martedì 10 febbraio 2009

Fango fiorentino

Campi Bisenzio, Parco di Villa Montalvo, domenica 8 febbraio 2009; Finale Nazionale CdS di Corsa Campestre. Mota che gela le ossa e che monda l’anima.
Un grande Marco Salvi (Atl. Gran Sasso Teramo) vincitore tra gli allievi e pochi irriducibili runners del Cus Atletica Chieti, unica squadra abruzzese presente nel cross corto maschile, e tra le uniche due in quello allievi. Un grazie grande come il cuore dei 'miei' atleti, va proprio ad essi: Luca Di Muzio, Manuel Esposito, Denny Anzideo, Saturnino Palombo, Luigi Turilli, Alessio Bisogno, Renzo Di Nardo, Flavio Di Bartolomeo. Grazie, grazie, grazie.
Che parlino le immagini (cliccare sulle foto per ingrandirle).






















martedì 3 febbraio 2009

La corsa e il sorriso






Posto volentieri uno scritto dell'amico Paolo Dell'Elce, un artista autentico (lo so, suona pleonastico, ma con i tempi che corrono è bene rimarcare le cose). Lo dico subito, all'inizio ero un po' restio a pubblicarlo perché Paolo scrive pure di me, mi ha tirato in ballo, e questo mi crea un lieve imbarazzo. Ma la poesia di un sorriso val bene anche un atto di timida vanità.
Buona lettura.

La corsa e il sorriso
(di Paolo Dell'Elce)

Il sorriso è il sorriso di Chiara, una ragazzina leggera e dolce come una nuvola di zucchero filato, la corsa è la sua corsa e quella di altre ragazzine come lei che ogni domenica si danno appuntamento al parco D’Avalos sotto la guida appassionata di Mario. Per correre.
“Cinque giri di riscaldamento, Mario?”…Chiara parla poco, sta ferma in ascolto, come un cagnolino attento, con le orecchie dritte, accanto al suo papà Antonello, che cerca di tradurle le complesse teorie di allenamento di Mario…Chiara ascolta e poi chiede al suo papà…”Che ha detto Mario?”…
Chiara ha la corsa nel sangue, e si vede dal suo sorriso che non l’abbandona mai, nemmeno dopo le innumerevoli “ripetute” sui quattrocento metri a ritmi più che ragguardevoli…il suo corpo è leggero come la sua anima di bambina felice e fortunata, amata e seguita dal suo papà, e quando finisce la sua corsa va da lui e lo ringrazia con il suo sorriso…”Cinque minuti di defaticamento Mario?”…e poi torna a correre, piena di fresca e rinnovata energia.
Il sorriso di Chiara è la sua benzina, si potrebbe dire il suo doping, ma non voglio dirlo (anche se l’ho detto). Parlare di doping a questi bambini è qualcosa di mostruoso e aberrante, e le loro orecchie non dovrebbero mai sentire questa parola. Non dovrebbero mai poter pensare che esiste anche un altro modo di correre, un’altra ragione che non sia quella di correre per la propria felicità, per la gioia di sentire la dolcezza dell’aria e la carezza del sole, ascoltando il proprio respiro, mentre vanno incontro alla vita lungo un sentiero di luce…veloci, leggeri…senza alcuna fatica, con quel sorriso che è l’immagine più pura della loro anima. Della loro inconsapevole bellezza.


domenica 1 febbraio 2009

Le nuvole sotto il cielo


Sono un po’ stanco. Rimando a domani le mie ‘opinioni aerobiche’ sulla bella giornata di sport vissuta oggi a Penne (CdS di Cross dell’Area Promozionale).
Chiudo la serata pensando alle nuvole; quelle che stanno sotto il cielo, frapponendosi tra noi e lui e concedendoci al mattino frazioni di luce triste. Il cielo è altrove da un po’; malato, uggioso, in attesa pure lui di tempi migliori. A me non resta che uscire, nel tardo pomeriggio, quando anche le nuvole non servono più – il cielo e l’umidità sono una sola sostanza, buia e appiccicosa -, imboccare la riviera nord, quella che porta a Montesilvano, e prendere energia nel salutare altri come me, incrociandone la fatica.
Si annega tra le polveri sottili, qui sulla riviera. Le nuvole, che non vedo, le tengono giù abbastanza da farmi ogni passo un po’ più bolso. Ma non cambio il mio percorso. Come un non fumatore di quarant’anni fa dentro un circolo sociale, mi infradicio polmoni e vestiti di nebbia avvelenata, per una chiacchiera con un volto amico che di sicuro incontrerò.

