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venerdì 11 dicembre 2020

INNOCUI NARCISISMI AFFETTUOSI



Spesso Facebook diventa la vetrina privilegiata di innocui narcisismi affettuosi. Definisco così quei post che celebrano imprese e pseudo-imprese di atleti, o pseudo tali, dimenticate un po' da tutti, fuorché dagli estensori di quegli stessi post.

Sovente sono foto ingiallite, per nulla a fuoco, oppure foto da smartphone di vecchie classifiche battute a macchina e tirate al ciclostile.

Ogni tanto cedo anch'io alla tentazione di mostrare al mondo - perché crediamo davvero che Facebook sia tutto il mondo - che da ragazzino e da giovanotto qualcosa sapevo fare, sgambettando.

E quindi ecco saltar fuori, grazie all'amico Augusto, un paio di ritagli tratti dalla rivista federale "Atletica". Piccola archeologia sportiva giovanile. Era il 1981, "luglio flagrava", ed io, coi miei 'pochi' sedici anni, correvo 12 km a 3:17.2/km...

martedì 17 novembre 2015

Dell'autonomia e d'altre necessità





Puoi insegnare loro a filar via veloci come spade, a rimbalzare come palline di caucciù, a scivolare 'liquidi' sull'asfalto come gocce di pioggia sul parabrezza. Puoi insegnare loro questo e mille altri artifizi tecnici. Ma se nessun passo sarà stato mosso verso l'autonomia, se dinanzi ad una domanda che esige una scelta netta, personale, campeggia l'espressione vacua e sorridente di un ragazzino smarrito, allora tutto il lavoro svolto sarà stato inutile, ed il futuro - non solo quello sportivo - si presenterà assai incerto.

Nihil sine magno labore vita dedit mortalibus, ci ammonisce Orazio. La vita non è una maratona, né una 100 km; è cosa più dura e 'seria', e il giovane atleta che si appresta a diventare 'professionista' dell'endurance podistico - non necessariamente estremo - va innanzitutto educato alla realtà, alla consapevolezza; all'autostima e, soprattutto, al rispetto di sé e dell'altro da sé. Lavoro duro per chi educa, oggi. Lavoro improbabile per chi allena giovani atleti, se le famiglie di questi non garantiscono una presenza educativa qualitativamente sufficiente.

"La potenza è nulla senza il controllo", recitava il jingle...

mercoledì 26 agosto 2015

Ripensando alla corsa verso il mare


Riprendo un post di cinque anni fa, ancora drammaticamente attuale.
Quando penso ai nostri "mini-mezzofondisti" (o "mini-marciatori") corro con l'immaginazione ad una metafora, quella delle tartarughine Caretta Caretta che, appena dopo la schiusa, cercano disperatamente la via del mare, il loro naturale, innato bisogno di futuro, di crescita; di continuità. Anche i mini-mezzofondisti (i mini-atleti, tout court) cercano per istinto qualcosa del genere. Pochissimi raggiungeranno il mare. Sembra crudele, ma deve andare così...
(Troppi "gabbiani" col cronometro ad attenderle, sui campi di atletica e tra le mura domestiche, ahimè).

domenica 14 giugno 2015

Naturali metamorfosi


Quando arrivò al campo aveva 12 anni. Magro magro e dinoccolato. Giacomino non aveva mai visto gli skip manco col binocolo e quando provava ad eseguirli faceva salire insieme ginocchio e braccio dello stesso lato. Qualche 'illuminato' mi sfotteva pure quando lo facevo correre con le marciatrici, per costruire quel minimo di resistenza aerobica che allora non aveva.
Giacomo oggi ha 17 anni e corre gli 800 in 1:56.46. Quasi 5 anni di lavoro paziente; costante. Era un cigno, anche se non lo sapeva (quasi) nessuno.

lunedì 16 marzo 2015

Lontani nel fango


Non sono uso a mitizzare il senso della fatica nello sport, piuttosto cerco di rifletterci su e a fondo. La corsa campestre, svuotata della trita e pericolosa retorica del "se non fa male non fortifica" (quanti "over 30" hanno attaccato anzitempo le scarpette al chiodo per preparare un cross in più), può essere assai formativa per un giovanissimo mezzofondista. Ma non solo. Può essere molto utile anche agli allenatori-educatori, perché il fango (usando una sineddoche) è il termometro che può indicare lo stato di salute del mezzofondo giovanile (veloce o resistente che sia, si badi!). E quando si arriva distanti, lontani dai primi nel fango, qualche domanda bisognerà pur farsela.

sabato 7 febbraio 2015

I muscoli efficienti della mente

Qualche anno fa scrivevo "Necessario insondabile", una breve riflessione su certi passaggi, necessari e ricorrenti, della vita sportiva di giovani fondisti dell'atletica leggera. Faceva così:

