mercoledì 22 ottobre 2008

Antidoping a tempo determinato

Il presidente dell'UCI (Unione Ciclistica Internazionale) Pat McQuaid si è detto contrario ai nuovi test retroattivi sul C.e.r.a (EPO di terza generazione). "Preferiamo guardare avanti, non indietro" ha dichiarato in un'intervista all'Associated Press. E dire che il laboratorio francese di Chatenay-Malabry, in una "ricognizione" su alcuni dei campioni relativi all'ultimo Tour de France, pare abbia riscontrato nuove positività proprio al C.e.r.a. Guarda un po' tu!
Sembra sia proprio una lotta impari. Dal canto mio stasera posso reagire solo con una mia favola metropolitana, cavata fuori da una raccolta di circa settanta altre amenità del genere, che prima o poi deciderò di pubblicare. Buona lettura.

Il manzo ipertrofico


Stavo bene/per voler star meglio/sono qui
Epitaffio su una tomba

Un simpatico bovino di Giulianova, assiduo frequentatore della palestra “Il pettorale striato” di Tortoreto Lido, giocava a far guizzare i suoi bicipiti davanti alla vetrina di una macelleria.
– Chissà se sono cresciuto – si chiedeva con apprensione il giovane manzo.
– Mi sembra di avere gli addominali un po’ appannati – rifletteva ad alta voce, con preoccupazione.
Il destino di un manzo così bello finì dritto dritto sulla tavola di un giovane muratore di Notaresco.
Sul suo piatto come secondo, ciò che restava, in forma di scamone, dell’ipermuscolato bovino.
– Ma guarda ‘sta carne, dopo la cottura è diventata la metà – diceva sorridendo tra sé e sé il giovane.
– Mi sa che per mantenere ‘sto fisico prima di andare in palestra passo da Gino il farmacista –.
Uscendo di casa diede un’occhiata allo specchio dell’ingresso: – Chissà se sono cresciuto – si chiedeva con apprensione il giovane…

Morte apparente?

Forse ci ha lasciati, prematuramente. Il sito Fidalabruzzo.it non risponde più ai click del mouse dei suoi rassegnati lettori (provare per credere cliccando qui). Effetto apotropaico delle maledizioni di incazzatissimi utenti? Blackout tecnico per un (auspicato) rinnovamento (non solo di "belletto")? Chissà. Forse avrà avuto una crisi cardiaca. L'ipocinesi, anche per un sito, può essere letale.

martedì 21 ottobre 2008

La pacchia è finita

La crisi finanziaria che sta investendo i mercati di tutto il pianeta avrà certamente delle ripercussioni sull'economia reale delle famiglie italiane. Lascio agli economisti d'ogni scuola e nazione le valutazioni su portata e durata di questi presunti effetti. In verità credo che la "pacchia" sia finita e che ci toccherà fare i conti con la realtà (o parti di essa), precipitando da quel mondo di apparenze che molti di noi hanno accettato come vero e irrinunciabile e che potrebbe venirci sfilato, senza preavviso, da sotto il sedere, come in uno scherzo da caserma.
Penso a molti bambini che conosco, a scuola, senza più tonnellate di gormiti (orribili pupazzetti senza senso), acquistati senza freno dai loro genitori come micidiale sedativo buono solo per coprire un po' certi sensi di colpa. Penso all'alcol e agli stupefacenti tra i giovanissimi (clicca qui) e ad una battuta di mio cognato: "Ora bisognerà che si corcino le maniche 'sti giovani per farsi di cocaina".
Penso pure alla possibilità di tornare ad impegnarsi per le cose essenziali. Anche lo sport potrebbe essere "riletto" in chiave diversa. Più a misura d'uomo. Ma questa è un'altra storia e siccome avverto crescere in me una certa deriva demagogica, mi stoppo qui e vi chiedo scusa.
Vi lascio con l'immagine di uno smile, tranquillizzando però i miei fans del club dei depressi: lo smile non sta sorridendo; ha una paresi facciale.

domenica 19 ottobre 2008

Chi lascia la via vecchia per la nuova...

Tempo di riflessioni. Di consuntivi e decisioni da prendere. Di passione che vacilla un po' sotto il peso di un domani quanto mai incerto. Certe volte vien voglia di tirare i remi in barca. E forse non sarebbe un male. Respirare un po', interrompere un impegno prima che pieghi verso la sorda agonia della routine o le claustrofobiche pareti di un cul de sac; oppure continuare a mantenere la rotta, incatenati al timone delle proprie convinzioni.
Post criptico quello di stasera. Post per pochi intimi o neanche per quelli. Due righe per me. Punto.

venerdì 17 ottobre 2008

Scuola al trancio

Il blog è a marca podistica, è vero, ma io sono un insegnante e vi confesso che sto un tantino preoccupato. Forse dovrei salvare il posto (ho un contratto a tempo indeterminato dal ’99), ma non ne sono così sicuro. Gaber diceva che il ministero della pubblica istruzione per numero di dipendenti non è secondo neanche all’esercito statunitense. E aveva ragione. Ma qui si taglia e basta, senza nessun valido criterio pedagogico. Solo crude ragioni di cassa.
La ministra Gelmini dice che si stanno diffondendo notizie false e tendenziose, che i tagli saranno “dolci”, che il tempo pieno non verrà toccato... Io però sono abituato a credere nella verità dei numeri. Giudicate voi leggendo la tabella qui in basso (sono i tagli alla scuola pubblica in milioni di euro).



