Venerdì 11 febbraio. Lanciano, Palazzo degli Studi. Sono le sette di sera e ringrazio Giacinto Verna per aver organizzato, assieme ad altri amici, l’incontro con il campione olimpico Stefano Baldini. La sala è gremita all’inverosimile. Manca l’atletica ‘ufficiale’, quella delle grandi occasioni (e questa è un’occasione speciale assai), quella che di solito siede in prima fila e di fianco al campione. L’atletica dei dirigenti sportivi, dei presidentissimi della sala dei bottoni dello Sport oggi è altrove. L’atletica degli ‘ufficiali’ ha bisogno di inviti ufficiali, evidentemente. Funziona così.
Stefano Baldini non ha parole ‘ufficiali’, di circostanza, da spendere. È limpidamente concreto. Parla la lingua del fare, con semplicità disarmante. E racconta la sua meravigliosa vicenda di atleta ricordandoci che lo sport di vertice, anche quello dorato dei campioni come lui, dà i suoi frutti migliori soltanto se il praticarlo diverte, genera piacere, ché essere atleti può dar da vivere (e anche bene) ma non sarà mai un mestiere.
Conosco Stefano. Lo ricordo ancora ‘diecimilista’, in finale ai Mondiali di Goteborg nel ’95. Lo rividi a Venezia, in quello stesso anno, all’esordio nella maratona. Sempre intelligente, lucido. Semplice. Concreto.
Come nella risposta che mi ha dato nell’incontro lancianese; un simpatico scambio di battute, miste ad alcune riflessioni sul senso di un impegno sportivo che è innanzi tutto etico prima che tecnico. Ringrazio l’amico Federico Violante per aver filmato quel momento, che incollo in calce al post.
Buona visione.