mercoledì 28 gennaio 2009

Luigi Turilli, ovvero l'uomo agli antipodi del doping




Luigi Turilli (Cus Chieti Atletica) ha stupito molti dei presenti al CdS Regionale di Cross Assoluto, a Pescara, domenica scorsa. Ha da poco compiuto diciannove anni (è nato a dicembre, nel 1989), ma ha saggezza e grinta da vendere.
Domenica, dicevamo, è arrivato terzo nella gara del cross corto (4 km), a meno di venti secondi dal forte Fabiano Carozza e a tredici dal coriaceo Valentino Comarca, entrambi della Bruni Pubbl. Atletica Vomano. Dietro di lui tanti bei nomi: Euga Karim (Atletica 2000), Gianluca Pelusi (Bruni Pubbl. Atl. Vomano), Flavio Di Bartolomeo (Cus Chieti Atl.)…
Luigi è partito con fare assai cauto ed ha chiuso con una progressione che ha lasciato sul posto atleti molto più esperti di lui, ma incapaci di tenergli dietro sul piano della interpretazione tattica della gara.
Luigi è l’Antidoping, nel senso che sta agli antipodi di qualsiasi pratica ergogena. Luigi, con i suoi 12.8 g/dl (altro che Epo e consimili!), i suoi studi di informatica e il rispetto intelligente del programma di allenamento assegnatogli.
Sono orgoglioso di allenarlo.

domenica 25 gennaio 2009

Il successo della passione

Il Cus Chieti Atletica torna grande. Pensieri e immagini dal CdS di Cross a Pescara, Parco d'Avalos, 25 gennaio 2009


Mettere il cuore dentro il proprio lavoro, cercare la fatica con intelligenza e scoprirne il senso più intimo; conoscere se stessi e il mondo che c’è fuori attraverso l’impegno sincronico di mente e corpo, sporchi di sabbia umida, assieme ai compagni di sempre; più giovani, meno giovani…
Cerco di mettere ordine ai miei pensieri, alla fresca memoria di oggi. Ma non ci riesco. Non fa nulla. Sono felice, della felicità dei miei ragazzi, più giovani, meno giovani…

Le foto: nella prima in alto l'arrivo di Luigi Turilli, 3° class. Cross Corto Assoluto; nelle altre, a seguire: Giorgia Di Lallo, Denny Anzideo (1 e 2), Luca Di Muzio (con Loris Di Marcantonio e da solo), Flavio Di Bartolomeo, Alessio Bisogno, Renzo Di Nardo (mitico supermaster, all'arrivo e nel dopo gara) .



sabato 24 gennaio 2009

Sotto il mare

Cover art for "The Woman Who Walked Into the Sea" by Philip R. Craig, acrylics on illustration board


Forse è giusto il detto che corre
sulle navi: ‘L’umanità si divide in tre
categorie: i Vivi, i Morti e i Naviganti’.
Dei Vivi tutti parlano e tutti si preoccupano.
Dei Morti pochi parlano e nessuno
si preoccupa.
Dei Naviganti nessuno parla e nessuno
si preoccupa. Tranne, naturalmente,
loro stessi.
Norberto Biso