giovedì 16 ottobre 2008

No money, no action

Action sta per “atto”. Come diceva mia nonna, senza soldi non si canta la messa. Né si può portare avanti alcun programma sportivo serio, aggiungo io. Il volontariato non si fa più neanche in parrocchia ed ogni iniziativa (progetti culturali, sportivi, ecc.), appassionata e illuminata che sia, se non ha “benzina” per “viaggiare”, prima o poi muore. Non so se, come si sente dire da più parti, anche il capitalismo sta mostrando la corda e la bufera finanziaria di questi giorni è l’inizio di una crisi dal respiro ben più ampio e devastante. Non so. È certo che gli sponsor si fanno sempre più distanti, soprattutto da quegli ambienti dove sopravvivono idee esangui, stantie. Ho toccato con mano una realtà che dovrebbe far riflettere: ci sono aziende disposte ad investire del danaro sul mio lavoro, sul mio modo di leggere lo sport. Aziende disposte a sostenere il progetto di un singolo (cifre “umane”, per carità), lasciando fuori “nomi” pesanti (istituzioni, società sportive d’annata, eccetera). Per quanto questo possa farmi gongolare, nutrendo il mio stupido narcisismo, ritengo non sia affatto un dato positivo. Forse è un segno dei tempi. Chi ha amministrato lo sport (dovrei scrivere sport con la maiuscola?) fino ad oggi, ha seguito la logica e il metodo del Potere politico (leggasi partitico) di questa nostra soave Repubblica. In alcuni casi, a livello nazionale e internazionale, potere politico e sportivo coincidevano (coincidono?) fatalmente. Occorre ripensare l’Atletica Leggera (e non solo quella) alla luce di scenari economici e sociali profondamente cambiati, ché il barile ha mostrato il suo fondo da un pezzo.

Il 16 novembre si andrà all’Assemblea Regionale FIDAL. Teramo e la sua provincia, nella persona di Domenico Narcisi (candidato alla presidenza regionale FIDAL), si fanno portatrici di idee belle e concrete. Voglio crederci. Io sto con Domenico Narcisi.

martedì 14 ottobre 2008

Il mio blog

Di tanto in tanto occorre che faccia una precisazione a proposito di blog; del mio blog. Innanzi tutto dico subito cosa non è. Non è un sito dove trovare risultati o classifiche aggiornati all’ultim’ora; neanche alla penultima. Non escludo che possa capitare (e di fatto ogni tanto accade). Se mi va. Non è un sito dove faccio divulgazione scientifica. Potrà capitare, perché no. Se mi va. Questo blog è una sorta di Speaker’s Corner dal taglio aerobico-podistico. Perché dai 10 km/h in su (e a piedi) si riflette meglio, incontrando pure qualcuno, di tanto in tanto.

domenica 12 ottobre 2008

Chiara Centofanti: un disco per l'estate (del movimento atletico abruzzese)

Chiara Centofanti, Falco Azzurro Carichieti, è la nuova Campionessa italiana Cadette 2008 nel lancio del disco. Una discobola, quindi, nel mio blog e non per caso. Questo post è un umile e doveroso omaggio all'abnegazione intelligente e morale di una ragazza di quindici anni che, in barba all'indifferenza e all'ignoranza di molti "appassionati dello sport", meriterebbe qualcosa di più di queste poche e scomposte righe. Scrivo di Chiara e della sua recente impresa (è di oggi, all'Olimpico di Roma, intono alle 10.30) per due motivi: uno di ordine affettivo, legato ad antichi ricordi personali, e un altro più concreto, riguardante i tempi del locale sito ufficiale Fidal per la comunicazione dei risultati agonistici (questa però è una provocazione; di Chiara domani leggeremo il dovuto anche su Fidalabruzzo.it). Vengo a chiarire quindi solo il primo motivo, non voglio tener nessuno sulle spine. Potrà sembrare strano, ma maratoneti, marciatori e lanciatori sono più vicini di quanto si possa pensare. È una questione che posso spiegare attraverso il ricordo di alcuni miei raduni nazionali con marciatori e mezzofondisti. La location era il centro federale di Schio. Le affinità tra gli atleti delle summenzionate discipline erano nella tranquilla (leggasi senza clamori), appassionata e costante dedizione alla pratica del proprio allenamento. Un'assonanza spirituale che ci teneva uniti, nel dialogo, ironico e non, anche fuori dal campo, una volta a cena o nell'immancabile passeggiata serale, prima di andare a nanna.
Un grazie e un ad maiora a Chiara, ai suoi simpatici e attenti genitori, al suo mentore Prof. Bruno Olmi, così come alla Falco Azzurro Carichieti.



venerdì 10 ottobre 2008

Il bambino con le orecchie a sventola

Lo sapevo. Apri la porta a certi ricordi – non c’è rimozione che tenga, altroché – e giù, riparte la memoria a ripescare volti, situazioni, storie… Forse, un giorno, di questo intricatissimo archivio farò un saggio. Forse. O forse no. Certo è che di materiale ce n’è a iosa; “roba” per riflettere, per sorridere o ridere addirittura di gusto e schegge di vita sportiva da far impallidire anche il più navigato centralinista di “Telefono Azzurro”. Storie vere, sicuramente, di cui sono stato diretto testimone o protagonista. Storie di quasi trent'anni fa. Di quando il doping riguardava “gli altri”, “i marziani”; quelli d’oltre cortina. Di quando il sorso di tè dalla borraccia scatenava la maliziosa fantasia di intraprendenti genitori-allenatori. Piccole storie di provincia, frammenti di profondissima umanità di cui ho grande nostalgia. Lascio andare quindi la penna, per un “flusso di coscienza” dai colori dell’infanzia e della primissima adolescenza; fiume di emozioni fortissime, dolci e terribili; intrise d’una grave levità.