"La penna corre sulle pagine cincischiate di una vecchia agenda sponsorizzata. La mano ha fretta di chiudere un laconico appunto: «Fondo medio saltato per affaticamento muscolare». L’allenatore chiude l’agenda, butta la penna dentro una tasca della borsa porta computer e ferma il cronometro che avrebbe continuato la sua corsa regolare e spietata. I cronometri non accumulano fatica, non hanno anima né fanno sconti. Gli allenatori lo sanno. Distillando numeri in successione sessagesimale trasformano i sogni in verità approssimate.« Le gambe non vanno, non riesco a farle andare. Non ci capisco niente » fa l’atleta con voce incolore. Non c’è tristezza nelle sue parole, neanche preoccupazione. Una strana spossatezza impasta muscoli e pensieri in un unico grumo insolubile. In momenti come questi c’è bisogno di parole, ma non di risposte. Le risposte, quelle giuste, più o meno definitive, arrivano sempre qualche passo più avanti e sono buone per un’altra storia, che avrà comunque bisogno di altre parole. Questo, forse, è il senso ciclico dell’esperienza".

Non c'è giorno che io viva sul campo che non rechi l'insegnamento misterioso ed esatto della necessità del dialogo sereno tra atleta e allenatore. Perché sì, c'è "[...] bisogno di parole, ma non di risposte. Le risposte, quelle giuste, più o meno definitive, arrivano sempre qualche passo più avanti e sono buone per un’altra storia, che avrà comunque bisogno di altre parole." 

Non c'è 'biologia' che tenga dinanzi alla parola che scioglie, magicamente, grumi di fatica e blocchi apparentemente insolubili.

Mi rammarico di non essere riuscito a parlare con tutti i miei ragazzi, negli anni, dedicando ad ognuno di loro quel tempo speso nella chiacchierata buona. Ed il mio pensiero va a quanti hanno lasciato, per una parola di meno piuttosto che una ripetuta sui 1000 metri in più. Ma forse, in fondo, chi lascia per cercare altrove 'qualcosa', non riesce ad andare oltre le ripetute...

domenica 2 giugno 2013

La foto del 1982

 Una foto in bianco e nero. Un sedicenne magrissimo è ritratto frontalmente, a figura intera, mentre chiude la sua fatica al secondo posto, dopo aver tirato la gara per quasi tutti i quattro chilometri di un duro percorso sterrato alla periferia di Avezzano. Erano i campionati regionali abruzzesi di corsa campestre. Era un giorno di marzo del 1982 e quel sedicenne ero io.
Chissà quante volte, negli anni a seguire, sono andato con la memoria a quella competizione che segnava il mio rientro alle corse, dopo uno stop abbastanza lungo – credo un bel mesetto – per effetto di un infortunio da sovraccarico funzionale alla bandelletta ileo-tibiale sinistra.
Correvo tanto in quegli anni. Alla fine del 1981 ero capace di ‘trottare’ per oltre due ore e mezza, senza mai fermarmi, su e giù per i colli di Pescara. Sui 10 km andavo senza troppa fatica sotto i 3:15/km e puntavo decisamente al podio dei Campionati Italiani di Maratonina Allievi del 1982 (primi di luglio), sulla distanza dei 12 km. Consapevole di avere avversari del calibro di Antonino Rapisarda (8:13 sui 3000 a 16 anni e 29:56 sui 10.000 in pista a 17!!!) e del compianto Walter Merlo (8:12 sui 3000 e 3:50 sui 1500 a 17 anni), lavorai molto duramente per un obiettivo forse non ancora alla mia portata. La bandelletta ileo-tibiale sinistra ‘cedette’ perciò ai primi di gennaio del 1982 ed io andai nel pallone.

Torniamo a quella foto in bianco e nero. Della magrezza si diceva. Essa aveva qualcosa di metafisico, di ascetico e, insieme, di grottesco, tanto da valermi allora i nomignoli di “de Benedistick” e “buco di culo coi denti” (ahimè ne ho già scritto da qualche parte). Magrezza e tensione, con quei pugni serrati, i gomiti in fuori e le spalle abbastanza alte e incordate. Gli occhi, che guardavano oltre il traguardo, ormai lì a pochi passi, erano due tagli scuri su un volto leggero e sofferente. Occhi che lasciavano trasparire l'ansia per l'attesa di una competizione di cui non conoscevo ancora il nome (c'era sempre un'altra gara da fare) ma che sapevo sarebbe arrivata, col suo peso, soverchio, di aspettative (altrui) da soddisfare.

Quella foto del 1982 in realtà non è solo un ingiallito, ma ancora vivissimo, ricordo personale; essa rappresenta il significante assoluto della pressione psicologica, spesso eccessiva, che un giovane è 'costretto' (le virgolette sono necessarie) a sopportare durante il suo percorso di formazione sportiva.

