venerdì 1 maggio 2015

Altri podi


Chi non ha elaborato il lutto della perdita del proprio ruolo professionale (questa può essere la condizione degli atleti di livello medio-alto, chiusa la carriera agonistica), spesso ha dinanzi a sé due vie: quella del moto perpetuo alla ricerca di una patetica visibilità ad ogni costo (teatrini pseudo-politici inclusi), oppure il mesto sentiero dell'oblio, cercato con pervicace volontà, non senza maledire gli uomini e talvolta anche il Cielo.

Questa mattina, a ventun'anni esatti dalla scomparsa di Ayrton Senna, ho condiviso volentieri con Evelina la visione del documentario "Senna", diretto nel 2010 da Asif Kapadia. Bello. Appassionante. Struggente.
Senna, uno che il lutto lo elaborò in silenzio durante gli anni migliori della sua carriera, fino a qualche mese prima di morire, a Imola, in quel tragico primo maggio del 1994: l'istituto che porta il suo nome (Instituto Ayrton Senna), fondato dal pilota nell’inverno del 1993, fino ad oggi ha realizzato programmi di scolarizzazione e assistenza medica per oltre 16 milioni di bambini. (“L’istituto incassa 2 milioni e mezzo l’anno dalle royalties sui prodotti a marchio Senna – spiega Claudio Giovannone, padrino per l’Europa dell’Istituto Ayrton Senna – e li spende tutti in programmi di assistenza all’infanzia: dallo studio al gioco, alle cure mediche, per cercare di dare al maggior numero possibile di bambini brasiliani la possibilità di avere un futuro”).

"I ricchi non possono vivere su un'isola circondata da un oceano di povertà. Noi respiriamo tutti la stessa aria. Bisogna dare a tutti una possibilità". (Ayrton Senna)

giovedì 16 aprile 2015

Citando Cioran e Pasolini, scomodando Merckx


In questi giorni sto scrivendo poco. In compenso leggo molto; forse troppo. E leggendo leggendo mi sorprendo, una volta di più, nel trovare dalla stessa parte della barricata personalità diversissime e apparentemente inconciliabili. Che strano. Che bello. Un'occasione in più per dire: “Sto marciando bene”. 
Si può essere pro o contro qualcosa, o qualcuno; ci mancherebbe. Opinioni. Mi diverto però a rilevare come in determinate circostanze - quando si accendono le luci su ciò che molti ritengono essere un palco - le piccole e grandi nevrosi individuali (come il bisogno di essere costantemente e mediaticamente riconosciuti; una 'degenerazione' del bisogno di stima maslowiano), i soliti giochi di potere, la violenza (verbale e non) ri-diretta, di chi è stato vittima di quegli stessi giochi (che oggi magari gli fanno pure da volano per il proprio sfogo), si fondano per comporre un unico, sdegnato e spesso sarcastico, fronte del dissenso.

Mia moglie Evelina, profetica ed intelligente più della Cassandra omerica, ha aperto oggi il suo "Buongiorno" su facebook con un aforisma di Cioran: "L'intellettuale rappresenta la disgrazia più grande, il culmine del fallimento per l'homo sapiens". (Emil Cioran, Sillogismi dell'amarezza, 1952). Ed io, da molti definito "un intellettuale del cazzo", non faccio nulla per smentirmi citando un intellettuale vero: Pier Paolo Pasolini; perché, come diceva la poetessa Rita Ciprelli: "L'amore non necessita del dialogo; ha bisogno soltanto di parole".

Ecco perciò parole, per chi ancora riesca nel difficile esercizio della curiosità, quella puerile. Buona lettura, se Vi va.

Da "Le vittorie di Merckx sono scandali" (P.P.Pasolini, Tempo, n.23 a. XXXI, 7 giugno 1969)

[...] Ora, io avevo accettato di partecipare al «Processo alla tappa», invitato dai suoi organizzatori, per una sola ragione: perché mi avevano detto che avrei discusso con Merckx del problema del rapporto tra «nazionalismo» e «sport», cui avevo accennato in una nota (sempre qui, nel «Caos», «Tempo» n.19). Non so per quale ragione, senza preavvertimento se non all'ultimo istante, Merckx è stato sostituito con Adorni (l'unico viso piccolo-borghese, ancorché grazioso, tra tutti i simpatici visi popolari dei ciclisti: Adorni farà, questo è certo, più carriera come annunciatore della televisione che come ciclista). Così si è parlato del più e del meno, cioè del nulla. Ma ho in compenso intuito, attraverso questa esperienza, ciò che è cambiato e ciò che non è cambiato nel «corpo» di un atleta, rispetto a venti-venticinque anni fa: si è radicalizzato in esso il conflitto tra realtà e irrealtà. La realtà è esistenziale, col suo bello e il suo brutto (nei corridori ciclisti - operai, contadini - prevale il bello, l'innocente, e se la coscienza di classe c'è come in Taccone, è priva di stupida aggressività): l'irreale è la cultura borghese di massa, coi suoi media. Ebbene, in Dancelli, in Taccone, figure umane in carne e ossa viene vissuto il conflitto tra questi due mondi: la loro simpatia umana è insopprimibile, a tutt'oggi, eppure qualcosa tende con violenza a sopprimerla: e loro lo sentono. Lo sentono magari limitatamente alle ingiustizie «pratiche» quotidiane. Essi non osano dire la verità (della loro situazione pratica), ma l'alludono soltanto: se la dicessero farebbero una cosa sconveniente rispetto al  «video» e ai loro datori di lavoro. Un atleta ha un solo modo per realizzare pienamente la propria libertà: lottare liberamente per vincere. Le vittorie sembrano invece regolate da una volontà repressiva, che umilia i corridori. Essi sono dunque fisicamente gli stessi che venti-venticinque anni fa, mentre il loro rapporto reale con noi ha subito irrimediabilmente un ulteriore processo di alienazione e falsificazione. Merckx è un grandissimo campione perché vince indipendentemente da tutto questo. Il corpo di Merckx è più forte del consumo che se ne fa. Le vittorie di Merckx sono scandali.

lunedì 16 marzo 2015

Lontani nel fango


Non sono uso a mitizzare il senso della fatica nello sport, piuttosto cerco di rifletterci su e a fondo. La corsa campestre, svuotata della trita e pericolosa retorica del "se non fa male non fortifica" (quanti "over 30" hanno attaccato anzitempo le scarpette al chiodo per preparare un cross in più), può essere assai formativa per un giovanissimo mezzofondista. Ma non solo. Può essere molto utile anche agli allenatori-educatori, perché il fango (usando una sineddoche) è il termometro che può indicare lo stato di salute del mezzofondo giovanile (veloce o resistente che sia, si badi!). E quando si arriva distanti, lontani dai primi nel fango, qualche domanda bisognerà pur farsela.

