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lunedì 20 febbraio 2023

CONFONDERE E POI CANCELLARE


Ma sì, cancelliamola una volta per tutte! Si abbia però il coraggio di farlo, senza girarci troppo intorno. Pensiamo davvero che sarebbe bastato l'artifizio della PIT LANE RULE per garantirle sufficiente credibilità?

La marcia probabilmente ha fatto il suo tempo. Schiacciata dalla febbre del risultato spettacolare ad ogni costo, col conseguente effetto di portarsi su velocità imbarazzanti, anche grazie all'uso spregiudicato di pratiche doping, alle prossime Olimpiadi muterà nel definitivo (io credo) mostricciattolo sportivo i cui connotati, a me pare, sono tutt'ora "oscuri". È che non ho ben compreso se la marcia olimpica sarà individuale, sui 20 km e sui 35 km, sarà "relay" (a staffetta, ma sulla distanza dei 42,195 km; ergo: finalmente non sarà più improprio definire la marcia come maratona), mista sui 35 km e individuale sui 20 km o chissà cos'altro.

Posto che la marcia alle prossime Olimpiadi si farà, atleti e tecnici del Gotha della disciplina si chiedono come programmare la loro preparazione a un anno e mezzo dall'evento massimo.

E come ci si qualificherà per l'Evento Massimo? Con quali criteri di selezione?
Ma ci sarà davvero la marcia alle prossime Olimpiadi?

Ma sì, tutti a casa: atleti, tecnici e giudici, vittime e carnefici - vittime e carnefici sono equamente distribuiti tra atleti, tecnici e giudici, sia chiaro. 

Salviamo solo una cosa, però (io già ci lavoro da un po'): la marcia come strumento per la salute; la marcia che guida e corrobora il cammino sportivo coi suoi contenuti tecnico-scientifici. Ma questo è un altro discorso.

domenica 29 maggio 2016

Non plus ultra


“Sventurata la terra che ha bisogno di eroi”, scriveva Brecht. Ma qui, oggi, non tratterò di eroi, né di impavidi avventurieri alla Indiana Jones. Torno su un argomento a me caro: la salute dello sportivo (salute psicofisica, of course) e faccio una premessa dovuta: non sono contrario in assoluto alla 100 km come competizione podistica, a patto però che, verificata la capacità dell’atleta di sopportare volumi di lavoro notevoli (le strutture osteo-articolari e muscolo-tendinee vengono messe a durissima prova con sedute della durata di 3, 4, 5 ore consecutive di corsa), venga seguito un programma di allenamento scientifico, meglio se con il supporto tecnico, diretto, di un allenatore di provata competenza (ché di ‘pifferai magici’ son zeppi i social network).

La 100 km del Passatore 2016 è già acqua passata. Magnifica l’undicesima vittoria di Giorgio Calcaterra, fenomeno umile e perfetto nella preparazione, gestione-interpretazione dell’ultramaratona più suggestiva del pianeta.

Giorgio sorride ‘leggero’ e taglia il traguardo come se avesse cominciato a correre venti minuti prima. Peccato che pochi tra i podisti partiti con lui abbiano concluso la prova senza qualche acciacco di troppo o con sufficiente energia per tenersi in piedi e prendere, in modo dignitoso, la via del posto di ristoro. L’ottimo Giorgio ha molti ammiratori tra gli amatori ma, tra questi, pochissimi hanno compreso la sua lezione che è tecnica e umana insieme.

2655 gli atleti partiti da Firenze. All’arrivo di Faenza se ne contano 2042. E c’è da riflettere sul terzo posto assoluto di una donna, la croata Nikolina Sustic giunta, con 7hh 40’26” a soli 5’40” dal secondo assoluto, il pur forte Marco Ferrari.

Chiudo rivolgendo i complimenti più sinceri ad Agnese Zanotti, moglie dell’amico Fabio Moretti e perciò mia amica. Agnese ha chiuso la 100 km del Passatore 2016 camminando, dal primo all’ultimo metro, in 16hh 45’57”. Il cammino sportivo di Agnese è l’espressione di un metodo sicuramente innovativo in ambito podistico, frutto della ricerca che la Scuola Italiana Camminata Sportiva sta conducendo dall’inizio di quest’anno, con successo.
Agnese Zanotti sorride al traguardo del Passatore. Ed io con lei.

martedì 5 aprile 2011

Inside the sweet crowd

Confuso tra la folla. Con un numero sul petto. Vivicittà di Pescara, 2011. Ventiquattro anni fa stavo con quelli davanti, una generazione che pestava a non meno di 20 km/h, per 12 km. Oggi vinceranno con 38 minuti; ieri con 36 minuti non entravi nei primi dieci. Bisogna farsene una ragione.

Oggi sto coi miei del camminatori sportivi, nella non competitiva di 3 km. Siamo in tanti a fare la giusta fatica. E a goderci la sorpresa di un caldo anticipo dell'estate che verrà.

Marco ci parla dell'Anabasi di Senofonte dove l'arcade Nicarco, ferito e trafelato, coi visceri in mano avverte i Greci della strage avvenuta. Marco è mio amico e fa parte del gruppo di camminatori sportivi che sto guidando al traguardo. Se si corre a 3'00"/km non puoi goderti i classici. Né le dotte narrazioni di Marco. Non puoi nemmeno goderti il mare che ti corre di fianco. Io e Marco ricordiamo Nicarco tenendo chiavi e cellulari stretti sul ventre, quasi fossero ferite di un'epoca senza più poesia.
Si continua a correre e marciare, con le auto riottose a qualsiasi podismo, anche domenicale.
Il sudore che scivola leggero sul viso sa sempre di sale, a venti chilometri orari come a dieci.

Controllo gli allievi, quelli più audaci che scappano avanti, i più prudenti qualche passo più indietro, e i miei body-guards tutti intorno, col 'classico' Marco e le sue epiche divagazioni.
Il tour però finisce presto - lo sapevamo, oggi non era previsto il mantra podistico lungo un'ora - giusto il tempo di incitare i primi della 12 km, al passaggio a metà gara.

Troppo corti tre chilometri. Non puoi nemmeno lamentarti dell'acqua - poca in verità - alle postazioni di ristoro. Ma questa è un'altra storia...