C’è un mondo misteriosissimo e pieno di vita sotto il pelo dell’acqua. Appena sotto e via via più giù. È una dimensione soavemente terrifica, onirica, fortemente simbolica e intellettualmente intrigante. Non occorre essere esperti nuotatori per godersi lo spettacolo di ciò che non si vede o si intravvede. Basta il giusto timore, la curiosità di un bambino e un’affinata tecnica respiratoria.
Dedico questo post criptico ed equoreo all’amico Valerio, conosciuto venti anni fa sul cammino per Barcellona ’92, ideatore geniale di quel progetto che rese possibile il bronzo olimpico di mio fratello Giovanni. Valerio, poeta scienziato, marciatore degli abissi, è ancora sulla breccia; ma di più, per ora, non posso dirvi…

mercoledì 21 gennaio 2009

Flavio, Luigi, Alessio, Luca... si aprono le danze



Domenica prossima ci sarà l'"atto unico" del CdS Assoluto Regionale di cross. Si correrà a Pescara, Parco d'Avalos, dentro sentieri noti. Il Cus Chieti Atletica dirà la sua, coi suoi Allievi e i Seniores (ma la dizione è ancora questa?), supportati dai preziosissimi Masters (e qui la lettera maiuscola è d'obbligo) che, sono certo, sapranno fare la differenza. Su tutti, cronometricamente parlando, il ritrovato Flavio Di Bartolomeo (santo subito!) e il giovanissimo Luca Di Muzio, all'esordio tra gli Allievi.

domenica 18 gennaio 2009

I miei contatti veri. Altro che Facebook!


Denny, Giorgia, Lorenzo, Luca, Flavio, Alessio, Luigi, Carmine, Alessandro, Davide, Erika, Chiara, Lucrezia: immagini di oggi, al Parco, prima della fatica. Contatti veri, atleti; amici. La tastiera e il mouse vengono sempre dopo.

sabato 17 gennaio 2009

Tutti mi cercano, tutti mi vogliono. Allora mi “suicido”


Ho deciso, esco da Facebook, mi “suicido”, come si dice in gergo “internettiano” quando si abbandona un forum telematico con account. Lo faccio perché ritengo Facebook un’inutile macchina mangia tempo.
Chiudo con le richieste di amicizia, probabili e improbabili, comunque sufficienti ad intasarmi outlook. Del resto con la virtualità ho già fatto il pieno; il mio blog, che con fatica ho piegato alla mia sanguigna umanità, è già un bell’impegno. Chi volesse incontrarmi, virtualmente o no, sa dove sono.

martedì 13 gennaio 2009

Camillo e Flavio battono il doping




L'affetto, la gratitudine e le buone cose umane surclassano il doping, almeno nei "click" su questo blog. Record di lettori per i due post precedenti. Trionfo del vero. Bisogno di autenticità.

venerdì 9 gennaio 2009

Camillo Campitelli, campione del vero


"Sisifo insegna la superiore fedeltà che nega gli dèi e solleva i macigni. Quest’universo ormai senza padrone non gli appare sterile nè futile. Ogni grano di questa pietra, ogni bagliore minerale di questa montagna piena di notte, costituisce di per sè un mondo. Anche la lotta verso le cime basta a riempire il cuore di un uomo. Bisogna immaginare Sisifo felice." (Albert Camus, Il mito di Sisifo)

Voglio raccontare una storia semplice e profonda cercando la via della sintesi ché ho paura di “tradire” un amico, scivolando sul retorico. La dedico a tutti quelli che sono capaci di distinguere il vero dal falso dentro al nostro mondo di faticatori per diletto podistico; la consiglio pure a quanti fanno confusione (molti in verità, troppi), gente usa a mitizzare chiunque tagli per primo il traguardo. Sì, a pensarci bene questa storia potrei pure dedicarla a quel popolo di scommettitori da cinodromo, santificatori da bar, lesti al linciaggio sommario appena si sgama l’ennesimo campione senza valore.
Prima di cominciare vorrei porre un quesito e abbozzare una risposta. Che cosa vuol dire campione? A me piace l’accezione medievale del termine. Campione come duellante in difesa di una causa nobile. Nello sport, il nostro sport, me lo figuro un po’ Parsifal, un po’ Sisifo. Un cavaliere appiedato per scelta e condannato all’amore per la fatica.