E sarà per una di quelle coincidenze, chiamate da Jung sincronicità, che la foto del 1982 salta fuori all'improvviso da un 'cassetto' digitale, proprio nei giorni in cui mi trovo ad assistere ad episodi di altre esasperazioni, sempre legate all'esperienza sportiva di giovani ateti – alcuni giovanissimi, in verità.
C'è l'allenatore emozionato e con la voce che trema, che al campo mi fa: “Qual è il record (sic!) sul chilometro per la categoria Esordienti (11 anni, nds)?”. Ed io a spiegargli che, tutt'al più, possiamo parlare di migliore prestazione e che, comunque, bisogna stare attenti ad enfatizzare 'numeri' di quel tipo, soprattutto in presenza dei ragazzini stessi.
C'è un altro tecnico che scrive nel proprio curriculum sportivo,tra le note degli atleti da lui seguiti: “Ha allenato XY, campione italiano dei Giochi della Gioventù”.
Ci sono infine altri adulti (allenatore, genitori, ecc.) tutti presi da una 'missione' irrinunciabile: il raggiungimento di un minimo di partecipazione (improbabile) ad un appuntamento internazionale.

La foto del 1982 racconta comunque una storia a lieto fine. Perché sull'agonismo, cieco e disumano, ha poi prevalso l'Educazione. Perché, vivaddio, ho avuto un'Educazione. Degli altri non so dire. E resto spaurito.

lunedì 23 luglio 2012

Massimiliano e l'altra atletica

Massimiliano Santovito (AICS Hadria Pescara), quindici anni e ciuffo ribelle, attualmente è il miglior mezzofondista abruzzese della categoria Cadetti. Lo alleno da circa un anno e mezzo per amichevole intercessione di Marcello Casasanta, talent scout raffinato e infaticabile organizzatore di manifestazioni podistiche qui in Abruzzo.
Sabato scorso, al XII Meeting Nazionale di Giulianova, Massimiliano ha ritoccato ancora il suo personale sui 1000m. 2:43.00 il crono finale per una gara perfetta dal punto di vista tattico (queste le frazioni,  200m per 200m: 32.0 - 34.4 - 33.2 - 32.5 - 30.9).

Massimiliano viene da Vasto (Ch); fino a qualche mese fa giocava da terzino nella Bacigalupo. Grazie agli EPS (Enti di promozione sportiva) e alle 'tapasciate' stradali è arrivato all'atletica leggera. L'Atletica ha bisogno di 'guardarsi intorno'. C'è un mondo che corre veloce dentro sentieri vicini e paralleli.

L'Atletica sta dentro un fosso. Abbiamo bisogno di un zompafossi.

venerdì 18 maggio 2012

Daniele, la fossa, i leoni


"I saggi brilleranno allora come lo splendore del firmamento e quelli che avranno insegnato a molti la giustizia, splenderanno come stelle per l'eternità. Or tu, Daniele, riponi queste parole e sigilla il libro fino al tempo della fine. Molti lo scruteranno e crescerà la loro conoscenza". Daniele 12,3-4

Il titolo del post e l'epigrafe veterotestamentaria che lo lancia sembrerebbero apocalitticamente fuorvianti. Il Daniele di cui scriverò non è quello delle Sacre Scritture ma ha comunque uno stretto legame col sacro.

Daniele

Daniele è Daniele D'Onofrio, diciottenne di Scontrone (AQ), mezzofondista  in forza all'Atletica Gran Sasso Teramo, allenato dal Prof. Donato Chiavatti. L'anno scorso correva la Mezza Maratona in 1:08:48, terzo tra gli junior in Italia. Sui 3000m vantava un buon 8:47.00; buono come lo stagionale sui 5000m, sempre del 2011: 15:28.26.
Quest'anno il salto di qualità: 2° tra gli junior nella Mezza Maratona; 1:06:50 alla Roma-Ostia, prestazione notevolissima ma già preceduta da un pregevole 3° posto ai Campionati Individuali di Cross Juniores a Borgo Val Sugana alla fine di gennaio. Ed è solo l'inizio di una crescita incredibile. Daniele 'rischia' di vincere il Vivicittà a Pescara (il 15 aprile) in volata con un keniano da 29 minuti e spiccioli sui 10.000m. Due settimane dopo, ad Ascoli Piceno, straccerà il suo personale sui 3000m, correndoli in 8:18.82. La settimana dopo (il 6 di maggio) stupirà ancora tutti 'volando' a Terni i 10.000m del Campionato Italiano Individuale Assoluto in 29:45.43. 5° assoluto (Daniele è ancora junior), sotto un diluvio biblico (ecco il sacro che comincia a manifestarsi; una ierofania che però appesantisce il crono finale di almeno 15 secondi).

Daniele non ha mai vestito la maglia azzurra. La Federazione sembra ignorarlo non convocandolo neppure nei raduni riservati alle eccellenze nazionali del mezzofondo under 20 (e poi ci si chiede che fine farà la Maratona in Italia dopo i fasti di Baldini e della Scuola del Prof. Luciano Gigliotti!). Ma Daniele non se ne fa un cruccio e continua a lavorare duramente.

