"A questo punto la povera Alice ricominciò a piangere, perché si sentiva sola e sconsolata. Dopo un po' udì di nuovo un rumore di passi lontani e alzò gli occhi ansiosi perché sperava che il Topo avesse cambiato idea e tornasse per finire il suo racconto". (Lewis Carroll, Alice nel Paese delle Meraviglie)Il post di Carla, alias "Sognatrice", nei commenti a "Il doping e i cattivi maestri", mi ha molto colpito. Muove da una citazione da Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll. Tengo tanto a quel libro in modo quasi feticistico (ne conservo come una reliquia un'edizione della BUR di vent'anni fa, con testo inglese a fronte). Alice è un gioco matematico-letterario di rara bellezza, da leggere in lingua originale (come ogni opera letteraria dovrebbe essere letta), difficilissimo da tradurre in italiano (ottime le traduzioni di Tommaso Giglio e di Aldo Busi).
Carla ci propone un estratto dal III capitolo: LA CORSA CONFUSA E UN RACCONTO CON LA CODA. Bellissimo. E decisamente calzante. ("ma chi ha vinto?", "tutti hanno vinto, e tutti meritano un premio"; stupendo!). Io invece apro questo post con la chiusura di quel capitolo. È l'immagine sconsolata di una bimba che attende la fine di un racconto. Il narratore è andato via lasciando aperta una terribile sospensione. Un mondo senza meraviglie.