È da un po’ che cerco il “la” per questo mio racconto, armato di entusiasmo e devozione per qualcosa che dovrebbe essere un tributo alla persona che meglio incarna il “Senso podistico” di una regione, l’Abruzzo, sfiancata moralmente dalla dilagante volgarità del doping ruspante. La persona in questione è dunque un amico; è Camillo Campitelli.
Camillo è il mito vivente del podismo abruzzese, un’icona del running la cui forza eccezionale sta dentro un ossimoro: straordinaria normalità. Perché Camillo è uno di quelli che prima di correre, o dopo aver corso, sta otto ore in fabbrica a fare altra fatica; Camillo corre dal ’76, quasi trentatre anni, senza interruzioni. Non detiene primati ufficiali, neanche a livello regionale, ma è il runner più forte che io conosca.
Ci incontrammo per la prima volta trentadue anni fa, in una gara su strada, una delle prime kermesse podistiche locali, figlie dell’austerity del ’76. Camillo me le suonò ben bene. Per carità lui aveva quindici anni e io dodici, ma allora mi allenavo già come un keniano e avevo la resistenza di un varano dopato. Battermi non era un affaruccio semplice semplice. Insomma, per un paio di anni ci demmo “fastidio” a vicenda. Poi, intorno al ’79, partì dalla natia Castel Frentano per la Germania. No, non era stato ingaggiato dallo Shalke 04. Camillo andava su per un lavoro “normale”, credo come metalmeccanico. Lì, nonostante le difficoltà derivanti dall’essere giovane straniero spaesato, con la condanna necessaria di un lavoro prezioso e soverchio, trovò il modo di migliorare il suo personalissimo metodo di allenamento. Camillo, podista autodidatta e “anarchico”, conobbe la scuola del mezzofondo tedesco d’occidente. Affinò l’arte della temperanza e imparò la disciplina, unitamente ad una organizzazione del training decisamente meno empirica delle sue corse matte e a perdifiato dentro la vallata del Sangro. Era cresciuto atleticamente, ma non solo. Se ne accorse pure lo Stato che lo chiamò per il servizio di leva, a Napoli, presso il Centro Sportivo dell’Esercito. Siamo agli inizi degli anni ’80, anni di vuoto edonismo reganiano, di panini e paninari, di moti studenteschi griffati Timberland e Moncler. Camillo cresce ancora atleticamente, e continua a macinare chilometri calzando Nike, ma non per moda. In Abruzzo è dappertutto, strada, pista, cross, montagna… Qualcuno giura addirittura di averlo visto correre, la stessa domenica, alla stessa ora, in due, tre gare diverse. Inizia così la costruzione del mito Campitelli.
Mito come discorso, racconto sull’arte del podismo di casa nostra. Un mito la cui forza poggia anch’essa sulla magia di un ossimoro: il frastuono silenzioso di imprese normali. Camillo dà l’anima per la corsa e si diverte. Chi volesse cimentarsi nella lettura degli albi d’oro delle più prestigiose “stradali” abruzzesi degli ultimi venticinque anni, troverà il suo nome, come costante, tra i primi tre classificati assoluti, un migliaio di volte. Camillo, che quando vince lo fa in silenzio, ogni tanto levando le braccia al Cielo, quasi a ringraziarlo di tanta benevolenza.
Cronometricamente dà il meglio di sé all’inizio degli anni ’90: 31’06” sui 10.000m, 1:06:52 nella maratonina, 2:26:21 nella maratona; tempi eccezionali perché ottenuti tutti (lo dico con convinzione) senza una preparazione finalizzata al “crono”. Perché Camillo non ha mai pensato al tempo. Ed è forse questo il suo segreto. Camillo è il corridore perpetuo, ed oggi, a quasi quarantasette anni, è ancora capace di correre la maratonina in 1:13. Poco gli importa l’aver buttato alle ortiche la reale possibilità di diventare pluricampione mondiale della 100 km (anche di questo, da tecnico, sono fermamente convinto; non me ne voglia l’ottimo Mario Fattore). L’arte di Camillo Campitelli è quella di attraversare il tempo, correndoci dentro e non rincorrendolo. Il sogno di ogni podista, ciò che amo chiamare long life running, è per lui, da sempre, eccezionale quotidianità, straordinaria normalità.

martedì 6 gennaio 2009

O Capitano! Mio Capitano!