lunedì 9 febbraio 2015

Bisogno di "passologico"


Alessio Bisogno vince a Casetelfrentano - terra frentana, terra d'Abruzzi - il titolo di Campione
Regionale Assoluto 2015 di Corsa Campestre
. Alessio corre per "passologico"; con "passologico". Ed io mi emoziono perché ha dimostrato come sia possibile migliorare, fino a raggiungere obiettivi prestigiosi (perché vincere un titolo regionale assoluto di cross vuol dire entrare nella storia abruzzese della specialità), partendo dalla più umile delle 'gavette sportive'. Oggi Alessio è un ex tapascione e lo dico con orgoglio. Come dice bene lui, ha impiegato nove anni per riuscirci. Un insegnamento per tutti, soprattutto per i più giovani; quelli che, alla prima difficoltà, o mossi dalla smania di fare subito chissà cosa, ad un certo punto 'cambiano aria'...
Bravo Alessio, andiamo avanti.

sabato 7 febbraio 2015

I muscoli efficienti della mente

Qualche anno fa scrivevo "Necessario insondabile", una breve riflessione su certi passaggi, necessari e ricorrenti, della vita sportiva di giovani fondisti dell'atletica leggera. Faceva così:

"La penna corre sulle pagine cincischiate di una vecchia agenda sponsorizzata. La mano ha fretta di chiudere un laconico appunto: «Fondo medio saltato per affaticamento muscolare». L’allenatore chiude l’agenda, butta la penna dentro una tasca della borsa porta computer e ferma il cronometro che avrebbe continuato la sua corsa regolare e spietata. I cronometri non accumulano fatica, non hanno anima né fanno sconti. Gli allenatori lo sanno. Distillando numeri in successione sessagesimale trasformano i sogni in verità approssimate.« Le gambe non vanno, non riesco a farle andare. Non ci capisco niente » fa l’atleta con voce incolore. Non c’è tristezza nelle sue parole, neanche preoccupazione. Una strana spossatezza impasta muscoli e pensieri in un unico grumo insolubile. In momenti come questi c’è bisogno di parole, ma non di risposte. Le risposte, quelle giuste, più o meno definitive, arrivano sempre qualche passo più avanti e sono buone per un’altra storia, che avrà comunque bisogno di altre parole. Questo, forse, è il senso ciclico dell’esperienza".

Non c'è giorno che io viva sul campo che non rechi l'insegnamento misterioso ed esatto della necessità del dialogo sereno tra atleta e allenatore. Perché sì, c'è "[...] bisogno di parole, ma non di risposte. Le risposte, quelle giuste, più o meno definitive, arrivano sempre qualche passo più avanti e sono buone per un’altra storia, che avrà comunque bisogno di altre parole." 

Non c'è 'biologia' che tenga dinanzi alla parola che scioglie, magicamente, grumi di fatica e blocchi apparentemente insolubili.

Mi rammarico di non essere riuscito a parlare con tutti i miei ragazzi, negli anni, dedicando ad ognuno di loro quel tempo speso nella chiacchierata buona. Ed il mio pensiero va a quanti hanno lasciato, per una parola di meno piuttosto che una ripetuta sui 1000 metri in più. Ma forse, in fondo, chi lascia per cercare altrove 'qualcosa', non riesce ad andare oltre le ripetute...

domenica 25 gennaio 2015

Ci vuole un "passologico"


Che bella la foto d'esordio dei miei ragazzi alla prima uscita federale del 2015 (il CdS Regionale di Cross a Pescara). Che bello quel 4° posto a squadre (nella classifica provvisoria) davanti a sodalizi sportivi che hanno fatto la storia dell'atletica abruzzese. Quei volti, i volti dei miei ragazzi, dicono più di mille racconti. Peccato, ché io non c'ero, impegnato a Formia per l'ennesimo corso federale. C'era però un emozionatissimo Mauro Trubiano (nella foto il primo da destra), amico-presidente della mia-nostra nuova creatura: l'asd passologico, la risposta umana (non la sola in Abruzzo, ci mancherebbe) e pacata a certo agonismo "di ritorno". 

Tapascioni che mettono le chiodate per correre intorno ai 4'/km (e qualcuno pure a 5'/km), che le scelgono con la cura che neanche un Ovett avrebbe usato, al massimo della sua condizione atletica. Amatori assatanati che massacrano ciò che rimane di muscoli e tendini ridotti a groviere di connettivo cicatriziale. Amatori sempre incazzati perché il mondo non si accorge delle loro 'imprese'. Amatori...
Amatori, vi prego: "keep calm and love yourself", ma davvero.
Qualcuno - molti in verità - dovrebbe ritrovare almeno un filo di buon senso; che non vuol dire divertirsi di meno o fare meno fatica, anzi. Ci vuole una risposta sobria, etica, razionale alla dilagante e convulsa rappresentazione di certo agonismo ossessivo e fintamente amatoriale.

Ci vuole un passo logico. E noi di "passologico" ci stiamo provando, concretamente.

martedì 21 ottobre 2014

Podismo ed epica rovesciata

Sempre più di frequente mi chiedo quanto ci sia di veramente sano, salubre, nella pratica di certo podismo amatoriale contemporaneo. Chi mi conosce sa quanta e quale passione mi lega al 'variopinto' mondo dell'endurance in atletica leggera, una realtà 'multidimensionale' affascinante e complessa che, nella 'variante' amatoriale, stradale, a mio avviso va piegando verso una preoccupante forma di delirio collettivo.

Podismo ed epica rovesciata, dicevo. Troppi 'eroi' di un nonsense podistico (e perché no, ciclistico e natatorio; c'è anche il triathlon) votati alla cieca consunzione psicofisica, fanno proseliti e cominciano a farmi pensare...

Tempo fa un amico su facebook mi scriveva così: 

"Mario io sono convinto che la maggior parte dei runners della domenica corrono per il piacere di farlo, i tapascioni sono persone pulite,che non hanno mai vinto niente, speso tanto, ma hanno tanta voglia di fare sport, forse per dimagrire inizialmente, ma poi vengono fuori delle storie di vero amore verso questo sport che ha dell'incredibile, io ne conosco tanti che amano profondamente questo sport semplice chiamato corsa/camminate!!! Forse noi dobbiamo fare di più per coinvolgere ragazzi, scuole e sempre più persone, perché lo sport è vita!!!".

