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venerdì 17 luglio 2009

Ritorni

Mercoledì mattina sono stato a Chieti. Stavolta lo stadio Angelini l’ho visto da fuori. I marciatori, un po’ come i maratoneti, assieme a quelli che lavorano con loro, gli stadi li lasciano sullo sfondo. Il lavoro ‘sporco’, utile, si fa fuori. Mercoledì mattina, dicevo, intorno alle 8.30 ero sul giro di circa settecento metri attorno allo stadio teatino, assieme a Ruggiero D’Ascanio e al ritrovato Sat, fresco reduce dagli ‘ozi’ pavesi. Dovevo controllare Ruggiero, il suo gesto, la sua azione tecnica. A seguire – dopo la giusta razione di chilometri –, dentro il freddo irreale del vicino ipermercato Megalò e davanti ad un bicchiere di acqua tonica, avremmo discusso del da farsi, il prosieguo della preparazione in vista degli Assoluti di Milano.
Che strano lo stadio Angelini visto da fuori, al mattino; d’estate. Surreale l’immagine del signore grasso, seduto e debordante dalla sedia piazzata all’ingresso del sottopasso che porta alla pista. Non so chi sia, ma sono contento di stare per strada, a giocare coi piedi con un coccio di vetro Moretti, in attesa che ripassi Ruggiero. Il signore grasso lo immagino finalmente sereno. Seduto sul limitare di un impianto sportivo fatiscente ma con le tribune lucidate e colorate, non ha passeri da spaventare. Il campo è vuoto.


giovedì 25 settembre 2008

È quasi venerdì...

Di nuovo venerdì, o quasi. Un'altra settimana è volata. Sono un po' fiacco. Stanco di scrivere le solite menate, di vivere situazioni sempre uguali, di replicare l'ovvio e, malgrado ciò, non essere compreso. Ma va bene così, lo stesso. In fondo il gioco vale la candela. In ballo c'è qualcosa che trascende ogni nostro vizio o capriccio. Bisogna essere al campo, anche se a volte mi sembra quasi di perdere il senso di questa specie di missione. Ma è solo stanchezza. È il peso di un'altra settimana che va in archivio, con pochi insegnamenti e qualche risibile inciampo di percorso.
Domani ancora all'Angelini, coi ragazzi, se dio vuole.

venerdì 19 settembre 2008

Pensierino della notte

Ogni tanto mi capita di leggere sul Web "pensieri in libertà" a proposito di CUS (leggasi Centro Universitario Sportivo) e Atletica Leggera nella realtà teatina (leggasi attività tecnica presso lo Stadio Angelini di Chieti). Cose pesanti, a volte molto offensive. Essendo io allenatore del CUS Chieti Atletica, posso affermare di non riconoscermi affatto nel ruolo di tecnico prezzolato al soldo di una società sportiva di "facciata" (del Cus Chieti Atletica, in breve, qualcuno scrive questo). Per ora mi fermo qua, non prima di una domanda before sleeping: ma passione e professionalità (con relativa corresponsione di un congruo rimborso spese) sono termini antitetici? Se sì, allora siamo proprio messi male.
Notte.


martedì 22 luglio 2008

Chiedo venia!

(foto Donato Chiavatti)


Scusate, ma a spaccarsi muscoli e tendini all'"Angelini" di Chieti ci sono pure i lanciatori. Nel mio precedente post cito tutti, tranne loro. Ed è grave. Chiedo scusa in ginocchio.

domenica 20 luglio 2008

Chieti e Francavilla al Mare: i paradossi del Track and Field in salsa teatina

L'"inferno" dello stadio "Angelini" di Chieti


Il "paradiso" di Francavilla al Mare


Sono stato a Francavilla al Mare, in quella meravigliosa cattedrale nel deserto che è l’impianto di atletica leggera dello stadio comunale. In verità chi volesse saltare (in alto o con l’asta) rimarrebbe deluso: zero sacconi e quant’altro abbisogni per la pratica di discipline diverse dal correre e marciare. Basterebbe davvero poco per farne un gioiellino di rara bellezza. A Francavilla il sole non sembra picchiare come altrove: il mare e la collina si danno un bel da fare (e con successo) a rendere sopportabili nella canicola di luglio gli allenamenti più duri di mezzofondisti e marciatori. Il tutto ha la sua brava ciliegina nella grazia anacronistica e quasi irreale del suo custode, felice di veder correre e saltare ragazzini e giovanotti; disponibile oltre ogni immaginazione.

Qualche chilometro più in là, nella stessa provincia, c’è il “putrescente” stadio “Angelini" di Chieti. Putrescente perché clinicamente morto all’Atletica Leggera, tenuto in vita con accanimento terapeutico dalla surreale energia dei campioni e campioncini che nonostante tutto vi “abitano” (marciatori, velocisti, saltatori, mezzofondisti); gente che si spacca gioiosamente tendini e muscoli su quella che un tempo chiamavamo pista, oggi micidiale cemento velato da un anemico straterello rosé di gomma bruciata.