Flavio Di Bartolomeo ha deciso di tornare a “menare la rumba”. Ha ripreso a far fatica pure lui dentro al Parco d’Avalos, capitano di un Cus Atletica Chieti sempre più ricco di novità positive in fatto di running. Il gruppo dei “miei” atleti sta crescendo quasi esponenzialmente, e son davvero felice di vedere il mitico Flavio sporcarsi le scarpe di fango assieme ai giovanissimi, impastarsi di gioia e fatica con loro. Flavio è un esempio di leale combattività, un fighter, un runner anglosassone d’altri tempi. Domani all’Angelini, dopo il convincente allenamento di oggi al Parco, darà una mano ai giovanissimi Luca, Lorenzo, Manuel…
“A volte il gruppo nasce spontaneamente, a volte occorre crearlo, e se le cose vanno bene tutto diventa più facile". (Azeglio Vicini)

domenica 4 gennaio 2009

Maratoneti d'Abruzzo (e dintorni)

Ho simpatia per chi si spende con passione per la nostra disciplina, il nostro universo. Gli amici del sito “I Maratoneti d’Abruzzo e dintorni” si impegnano così, mettendo il cuore dentro ogni loro pubblicazione, dalla “fredda” classifica (mai fredda in verità), ai consigli sull’allenamento. Un invito ai miei lettori per un giretto da quelle parti; se volete ve lo do io un passaggio, basta fare click qui.


giovedì 1 gennaio 2009

Come trent'anni fa...

La Pineta d’Avalos di Pescara è un luogo consacrato alla corsa. La foto che mi ritrae scomposto e affaticato sul traguardo di un Campionato Nazionale AICS (era il ’79), mostra un ragazzino dell’età dei miei stessi allievi (Lorenzo, Luca…). Tanto è cambiato nel nostro mondo di soave fatica proletaria: le metodologie di allenamento, sempre più sofisticate, scientifiche, unitamente al supporto sempre più incisivo della medicina dello sport. È la scienza al servizio dello sport che ha mutato radicalmente il modo di pensare, meglio, di ri-pensare, il ruolo della corsa, nelle sue molteplici espressioni: breve, media e di lunga durata. Consentitemi però un’osservazione: lo sguardo di chi si avvicina al traguardo, quello del ragazzino nella foto, è lo stesso dei ragazzi che seguo, quando fanno il medesimo esercizio. Quella disperata vitalità che passa indenne le insidie del tempo, quei trent’anni che possono ingiallire una foto ma che nulla possono contro la forza di un sogno appassionato, di un desiderio, di un insegnamento…

mercoledì 31 dicembre 2008

Auguri per l'anno che arriva e felicità, come questa

Auguro a tutti tanta felicità; quella che è nel sorriso di Chiara, Margherita e Armando. Chi stava al Parco d'Avalos con me stamani sa di cosa parlo. Chi non c'era provi a fidarsi. Di più, e di meglio, non saprei augurarvi.

lunedì 29 dicembre 2008

Ventimila e più!

Sì, per me son tanti! Ventimila visitatori unici, spesso lettori assidui; qualcuno pure attivo nei commenti. Che dire? Innanzi tutto grazie. Saranno (sarete, saremo) pure una goccia nel mare del Web, ma io grido (quasi) al successo. C'è interesse intorno ai post, soprattutto per i commenti, vera anima del blog. Grazie ancora, col cuore.

sabato 27 dicembre 2008

Arriva la pizza, si avvicina il cross

Alla fine la pizza col “Sat” sono riuscito a mangiarla. È vero, era al taglio, praticamente tirata su d’un fiato, nel corso di un briefing pre-cds di cross, dentro un’angusta pizzeria dell’IPERCOOP di Sambuceto. Saturnino sta bene, viaggia da 3’10”/km sugli 8 km (e forse anche sui 10; non dire che son troppo buono, Sat) e il resto del Cus Atletica Chieti non sta fermo. Insomma sta prendendo forma una squadra di crossisti che devo ancora decidere dove andrà a far “danni”: sul cross lungo? Nel corto? (Non vengo mica a dire i miei segreti qui sul blog? ;)).
Vedremo. Manca giusto un mese.