Gli risposi di getto: 

"Apprezzo il tuo entusiasmo e la tua visione di questo variegatissimo mondo che è il podismo (nelle sue molteplici declinazioni: running, race walking, camminata sportiva e, perché no, anche nordic walking). Io però, perdonami, parto da un'ottica decisamente più disincantata. Quando parlo di "piacere di correre" intendo il correre per stare bene (leggasi ricerca della migliore salute possibile), attraverso la pratica di una disciplina dall'altissimo valore sociale (lo stare bene insieme agli altri).
Conosco il podismo amatoriale, tanto da poter affermare che sono davvero molti quelli che, prima o poi, vengono travolti dalla 'nevrosi' di superare muri e muretti cronometrici, così come questo o quell'avversario,anche a rischio di passare dal sano piacere ad una strana forma di masochismo. Me lo dice il numero crescente di "caduti sul campo" (leggasi podisti infortunati) e di famiglie in crisi (udite udite) a causa di un'esasperata interpretazione del concetto di "pratica sportiva". Potrei (e forse dovrei) andare avanti argomentando in modo più preciso e profondo queste tematiche ma, a mio avviso, esse meritano uno spazio diverso, meno angusto, di una finestra dei commenti di facebook.
Concludo perciò associandomi al tuo pensiero, forse ingenuo ma sicuramente affettuoso, rivolto ai nostri giovani, aggiungendo che il loro coinvolgimento nella pratica di qualsivoglia attività sportiva possa avvenire attraverso un'educazione, prima che un mero addestramento. Augurandoci di avere un giorno adulti consapevoli, persone che, come Te, al di fuori di ogni premio o posizione in classifica, portino con simpatia ed entusiasmo, su di sé, i frutti positivi di uno stile di vita inimitabile".

Credo però che la realtà odierna sia assai distante dall'ottimismo beneaugurante con cui concludevo il commento.

sabato 18 ottobre 2014

La parola "campione"


Si fa presto a dire "campione", oggi. Presto, anzi prestissimo. Sinceramente ne ho piene le tasche di genitori ipercoinvolti nella vita sportiva dei loro figlioli; papà (e anche mamme) prontissimi nell'incalzare allenatori ed educatori con il trito refrain "dove potrà arrivare mio/a figlio/a?", piuttosto che 'limitarsi' a seguire, alla giusta distanza, l'esperienza formativa intrapresa. (Esiste un patto educativo tra genitori e insegnanti? Esistono ancora gli insegnanti?).
Badate bene, qui non voglio negare la possibilità che un giovanissimo talento riesca a realizzare il sogno (proprio o altrui) di diventare un campione dello sport, ci mancherebbe. È che del significato del termine "campione" ho un'idea precisa; etica. Qualche anno fa scrissi una definizione 'romantica' di campione nelle discipline dell'endurance podistico (marcia e corsa), a proposito della vicenda umana e sportiva di un mio caro amico: 

"A me piace l’accezione medievale del termine. Campione come duellante in difesa di una causa nobile. Nello sport, il nostro sport, me lo figuro un po’ Parsifal, un po’ Sisifo. Un cavaliere appiedato per scelta e condannato all’amore per la fatica".

Ma i genitori di quei poveri ragazzini, 'aspiranti campioni', ignorano chi siano Parsifal e Sisifo e, ahimè, tanto altro ancora. Lacune culturali e morali di cui non hanno consapevolezza e che spesso (sempre più spesso) li inducono ad arrogarsi il ruolo di tecnici ("Tanto, bene o male, ho capito come si fa; sono sei-sette anni che accompagno mio/a figlio/a allo stadio").

Oggi si fa presto a dire "campione", dicevo. E ne ho piene le tasche pure di quelli che su facebook, come nei discorsi per strada, usano l'appellativo enfatizzando oltre misura l'ennesima affermazione podistica amatoriale del tapascione di turno.

Negli ultimi sette anni ho allenato prevalentemente atleti mediocri, in partenza (spero non si offenda nessuno: mediocre vuol dire nella media; nel mezzo tra due estremi); nessun talento straordinario. Bravi ragazzi che hanno dimostrato di 'capitalizzare' i loro numeri al meglio (a volte andando addirittura ben oltre ogni più rosea aspettativa agonistica), crescendo prima come persone e poi, di conseguenza, come atleti. E non è un caso che i risultati migliori dei più giovani siano scaturiti da un'intesa armonica tra genitori e allenatore, da quell'equilibrio che è rispetto dei ruoli e giusta distanza tra le figure di riferimento. Quando questo meccanismo virtuoso si è inceppato i ragazzi sono spariti (spariti nel senso che hanno abbandonato l'attività; chi subito, chi dopo il "giro delle sette chiese", alla ricerca dell'allenatore perfetto).

In Abruzzo, dove vivo e alleno, di campioni (veri; l'aggettivo non appaia scontato, pleonastico) in atletica ne ho conosciuti davvero pochi. Ho avuto la fortuna e il privilegio di allenare il più forte di essi: mio fratello Giovanni. La buona sorte di aver visto (quasi) tutto mi dà una pace assoluta che somiglia molto all'atarassia.

lunedì 21 aprile 2014

L'apparir correndo

Basta un timido sole che occhieggia tra una nuvola e l'altra e la complicità del calendario che corre inesorabile verso giugno (et ultra), che facebook si riempia di singolari promozioni di tipo pseudo-salutistico in chiave "endurance", atletico e non. Cerco di spiegarmi meglio con un esempio, pure nel tentativo di smentire il divino Flaiano ("Se lei si spiega con un esempio non capisco più niente"). Dalle mie parti il marciapiede della riviera è tutto un pullulare di "uomini di ferro" (molte le donne, in verità) che corrono a tutta manetta e a tutte le ore del giorno, bardati con magliette e fuseaux variopinti e con ai piedi calzature che pesano meno dei loro lacci. Nella maggior parte dei casi sono over 40 dai trascorsi atletici risibili e persi dentro vagonate di pranzi, pranzetti, cene e cenette il cui numero è pari soltanto ai finti sensi di colpa che agitano in modo convulso i loro arti inferiori.

Per carità, ogni motivo è buono per muoversi, per abbandonare il divano e cominciare a bruciare grassi 'cattivi'. Ma in molti casi, a guardar bene l'espressione contratta e truce di certi volti, si ha l'impressione che una veloce e bizzarra forma di nevrosi collettiva si diverta a fare strage di neo e vetero-sedentari, ognuno con l'alibi forte della salute a tutti i costi e con il sogno segreto (ma neanche tanto) di poter tagliare il traguardo di una prova dell'Ironman (meglio se davanti al compagno di squadra e di allenamento) oppure di stracciare questo o quel "crono" nella maratona. Ecco perciò il fiorire di un mercato paraculo e in linea con il crescente bisogno di apparire 'fenomeni dell'endurance', narcisi del VO2max e della potenza lipidica.

