il portacolori del Runner Adriatico di Giulianova, Alessandro Di Cintio che con il suo 13° posto e, soprattutto, con 1h12'41" va a migliorare la sua già maiuscola prestazione di Ferrara il 18 febbraio scorso.

E per rimanere in in tema Runner Adriatico, ecco i risultati dei suoi podisti a S.Benedetto d. T.: Di Cintio Alessandro 13°, 1h12'41"; De Gregoriis Leonardo 61°, 1h20'39"; Scatasta Camillo 119°, 1h24'23"; Mastroieni Stefano 210°, 1h29'13"; Del Sordo Enio 365°, 1h35'55"; Priore Claudio 389°, 1h36'56"; Costantini Fausto 420°, 1h37'48"; Trignani Antonio 421°, 1h37'48"; De Dea Gianluigi 489°, 1h41'18"; Tavoni Romolo 579°, 1h45'41"; Iaconi Rosangela 630°, 1h48'23"; Galli Luca 714°, 1h55'35".

Non ditelo in giro: il Presidente Petrella, onnipresente, era decisamente soddisfatto.

mercoledì 21 marzo 2007

Quanto sei bella Roma!


Immagini e musica dalla Maratona Città di Roma 2007

Sono tornato a Roma. Non da insegnante, in visita guidata, circondato da torme di alunni pigolanti ed iperattivi. A Roma da allenatore o, meglio, osservatore tecnico. Col mitico presidente Petrella (immortalato nelle immagini del video mentre abbraccia un comunque splendido Curzi) si era a Roma per respirare aria di sport; elettrica, strana. Magica.

La Maratona della Città di Roma è la gara più suggestiva che si possa avere al mondo; e al dato estetico si aggiunge una logistica di assoluta eccellenza, che lascia esterrefatti. La bellezza di Roma e della sua Maratona fanno passare in sottordine il fatto agonistico (comunque notevolissimo, soprattutto quello femminile).

Più che i keniani verranno ricordati gli oltre quindicimila partenti e i dodicimila arrivati, in una città finalmente orgogliosa della propria vocazione podistica.

Roma tiene a battesimo la seconda stagione del running.

domenica 11 marzo 2007

Franco on the run!



Con questo post si inizia un capitolo nuovo del blog. Parleremo anche per immagini in movimento. Franco Di Bonaventura (l'atleta del video) al suo ultimo 200m tecnico della giornata.

Abituato a ben altre velocità (è comandante in aviazione civile) sfreccia, stavolta terra-terra, con la stessa perizia usata sul lavoro.

Have a nice week Franz!

Davvero niente male come numero zero!

sabato 10 marzo 2007

Il sonno del giusto

Alex (maglia azzurra, a destra nella foto) a New York nel 2005


Alessandro è felice. Stamattina ha potuto dormire un po’ di più. Si è svegliato alle quattro e mezza. “Ancora un paio di condomini, un appartamento, una farmacia e sono libero” mi diceva eccitato per telefono prima della partenza.
Alessandro ha un’impresa di pulizie e brucia, letteralmente, 5000 chilocalorie al giorno. Più della metà col proprio lavoro, il resto correndo. Lo scoprii qualche mese fa attraverso uno studio condotto da mia figlia Roberta sul bilancio energetico dei runners della mezza maratona.
Non che ignorassi le sue “necessità” energetiche di atleta part time (lo alleno da quasi quindici anni, so quanto spende in allenamento), ma quel dato numerico abnorme, 5000 chilocalorie, praticamente un inceneritore umano, mi dava per la prima volta, oggettivamente, la scala della sua condizione di eroe per caso, o meglio, di anonimo supereroe condominiale.

Alessandro è felice perché stiamo partendo alla volta di Ferrara: missione mezzamaratona del Corriferrara 2007, una splendida manifestazione sportiva a cura dell’Atletica Corriferrara e, soprattutto, del suo presidente Giancarlo Corà. Gianni Petrella, il "nostro" presidente (cioè del Runners Adriatico Giulianova), amico del Corà, ha praticamente gemellato questa manifestazione col suo gioiellino primaverile, la Riviera D’Abruzzo Half-Marathon (raro esempio di come si possa − anche dalle parti nostre − organizzare una competizione podistica internazionale, degna di ospitare un campionato mondiale IAAF di Mezza Maratona).

Alessandro è felice, assieme a tutti noi, atleti ed accompagnatori. Sul pullmino che va in Emilia sogna il risultato migliore possibile. Si è allenato per questo.
Col cuore in pace Alessandro dorme il sonno del giusto.
In gara andrà a 3’28”/km.
1h13’25” il crono finale, primato autentico di chi le medaglie, quelle vere, le vince ogni giorno vivendo; da Uomo.

giovedì 22 febbraio 2007

Runners Adriatico: il piacere ineffabile di ricominciare tra amici

Da sinistra: Di Cintio, Delli Compagni, Traini, De Benedictis, Petrella, D'Antonio

Si avvicina la partenza...