Non andava neanche a spinte, poverino. Ma si impegnava un mondo. Correva l’anno 1979 e con esso tutto il gruppo di giovanissimi mezzofondisti dello Stadio Adriatico. Tra questi c’era pure lui: il bambino con le orecchie a sventola. Seguito come un’ombra dal padre (che non ho mai capito quale mestiere facesse; il pomeriggio seguiva il figlio tra allenamenti e pettegolezzi post-training, la mattina incontrava gli amici al bar per parlare di gare e… allenamenti!) non riusciva mai a classificarsi nei primi dieci, neanche quando si era in otto (molte volte sbagliava strada).
Le battute al suo indirizzo, scontate come il rincaro della benzina, erano tutte di tipo “aerodinamico”.
– Le orecchie ti fanno da paravento! Ti devi operare – lo apostrofavamo con solerte cattiveria, almeno tre volte al giorno.
Ma lui non faceva una piega o almeno così credevamo. Lui era un “puro”. “Catechizzato” dal padre, era certo dello stato – ormai cronico – di tossicodipendenza in cui versavano tutti quelli che puntualmente lo precedevano nelle non competitive rionali. Praticamente quasi tutti i partecipanti. Giovanni, mio fratello, talento precocissimo, era il suo bersaglio preferito.
– Si fa la droga. Il padre ogni giorno gli dà un chilo di pappa reale. Secondo me muore – era il suo refrain. E qualcuno gli credeva pure.
Andava profetizzando strane metamorfosi che volevano Giovanni stecchito dopo l’ennesima brillante competizione, con le zampette all’insù, mutato definitivamente – come nel film “The Fly” di Cronenberg – in un’ape gigantesca.
Una volta mi vide masticare una tavoletta di destrosio (comunissimo glucosio). Mi chiese cosa fosse e a cosa servisse . Il padre era lì con lui, ovviamente. Con pazienza gli spiegai che serviva a recuperare un po’ le energie perdute in allenamento.
L’ultima immagine che ho del bambino con le orecchie a sventola è da film di serie C.
A due minuti dalla partenza del campionato regionale di corsa campestre, in pineta D’Avalos, il padre in preda al panico si sbracciava come un dannato per ritardare l’avvio della competizione.
Il bambino “tuonava” dalla vicina latrina ormai da un po’. Tre confezioni di Dextrosport in meno di venti minuti fanno rimpiangere l’olio di ricino.


giovedì 9 ottobre 2008

Quando sognavo la canotta militare

Stavolta il post è un remembering. Rovistando tra i miei appunti e muovendomi tra racconti brevi mai pubblicati, bozze di racconti autobiografici, quasi subito "ripudiati", eccetera, ho trovato qualcosa che mi ha fatto tornare il sorriso. Lo dico subito, un giochetto letterario buono per una serata tra amici e forse neanche per quella. Peraltro un giochetto monco, perché ricordo doveva essere sviluppato e modellato nella forma di un racconto lungo. La cosa mi piacque all'inizio, ma poi, preso da altro, l'abbandonai in un "cassetto" digitale del mio hard disk. Oggi lo do in pasto alla curiosità di voi viandanti del Web, confidando nella vostra temperanza e benevolenza.
Prima di partire col racconto, scrivo due righe introduttive. Il testo è stato scritto circa tre anni fa. Stavo per compiere quarant'anni ed ero da poco tornato a correre con l'entusiasmo di un adolescente. In quei giorni la testa riandava spesso su immagini di un passato formidabile e bizzarro. Il mio passato di mezzofondista-marciatore.
Buona lettura.


Militare




Il 25 aprile ho rivisto il Ciampi circondato da divise. E le divise mi fanno tornare indietro di vent'anni e più. Perchè intorno ai vent'anni non solo si può capire meno di un ciufolo, ma si possono fare casini immensi. Altro che ciufoli.
Storie di abiti che fanno i monaci; di tute e canotte come divise; di carabinieri e finanzieri che corrono ma non sparano. Tutta la mia meglio gioventù.
Buona lettura. marius

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Fricativa postalveolare sorda. Merda di un appuntato capo. Tutto quello che mi rimane del mio militare, cioè due giorni di visita medico-psicofisico-attitudinale (tolgo l'attitudinale perché riformato al secondo giorno, e i test attitudinali mi sembra si facessero al terzo) sono quelle due esse strascinate, in divisa d'appuntato capo, carabiniere campano prossimo alla pensione e dalla weltanschauung dicotomica: ‘e scpine (leggasi spine, con la sc di scemo) da una parte e i sckarti (leggasi scarti, stessa sc) dall'altra. Ed io ero o sckarto. Ma procediamo con ordine.