Recita così la réclame: "Allenati con noi: programmi di allenamento per singoli e gruppi; personal training. Massaggi, ceretta totale integrale (donna, uomo), pulizia viso". E il cerchio si chiude. Veloci alla meta e glabri, perché non si dica: "Non ce l'ho fatta per un pelo".

domenica 13 aprile 2014

Il sorriso sereno della volontà

Scrivere (ancora) di Vanessa mi imbarazza un po'. Non sono affatto incline all'autocelebrazione ed essendo io il suo allenatore è molto facile che con questo scritto possa naturalmente contravvenire al mio personale dettato morale. Ma ci sono storie che meritano di essere narrate e perciò sono disposto a correre questo rischio.

Vanessa sorride. E dentro quel sorriso c'è tutto il suo mondo. Vorrei che i ragazzi che alleno (ma anche tutti gli altri, sportivi e non) facessero tesoro dell'esperienza di quel volto disteso, mai contratto seppur affaticato nel duro impegno quotidiano. Chi ha fatto sport agonistico, chi ha corso e marciato a lungo per obiettivi importanti, conosce il dolore soave della fatica, che muove dallo stomaco per serrare la gola. Ebbene Vanessa conosce pure, per istinto ed educazione, quell'arcano capace di sciogliere il grumo scuro di sofferenza inesorabile, destino inevitabile di chi cerca ogni giorno la propria vetta. L'arcano è un sorriso leggero.

Oggi, nel giorno del suo esordio in Nazionale a Podebrady (suggellato da una splendida vittoria), le auguro di continuare a crescere dentro quella leggerezza, donandone un poco anche a noi.

sabato 14 dicembre 2013

Facebook killed the blog reader

The Buggles” agli inizi del 1980 cantavano “Video Killed the Radio Star”, tenue tragedia inevitabile di una celebrità della radio 'stroncata' dall'avvento della televisione. Adesso è la volta del Web coi blog che iniziano a languire per effetto della velocità comunicativa di Facebook e di lettori sempre più impigriti dal social networking compulsivo. Ma tant'è. E allora è tutto un fiorire di pagine e di gruppi su Facebook e di solitudini che chattano, a volte fianco a fianco, in un mulinare di “k” e abbreviazioni improbabili, epico trionfo della Crusca sull'Accademia.

E “Opinioni Aerobiche”, il mio stravagante blog, “ovvero: la corsa e la marcia attraverso pillole di piacevole fatica quotidiana (con qualche divagazione a corredo)”, che fine farà? Per ora cerca puerilmente di resistere, emergendo di tanto in tanto proprio dalla mia bacheca di Facebook; domani si vedrà. Ma non morirà, statene certi. Il mio samizdat telematico, seppur in balìa delle capricciose onde del Web, andrà avanti.

domenica 3 novembre 2013

E adesso?

(ph di Filippo Calore)

Una volta, non molto tempo fa, alla marcia atletica italiana si chiedevano medaglie. Metallo pesante, mica giuggiole. Metallo olimpico. Oggi la musica sembra essere cambiata (più per effetto del lavoro serrato e finalmente efficace delle procure che di una 'rivoluzione' etico-sportiva, interna alla Federazione stessa). Ma di che musica si tratta, dunque? E quali numeri esprime?

Sì, partiamo dai numeri. Di seguito le graduatorie 2013 dei primi 20, per la 20 km di Marcia Maschile, per la 20 km Femminile e per la 50 km. Ecco i nostri migliori Assoluti della Marcia:

20 km Maschile



















20 km Femminile




















50 km







Altro che ori olimpici. La situazione pare essere drammatica perché alla mediocritas non proprio aurea dei dati delle due  graduatorie, maschile e femminile, dei 20 km, segue lo strazio della 50 km coi suoi 4 (dico 4!) soli classificati. E forse non è un caso che il titolo italiano su questa nobilissima distanza quest'anno non sia stato assegnato (a tal proposito voglio ricordare che il Campionato Italiano della 50 km di Marcia non si disputò soltanto negli anni 1915, 1916,1917, 1918 e poi nel 1943 e 1944, a causa dei due conflitti mondiali).

La 50 km di Marcia è dunque un fantasma. Pamich ha ottant'anni e l'altoatesino ha altro a cui pensare. E se la 50 km sparisce davvero - i segnali ci sono tutti - si tirerà dietro la Marcia tutta. Perché negare la 50 km vuol dire rinnegare i valori di un gesto antico e ancora 'esteticamente' credibile; significa rifiutare la pratica di un esercizio intelligente, paziente, meticoloso, che è l'essenza della Marcia stessa. Significa perciò colpire la Marcia al cuore.

E adesso?

domenica 22 settembre 2013

Il segreto di Vanessa



Il sorriso di Vanessa. Meno di quindici anni e tanta voglia di divertirsi marciando.
Da allenatore sono costretto a fare i conti con i numeri dei suoi risultati sportivi:

Marcia km 3

21/09/2013    15:09.0       Campobasso
06/07/2013    15:40.62     Teramo
22/06/2013    16:00.56     Orvieto
25/05/2013    16:26.0       Lanciano
18/05/2013    16:27.54     Teramo

Ma la vera cifra dei suoi progressi non è nella crudezza dei dati cronometrici soprascritti. Cercatela invece nel sorriso leggero che apre e chiude ogni suo allenamento; ogni sua gara. Il 'segreto' di Vanessa è tutto lì.


(Vanessa in allenamento a Pescara con il mitico Augusto Vancini)

lunedì 12 agosto 2013

Involuzione russa


E venne il giorno della marcia. La finale dei 20 km Uomini ai Mondiali di Mosca è in archivio e lascia aperti, a mio avviso, alcuni interrogativi. Il primo: può il caldo moscovita aver 'appesantito' così tanto il crono degli atleti? Il secondo: come è possibile un'involuzione tecnica tanto evidente in atleti capaci di marciare la distanza, solo qualche mese fa, ad un ritmo più veloce di circa 10"/km (mi riferisco ai cinesi) e con un'esecuzione del gesto decisamente più corretta?

Ha vinto un russo giovanissimo (vent'anni), tale Aleksandr Ivanov, andato al personale con una gara giudiziosa ma non esaltante dal punto di vista tecnico (decisamente 'alto' anche lui su quei ritmi). Altra domanda: dov'erano i russi più noti?

