Nel post precedente scrivevo di nebbia e di angoli di lavoro. La nebbia può essere facile metafora. Così come un angolo. Un angolo si può dire ottuso. Anche un individuo si può dire ottuso. L’ottuso spesso è grezzo e confonde il dialogo col monologo che, sovente, viene imposto all’altro con urla ed offese. È un monologo che preferisce 'recitare' coram populo (per l’ottuso, e soltanto per lui: coram populo è dizione latina che vuol dire “alla presenza di tutti”), meglio se di fronte ad adulti e bambini (sì, tutti insieme; quanti testimoni per un ottuso!).L’ottuso, come il cretino di Flaiano, oggi è pieno di idee. Ma non le tiene per sé. Ha il telefonino per esternarle. Ed altri ottusi pronti a sostenerlo (si può essere ottusi in molti modi; l’ottuso è una categoria che comprende un numero pressoché sterminato di sottocategorie).
L’ottuso non è colto. Non studia. Impara dagli altri (è ciò che crede), ha esperienza; ha visto cose, ha vissuto… Fa domande (sempre per telefono), ma ha già le risposte. È sempre alla ricerca di una scorciatoia. La sua vita è un andare a braccio, ché è furbo (è ciò che crede), e ci sa fare (oh quanto ci crede!).
L’ottuso è una farfalla che gioca a fare il vampiro. Va di qua e di là, succhia di qua e di là, credendo di disporre di chissà quanto credito; la verità (come la scienza) per lui è la media ponderata di quattro nozioni sentite qua e là.
L’ottuso è presuntuoso. Si è fatto da solo. Ne ha viste di cose…
L’ottuso non è uno. Ed ha l’appoggio (a volte affettuoso (!!??)) di altri, non necessariamente ottusi (anche se, parafrasando Forrest Gump, ottuso è chi l’ottuso fa, o si accompagna ad esso).
Chiudo qua. Troppa considerazione per un ottuso. Troppa considerazione per un angolo.