Venticinque anni fa avevo quindici anni. Cioè oggi dovrei essere la somma di un cazzonetto adolescente ed un coglioncello buono per gli
happy hour in centro. Esaltante. A quindici anni facevo più chilometri a piedi di un keniano ipercinetico. Mio padre, che allora mi allenava, aveva le idee chiare in fatto di obiettivi atletici da raggiungere: io e mio fratello avremmo partecipato alle olimpiadi; anche più d'una. O magari soltanto io; oppure solo mio fratello. Il nome, contava il nome. DE BENEDICTIS prima o poi avrebbe dovuto significare qualcosa nella storia del mezzofondo e della marcia mondiale. Meglio prima che poi, cosicchè all'età di dodici anni (mio fratello ne aveva dieci, cinquanta chili di buon nome familiare in due) iniziai a sciropparmi qualcosa come quindici chilometri al giorno - domenica compresa -, roba da far venire un colpo al presidente di Telefono Azzurro. Anche perchè mio fratello spesso e volentieri in allenamento mi legnava e qualche volta faceva pure alcuni chilometri in più per sfottermi un tantino. Bastardo.
A tredici anni avevo la struttura di un aeroplanino di balsa e la resistenza di un varano dopato, tanto da meritarmi a scuola e nel quartiere gli appellativi di: DE BENEDISTICK, buco di culo coi denti,
vaffanculecurrenn', eccetera eccetera. E per l'autostima tutto ciò era una mano santa. Quando c'era il ballo della scopa, in una delle rare volte che potevo prendere parte alla agognatissima festicciola di compleanno della racchietta del palazzo (che si trasformava magicamente in una figa perchè a correr troppo si può diventare sessualmente daltonici), stavo bene attento a lasciar filtrare un po' di luce in sala. Essere scambiati per la scopa non era cosa tanto improbabile.
Tutto ciò che indossavo, anche al di fuori dell'attività sportiva, dall'orologio digitale (giapponese, a cristalli liquidi, uno dei primissimi, col cronometro al centesimo di secondo), alle calzature, ricordava in modo ineludibile il mio cavolo di destino aerobico. Portavo la tuta più ore dell'Uomo Ragno e, al pari di Superman, quando vestivo in borghese non mi riconosceva un cazzo di nessuno. Cosicché preferivo stare in tuta perchè l'identità è l'identità.
Quando mi diedero la tuta sociale, d'un giallo canarino bordato da ampie fasce blu elettrico, sembravo davvero un supereroe della Marvel Comics. Vidi bene di inaugurarla alla festa di compleanno del mio dirimpettaio (dodici anni credo). Non so se mi presero per scemo o cosa, ma io me la tiravo che sembravo Berlusca il pomeriggio del 13 maggio 2001 (va bene pure l'11 aprile 2006). Scivolavo tra ragazzini coi jeans roy rogers e t-shirts fruit of the loom, mentre io, incurante del caldo torrido della sala gremitissima di sguazzoncelli sudati, appiccicati e limonanti, facevo piroette al ritmo della Dee D. Jackson, quella di Meteor Man. Mi muovevo come Jeff Bridges in Starman di John Carpenter. Solo un po' più impacciato.
La tuta, la tuta. Finché non arrivò quella maledetta canotta gialloverde finanza.
Tutta colpa d'un coglione mio coetaneo, iperpatito di gadgets sportivi all'ultima moda. Uno che quando correva manco sudava per non sporcare il completino Fila. Ricordo che ad un campionato di corsa campestre, corso dentro un letamaio piemontese, arrivò al traguardo con addosso qualche raro schizzetto di fango, che lo faceva addirittura più bello; tutt'intorno c'erano mamme ed allenatori che stentavano a riconoscere figli ed atleti ridotti a colate di fango con le zampe.
F.N., questo il suo nome, un giorno (in quel frangente avevamo entrambi sedici anni) non si sa come, riuscì a far scivolare una canotta del gruppo sportivo della Finanza (le mitiche Fiamme Gialle) dentro la sua sacca. Insomma, la rubò negli spogliatoi dello stadio della Stella Polare di Ostia, a conclusione di un Campionato Italiano Allievi di maratonina andato male. O meglio, a lui era andato male, io ero arrivato sesto con un rimonta finale che se c'era ancora un chilometro avrei beccato pure il terzo. Quel giorno ad Ostia faceva un caldo della madonna. Luglio flagrava, per dirla col poeta Kavafis, ed io ero andato in gita premio per sostenere il buon F.N. che, per l'occasione, avrebbe dovuto fare sfragelli. Era lui la star del team in cui allora militavo. Invece saltò come tanti altri dopo appena qualche chilometro. Lesso, che se non avesse avuto completino e scarpette lo avrebbero fermato per vagabondaggio.
Le scuse che era capace di accampare il buon F.N. ogni volta che toppava erano pari per fantasia soltanto alle cazzate che sparava quando voleva esaltare le sue migliori (e comunque mediocri) performance. Per la cagata di Ostia tirò fuori dal cilindro il dramma delle lenti a contatto. A sentir lui ne aveva persa una durante il terzo chilometro. Si dovette quindi fermare a cercarla, carponi. Passò al setaccio metri e metri quadri di asfalto senza cavarne nulla finchè non la ritrovò grazie ai Ray Ban di un amico di Teramo che passava per caso da quelle parti. I Ray Ban, sempre secondo F.N., avrebbero consentito l'individuazione della lente fantasma un po' come il metal detector per le armi negli aeroporti. Lo avrei mandato volentieri a fanculo per l'enormità della boiata. Lui però non me ne diede il tempo aggiungendo che una volta ritrovata la lente si era messo alla ricerca di una fontana per sciacquarla. Feci un rapido calcolo a mente: tutta l'operazione del recupero con risciacquo non poteva essere durata meno di quattro minuti. Io gliene avevo smollati due e il primo classificato mi aveva staccato di circa un minuto. Senza quella sfiga F.N. avrebbe vinto con almeno un minuto sul secondo.
Vaffanculo ovunque tu sia, F.N..
Affanculo anche perché tornò con quella diavolo di canotta gialloverde; FIAMME GIALLE c'aveva sul petto. E se lui che era arrivato due minuti dopo di me poteva giocare a fare il finanziere, io come minimo potevo avere la divisa dei carabinieri, tuta e borsa comprese.
Credo che iniziarono così i miei ingenui e strampalati sogni di gloria: quali guerre e medaglie al valore! Io volevo soltanto correre, allenarmi e andare forte. Da mane a sera. Del resto era ciò che già facevo, e da un pezzo, per le salite di Pescara Colli, zona cimitero. Ma sapevo pure che i carabinieri, così come i finanzieri e i poliziotti, le loro amministrazioni intendo, pagavano uno stipendio per farlo e garantivano pure un posto tranquillo (il mito del posto statale!) una volta smessi i panni dell’atleta.
Ma a sedici anni o giù di lì è alquanto improbabile immaginarsi ex-qualcuno o ex-qualcosa, tantomeno vedersi nei panni naftalinici di un pensionato maratoneta; un sedicenne che corre come un varano dopato immagina di sgambettare tutta la vita e basta. Diciamo che farlo con la “divisa” sgargiante e traforata mi esaltava un mondo, e mi bastava. Eccome se mi bastava.
I sogni però, spesso, vanno in aceto.




martedì 7 ottobre 2008

Maratona e Mezza Maratona Mediterranea: il giorno del dubbio




... e arrivarono le perplessità. Giro volentieri le parole rivoltemi stamane via mail da un amico podista. Si parla della Mezza Maratona Mediterranea, che alcuni runners (ne ho sentiti molti in verità, e tutti partecipanti alla manifestazione in oggetto) stimano essere più corta.
Queste le parole del mio amico: "Ciao, vorrei la conferma di due impressioni personali; nel tuo "entourage" qualcuno ha avuto il dubbio che la gara domenica fosse corta? Secondo me ci mancano 400 metri almeno, ho riflettuto sulla mia prestazione; e' assolutamente impossibile che dopo il primo km io abbia potuto correre 20 km sotto i 3.50. Secondo; ma i chip erano uno scherzo? non li ho mai sentiti suonare, e nella classifica non ci sono ne' gli intermedi ne' il real time; boh...".