Poca forza nelle gambe dei cinesi, ombre pallidissime di ciò che seppero fare solo un anno fa a Londra. Squalificato Wang Zhen (terzo a Londra con 1:19:25), artefice di un'azione decisiva intorno al 12° km, ma 'zompettante' e a tratti anche sbloccato. (Ma Wang non aveva marciato a Saluzzo i 10 km in 37:52, durante un test in aprile?). Due rossi pure per il suo connazionale Chen (campione olimpico a Londra), secondo all'arrivo, festante (come da foto, qui in basso; evviva i valori dello sport!) per la squalifica dell'ecuadoregno Barrondo (quest'ultimo era 'brutto' tecnicamente a Londra, ed era 'brutto' pure ieri).
Chen, a mio avviso, avrebbero dovuto buttarlo fuori già al 10° km.

Chi salverei? I giapponesi Saito e Suzuki. Bellini ma lenti.

Si è marciato piano a Mosca. Con piedi che scappano avanti subito, senza tenere le spinte (gli esperti mi capiranno). Piedi deboli, alti. Muscoli in acido prima del dovuto. Ginocchia che faticano a tenere la verticale. Dov'è finita la tènnica? Dove sono finiti i tènnici? (Perdonate il toscanismo o, meglio, il 'piemontesismo'). Dove sono i guru che pontificano nel dopo gara?

A questo punto mi fermo. Mi piacerebbe avere il punto di vista di qualche esperto. Tecnico e non. Vi prego, commentate numerosi ché, io credo, la marcia ieri ha mostrato al mondo il peggio di sé.

P.S.: e gli italiani? Oddio, cosa volete che vi dica? Salvo solo Giupponi, 14°.

venerdì 9 agosto 2013

Tornare indietro per andare avanti

(ph: http://www.sbs.com.au/news/article/1721719/Russian-race-walker-Morozov-gets-life-ban-for-dopi)

Mondiali di Atletica leggera 2013, a Mosca. Un tempo cadevano i record, oggi gli atleti. Doping, infortuni misteriosi... Sono curioso di vedere come andrà a finire. Puerile onanismo mentale di un pescarese paziente, seduto sulla riva di un fiume gravido di medaglie di stagno.
Ad esser sinceri, della velocità e dei suoi campioni 'gonfiati' non mi importa granché. Aspetto la marcia, dei 20 km, maschili e femminili; e della 50 km. Attendo la trita retorica del cronista di turno, le immagini di rito, le showreel di chi domani – o dopodomani – potrebbe allungare la “tenebrosa riga” dei campioni senza valore. Lo so, è un piacere da poco, perché non c'è palingenesi dentro questo tristo girotondo di guardie incolpevolmente imbolsite (a quando la piena autonomia degli Organismi antidoping?) e di ladri sempre più potenti e perciò veloci. Io però mi accontento di poco. Mi basterebbe vedere velocità più 'morali'. E atleti carichi di emozioni naturali, o anche di dubbi e di paure che nulla hanno a che vedere con il prelievo di un campione di sangue o di urina...

lunedì 29 luglio 2013

Il doping dei poveri (di spirito e non)


Gara podistica su strada, dalle mie parti, sabato sera. Controllo antidoping a sorpresa della Commissione per la Vigilanza ed il controllo sul Doping (CVD), del Ministero della Salute. Nervosismo tangibile di alcuni atleti di vertice. Si attendono nuove...

lunedì 8 luglio 2013

Il campione, la solitudine, l'ascolto, la parola


In questi meteorologicamente bizzarri giorni di inizio luglio rimbalzano, sinistre e vieppiù inquietanti, le numerose notizie di un doping sempre più sistema transnazionale. Certi 'poteri forti' però -  questa sembra essere la novità - cominciano a 'balbettare' per effetto dell'incalzare di un giornalismo rivoluzionario ed estremamente efficace e, almeno qui in Italia, di una magistratura determinatissima e competente.
Ma non è di questo o quell'altro caso di 'imbroglio farmacologico' che vi voglio parlare, bensì di un aspetto, per me non meno interessante del fenomeno doping tout court; qualcosa che, probabilmente, 'vive' accanto al doping e finisce per alimentarlo. Per avere un'idea di ciò che sto per introdurre vorrei riandare ad un'intervista al giornalista-scrittore Marco Bonarrigo (trasmessa nell'ottobre del 2012 su SKY News 24; il video in calce a questo post). Nel parlare di Armstrong e dei suoi rapporti con il medico che lo aveva 'in cura', e poi del caso Schwazer, ci dice: 

"[...] Due atleti seguiti da metodologi, allenatori, preparatori, dietisti e dietologi e, nel caso di Schwazer anche da una psicologa, per anni, sentono la necessità comunque di andare, clandestinamente, perché comunque non si poteva fare, dal medico Michele Ferrari. Questo deve farci riflettere proprio sul sistema delle persone che supportano gli atleti in Italia. [...] Atleti che rischiano la squalifica (perché chi va con Ferrari rischia l'inibizione; è successo già per un paio di atleti), comunque, anche per motivi che non siano strettamente legati al doping - perché io so di atleti che non ci vanno per 'farsi' - vanno, rischiano, per andare da lui. Questo per me significa una cosa di base (ho parlato con tantissimi atleti che lo hanno frequentato): molti atleti in Italia, specie nelle discipline tra virgolette 'povere, come il ciclismo, come l'atletica,  come il triathlon, sono soli. Sono soli, cioè hanno decine di consulenti ma non hanno uomini in grado di parlare con loro e di risolvere i loro problemi".

I record stratosferici, le medaglie a palate si ottengono quasi sempre con il 'turbo' di micidiali alchimie farmacologiche; e questo è un fatto. Ma il campione (ed anche l'amatore) spessissimo si lega al suo 'mentore-stregone' per un bisogno vitale di ascolto, di comprensione. Prima del farmaco c'è ancora l'uomo. Il doping è innanzi tutto un problema culturale.

sabato 15 giugno 2013

Uno e trino

Ironman 70.3 Italy, a Pescara. Il "mezzo ironman", come lo definiscono (non senza un filo di sarcasmo) alcuni 'semidetrattori' del multisport in chiave endurance; il triathlon semi-esaperato, come lo chiamano alcuni sportivi di buon senso; infine una buona occasione (in verità "l'ultimo treno per Yuma") per far ripartire - ma è mai veramente partita? -  la martoriatissima economia Abruzzese, come va dicendo da un po' il sottoscritto.

Nuotare per 1900 metri, inforcare una bici e andare avanti per 90 chilometri per poi scendere a terra e correre per 21 km e 100 metri circa. Difficile? Roba da eroi moderni? Macché! Magari uno sport non proprio per tutti (e per tutte le tasche), ma non un'impresa impossibile: certificata l'idoneità dell'atleta alla pratica sportiva agonistica, basta un allenamento intelligente. Ma quanti partecipanti al 70.3 hanno l'idoneità alla pratica sportiva agonistica? Quanti si allenano in modo corretto? Questa però è un'altra storia.