venerdì 26 dicembre 2008

e sia la pioggia

Fondo progressivo per tutti, questa mattina, al Parco d’Avalos. Niente cross country però; solo asfalto e tanta acqua. “Rari nantes in gurgite vasto” (pochi naufraghi nell’immenso mare, per dirla con Virgilio), a far fatica tra pozzanghere e freddo di stagione stemperato nel calore della buona compagnia. È stato un vero piacere riveder galoppare il buon Saturnino, “Sat”, Palombo, assieme ai puledri Lorenzo e Luca, e ai cagnacci Alessandro, Luigi e Alessio. Un bel progressivo di 10-12 km col Sat a chiudere gli ultimi 5 in 16’50”.
Io mi son divertito a correre un po’ con Chiara, Armando ed Erika (33 anni in tre), e a finire in solitaria, sul filo dei 4’00”/km, gli ultimi 3 km dei nove programmati.

La fantasia è un posto dove ci piove dentro. (Italo Calvino)

mercoledì 24 dicembre 2008

Auguri, ma però

Faccio voti affinché il nuovo anno porti via qualche chilo di troppo ai molti politici nostrani, amministratori della cosa pubblica, faccioni eternamente usi ad insalivare il bolo di panini, porchette, consigli e promesse. Un sindaco obeso potrà mai capire le ragioni di chi corre con gioia, quotidianamente, dentro impianti sportivi fatiscenti e lugubri?
Buone feste a tutti, qualcuno escluso.

martedì 23 dicembre 2008

Indiscrezioni crossistiche abruzzesi

Roba fresca fresca. Ho le locations dei primi tre appuntamenti per la corsa campestre Fidal qui in Abruzzo. Il primo, quello del 25 di gennaio (C.d.S. di Corsa Campestre – Prova Regionale Unica Sen /Pro. /Jun. /All. /Mast), si svolgerà a Francavilla, anche se non so bene dove. La manifestazione dovrebbe essere organizzata dalla Farnese Vini. La prova del primo febbraio (1^ Prova C.d.S. di Corsa Campestre Area Promozionale Cat. Ragazzi/e e Cadetti/e + gara contorno Esordienti + C.d.S. e Campionato Individuale Masters di Corsa Campestre) invece si correrà a Penne (località Baricelle?), e sarà di certo organizzata dall’Amatori Podisti Pennesi. La terza, quella del primo marzo (Campionato Regionale Individuale di Cross Assoluto Sen./Pro./Jun./All. - Campionato Regionale Individuale e 2^ Prova C.d.S. di Corsa Campestre Area Promozionale Cat. Ragazzi/e e Cadetti/e + gara di contorno Esordienti) si svolgerà come lo scorso anno a L’Aquila.

sabato 20 dicembre 2008

Correre al Parco d'Avalos

La domenica mattina è il Parco d'Avalos. Una sorta di "significante totale", un assoluto podistico. Il Parco d'Avalos, ciuffo sconvolto sull'Adriatico verde, per dirla con d'Annunzio, è il luogo dove i miei ragazzi si confrontano innanzi tutto con loro stessi, nell'impegno giocoso e condiviso con i pari e con gli adulti. Prima di ogni insegnamento tecnico, di ogni tabella di allenamento, c'è il dialogo. Dialogo, cioè confronto sereno, riflessione collettiva, ricerca. Chi pensa che esistano segreti, bacchette magiche o misteriose alchimie dietro la crescita atletica di ogni corridore, top level o amatore che sia, non ha capito nulla del nostro meraviglioso mondo di fatica soave. Passione per la conoscenza, comprensione dell'altro, simpatia (come condivisione di emozioni, sensazioni)... questo è il nostro segreto di Pulcinella.

sabato 13 dicembre 2008

Pensando ai bambini

Il bambino non è un adulto in miniatura e la sua mentalità non è solo quantitativamente, ma anche qualitativamente diversa da quella degli adulti, e per questa ragione un bambino non soltanto è più piccolo, ma anche diverso. Claparède 1937