Voi cosa pensate?


Pensierino della notte (3)

Chi dorme non piglia pesci. Ma almeno riposa. Chiedo venia, avrei dovuto scrivere qualche altro rigo sulla Maratona Mediterranea, ma Darwin me l'ha impedito (leggasi studio "coatto" e notturno del Neodarwinismo). Posticiperò quindi il post. Son quasi le due e tra meno di cinque ore dovrò tornare in piedi per un'altra giornatina niente male, compresa una puntata in Fidal (Comitato Regionale Abruzzese) per una riunione pre-elettorale. So che qualcosa di nuovo sta bollendo in pentola e vorrei esserne informato. Magari cambia qualcosa davvero.
Notte a tutti. O giorno. Fate voi.

domenica 5 ottobre 2008

Maratona Mediterranea: primissime e brevi impressioni a caldo (o quasi)

La Maratona & Mezza Maratona Mediterranea, è andata in archivio. Desidero lasciare qualche rigo in libertà, prima di scrivere (magari domani) qualcosa di più corposo e ragionato. Premetto di aver corso la Mezza in bici, per sostenere i miei ragazzi (Sat, Luigi, Alessandro, Marco, Alessio) ed anche per dare un'occhiata ai top runners ("Sat" Saturnino Palombo ha migliorato il suo personale scendendo ad 1:11:25; classificandosi nono è quasi un top runner). Una volta rientrato su Piazza Salotto, dopo aver seguito l'arrivo dei miei ragazzi della Mezza, sono stato gioiosamente "rapito" dall'amico giornalista Paolo Sinibaldi. Con lui, dalla postazione di Vides.TV, ho commentato la galoppata solitaria del keniano Salomon Rotich, vincitore della Maratona in 2:12:58.
Bella. Aggettivo quanto mai generico ma sincero e adatto, almeno per questa mia prima e sommaria ricognizione sul test event podistico dei Giochi Del Mediterraneo 2009. La manifestazione mi è piaciuta, nonostante le magagne all'arrivo della Mezza Maratona (col buon Matteo Palumbo, G.S. Carabinieri, finito fuori dal podio perché mandato "fuori strada" da qualcuno (un giudice Fidal?) che aveva deciso di farlo proseguire per la Maratona). Bella, quindi, la manifestazione e bravi i cittadini di Pescara, Francavilla al Mare, Montesilvano. Molto bravi. Sensibili all'evento, in modo gioioso e appassionato, composto; altro che lamentele e bronci da città paralizzata.
Questo è quanto, per ora. Di tutto il resto scriverò più avanti.

sabato 4 ottobre 2008

Sat in silence

Sat è muto. Gli manca l’adsl. E non mi dilaga sul blog. Un casino per me. Mi perdo una bella fetta di contatti unici. E di commenti D.O.C. (i suoi). Spero gli ritorni presto la voce… ooops, la linea. Aggiungo che, in tempi come questi, un avvocato può sempre tornare utile. Un avvocato mezzofondista poi…

Ritorna Sat, ‘sta casa aspetta a te!

venerdì 3 ottobre 2008

Il Processo del Lunedì, di venerdì

A volte può capitare di chiudere una settimana particolarmente pesante prendendo un pugno nello stomaco, mentre si sta inspirando. Di metafora si tratta, ma rende bene l’idea. Allo stadio, ad esempio, dopo un’ora e passa di allenamento coi ragazzi, può capitare di essere travolti dall’ansia rovinosa di un adulto, in lutto per aver visto peggiorare il proprio figliolo di otto decimi di secondo sui 1000m. Quel genitore chiede spiegazioni al tecnico, per l’ecatombe cronometrica. L’anno agonistico è finito e addio sogni di gloria.
Roba da chiodi. Risparmio il dettaglio tecnico (stiamo parlando di ragazzini di quattordici-quindici anni), davvero risibile. Penso invece al mio ruolo di educatore (prima che allenatore), al valore quindi di un’educazione prima che del mero risultato tecnico. Al fatto palese che in quello stesso ambiente, dove i ragazzi stanno insieme e con gioia immensa, venga praticato ben più di un addestramento finalizzato al risultato. Al campo coi ragazzi si discute, ci si confronta, si riflette sul già fatto e sul da farsi; si cresce insieme attraverso la comprensione del mondo usando gli arnesi della logica e della scienza, a volte muovendo proprio da un semplice esercizio tecnico. Bisogna però fare i conti con altre visioni del mondo. Quelle da bar dello sport, da Processo del lunedì, cariche di violenza, latente e manifesta, intrise di infantile ignoranza e governate da un unico padrone: la strenua volontà di affermare se stessi, a volte sulla pelle dei figli.


martedì 30 settembre 2008

Pensierino della notte (2)

È finito pure questo settembre. Domani sarò a Teramo per il Memorial Bernardini. Tra le varie competizioni cui assisterò ce n'è una molto particolare: il 1000m delle Esordienti. Non voglio anticipare nulla ché ci scriverò due righe a breve. Me ne vado quindi a nanna sorridendo divertito a quel che immagino sarà, sul Campo Scuola Comunale di Teramo. Una gioiosa sfida al calor bianco, qualcosa che ricorda altre pianure, altre storie. Sognerò, stanotte, ne sono sicuro. Incontrerò immagini mitiche di bambini eccezionali, rapidi e leggeri come la notte che ho dinanzi. Bambini che corrono.

domenica 28 settembre 2008

Nella marcia accade...