Swim - (Ride a ) Bike - Run, oppure Swim + (Ride a) Bike + Run, nel senso che a Pescara il 70.3 ha pure la formula della staffetta. La prova, cioè, non pesa tutta sulle spalle di un singolo atleta ma viene 'tripartita': squadre composte da un nuotatore, un ciclista e un runner. Uno e trino, insomma. Un pettorale, oggi come oggi, non si nega proprio a nessuno.

domenica 2 giugno 2013

La foto del 1982

 Una foto in bianco e nero. Un sedicenne magrissimo è ritratto frontalmente, a figura intera, mentre chiude la sua fatica al secondo posto, dopo aver tirato la gara per quasi tutti i quattro chilometri di un duro percorso sterrato alla periferia di Avezzano. Erano i campionati regionali abruzzesi di corsa campestre. Era un giorno di marzo del 1982 e quel sedicenne ero io.
Chissà quante volte, negli anni a seguire, sono andato con la memoria a quella competizione che segnava il mio rientro alle corse, dopo uno stop abbastanza lungo – credo un bel mesetto – per effetto di un infortunio da sovraccarico funzionale alla bandelletta ileo-tibiale sinistra.
Correvo tanto in quegli anni. Alla fine del 1981 ero capace di ‘trottare’ per oltre due ore e mezza, senza mai fermarmi, su e giù per i colli di Pescara. Sui 10 km andavo senza troppa fatica sotto i 3:15/km e puntavo decisamente al podio dei Campionati Italiani di Maratonina Allievi del 1982 (primi di luglio), sulla distanza dei 12 km. Consapevole di avere avversari del calibro di Antonino Rapisarda (8:13 sui 3000 a 16 anni e 29:56 sui 10.000 in pista a 17!!!) e del compianto Walter Merlo (8:12 sui 3000 e 3:50 sui 1500 a 17 anni), lavorai molto duramente per un obiettivo forse non ancora alla mia portata. La bandelletta ileo-tibiale sinistra ‘cedette’ perciò ai primi di gennaio del 1982 ed io andai nel pallone.

Torniamo a quella foto in bianco e nero. Della magrezza si diceva. Essa aveva qualcosa di metafisico, di ascetico e, insieme, di grottesco, tanto da valermi allora i nomignoli di “de Benedistick” e “buco di culo coi denti” (ahimè ne ho già scritto da qualche parte). Magrezza e tensione, con quei pugni serrati, i gomiti in fuori e le spalle abbastanza alte e incordate. Gli occhi, che guardavano oltre il traguardo, ormai lì a pochi passi, erano due tagli scuri su un volto leggero e sofferente. Occhi che lasciavano trasparire l'ansia per l'attesa di una competizione di cui non conoscevo ancora il nome (c'era sempre un'altra gara da fare) ma che sapevo sarebbe arrivata, col suo peso, soverchio, di aspettative (altrui) da soddisfare.

Quella foto del 1982 in realtà non è solo un ingiallito, ma ancora vivissimo, ricordo personale; essa rappresenta il significante assoluto della pressione psicologica, spesso eccessiva, che un giovane è 'costretto' (le virgolette sono necessarie) a sopportare durante il suo percorso di formazione sportiva.

E sarà per una di quelle coincidenze, chiamate da Jung sincronicità, che la foto del 1982 salta fuori all'improvviso da un 'cassetto' digitale, proprio nei giorni in cui mi trovo ad assistere ad episodi di altre esasperazioni, sempre legate all'esperienza sportiva di giovani ateti – alcuni giovanissimi, in verità.
C'è l'allenatore emozionato e con la voce che trema, che al campo mi fa: “Qual è il record (sic!) sul chilometro per la categoria Esordienti (11 anni, nds)?”. Ed io a spiegargli che, tutt'al più, possiamo parlare di migliore prestazione e che, comunque, bisogna stare attenti ad enfatizzare 'numeri' di quel tipo, soprattutto in presenza dei ragazzini stessi.
C'è un altro tecnico che scrive nel proprio curriculum sportivo,tra le note degli atleti da lui seguiti: “Ha allenato XY, campione italiano dei Giochi della Gioventù”.
Ci sono infine altri adulti (allenatore, genitori, ecc.) tutti presi da una 'missione' irrinunciabile: il raggiungimento di un minimo di partecipazione (improbabile) ad un appuntamento internazionale.

La foto del 1982 racconta comunque una storia a lieto fine. Perché sull'agonismo, cieco e disumano, ha poi prevalso l'Educazione. Perché, vivaddio, ho avuto un'Educazione. Degli altri non so dire. E resto spaurito.

giovedì 21 marzo 2013

La primavera dentro


Primo post dell'anno. Primavera. E, in luogo di "un mazzo di magnifiche rose", un fiore. Il Fiore. Auguri Evelina; è meraviglioso ricominciare con Te.

sabato 29 dicembre 2012

Disarmare la marcia


Due anni fa, di questi tempi - precisamente il 16 dicembre 2010 - nel post Alba Rossa scrivevo così:

"[...] E adesso? Il re è nudo. Anzi no. La marcia atletica italiana è nuda. Il Dopo-Damilano è arrivato. Quanto conta la presenza carismatica – oltreché tecnica – di un allenatore di quel calibro lo scopriremo negli anni a venire (non molti suppongo). Adesso deve aprirsi la stagione dell’intelligenza senza infingimenti, non della puerile furbizia. Guai a scatenare miserrime guerre di successione. Occorre dialogo tra le molte scuole italiane del tacco punta, antiche ed emergenti; c’è bisogno di condivisione di strumenti e metodi di lavoro validati; di ricerca condivisa. Ora che il pontefice è altrove, il nostro movimento ha di fronte un destino diverso . Non so se migliore o peggiore. Ritengo che la via da seguire sia quella di una cooperazione in rete, non la costituzione di ulteriori centri di non ben definite eccellenze [...].

Si gira pagina, quindi. Adesso è il tempo degli operai specializzati".

Da quello scritto ci separano due anni che ci hanno mostrato tutta la fragilità di un movimento dai talenti sempre più rari, e abbastanza disarticolato e privo di un'idea coerente, consistente e condivisa di futuro.
La marcia atletica italiana non è saltata sulla 'polveriera' Schwazer, in quei tristi giorni di agosto. Paradossalmente la mestissima uscita di scena del marciatore di Calice ha prosaicamente, ma molto efficacemente accelerato la presa di coscienza, da parte di tecnici, atleti e dirigenti del nostro controverso mondo, della fine di un'era che sembrava non dovesse chiudersi mai.