In questi giorni sto studiando tanto. Non un impegno intellettuale “nomadico”, ma uno studio profondo e attento alle problematiche dell’allenamento dei bambini e degli adolescenti.
Sento molto la responsabilità di un’azione che è innanzi tutto educativa, e che agisce su strutture e funzioni psicofisiche regolate da meccanismi complessi, all’interno di una crescita caratterizzata dalla non linearità. L’allenamento dagli 11 ai 16 anni è “mestiere” difficile che esige una preparazione meticolosa e in progress da parte di istruttori e allenatori.
Mi piacerebbe vedere corsi federali di formazione istruttori/allenatori strutturati in modo diverso: il livello operante nel settore giovanile dovrebbe essere l’ultimo (inteso come punto di arrivo di un lungo percorso formativo), e il più impegnativo. Chi inizia ad “allenare” spesso lo fa partendo dai bambini e/o dagli adolescenti, sovente senza il conforto di una guida esperta. (A proposito: ho saputo da amici di essere stato inserito tra i relatori del Corso Regionale Istruttori Fidal. “Il ruolo della forza nella marcia”, o giù di lì, dovrebbe essere l’argomento del mio intervento. Dovrei tenere questa lezione il primo marzo 2009. Io però non sono stato ancora informato ufficialmente della cosa. Peraltro il primo marzo sarò impegnato con circa una ventina di mezzofondisti ai Campionati Regionali Individuali di Cross. Ma chi fa il calendario dei corsi non fa pure quello agonistico?).

Mi permetto di concludere questo mio post suggerendovi un testo notevolissimo di teoria dell’allenamento: “L’Allenamento Ottimale” di Jürgen Weineck, Calzetti Mariucci Editori. Esso si caratterizza per la costante e particolare attenzione alle problematiche dell’allenamento infantile e giovanile, oltre che per la rigorosa “trattazione delle metodologie dell’allenamento, compresi gli aspetti applicativi, in funzione dei principi della medicina sportiva e dei fondamenti della fisiologia che regolano la prestazione atletica”.
In esso leggevo un elenco di “condizioni preliminari” per l’avviamento ad un allenamento di alto livello nell’età infantile e nell’adolescenza. Tra queste mi piace ricordarne alcune, evidenti e cruciali: l’allenamento come atto intrapreso volontariamente dal bambino, e non imposto da genitori o allenatori; l’allenamento come attività che non sottragga tempo utile a coltivare interessi diversi da quelli sportivi; l’allenamento come impegno che non danneggia la formazione scolastica.

Lapalissiano? Non per tutti, ahimè.

venerdì 12 dicembre 2008

Goal!


Ieri sera (qualche ora fa) ho ricevuto una telefonata da un amico. Ottime notizie, di quelle che ti cambiano un tantinello la vita. Non voglio però aggiungere molto di più (leggasi scendere nei dettagli), e non per scaramanzia. La nuova ha a che fare con il progetto sportivo a cui sto lavorando da qualche tempo. La cosa mi fa sorridere un po': penso ai "tempi di reazione" della Fidal, ai suoi buoni propositi e alla triste realtà (sportiva) che abbiamo ancora sotto gli occhi. Sono convinto (ora ne ho le prove) che il cambiamento (palingenesi?) per l'Atletica avverrà grazie a forze esterne al suo mondo.

Notte a tutti o, se preferite, buongiorno.

martedì 9 dicembre 2008

Rubando un pezzo d'Abruzzo antico

Quella foto vorrei averla scattata io. L'ho rubata su Facebook all'amico Francesco Scafuro. Sono le ultime olimpiadi di mio fratello Giovanni. Renato D'Amario lo incita sostenendo il peso di uno sfibrato tricolore. Vittorio Visini, di spalle, osserva la scena come un vecchio ufficiale napoleonico.

lunedì 8 dicembre 2008

Energia pulita


Matteo (in alto) e Armando Di Ciano, della Libertas Atletica Rapino



Se l’Abruzzo tornerà ad esprimere eccellenze atletiche nel mezzofondo, nel fondo e nella marcia sarà per effetto di un ritorno alla semplicità. Essa non è altro che un vivere senza fronzoli, un andare dritto allo scopo, ludico spirito di sacrificio educato al vero. L’energia che trovo in talune realtà locali va in questa direzione. È il caso dell’attività della Libertas Atletica Rapino, dell’amorevole dedizione alla causa del podismo del suo presidente, Luigi Fosco. Supportare tecnicamente – per quel che si può – belle e semplici evidenze come questa vuol dire garantire continuità al nostro movimento. Se la scienza dello sport si avvicinerà alla dinamica naturalità dei piccoli ma ricchissimi centri pedemontani, della Majella come del Gran Sasso, ne beneficerà non solo l’Atletica che corre, ma anche la qualità della nostra esistenza.
È anche per questo che mi pregio di dare un contributo all’educazione di alcuni giovanissimi runners “targati” Rapino. Armando e Matteo Di Ciano (foto in alto) sprizzano energia da tutti i pori. Energia pulita.