In un commento off-topic nello scorso post l'odioso anonimo, col suo stile inconfondibile (lascio in evidenza anche gli orrori grammaticali) scrive: "un miglioramento di 10 secondi a km veramente incredibile se pubblicasse le tabelle di allenamento ne potremmo usufruire e riscontrarne la bontà noi tutti amanti della corsa . spero non siano segreti inpubblicabili !!!". Il commento è talmente odioso da generare finanche la replica, pacatissima, del mite e molto riservato Donato Chiavatti (l'allenatore di Daniele, appunto); la riporto di seguito, integralmente:

"Approfitto della disponibilità dell’amico Mario per portare un mio modestissimo e disarticolato contributo al dibattito sulla “straordinaria” crescita agonistica di Daniele D’Onofrio.
Alla base di tutto c’è la bontà della materia prima intesa come disponibilità mentale di Daniele a considerare l‘assoluta dedizione all’allenamento come l’unica arma vincente per provare a non mettere limiti alla sua crescita agonistica.
Dal momento che ho iniziato a seguire Daniele la cosa che più mi ha impressionato è stata la sua straordinaria disponibilità a non tirarsi mai indietro davanti alle difficoltà che, per forza di cose, doveva affrontare vivendo a oltre 150 Km da Pescara.
Certo, leggere che ancora qualcuno crede alle “tabelle” miracolose mi viene da riflettere… senza meravigliarmi più di tanto se ripenso che un “illuminatissimo” tecnico locale sosteneva (e forse lo pensa ancora!!) che non potevo assolutamente vantarmi dei miglioramenti cronometrici di alcuni atleti perché ero solo “fortunato” nell’usare le tabelle dell’amico Lucio Gigliotti.
Certamente la frequentazione con il “grande” Lucio mi ha arricchito moltissimo e non finirò mai di ringraziarlo nell’avermi spalancato molte porte ed introdotto in un ambiente di “cultura sportiva” assolutamente gratificante.
Tornando a “bomba” mi sento di consigliare a quest’ultimi di rivedersi quanto da me raccomandato e divulgato nei Corsi per Tecnici FIDAL in ordine alle strategie tecniche e metodologiche nella formazione del giovane mezzofondista… forse si renderebbero conto che non esistono ricette miracolose ma estremo rispetto per la crescita psico-fisica del giovane assecondando le aspirazioni personali con tanta umiltà e consapevolezza che le conoscenze tecniche non sono mai abbastanza per evitare di fare danni ad un individuo in forte evoluzione.
Umiltà, passione e tanta curiosità nel confrontarsi con gli altri… NON SONO MAI DA ABBANDONARE.
Se insieme a queste ultime cose ci mettiamo: voglia, determinazione e “madre natura” ecco fugati i tanti dubbi degli “scettici” per partito preso".

La fossa

La fossa in verità è un buco nero. È il fenomeno del drop out sportivo che tutto ingoia: i rari talenti emergenti del nostro già povero sport, nella sua variante podistica, assieme ai sogni (illusioni?) di nostalgici allenatori alla ricerca di una improbabile età dell'oro del running.
Daniele D'Onofrio salta fuori dalla fossa con irriducibile caparbietà. Da subito. In alto, nella foto a sinistra, Daniele si avvia a vincere il Campionato Regionale di Corsa su Strada Cadetti con addosso la canotta gialla della sua società sportiva d'origine, l'Atletica Alto Sangro.  È il 2008 e, in quella stessa foto, è possibile notare il buon Massimo Pompei (DT della Gran Sasso Teramo), le mani dietro la schiena e gli occhi ben puntati sull'atleta, seguire con molto interesse la prova di una categoria federale cruciale. Si esce fuori vincenti dalla fossa grazie all'azione sinergica di più intelligenze: quella dell'atleta, in primis, con le sue immense qualità volitive; quella dell'allenatore che ha favorito in modo decisivo la sua crescita atletica (il cosiddetto salto di qualità; Donato Chiavatti ha davvero realizzato un capolavoro) ed infine, last but not least, l'associazione sportiva, l'Atletica Gran Sasso Teramo del Presidente Maurizio Salvi, una delle poche società italiane prodighe nell'investire sui propri tecnici, istruttori o allenatori che siano, e nelle scuole di avviamento allo sport (dizione antidiluviana ma ancora molto efficace) piuttosto che scommettere 'al buio' sul talento di turno (spesso un campioncino extaregionale).

I leoni

Di leoni veri, dentro e fuori la fossa, ne sono rimasti pochi. Daniele è uno di essi ed ha a che fare col sacro che, come ci ricorda Umberto Galimberti, è parola indoeuropea che significa "separato". Daniele ha successo nelle discipline atletiche che pratica perché è separato dal pensiero e dall'azione dominanti della generazione cui appartiene. È una sorta di anacronismo vivente.
Lo ricordo non ancora quindicenne, alla sua prima competizione in pista nell'impianto di Lanciano, chiedere ai presenti quale fosse il senso di marcia, assieme ad altre informazioni circa la partenza ("a cronometro, individualmente ogni tot secondi o tutti insieme?"; retaggio dello sci da fondo?). Su strada però correva già a 3:20/km per circa 10 km.

Chiudo con una dedica all'anonimo dalle incursioni telematiche odiose. Ne faccia ciò che vuole.