Strana la marcia. Oggi sei un campione, domani il demonio. Ieri un modello (tecnico) di riferimento, oggi qualcuno da squalificare. Chi inizia questa crudele e molto spesso ambigua disciplina dell'Atletica non è mai troppo preparato al bianco e al nero di giudizi mai oggettivi e trancianti, sentenze inappellabili che seguono, a volte, percorsi imperscrutabili, misteriosi. Chi ama la marcia non dovrebbe scrivere così. Io non dovrei scrivere così. Anche questo può accadere nel taccopunta, in una sorta di schizofrenia collettiva che fa dei suoi adepti degli asceti di chissà quale bizzarra scuola filosofica. Agli occhi dei molti che ci osservano si può sembrare pure masochisti. E forse qualcuno di noi lo è. Nella marcia accade...

(Photo by archivio personale Maurizio Damilano - Italy)


13.000!

Superati i 13.000 visitatori unici. Merito pure delle polemiche di questi giorni, ma non solo. Qualcuno mi legge e questo fa bene al mio narcisismo. Ma non solo. Cercherò di tornare sulle storie dell'atletica, quella di casa nostra. Ma non solo. Proverò a non intortigliarmi dentro le solite beghe abruzzesi (e perché no, italiane) di uno sport che sta su per scommessa, nonostante manchino da un po' i proventi miliardari del totocalcio. Continuerò, con l'equilibrio che so agire, a scrivere di running e di marcia. Ma non solo. E non da solo (spero).

venerdì 26 settembre 2008

Piove, piove, piove...

Questo è un post fàtico. Serve cioé a mantenere aperta la comunicazione tra me e voi lettori. Una specie di "non ve ne andate, ci sono ancora". La butto perciò sul tempo, sul meteo.
Piove che dio la manda e non mi dispiace. Poca gente al campo, giusto quelli che hanno davvero qualcosa da fare. Per me dunque, pozzanghere e ragazzini che sgambettano. Anche qualche adulto. Qualcuno trova pure la voglia di "defaticarsi" andando gioiosamente incontro all'ultimo secchio d'acqua della giornata (esclusa la doccia negli spogliatoi). Per chi ci guarda dall'esterno sembriamo dei pazzi. Ed è questo il guaio.


giovedì 25 settembre 2008

È quasi venerdì...

Di nuovo venerdì, o quasi. Un'altra settimana è volata. Sono un po' fiacco. Stanco di scrivere le solite menate, di vivere situazioni sempre uguali, di replicare l'ovvio e, malgrado ciò, non essere compreso. Ma va bene così, lo stesso. In fondo il gioco vale la candela. In ballo c'è qualcosa che trascende ogni nostro vizio o capriccio. Bisogna essere al campo, anche se a volte mi sembra quasi di perdere il senso di questa specie di missione. Ma è solo stanchezza. È il peso di un'altra settimana che va in archivio, con pochi insegnamenti e qualche risibile inciampo di percorso.
Domani ancora all'Angelini, coi ragazzi, se dio vuole.

mercoledì 24 settembre 2008

Compare Lorenzo, scompare Lorenzo, compare Daniele...

Polemiche (se sono supportate da dati verificabili) e ironia (non il greve sarcasmo) sono il sale di ogni forum o qualsivoglia blog. Detto questo, attacco subito con una vicenda poco simpatica, relativa alla composizione della squadra che rappresenterà l'Abruzzo al Memorial Musacchio di Isernia, domenica prossima. Nei 2000m Cadetti era stato convocato il "mio" atleta Lorenzo Sammassimo (Cus Atletica Chieti). Ho notato subito, dal tempo di accredito di Lorenzo (6:12.6), che non era stata tenuta in considerazione la gara di Sulmona (Campionati Regionali Cadetti). Lì Lorenzo aveva migliorato il primato personale (6:11.8), arrivando secondo dietro Daniele D'Onofrio (Atl. Alto Sangro), vincitore col tempo di 6:09.5. Ergo, per la gara di Isernia la scelta sarebbe dovuta cadere su quest'ultimo. Ho pensato pure ad una scelta tecnica federale: mandano Lorenzo perché Daniele avrà un'altra opportunità a Roma, in ottobre (Campionati Italiani Cadetti). Macché. La rettifica, con il giusto inserimento del D'Onofrio, arriva ieri.

Gare anticipate di una settimana, con comunicato a quattordici giorni dall'evento (cfr Campionati Regionali su Pista Ragazzi/e, Cadetti/e), rettifiche di convocazioni a quattro giorni dalla competizione: ci apprestiamo a battere qualche altro record?


"... continuiamo a farci del male".

martedì 23 settembre 2008

Una questione di stile (le style c'est l'homme). Una questione di sostanza (bis)