Sono tornato ad allenare con una certa lena da circa un annetto e più.
Per prendere il treno bisogna stare in stazione, diceva mia nonna, ed ecco il mio, un rapido mandatomi dal Cielo, col nome anglo-giuliese (o anglo-abruzzese, fate come credete): Runners Adriatico.
Fuori d'ogni metafora rieccomi sul campo (di gara) nella doppia veste di Direttore Tecnico/Atleta, proprio del Runners Adriatico, grazie all'intelligenza morale del Presidente Gianni Petrella. Le sue sorprendenti capacità organizzativo-manageriali, applicate al difficile e ancora ruspante campo del running, sono già realtà (la Riviera d'Abruzzo Half-Marathon è un capolavoro in tal senso), e presto ci saranno altre novità di cui non voglio (e non per scaramanzia) anticipare nulla.
La forza di Gianni (e quindi del team) è nella capacità di coinvolgere, non solo sponsor e notabili d'ogni provenienza (per carità, sono necessari eccome), ma soprattutto uomini in grado di costruire in équipe progetti finalizzati, non illusioni. Gianni lo fa con saggezza e temperanza; e soprattutto con la leggerezza e l'ironia che tanto mancano allo sport dei giorni nostri.

Gianni Petrella non è solo, dicevamo. Con lui Luca Delli Compagni, suo insostituibile alter ego, l'immenso Segretario Enzo Celi... e qui la lista diventerebbe davvero infinita.

Chiudiamo quindi con una nota tecnica. Alla mezza maratona "Corriferrara" di domenica 18 febbraio il Runners Adriatico c'era (si vedano le foto in alto). Questi i risultati dei suoi atleti: 26° Alessandro Di Cintio - 1h13'25", 71° Mauro Viola - 1h19'18", 359° Dario Traini - 1h30'15", 668° Franco D'Ascanio - 1h40'42", 882° Domenico D'Antonio - 1h49'03", 1100° Guido Delli Compagni - 2h12'25". Tutti, o quasi, al loro personale (per ulteriori e più dettagliate informazioni si vada sul sito www.runnersadriatico.org )
Permettemi infine due parole sull'ottimo Alessandro Di Cintio (26° con 1h13'25"). Qualcuno ha detto che si torna a nascere altrove, in un altro luogo. E questo è accaduto ad Alessandro, lavoratore perpetuo e infaticabile; corridore nei ritagli di tempo. Quanto vale la sua seconda migliore prestazione di sempre sulla mezza maratona!

giovedì 15 febbraio 2007

La dolcezza di un sogno

Poco prima di iniziare il riscaldamento sorridono beati solo tecnici e dirigenti!

Alessandro Di Cintio, 2° classificato, durante una fase della gara


Domenica 4 febbraio eravamo al Trofeo "V. Maturo" di corsa campestre, nello splendido scenario della Pineta D'Avalos di Pescara; molti spettatori "forzati" e qualche atleta, a dir la verità.
C'era la Runners Adriatico - col presidente Petrella in resta - sullo storico tracciato dannunziano. E su tutti uno splendido Alessandro Di Cintio, la continuità per antonomasia.
A Pescara c'eravamo tutti, compreso mio padre Gaetano, mio primo ed unico allenatore. Tutti a carezzare un sogno dolcissimo, quello che precede una nuova partenza.

sabato 20 gennaio 2007

Marcus Agrestis

Oggi lo posso dire: Marco Agresta è un mito. Zitto zitto (neanche tanto) ha attraversato circa venticinque anni di storia del podismo abruzzese, partendo dal 1981 e arrivando a surclassare più di un giovincello nei recenti Campionati Regionali di Cross, a Pineto il 14 gennaio scorso. Lì infatti, nel nobilissimo Cross Lungo (10 km), è giunto terzo, dopo un'entusiasmante volata per il secondo posto, spalla a spalla col marsicano Massimo Antonelli, atleta assai vivace e decisamente più giovane di lui. A quasi quarantatre anni suonati continua a suonarle a molti, il buon Marco; sicuramente a tutti i suoi coetanei. Io stesso lo guardavo con molta ammirazione (ed anche un pizzico di sanissima invidia, perché no) sfrecciare tra gli alberi a velocità per me ancora "imbarazzanti".
Marcus Agrestis, così mi piace ribattezzarlo, è un corridore antico. E agrestis è un aggettivo latino che possiamo pure tradurre con "campestre", pensate un po'!
Grazie Marco, per la tua costanza appassionata, esempio formidabile e perfetto per ognuno di noi.

