Qualcuno penserà che sono tornato alla scrittura apocalittica. Ecco, adesso Mario ricomincia a piangere: sul futuro dell'Atletica, sulle sue disgrazie passate e presenti, sul reclutamento dei più giovani... No no, niente paura, solo una questione di watt. Mi spiego: la pista di atletica dello stadio Adriatico di Pescara ha luce solo quando il sole manda i suoi raggi da quei paraggi; quando il sole 'stacca' (da novembre a febbraio già dalle 17.00) bambini e adulti giocano a mosca cieca, tra ostacoli, pedane e cordoli insidiosissimi. Di tanto in tanto, alcuni faretti del vicino antistadio (edicola del calcio locale), con fare caritatevole ci prestano, di rimbalzo, qualche preziosissimo fotone. L'Atletica che vive di luce riflessa...
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venerdì 20 novembre 2009
Buio sull'Atletica
Qualcuno penserà che sono tornato alla scrittura apocalittica. Ecco, adesso Mario ricomincia a piangere: sul futuro dell'Atletica, sulle sue disgrazie passate e presenti, sul reclutamento dei più giovani... No no, niente paura, solo una questione di watt. Mi spiego: la pista di atletica dello stadio Adriatico di Pescara ha luce solo quando il sole manda i suoi raggi da quei paraggi; quando il sole 'stacca' (da novembre a febbraio già dalle 17.00) bambini e adulti giocano a mosca cieca, tra ostacoli, pedane e cordoli insidiosissimi. Di tanto in tanto, alcuni faretti del vicino antistadio (edicola del calcio locale), con fare caritatevole ci prestano, di rimbalzo, qualche preziosissimo fotone. L'Atletica che vive di luce riflessa...
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domenica 17 maggio 2009
Sogni mediterranei
(foto da www.primadanoi.it)L’altra notte ho sognato un gigante. Sembrava saltato fuori da una fiaba, alto come una palazzina di otto piani e con una scopa in mano. Stava davanti all’ingresso dello Stadio Adriatico di Pescara, bello indaffarato, ed anche un po’ preoccupato. Dava di ramazza a più non posso e di tanto in tanto si guardava intorno, certo dell’arrivo imminente di qualcuno; qualcuno importante e magari più d’uno. Mulinava senza posa la sua gigantesca scopa di giunco ed aveva radunato un bel cumulo di calcinacci, blocchi di cemento e tondini di ferro arrugginito, assieme ad un paio di benne scassate. Sembrava non dovesse finire mai, tanto c’era da fare. Ad un tratto però si fermò. Diede un’occhiata all’orologio, si guardò intorno per l’ultima volta e, con destrezza, sollevò lo stadio afferrandolo dalla tribuna coperta, come fosse un immenso tappeto, facendo sparire sotto di esso le grigie macerie ammonticchiate; almeno un paio di benne vennero nascoste con due tre calci dietro una curva. La festa stava per cominciare.
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