A dispetto del titolo non riattizzerò il fuoco di polemiche tanto inutili quanto dannose. Vorrei invece fare alcune considerazioni circa i rapporti, oggi sempre più tenui, tra le società di Atletica Leggera e, usando un'espressione molto lata, gli operatori economici. L'Atletica, quella delle società giovanili e amatoriali, campa di volontariato. Per carità, tanto di cappello alla passione e alla strenua tenacia di tecnici, atleti e (soprattutto) genitori. L'esperienza mi fa dire che sono cose buone, destinate però a durar poco. Mi spiego meglio. Nessun progetto sportivo, serio, con i suoi bravi obiettivi a breve, medio e lungo termine, le sue verifiche, eccetera eccetera, può "camminare" senza che qualcuno ci investa del danaro. Ecco quindi evocata la parola magica: sponsor. "Bisogna trovare qualcuno che ci sponsorizzi" è il refrain di chi si accinge ad intraprendere l'"avventura" di costituirsi come associazione sportiva; qualche soldino, sogni di gloria a parte, consente comunque la possibilità di coprire le spese di alcune trasferte, di una pizzata a fine anno e del materiale sportivo essenziale (tute, completini e borse). Può capitare anche la "grazia" di un mecenate che si avvicini al tal sodalizio sportivo per effetto della presenza di un campioncino locale. E tutto funziona. Finché il campioncino gira; finché il mecenate ci crede. Sono profondamente convinto che le strade da percorrere debbano essere altre. Non quelle della fortuna, dell'occasionalità, ma quelle del Progetto. L'Atletica non ha bisogno di trovare qualcuno che scommetta su di essa. C'è bisogno, al contrario, di chi sia coinvolto in spirito e cervello (e danaro, ovvio) come investitore in un progetto finalizzato. L'Atletica, in special modo quella di livello regionale, non può certo offrire la visibilità "spettacolare" del calcio; le appartiene però un patrimonio di valori culturali forti (morali, sociali, pedagogici, storici, ambientali) che costituisce l'oro nero da raffinare in benzina per far andare il suo splendido movimento. Di gente disposta a collaborare con noi (noi dell'Atletica, intendo), investendo del proprio, ce n'è più di quanta si immagini; purché si esca dagli angusti recinti di una cultura spesso provinciale e di basso profilo, che non riesce ad andare al di là del mero risultato tecnico, sì importante, ma non più del percorso culturale che l'ha determinato.

Father and son

Loro sono Daniele e Luigi Turilli. Padre e figlio. La gara è ancora quella di domenica scorsa (la Maratonina Città di Fossacesia). Anche Luigi, il figlio, come Saturnino Palombo (vincitore della prova), è un mio atleta in forza al Cus Atletica Chieti. Anche Luigi era là per un test controllato a + 10" dal ritmo gara. E allora quale occasione migliore per "tirare" la gara al padre? Detto fatto: 1:19:15 per il figlio, 1:19:16 per il padre. Al di là di ogni più trita retorica l'immagine è di quelle che toccano assai. Luigi Turilli è uno junior con diciannove anni ancora da compiere e tanta strada da calpestare. Daniele Turilli è un cinquantenne che sembra aver congelato il tempo. L'immagine che li ritrae dice molto di più di ciò che mostra.

domenica 21 settembre 2008

Dilagante Sat!

Sat è Saturnino Palombo, ventotto anni, avvocato e "mio" atleta al Cus Atletica Chieti. Su strada sta iniziando a pestar forte e sono convinto che il prossimo anno si toglierà pure qualche bella soddisfazione in pista (10.000m e dintorni). Saturnino "Sat" è "dilagante": sul mio blog scrive più di me (fatevi un giro sui commenti nei vari post, per credere); all'Angelini di Chieti va a 3'30"/km durante il riscaldamento e pure sotto la doccia. Oggi era a Fossacesia per la classica mezza maratona dell'amico Tito Benvenuto. Una decisione presa a volo (a 3'30"/km, se non 3'20", pure quella; la decisione intendo) giacché Sat sta preparando la mezza del 5 ottobre a Pescara. "Facciamo una sorta di allenamento-test, a +10" dal ritmo gara", gli ho detto venerdì scorso. Detto fatto: vittoria in 1:12:45, "passeggiata" assieme ad un immenso Camillo Campitelli (1:13 e rotti, 46 anni!!!) giunto secondo e felicissimo.
Tornerò sulla gara di Fossacesia con altre immagini. Ora però lascio che dilaghino quelle di Sat.


