Rimangono, come copertoni usati e scarpe sfondate sul letto di un fiume in secca, le polemiche di sempre su, e tra, 'certi giudici', 'certi tecnici', 'certi atleti'. E nell'era di Facebook i giovanissimi, credetemi, non si perdono una puntata di questo pericolosissimo gioco al massacro.
Disarmiamo la marcia finché siamo in tempo. Poi parliamo di progetti.

domenica 2 dicembre 2012

Ite, missa est

(ph da www.grossetosport.com)
La messa è finita. L'assemblea è sciolta. Alfio Giomi è il nuovo Presidente della Fidal per il quadriennio 2013-2016. Battuto nettamente Alberto Morini (già vice presidente vicario uscente), 60,61% dei voti contro 39,31%.
Dunque la funzione è finita, si ripongono i paramenti sacri; adesso si comincerà a lavorare sul serio. Bisognerà impegnarsi a fondo eticamente e con intelligenza.C'è bisogno di azioni diverse.
E si parte subito col settore tecnico: “Chiamerò a collaborare Massimo Magnani, che sarà il Direttore tecnico organizzativo, Nicola Silvaggi, che sarà il Direttore tecnico per la ricerca, e Stefano Baldini, a cui affideremo la responsabilità del settore giovanile [...]" (Alfio Giomi a caldo, dal sito www.fidal.it).
I miei migliori auguri al nuovo Presidente e ai suoi collaboratori.

Al lavoro, non c'è un minuto da perdere.

sabato 24 novembre 2012

Subito al lavoro

(La Prof.ssa Concetta Balsorio, nuovo Presidente della FIDAL Abruzzo)

Di seguito copio-incollo un documento molto interessante. Concetta Balsorio, nuovo Presidente FIDAL Abruzzo, dimostra di avere le idee ben chiare sul da farsi. E il "da farsi" è un gioco di squadra che condivido totalmente. Buona lettura.

PROGRAMMAZIONE QUADRIENNALE C.R. FIDAL ABRUZZO 2013-2016

Gruppo che fa riferimento alla candidatura a Presidente del C.R. FIDAL Abruzzo della professoressa Concetta Balsorio

PREMESSA
Per poter scrivere questa  relazione  programmatica sarà necessario  prima fare un’analisi della situazione socio-economica  italiana che inevitabilmente ha ed avrà ripercussioni nella futura gestione federale regionale.
Senza nessuna retorica si può affermare che non è possibile fare voli pindarici nella stesura di queste linee di programma, in quanto bisogna tener ben presente quanto difficoltoso sia  oggi riuscire a svolgere la normale attività istituzionale in perfetto connubio con  le spese di gestione  e  le esigue risorse a disposizione.
Sarà un quadriennio di “duro” lavoro che solo attraverso le idee, la voglia  di fare, la disponibilità delle risorse umane che hanno deciso di affrontare questo particolare “compito”, che  si potrà svolgere  l’incarico e superare questo gravoso momento.
Questo gruppo di lavoro avrà bisogno del sostegno e della messa a disposizione di tutte le competenze che sono presenti sul territorio regionale affermando  senza pericolo di smentita che non sono poche; dei suggerimenti e delle sollecitazioni che chi ha a cuore l’ atletica, sicuramente vorrà proporre.
 Partendo da un’analisi della situazione  ereditata dal precedente comitato regionale si cercherà di proseguire con animo sereno e costruttivo.

PROGRAMMA
            Il  primo punto del programma sarà tutelato con convinzione e determinazione:
ü  avere un comportamento etico e morale nei confronti di tutti;
ü  far rispettare a tutti le norme e i regolamenti della Federazione;
ü  mantenere una gestione amministrativa attenta ed equilibrata nell’utilizzo delle risorse economiche.

·         SETTORE TECNICO: il settore tecnico è l’anima della nostra disciplina e merita una fondamentale considerazione sotto tutti gli aspetti: prettamente tecnico, ma anche organizzativo, scientifico, economico e di reclutamento. La struttura Tecnica dovrà essere molto presente sul territorio sia per evitare la dispersione sia dei  talenti che di chi ha desiderio di praticare correttamente la nostra disciplina

·         CALENDARIO: la stesura del calendario terrà presente le linee giuda della federazione nazionale concernenti i vari campionati italiani di categoria e inserirà le manifestazioni regionali cercando di rispondere alle esigenze delle società organizzatrici, evitando accavallamenti e distribuendo sul territorio in maniera equa le differenti gare. Sarà dato rilievo ai diversi campionati regionali di ogni categoria con la  speranza che tornino ad avere una priorità nella programmazione tecnica degli atleti. Per rilanciare l'immagine dell'atletica nella nostra regione è necessario proseguire e incrementare le attività di informazione sia attraverso il sito internet del comitato che rafforzando i rapporti con i media locali e nazionali, fornendo loro, con regolarità, informazioni riguardanti gli atleti e le iniziative di carattere sportivo, sociale e culturale, legate al mondo dell'atletica abruzzese. Il sito internet del comitato sarà completamente rinnovato in modo da renderlo più moderno e funzionale. Le notizie saranno costantemente aggiornate e sarà più facile per gli utenti reperire le informazioni di cui avranno bisogno.

·         IMPIANTISTICA : si dovrà provvedere ad effettuare una mappatura degli impianti esistenti sul territorio con  le loro caratteristiche sia di struttura, che di attrezzature e possibilità di utilizzo , al fine di poter compilare  un calendario di manifestazioni più rispondente possibile alle esigenze degli atleti

 ·         GRUPPO GIUDICI GARE: rilanciare la figura del Giudice di Gara, non solo nel suo ruolo specifico durante le competizioni, ma quale importante collaboratore per un migliore svolgimento delle manifestazioni. Il rapporto tra il comitato e il GGG dovrà essere improntato sulla massima collaborazione nel rispetto dei rispettivi ruoli. Verranno organizzati periodicamente degli incontri tra giudici, tecnici e dirigenti di società al fine di una gestione ottimale delle manifestazioni. Saranno intraprese iniziative in collaborazione con il GGG con l’obbiettivo di reperire nuovi giudici vista la carenza numerica degli stessi cercando di coinvolgere e motivare ex atleti, genitori e quante più persone vicine al mondo dell'atletica.

 ·          SCUOLA : questo è un settore che merita uno studio particolare, inteso come collaborazione con gli istituti di ogni ordine e grado in stretta collaborazione con i dirigenti scolastici, i docenti di educazione fisica e con il MIUR, anche attraverso dei l’organizzazione di progetti mirati sul territorio, anche in collaborazione con le amministrazioni comunali.

 ·         MASTER: il settore Master  avrà una corretta attenzione  da parte di questo comitato  sia  nel coinvolgimento  della gestione dell’attività federale e societaria e nella partecipazione alle manifestazioni del settore assoluto; che nell’affrontare le esigenze delle società organizzatrici, con particolare riferimento a quelle che si occupano di gare su strada, per riuscire a offrire un servizio più adeguato ai loro bisogni, come evidenziato successivamente nello sviluppo dei punti di programma.

