Mercoledì mattina sono stato a Chieti. Stavolta lo stadio Angelini l’ho visto da fuori. I marciatori, un po’ come i maratoneti, assieme a quelli che lavorano con loro, gli stadi li lasciano sullo sfondo. Il lavoro ‘sporco’, utile, si fa fuori. Mercoledì mattina, dicevo, intorno alle 8.30 ero sul giro di circa settecento metri attorno allo stadio teatino, assieme a Ruggiero D’Ascanio e al ritrovato Sat, fresco reduce dagli ‘ozi’ pavesi. Dovevo controllare Ruggiero, il suo gesto, la sua azione tecnica. A seguire – dopo la giusta razione di chilometri –, dentro il freddo irreale del vicino ipermercato Megalò e davanti ad un bicchiere di acqua tonica, avremmo discusso del da farsi, il prosieguo della preparazione in vista degli Assoluti di Milano.Che strano lo stadio Angelini visto da fuori, al mattino; d’estate. Surreale l’immagine del signore grasso, seduto e debordante dalla sedia piazzata all’ingresso del sottopasso che porta alla pista. Non so chi sia, ma sono contento di stare per strada, a giocare coi piedi con un coccio di vetro Moretti, in attesa che ripassi Ruggiero. Il signore grasso lo immagino finalmente sereno. Seduto sul limitare di un impianto sportivo fatiscente ma con le tribune lucidate e colorate, non ha passeri da spaventare. Il campo è vuoto.