"Perché verrà un tempo in cui gli uomini
non sopporteranno più la sana dottrina,
ma solleticati in ascoltar cose piacevoli,
si circonderanno di una folla di dottori
secondo i loro capricci e, distogliendo
l'orecchio dalla verità, si volgeranno
alle favole". Seconda lettera di Paolo a Timoteo, 4:3-4

giovedì 21 luglio 2011

Anonimi, omologati e non omologati


Anche gli anonimi possono avere dei pregi. Commentando commentando, ad esempio, potrebbero rendersi  protagonisti (inconsapevolmente, si intenda) di 'rivoluzionari' terremoti politici (di politica sportiva, intendo). Mi spiego. Nel post precedente chiedevo il perché di tanto accanimento nei riguardi della giovane atleta Lucrezia Anzideo; la sua recente migliore prestazione regionale Cadette sui 2000m, ottenuta in una gara coi Cadetti, a detta del Vice Presidente Vicario federale d'Abruzzo (cliccare qui) e di uno zelante commentatore telematico, anonimo, non dovrebbe essere omologata.
Scrive l'anonimo: " [...] come lei ha citato la gara di marcia con record omologato le potrei citare una gara di disco nelle marche...". Ma io intendevo l'omologazione di una gara di 2000m di corsa, sempre in gara mista Cadetti/e; la migliore prestazione nazionale di una marciatrice prestata alla corsa: Anna Clemente. (Il risultato nella foto qui in basso).

Ad essere stata omologata non era quindi una gara di marcia, anche se l'atleta, Anna Clemente, è più nota come marciatrice che come mezzofondista. Il commentatore anonimo ha però acceso in me una lampadina. Perché tanto accanimento sul risultato di Lucrezia Anzideo quando, analogamente, venti giorni fa, la migliore prestazione regionale dei 3000m di marcia Cadette (cliccare qui), dell'ottima atleta teatina Natascia Di Tizio (15:01.37 il suo tempo),  è stata ottenuta nel corso di una gara mista? Perché due pesi e due misure, ancora una volta?

Mi aspetto che l'entourage della brava Natascia chieda lumi a chi di dovere. Anche il suo record, oooops, migliore prestazione, potrebbe non venire omologata. Forse il male comune non verrà vissuto in questa bislacca vicenda, dalle atlete e dai tecnici coinvolti, loro malgrado, come il proverbiale mezzo gaudio. Sorrido però nell'immaginare qualcuno che, tra non molto, sarà disposto pure ad accoccolarsi sullo zerbino dell'abitazione di chi so io, nell'attesa di avere giustizia.

lunedì 18 luglio 2011

Gratuiti masochismi atletici, bis!

Va be'. Continuiamo così, facciamoci del male!”, avrebbe detto Nanni Moretti.

Una ragazzina simpaticissima e brava, Lucrezia, fa la migliore prestazione regionale Cadette sui 2000m, 6:55.93, e qualcuno, che avrebbe ben altre mission sulle quali indirizzare le proprie migliori energie professionali, sbraita dal pulpito telematico federale locale (fidalabruzzo.org). Lo fa in solitaria. Scrive l’articolo e da solo si dà le risposte. Ma può farlo? Cliccate qui e poi qui e giudicate voi. E poi, altra domanda: chi chiede il rispetto delle regole sportive, scrivendo dal sito federale suindicato, può essere al tempo stesso Vice Presidente Vicario federale e Delegato Provinciale di quella stessa federazione? La mia è solo una domanda.

Prima di cercare colpe improbabili (sempre su quel link che vi ho indicato potete leggere: “L'idea di far correre cadetti e cadette, ha anche penalizzato il cadetto Giulio Perpetuo che per pochi secondi non ha stabilito il nuovo primato Regionale dei mt 2000”), qualcuno si chieda quanto sia pesato a quei ragazzi (a tutti, e quindi anche all’ottimo Giulio) l’attesa estenuante, snervante, per uno start ritardato da un Tecnico (alto in grado) che non accettava la gara ‘mista’ (peraltro già programmata, come da dispositivo tecnico diramato per tempo) e che avrebbe voluto fare due partenze separate (A partire erano solo in quattordici, sette Cadette e sette Cadetti. Mah).

Inoltre vorrei chiedere all’estensore del post di cui sopra se è a conoscenza di un altro primato, analogamente realizzato in una gara mista; Anna Clemente (non una qualsiasi) il 2 luglio 2009 a Formia corse assieme ai maschietti un 2000m che fino al 21 maggio di quest'anno ha rappresentato la migliore prestazione nazionale di categoria: 6:12.97 il suo risultato (dal 22 maggio c.a. la migliore prestazione è detenuta da Nicole Svetlana Reina, con 6:12.46). Vogliamo cancellare pure quello?

domenica 17 luglio 2011

6:55.93


(Lucrezia Anzideo, n. 20 nella foto di atleticats.com)





Brava Lucrezia! Ieri ha corso i 2000m del Meeting di Giulianova in 6:55.93, suo nuovo primato personale e Migliore Prestazione Abruzzese Cadette. Bella prova di carattere alla sua seconda esperienza sulla distanza.
Tra qualche ora (o giorno, chissà) i dettagli di una giornata da incorniciare (comprese le esilaranti espressioni facciali di certuni sul campo).

domenica 3 luglio 2011

Un passo dopo l'altro...