sabato 20 settembre 2008

Questioni di mezzofondo giovanile, questioni di Fidal

Il titolo di questo post è generico, forse troppo. Mi spiego. Scriverò di numeri e vicende che ho avuto modo di vivere in “presa diretta”; di mezzofondo giovanile in salsa nostrana (quindi, “questioni” di Fidal Abruzzo). Procediamo però con ordine.
Da un paio d'anni o giù di lì nella nostra regione hanno cominciato a far parlare di sé diversi mezzofondisti, nelle categorie Ragazzi e Cadetti. Non il talento isolato quindi, ma un bel gruppetto di ragazzini pronti a seguire i bei risultati dei corregionali Marco Salvi e Francesco Chiaverini, questi ultimi, oggi, al primo anno tra gli Allievi.
Faccio subito dei nomi. Innanzi tutto quello di Loris Di Marcantonio, Marathon Imperial Chieti, miler di quindici anni, capace di un interessantissimo (in chiave finale nazionale) 2:38.49 sui 1000m, a soli dieci centesimi dal primato regionale Cadetti del teramano Marco Salvi. Qualche passo più indietro (non molti in verità) c’è Federico Gasbarri, Falco Azzurro Carichieti, quattordicenne con un notevole 2:42.0 sui 1000m “sparato” ad inizio stagione e non riconfermato nei mesi a seguire. Loris e Federico si allenano insieme, a Chieti, sotto la guida di Carlo Piersante, tecnico del mezzofondo della Falco Azzurro Carichieti ed ex talentaccio del mezzofondo nazionale intorno agli anni ’70. Sempre nella Falco Azzurro Carichieti, e sempre sotto la conduzione tecnica di Carlo Piersante c’è l’elegante talento di Annabruna Di Iorio, classe 1995. Il suo 1:51.55 indoor quest’anno ad Ancona (01.03) sui 600m, peraltro risolto in chiave tattica, mi ha molto colpito. Passando sul versante teramano, voglio segnalare Antonio Rocci e Luca Dezzi, entrambi del GP Amatori Teramo e allenati da Giuseppe Antonini. Rocci, più a suo agio sui 2000m, vanta un 6:13.1 di gran pregio giacché è al primo anno tra i Cadetti. Dezzi, più brillante sul breve, è stato capace di un interessante 2:46.50 sui 1000m. Dezzi, come Rocci, ha quattordici anni.
Tornando a Chieti (Chieti-Pescara) e parlando “del mio”, segnalo Lorenzo Sammassimo, Cus Atletica Chieti, coetaneo di Rocci e Dezzi e capace di correre i 2000m in 6:11.8 e i 1000m in 2:48.24. Suo compagno di squadra (e di qualche mese più grande) è Luca Di Muzio, approdato ad un probante 6:15.1 sui 2000m, limando di 24 secondi il suo personale di giugno. Rimanendo al Cus Atletica Chieti, tra le Cadette si fa notare Giorgia Di Lallo. Quest’anno Giorgia ha vinto tutti i titoli del mezzofondo regionale: cross, pista (1000m e 2000m), strada (individuale e a squadre). Un unico “neo”: i tempi in pista risentono di una scelta (a mio giudizio discutibile) operata da Giorgia stessa, dettata dalla sua passione per il karate. Quando si dedicherà al mezzofondo al 100% (come suo allenatore spero molto presto) potrà concretizzare i risultati che merita. Last but not least, sempre a marca Cus, Lucrezia Anzideo. Lucrezia è ancora “piccina” (primo anno Ragazze) ma, giocando giocando, non scherza affatto: 3:24.60 il suo tempo nei 1000m. Abbiate pazienza, crescerà pure lei.
Chiudo la rassegna con due atleti. Matteo Picini, Atletica Serafini di Sulmona, primo anno Cadetti, e Daniele D’Onofrio, Atl. Alto Sangro, ultimo anno nella stessa categoria. Il primo è un bell’atleta “muscolare”, capace quest’anno di correre i 1000m in 2:46.3. Di Daniele D’Onofrio invece voglio evidenziare la crescita sorprendente degli ultimi tre mesi; è riuscito nell'impresa di aggiudicarsi il titolo regionale sui 2000m con 6:09.5 e arrivare secondo sui 1000m con un notevole 2:44.59. Daniele sarà Allievo l’anno prossimo e ci auguriamo vivamente di vederlo correre ancora con la grinta e la maestria che ha mostrato quest’anno.

Questi, sono alcuni numeri “caldi” del nostro mezzofondo giovanile. Cosa ci “preparerà” per loro la Fidal?

Una questione di stile. Una questione di sostanza

Le style c'est l'homme, diceva il naturalista francese Georges-Louis Leclerc, Comte de Buffon. Torno, per l'ultima volta (spero) sulla questione espressa nel post precedente, e chiarita con competenza giuridica dal buon Sat nei successivi commenti . Vorrei chiuderla qua perché amo l'Atletica Leggera e certi discorsi (cliccare qui per i dettagli) danno la misura di quanto, a volte, riusciamo ad essere "piccini". È una questione di stile, ma anche di sostanza. I toni e le espressioni in quegli interventi non hanno nulla a che vedere con l'educazione allo sport, oggetto sempre più misterioso su piste e pedane, in Abruzzo come altrove. Essi non appartengono neppure al buon senso. Prima della competenza tecnica (bagaglio comunque necessario di istruttori e allenatori), sul campo o quando si parla di sport nel ruolo di esperti (tecnici e dirigenti), ricordiamoci sempre del modello etico che esprimiamo. Perché anche i bambini (vivaddio) frequentano il campo; perché anche i bambini usano Internet.

venerdì 19 settembre 2008

Pensierino della notte

Ogni tanto mi capita di leggere sul Web "pensieri in libertà" a proposito di CUS (leggasi Centro Universitario Sportivo) e Atletica Leggera nella realtà teatina (leggasi attività tecnica presso lo Stadio Angelini di Chieti). Cose pesanti, a volte molto offensive. Essendo io allenatore del CUS Chieti Atletica, posso affermare di non riconoscermi affatto nel ruolo di tecnico prezzolato al soldo di una società sportiva di "facciata" (del Cus Chieti Atletica, in breve, qualcuno scrive questo). Per ora mi fermo qua, non prima di una domanda before sleeping: ma passione e professionalità (con relativa corresponsione di un congruo rimborso spese) sono termini antitetici? Se sì, allora siamo proprio messi male.
Notte.


giovedì 18 settembre 2008

Ancora un post a volo!

Gioco a tenervi sulle spine. Stavolta per farvi star buoni vi do "in pasto" qualche foto del Meeting di Sulmona. Sono i 1000m Cadetti. Occhio cari tecnici, quel "cadettame" che sgambetta è manna dal cielo. Pay attention, please!

martedì 16 settembre 2008

Un post a volo (replicherò a breve, giuro)!

Vado di corsa, mannaggia la pupazza! E latito pure da qualche giorno (l'ultimo post "solo" venerdì). Nella prossima uscita scriverò del Meeting Giovanile di Sulmona, delle belle energie del mezzofondo cadetti (il 2:38.59 di Loris Di Marcantonio sui 1000m, ma non solo). Scriverò pure di qualche "magagna" che ho notato in terra d'Ovidio. Piuttosto, c'è qualcuno tra i lettori che vuole raccontarci impressioni a "semifreddo" circa la kermesse peligna?

A voi la tastiera.

venerdì 12 settembre 2008

I Campionati Ragazzi/Cadetti a Sulmona e Frankenstein Junior

"Beh, potrebbe esser peggio... Potrebbe piovere". Partiamo oggi con una citazione di Marty Feldman dal mitico Frankenstein Junior. Non voglio fare il gufo ma, dopo le "disavventure" dei Campionati anticipati e con il programma orario modificato "a volo", adesso avremo pure la pioggia. Campionato bagnato, record rimandato. E qui la Fidal, ragazzi, non c'entra nulla. Possiamo sempre prendercela col governo...