venerdì 5 gennaio 2007

I libri, la corsa e Adriano

Mario de Benedictis e Dacia Maraini al Libernauta

Dacia Maraini


Stamane correvo un fondo progressivo di 12 km col sempre più vivace (atleticamente parlando)
Michele D'Attanasio. Si iniziava con una prima parte "lenta" sul filo dei 4'00"/km per poi proseguire per la rimanente metà al ritmo di circa 3'40"/km. Insomma un bell'andare, anche se la fatica ci consentiva comunque di scambiare due chiacchiere.
Intorno al quarto chilometro incrociamo il mitico Adriano Lapi. Due parole su Adriano (anche se ci torneremo su in appresso; oh se ci torneremo!). Scrittore, attore teatrale di rara bravura, intellettuale vero e raffinatissimo, si è soliti vederlo attraversare Pescara assieme al fido Panzonetto, cagnolino aerobico e molto anziano, ibrido di mille ibridi.
Adriano è la voce della coscienza di Pescara. Conosce ogni singolo pescarese, saluta tutti e parla con tutti; ed ha una straordinaria caratteristica (propria di tutte le coscienze fattesi carne): se lo rivedi dopo un mese, lui è capace di riprendere a parlare proprio dal punto in cui la discussione era stata interrotta.
Al quarto chilometro incrociamo Adriano Lapi, dicevo. "Fermati un attimo, Mario. Non fare il fanatico. Devo dirti una cosa!", mi fa, agganciandomi al lazo della sua irresistibile loquacità.
A quindici chilometri orari tutto ciò che posso fare, per affetto ed educazione, è di girargli attorno, tipo palo della lap dance, di abbracciarlo e di lanciargli un tranciante "Scusami Adria', dobbiamo assolutamente rivederci con calma e parlare...".
E lui, in un nanosecondo (fantastico d'un Adriano!) mi fa: "Com'è cambiato il tuo rapporto con il libro ora che hai ritrovato quello col tuo corpo?".
Maledetto. Ma come cacchio fa? In un nanosecondo, non di più, riesce a centrare tutta la mia vita, la mia passione per la scrittura, la letteratura contemporanea... Gli allenamenti infiniti di quando ero bambino e le lacrime. Sport versus Scuola e le cazziate dei prof ai miei genitori. Le serate con gli autori al Libernauta. Le letture infinite. Teoria dell'allenamento e consecutio temporum. Analessi, prolessi e interval training. Fisiologia del movimento e intreccio narrativo. Sport e cultura. Sport è cultura?
Adriano e Panzonetto sono già lontani. Ed io ho dovuto spingere sull'acceleratore per riacciuffare Michele. Ci aspettano ancora sette chilometri. I più tosti.

lunedì 1 gennaio 2007

Buon Anno, buon anno davvero








Primo gennaio 2007 e tanti bei propositi. Come ogni anno del resto. Per i podisti (quelli che corrono sul serio) è tempo di far tornare a girare le gambette; i primi appuntamenti della stagione sono vicini: cross, strada e indoor per i pistards incalliti. Qualcuno parla della Maratona di Roma, qualcun altro vagheggia New York (preferisco non pensarci: New York è a novembre e un altro anno è passato!), altri si tengono "bassi" con le mezze.


Siamo davvero pronti per gettarci nella mischia? Oh sì, per buttarsi nel mucchio basta solo un po' di (in)sana incoscienza, quella sorta di "eroismo da runner", quello per cui chi non corre la maratona è un minchione. Quello di chi gareggia tutte le settimane perché sennò che cosa si allena a fare?


Gareggiare molto vuol dire accorciare drasticamente la propria vita atletica. Macinare tanti chilometri pure. Le regole del gioco sono ben note agli addetti ai lavori. Quanti sanno che il chilometraggio massimo settimanale per durare negli anni non dovrebbe superare 150 - età (R. Albanesi, Correre per vivere meglio, Tecniche nuove)? E che 1 kg di peso (muscolo, acqua, grasso, panni, eccetera) lasciano per terra circa 2,5 sec./km (R. Albanesi, Op. cit.) per cui, ai podisti in leggero sovrappeso, basterebbe perdere quei 5/6 chiletti per andare 10"-12"/km più forte? (Altro che medi e ripetute!).


Eppure molti di noi continuano imperterriti a praticare i (troppi) luoghi comuni del running fai da te. Perché corriamo da tanti anni e non abbiamo bisogno di imparare più nulla. Perché dopo una giornata di lavoro posso mica seguire un programma, un allenamento, eccetera eccetera... Salvo poi leccarsi le ferite dall'ortopedico e dal terapista di turno.

Vogliamo che sia davvero un buon anno, podisticamente parlando? Un bel bagno d'umiltà, tanto studio e un pizzico di fortuna, ché quella, non guasta mai!

Auguri a tutti.

venerdì 29 dicembre 2006

Affetto virtuale, tristezza tangibile

Divagazione extrasportiva. Dovuta. Io, che odio finanche la virtualità di un tapis roulant in palestra.