... crescendo il giusto. Luigi Turilli, dopo una rocambolesca gara sui 5.000m al Meeting "Bernardini" di Teramo, va al personale: 15:21.28. Lascia per terra almeno dieci secondi (peccato davvero, per lo stop and go fuori programma); ha limato comunque sedici secondi al personale. Va bene così.
Armandino Di Ciano porta pazienza e aiuta Lucrezia Anzideo a migliorare ancora sui 1000m Cadette: 3:04.96, sempre a al "Bernardini".
Erika Fusella, con un holter metabolico sul tricipite brachiale destro e un bel lavoro di recupero e costruzione in corso, mette via un inaspettato quanto fantomatico allenamento da 15:40.40 sui 3 km di marcia Cadette, ancora al "Bernardini".
Bravi ragazzi. Grazie! (Grazie Teramo!).

domenica 19 giugno 2011

Lucrezia cresce...

L’ossessione del crono, del risultato, quel bruciare le tappe perché… (chissà mai perché). Ma questa non è la dimensione che appartiene a Lucrezia. Lei corre perché le piace, come le garba assai limare i suoi primati personali, ci mancherebbe! Ma il suo approccio alle competizioni, al training necessario, è quello giusto: grinta da vendere, una vagonata di pazienza da spendere quando le cose non girano nel verso giusto, ed un sorriso intelligente e malandrino.

Ieri ad Orvieto è scesa a 3:07.62 sui 1000m (il suo secondo 1000m quest’anno). Sta crescendo bene Lucrezia (quindici anni in agosto), senza scossoni, né pressioni di sorta. I tempi che segna non sono primati mondiali, né nazionali. Sono però interessanti perché definiscono una crescita costante e ponderata nella direzione che ritengo essere giusta.

Sorride Lucrezia, alla brutta broncopolmonite dell’anno scorso in aprile (mamma mia che botta!), alla scelta – discutibilissima, ne ho già parlato – del settore tecnico locale di non convocarla al Criterium Nazionale Cadetti a Cles, sempre nel 2010, come ad altre ‘dimenticanze’ federali. Sorride pure quando le dico che il suo 7:01.4 sui 2000m, alla sua prima uscita quest’anno in pista, è a meno di due secondi dalla migliore prestazione regionale (datata 1997) sulla distanza. Ed un sorriso, quel sorriso, credete a me, dice più del mio cronometro, o di tutti gli altri mille accrocchi digitali che mi porto dietro, in pista o su strada, alla ricerca di chissà quale verità…

sabato 21 maggio 2011

Drop-out, dropouts e dintorni

Nel post precedente si parlava delle discipline di endurance dell’Atletica Leggera; di infanzia, pre-adolescenza e adolescenza. Di ‘pensieri pesanti’ (demotivazione; incapacità di finalizzare il proprio impegno sportivo) e, senza citarli in modo diretto, di involuzione tecnica e conseguente abbandono dell’attività. Drop-out nello sport significa abbandono dello sport agonistico prima di giungere all’apice della carriera agonistica (Elbe, Beckmann, Szymanski, 2002), un fenomeno che non dovrebbe riguardare affatto i giovanissimi. Il drop-out è l’abbandono e dropout, secondo i summenzionati autori, è il soggetto, agonista o semplice sportivo, che abbandona anzitempo la pratica sportiva.

Il drop-out sembra però fisiologico anche nei giovanissimi, nel mezzofondo e nella marcia, soprattutto oggi, nell’era delle merendine a tutte le ore, dei gadget tecnologici e dei motorini ‘obbligatori’ dai quattordici anni in su per percorrere poche centinaia di metri. Bamboccioni e bamboccetti motorizzati, dalla pappa pronta e dall’autonomia zero, è assai improbabile che possano affermarsi nei ‘podismi di elite’.

Per la selezione del talento (qualcosa di assolutamente diverso dal reclutare ragazzini cui proporre attività ludico-motorie ‘buone per la salute’ – passatemi l’infelice dizione) Paul Schmidt, ex-campione tedesco degli 800m negli anni ’50-’60, allenatore di molti campioni del mezzofondo (Thomas Wessinghage su tutti) ha stilato un profilo delle attitudini verso le corse di mezzofondo (Schmidt, 2005, nella trad. di M. Gulinelli). In esso, nella sezione "Sistemi funzionali", mi è caduto l’occhio su tre delle otto sottosezioni: quella del "Controllo dello stress", dell’"Autoorganizzazione" e delle "Condizioni ambientali". La prima recita così: “Lo stress di allenamento e di gara è tollerato e rielaborato bene; la tolleranza dello stress aumenta con l’aumento dell’esperienza in situazioni di allenamento e di gara – ciò vale anche per le delusioni”. La seconda: “Le esigenze della scuola, della formazione professionale, della professione come anche le necessità private sono coordinate in modo tale che il tempo disponibile è sufficiente per riuscire a raggiungere gli obiettivi”. La terza: “Famiglia, amici, scuola/professione, allenatore, mentore, club promuovono lo sviluppo motorio e si sforzano di creare i presupposti che sono indispensabili perché si possa realizzare completamente il potenziale individuale”.