 ·         RISORSE: instaurare rapporti continui con gli Enti Pubblici Territoriali e gli Sponsor sia per il sostegno tecnico   ed economico alla nostra attività e alle principali manifestazioni.

 ·         INFORMAZIONE: per rilanciare l'immagine dell'atletica nella nostra regione è necessario proseguire e incrementare le attività di informazione sia attraverso il sito internet del comitato che rafforzando i rapporti con i media locali e nazionali, fornendo loro, con regolarità, informazioni riguardanti gli atleti e le iniziative di carattere sportivo, sociale e culturale, legate al mondo dell'atletica abruzzese. Il sito internet del comitato sarà completamente rinnovato in modo da renderlo più moderno e funzionale. Le notizie saranno costantemente aggiornate e sarà più facile per gli utenti reperire le informazioni di cui avranno bisogno.

Alcuni punti del programma hanno avuto la necessità , a causa della loro complessità di essere sviluppati in maniera più dettagliata.

ATTIVITÀ AREA PROMOZIONALE
Il programma dell’attività per questo nuovo quadriennio riferito al settore promozionale non necessita di particolari stravolgimenti né di modifiche radicali nelle linee guida, rispetto a quanto fatto sino ad ora; mentre sarà indispensabile razionalizzare l’attività del settore perseguendo alcuni obiettivi di carattere generale.
Questo comitato evidenzia la necessità fondamentale di rinnovare  e potenziare l’attività promozionale favorendo una maggiore facilità di reclutamento per tutte  società presenti sul territorio regionale, attraverso:
o   l’organizzazione di incontri promossi direttamente dalla federazione regionale con atleti e/o tecnici di rilevanza nazionale, creando anche mediaticamente piccoli eventi, avvalendosi della collaborazione sul territorio delle istituzioni scolastiche, delle società e delle amministrazioni comunali;
o   la sottoscrizione di accordi di collaborazione con le istituzioni scolastiche;
o   l’organizzazione di manifestazioni di base a carattere agonistico sotto l’egida delle federazione regionale che possano avvicinare i ragazzi alla pratica dell’atletica leggera in   aggiunta ai campionati federali regionali istituzionali;
o   l’incentivazione delle società sportive a impegnarsi nel settore giovanile (categorie esordienti e ragazzi) riducendo e/o contribuendo parzialmente alle spese organizzative di base (medico, cronometristi e addetti Sigma);
o   la maggiore visibilità ai vincitori di titoli regionali, a squadre ed individuali, sostituendo e/o integrando le medaglie con magliette recanti la dicitura di “campione regionale Fidal 2013” o similari;
o   l’introduzione nell’ambito di trasmissioni televisive locali, che già si occupano dell’attività podistica amatoriale, di rubriche settimanali dedicate all’attività su pista che prevedano resoconti filmati, interviste etc.
Verrà proposto un calendario delle manifestazioni federali, invernale ed estivo, attraverso:
o   la distribuzione delle gare nell’arco dell’intero anno agonistico, evitando una concentrazione di manifestazioni solo in determinati periodi ;
o   un calendario scolastico, per le singole categorie dell’area promozionale, dopo il termine dell’anno scolastico e prima dell’inizio dello stesso, al fine di evitare la sovrapposizione di campionati federali regionali nei periodi di esame;
o   un maggiore spazio all’attività indoor prevedendo espressamente l’assegnazione di titoli regionali di categoria;
o   una valorizzazione attraverso lo sviluppo dell’attività della categoria esordienti mediante delle manifestazioni dell’area promozionale con la disputa di almeno due gare dedicate agli esordienti comprensive di  staffette; 
o   l’inizio dell’attività del cross sin dall’inizio dell’anno agonistico così da permettere alle società interessate di gestire al meglio anche l’attività indoor dell’area promozionale;
o   la partecipazione all’attività di corsa campestre di tutte le categorie degli esordienti.
Saranno valorizzate le rappresentative regionali di categoria.

ATTIVITA’ SETTORE MASTER
Questo settore ha assunto una elevata rilevanza all’interno della federazione, sia per numero di praticanti che per l’apporto organizzativo ed il di supporto tecnico, pertanto andrà gestito con molta attenzione.
 Alla luce di quanto è stato fatto negli ultimi anni, tenendo ferme le ottime scelte ed il lavoro svolto, comunque saranno rivisitate alcune piccole disfunzioni  al fine di rendere più fluido il rapporto tra il settore ed il comitato e soddisfare le aspettative degli atleti di tale settore.
Negli ultimi anni con l’istituzione dei circuiti Corri Adriatico, Corri Master e Coppa Abruzzo il comitato ha messo a disposizione circa 8,000 € per premiare gli atleti ed ottenere una agevolazione sulle tasse riguardanti l’affiliazione e  il tesseramento di nuovi atleti, con un risultato non completamente soddisfacente. Si pensi che gran parte del budget è stato utilizzato per premiare poco meno di 100 atleti partecipanti, in molti casi un atleta è stato premiato più volte per la sua partecipazione contemporaneamente a più circuiti.
Si reputa che tale cifra possa essere utilizzata in modo più proficuo e differenziato nello stesso settore.
Il  comitato regionale  individuerà un referente regionale al quale si affiancheranno  dei referenti di zona che studieranno il sistema più idoneo per il coinvolgimento delle società .
Queste ultime saranno incentivate con premi in denaro al fine di ottenere una maggiore partecipazione delle stesse  ad un circuito di manifestazioni attraverso un calendario che comprenderà i campionati regionali di cross ( almeno due prove ) pista e strada ( da 4 ad 8 prove ) premiando con la maglietta di campione regionale di corsa su strada i primi di categoria in occasione della festa  dell’atletica e  ridando la giusta valenza ai campionati ed agli atleti del settore.
Si cercherà  di trovare un punto di intesa con gli organizzatori dei vari  circuiti cercando se fosse possibile di unificare tutte le gare in un unico calendario ed evitando concomitanze di gare, almeno nella stessa provincia, con la volontà di salvaguardare le manifestazioni “storiche”.
Si ipotizza di proporre a tutti gli organizzatori di gare l’utilizzo di pacchetti di servizi da concordare tra il comitato regionale, il referente del settore e i collaboratori delle varie realtà territoriali; mentre si proporranno degli incentivi sotto forma di agevolazioni per tesseramenti ed omologazioni di manifestazioni da organizzare a tutte le società che si affilieranno alla FIDAL.

Pescara 18/11/2012                                                               In fede
                                                                               Concetta  Balsorio