Mia nipote ha un cagnolino, simpatico e batuffoloso.
Mia nipote ha dieci anni e si dispera perché Gioia (il cucciolo batuffoloso è una lei) risponde abbaiando se chiamata, poi scodinzola un po' e... più nulla; si mette per i fatti suoi, chiusa in una sorta di autismo che nessuno riesce a spiegarsi.
Mia nipote mi chiede un aiuto e mi passa il Nintendogs. E già, perché Gioia non è una cagnetta reale. Gioia è un'evoluzione del vecchio Tamagochi. Ricordate quella sorta di portachiavi col display, a mostrare un pulcino (molto stilizzato in verità) o un cagnolino bisognosi di cure? Il gioco, d'importazione nipponica, consisteva nell'assicurare al cucciolotto stilizzato un po' di pappa (non troppa altrimenti ingrassava!?), un po' d'affetto (non mi ricordo bene come; mi sembra che bastasse fare alcuni clic in un certo modo e ad orari stabiliti) e non so cos'altro. Erano gli anni '90 e il Tamagochi accendeva mille dibattiti e interrogativi tra insegnanti, pedagogisti e genitori. C'era chi gridava "dagli all'untore", chi si sperticava in congetture "psicopedagogicosociologiche" e chi, più prosaicamente, comprava il ciondolino tecnologico per togliersi i figli dalle balle.


Il Nintendogs è il gadget elettronico del momento. Molto più di un Tamagochi, si presenta come una normale console tascabile, display a colori col cagnolino più realistico che si può, coda nervosissima compresa. Si comunica (forse meglio interagisce) col cucciolo attraverso un touch pad, col pennino o, più semplicemente con la mano. In definitiva si può accarezzarlo letteralmente e, attraverso un microfono interno e relativo sistema di riconoscimento vocale, si può dialogare con lui.


Mia nipote, dicevamo, si dispera per l'incomprensibile "autismo" di Gioia, continuando ad accarezzarla col pennino e con l'indice. Lo fa entrando e uscendo da casa. Scavalcando, senza vederlo, Bobby, triste e niente affatto virtuale pastore tedesco, inutile piantone sul liso zerbino dell'ingresso.

giovedì 28 dicembre 2006

Correre "in mezzo" alle feste con gli amici del Runners Adriatico di Giulianova






Blitz a Giulianova questo pomeriggio. Scortato dal fido Alessandro Di Cintio (l'uomo più puntuale che conosca, secondo neanche a Mr Fogg di Jules Verne) fino al campo di atletica giuliese, alle 16.00 eravamo già pronti per iniziare l'allenamento.


A darci il benvenuto il mitico Gianni Petrella, presidente del Runners Adriatico (a questo punto Mr Fogg di Jules Verne arriva terzo!), in borghese ahimé, a causa di un fastidio al ginocchio destro. Si aggiungeva alla comitiva anche il buon Mauro, in borghese pure lui perché aveva dovuto anticipare l'allenamento, e i due fratelli De Gregoriis; loro però perfettamente acchittati per il training.


Qualche chiacchiera sugli allenamenti svolti nelle settimane passate, un paio di pensierini al futuro agonistico e poi via, inizia il riscaldamento. Siamo in quattro: io, Alex Di Cintio e Mauro e Leonardo De Gregoriis. Decidiamo di riscaldarci in pista, di uscire ed effettuare un lento di circa 8 km.


La riviera di Giulianova è uno spettacolo che mi sconvolge sempre allo stesso modo. Illuminata, ordinata, con la sua pista ciclabile e "calpestabile"che abiterà per molte notti, ne sono sicuro, i miei sogni migliori.


Rientrati in pista "volo" un ultimo km in 3'02": un modo molto personale per ringraziare il Cielo di tanta grazia!


Cambiati i panni sudati e salutati i simpatici amici di Alba Adriatica (Leonardo e Mauro De Gregoriis), io ed Alex raggiungiamo Gianni nella sede del Runners Adriatico. Con lui c'è Domenico; due chiacchiere e un succo d'arancia (Alex no, lui va a cioccolata calda, il marziano) a concludere un ottimo pomeriggio tra amici.


Domani fondo medio per 10 km; tra le polveri sottili della riviera di Pescara (ore 17.00).

mercoledì 27 dicembre 2006

Si (ri)comincia!

Si predica bene se si "razzola" nella stessa direzione. Il guaio è che oggi "razzolo" a circa 3'25"/km per 10 km e passa. Qualcuno mi consiglia di tornare a fare qualche garetta, qualcun altro preferisce tacere...

A parte gli scherzi, amici, sto tornando a divertirmi con la corsa. Allenando e allenandomi. Se correre fa tanto bene, posso tirarmi fuori dal mucchio?