Schmidt scrive scientificamente del talento nel mezzofondo distinguendo tra talenti e grandi talenti. Molti dei nostri migliori ragazzini, corridori e marciatori, vivono la iattura di essere considerati talenti senza esserlo. Ce lo dicono le scarne e viepiù pietose graduatorie regionali – e nazionali – delle categorie Allievi e Juniores. (Negli anni ’80 la mezz’ora di corsa in pista, categoria Allievi, in Abruzzo contava, mediamente, una quindicina di partenti; chiedete all’unico partecipante di quest’anno, l’ottimo ed eroico Antonio Lupone della Gran Sasso Teramo, cosa significhi girare in tondo mezz’ora, da solo).

sabato 25 dicembre 2010

Vigilia col Sat

Pomeriggio di Vigilia. Si corre e si marcia per la riviera sud di Pescara. Sat è sceso, ma non ha portato la neve. Forse solo un’ombra di bruma pavesina; qualcosa che però fa presto a tingersi di equoreo; il mare lì a due passi non ha nulla di padano.

Sat è in tuta, ma si è già allenato al mattino. Sat non sa stare fermo. Dopo avermi aggiornato sui suoi ultimi rendez vous podistici eccolo di nuovo in pantaloncini e maglietta. Vuole tirare il fondo medio di Lucrezia.

Più in basso ventotto secondi di fotogrammi aerobici. Il Sat e Lucrezia sul filo dei 4’00”/km.
Erika e Giulia, col ‘loro’ medio, qualche passo più indietro.

Auguri a tutti!

martedì 9 novembre 2010

Memorabilia blogis (ovvero post memorabili) - 1 -

Mi è venuta in mente un'idea. Di tanto in tanto riproporrò dei post già pubblicati su questo stesso blog. Ristampe d'autore. Cosucce simpatiche e meritevoli di replica, io credo.
Si comincia col buon Augusto; col suo straordinario intuito...

Cliccate quindi su "L'occhio di Augusto" e... Buona lettura!

giovedì 30 settembre 2010

Lo scudetto e il Grande Cetriolo Atletico

L’Abruzzo che marcia, corre, salta e lancia ha vinto il suo primo scudetto nazionale. Più precisamente la Bruni Pubblicità Atletica Vomano ha vinto la Finale Oro del Campionato di Società (clicca qui). Siamo tutti felici.

L’’altra’ atletica – perché c’è un’altra atletica in Abruzzo – fa fatica ad andare avanti. È quella delle categorie giovanili, della promozione dello sport Atletica, della ricerca del talento – nonché della sua promozione e conservazione – della formazione dei tecnici e delle risorse economiche di cui essi possono disporre.
E mentre questa atletica, ‘altra’, attende fiduciosa che qualcosa di buono riverberi da quei rutilanti bagliori di serie A, io sono triste. Ed incazzato. A giorni i nostri Cadetti (14-15 anni) partiranno per Cles (TN), dove il 7-8-9 di ottobre si svolgeranno i Campionati Italiani Individuali e per rappresentative regionali, Cadetti/e. Farà parte della spedizione abruzzese la ‘mia’ marciatrice, Erika Fusella (Aics Hadria Pescara), tra gli unici sei atleti (sui 35 della nostra comitiva atletica) ad essere in possesso del minimo di partecipazione. E già, perché i minimi di partecipazione – uno per ogni disciplina, maschile e femminile –, almeno qui da noi in Abruzzo, rappresentano l’unico discrimine oggettivo tra chi parteciperà ai Campionati e chi dovrebbe rimanere a casa. In realtà a Cles si concorrerà pure per il titolo nazionale per rappresentative regionali, e per comporre le due squadre senza lasciare ‘buchi’ sono stati adottati criteri di selezione di tipo, diciamo così, discrezionale (in verità essi sembrano avvolti nel più assoluto mistero). Insomma, soggettivi (vogliamo dire all’italiana?).

Scrive Sat in un recente commento:

