sabato 7 febbraio 2015

I muscoli efficienti della mente

Qualche anno fa scrivevo "Necessario insondabile", una breve riflessione su certi passaggi, necessari e ricorrenti, della vita sportiva di giovani fondisti dell'atletica leggera. Faceva così:

"La penna corre sulle pagine cincischiate di una vecchia agenda sponsorizzata. La mano ha fretta di chiudere un laconico appunto: «Fondo medio saltato per affaticamento muscolare». L’allenatore chiude l’agenda, butta la penna dentro una tasca della borsa porta computer e ferma il cronometro che avrebbe continuato la sua corsa regolare e spietata. I cronometri non accumulano fatica, non hanno anima né fanno sconti. Gli allenatori lo sanno. Distillando numeri in successione sessagesimale trasformano i sogni in verità approssimate.« Le gambe non vanno, non riesco a farle andare. Non ci capisco niente » fa l’atleta con voce incolore. Non c’è tristezza nelle sue parole, neanche preoccupazione. Una strana spossatezza impasta muscoli e pensieri in un unico grumo insolubile. In momenti come questi c’è bisogno di parole, ma non di risposte. Le risposte, quelle giuste, più o meno definitive, arrivano sempre qualche passo più avanti e sono buone per un’altra storia, che avrà comunque bisogno di altre parole. Questo, forse, è il senso ciclico dell’esperienza".

Non c'è giorno che io viva sul campo che non rechi l'insegnamento misterioso ed esatto della necessità del dialogo sereno tra atleta e allenatore. Perché sì, c'è "[...] bisogno di parole, ma non di risposte. Le risposte, quelle giuste, più o meno definitive, arrivano sempre qualche passo più avanti e sono buone per un’altra storia, che avrà comunque bisogno di altre parole." 

Non c'è 'biologia' che tenga dinanzi alla parola che scioglie, magicamente, grumi di fatica e blocchi apparentemente insolubili.

Mi rammarico di non essere riuscito a parlare con tutti i miei ragazzi, negli anni, dedicando ad ognuno di loro quel tempo speso nella chiacchierata buona. Ed il mio pensiero va a quanti hanno lasciato, per una parola di meno piuttosto che una ripetuta sui 1000 metri in più. Ma forse, in fondo, chi lascia per cercare altrove 'qualcosa', non riesce ad andare oltre le ripetute...

3 commenti:

Marco SANTOZZI ha detto...

Post da stampare e portare sempre in borsa per recarsi agli allenamenti! La grande forza delle parole...

Le parole sono il mio lavoro e non posso non essere d'accordo con quello che hai scritto, anzi 'rinforzo' il tuo pensiero ribadendo che la relazione tra allenatore e atleta debba fondarsi su un sano dialogo. Una parola al momento giusto vale molto più di un medio o un corto veloce...

Un salutone,
Marco

Marius ha detto...

Troppo buono Marco. Domani però usiamo le gambe ;-))

m

Marco SANTOZZI ha detto...

Off course, ma con un occhio sempre alla testa ;)

Un salutone,
Marco