Vorrei porre un quesito.
Per far parte di una spedizione, diciamo di una rappresentativa, quale dovrebbe essere il criterio di selezione?
Ovviamente, se fossero previsti dei minimi prestazionali, non ci sarebbe alcun problema nella scelta dei soggetti.
Ma laddove non fossero previsti tali limiti o addirittura fosse comunque possibile selezionare un rappresentante anche al di là del minimo, quale dovrebbe essere il criterio adottato? Si dovrebbe mandare il detentore del titolo locale o l’atleta con la miglior prestazione, sebbene non detentore?
E ancora. Se l’obiettivo è quello di allestire una formazione il più possibile competitiva, si dovrebbe tener conto del miglior tempo dell’anno o della miglior prestazione ottenuta in un ragionevole – alias recente – arco di tempo, per favorire l’atleta che si dimostra più “in palla” al momento della competizione?
Ad alto livello il dilemma si rivela sempre un po’ spinoso. Selezione sulla base di gare apposite (trials) o in base alle migliori prestazioni ottenute fino ad una certa data?
In Italia la questione è ormai annosa.
Diciamo che alle volte la dura legge dei trials è fin troppo severa e rischia di penalizzare anche situazioni non disperate e atleti vittime di inconvenienti piuttosto particolari (non so, una falsa partenza, un banale infortunio facilmente superabile con qualche giorno di stop, un’indigestione, una giornata storta). In passato sono stati tanti a farne le spese, specie negli Usa, in Kenya e, di recente, in Giamaica, vista l’alta competitività e la notevole concorrenza.
Ma in Italia?
Beh, in Italia preferiamo evitare rigorismi eccessivi e spesso (troppo, ahimè) fissiamo delle date-limite entro le quali ottenere una prestazione minima che valga il pass per le competizioni internazionali. Alle volte capita di fare una o più eccezioni per atleti di punta, ai quali si offre un trattamento di particolare favore, diciamo per meriti sportivi. Per tanti anni è stato il caso – giustamente – di Baldini, che, nonostante non abbia mai tradito le attese, non sarebbe mai stato messo fuori squadra, nemmeno nel caso in cui non avesse preso parte a maratone primaverili.
Ma si tratta sempre di un privilegio riservato a pochi. Per tutti gli altri restano soltanto le regole.
Di conseguenza, se la scelta del criterio e della metodologia selettiva è libera e rimessa al sindacato di chi deve prendere delle decisioni, sarebbe, se non doveroso, quanto meno auspicabile, oltre che corretto e coerente, applicare il criterio fino in fondo, evitando manovre occasionali e decisioni arbitrarie.

Lucrezia non andrà a Cles. Pur essendo campionessa regionale sui 2000m Cadette (a Lanciano il 19 settembre scorso) ed avendo al suo attivo quest’anno il 2° miglior tempo in regione, sia sui 1000m che sui 2000m, Lucrezia, dopo i problemi di Ponticelli a marzo (clicca qui) viene di nuovo beffata. Sui 1000m non va perché le hanno preferito la campionessa abruzzese (che ha però il 3° tempo in regione; Lucrezia pur arrivando 2^ sui 1000m a Lanciano, ripeto, ha il 2° crono), e sui 2000m, distanza in cui è lei a detenere il titolo locale, nemmeno: a Cles andrà un’atleta assente a Lanciano ma col tempo migliore, sia sui 1000m che sui 2000m. Entrambe le convocate appartengono alla medesima squadra. Sono le stesse atlete di Ponticelli (ma guarda un po’). L’avessi saputo, per i campionati regionali avrei lasciato Lucrezia a casa (alla faccia dell’attività promozionale; la strategia del “non gareggio tanto c’ho il tempo” ha mandato quasi deserti – che cosa squallida – sia i 2000m Cadetti che quelli Cadette ). La cosa fantastica è che ci hanno pure convocati per un mini raduno tecnico ‘chiarificatore’, venerdì scorso a Sulmona. Peccato che le decisioni (due pesi e due misure) erano state già prese il giorno precedente (che cacchio siamo andati a fare a Sulmona?).

Cerco consolazione e gioia nel fresco scudetto tricolore morrese. Non è facile, con l’orbita, sempre più stretta, di un immenso e minaccioso cetriolo attorno al mio bacino.

giovedì 12 agosto 2010

Suggestioni

(le foto del collage sono di Uliano Starinieri, http://www.ulianostarinieri.com/)

Le foto di Armando, Lucrezia ed Erika alla 40^ Miglianico Tour sono suggestive. Fortemente suggestive. E la suggestione può fare ‘scherzi’ pericolosi. Quei ‘miei’ bravi ragazzini in canotta, pantaloncini e sudore imberbe non sono la scimmia di adulti che si atteggiano a campioni. Per fortuna ed educazione sanno come divertirsi impegnandosi con equilibrio. Con loro e per loro ogni giorno si lotta, dentro il campo e fuori. (L’impegno con i giovanissimi corridori e marciatori è un lavoro paziente, meticoloso, a volte invisibile; a lungo termine; un progetto difficile sul cui percorso incombono sinistre le ombre lunghe dell’addestramento – gli adulti che strillano, ossessionati dalle cifre del cronometro –, del risultato anticipato. Poche tartarughine riusciranno a raggiungere il mare. Ancor meno saranno quelle che da adulte riusciranno a fendere l’oceano con la stessa iniziale grazia).

domenica 8 agosto 2010

La corsa verso il mare

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Oggi sarò a Miglianico, per la 40^ edizione della Miglianico Tour. Come ogni anno osserverò con attenzione la gara dei giovanissimi. Due anni fa, di questi tempi, dedicai un post proprio alle gare del settore giovanile che fanno da prologo alla classica dei 18 km (clicca qui).
Quando penso ai nostri mini-mezzofondisti corro con l'immaginazione ad una metafora, quella delle tartarughine Caretta Caretta che, appena dopo la schiusa, cercano disperatamente la via del mare, il loro naturale, innato bisogno di futuro, di crescita; di continuità. Anche i mini-mezzofondisti cercano per istinto qualcosa del genere. Pochissimi raggiungeranno il mare. Sembra crudele, ma deve andare così...