giovedì 4 dicembre 2008

Martina Petrini e gli Europei di Cross negati

Ieri, proprio mentre tornavamo ad avvelenarci il sangue con le trite vicende del doping in salsa abruzzese, qualcosa di diversamente triste accadeva alla mezzofondista pescarese Martina Petrini. Ricordate? Qualche post fa la davo convocata, per la categoria Juniores, nella spedizione azzurra ai prossimi Europei di Cross che si svolgeranno a Bruxelles il 14 di questo mese. Le mie erano previsioni scontate, viste le belle e limpide prove disputate da Martina nei due dei tre cross validi come selezione per i prossimi campionati continentali. Ad Osimo era arrivata terza, dietro Veronica Inglese (Gran Sasso Teramo) e la vincitrice Lucia Colì (Cus Ripresa Bologna); nel cross di Volpiano era quarta, sempre dietro Inglese e Colì, ma preceduta pure da Jessica Pulina (Atl. Ploaghe), quest'ultima solo settima nella prova di Osimo. Facile pronosticare una maglia azzurra per la tenace Martina: per la classifica a squadre occorrono quattro risultati; quindi quattro titolari e due riserve. Martina è matematicamente dentro.
Ma la matematica e le misteriose strategie della nostra federazione sono universi distanti assai. Morale della favola: Martina a casa e a Bruxelles andranno Colì, Inglese e Pulina. Le Junior non concorreranno per il risultato a squadre (!!??).
Se il buon giorno si vede dal mattino la Fidal comincia proprio bene...
Sono vicino a Martina e al suo tecnico, Luciano Carchesio. Dico loro di non abbattersi, di continuare a "pestare" con tenacia e intelligenza, come hanno sempre fatto. Altre soddisfazioni arriveranno. Abbiamo bisogno di esempi veri, puliti, come il loro. Questa Fidal non può permettersi di perdere riferimenti tanto positivi, visti i tempi che corrono (penso ai nostri ragazzi e ai loro modelli di riferimento).
P.S.: non voglio fare cattivi pensieri, ma c'entrerà nulla la recente elezione di Augusto D'Agostino nel Consiglio Federale (quota tecnici)? Lui è U.S. Aterno Pescara e Martina pure.

martedì 2 dicembre 2008

L'ultimo filo di Peter Parker

Manoscritto trovato per caso a Central Park, New York, da un giovane marciatore il 4 settembre 2002, su una panchina madida di gelido mattino.

Minuscoli e lenti. Gli uomini da quassù fanno quasi tenerezza. Anche quelli che sfrecciano verso uffici di cristallo, colletti bianchi dai pensieri che sanno di guerra e di recessione. Centauri che tagliano immobili a trenta miglia orarie la Fifth Avenue; portati da strani automatismi.
Lenti e minuscoli. A testa in giù e appiccicato a uno spuntone di cemento, a cento e più metri dal suolo, tutto di quel mondo mi arriva ovattato e irreale.
Irreale come il ghigno beffardo di Goblin. Non fa più paura a nessuno, anzi. Venduto a cinque dollari su t-shirt improbabili, su panche di legno marcio nel Bronx.
Quanto era veloce il folletto verde. Quanto era forte. La scelta di Norman pagò subito nella moneta oggi più ambita. Il successo, gli onori della cronaca, riscattarono un destino grigio e mediocre; forse soltanto a misura d’uomo.
La chimica lo cambiò nel corpo e nel cuore. La morte, che arrivò presto, gli risparmiò lo strazio di un declino patetico e ineluttabile. Altri buffoni in calzamaglia, più giovani e chimicamente meglio attrezzati di lui, avrebbero potuto giocare ad umiliarlo. Fino a farlo impazzire, di nuovo.

“Da un grande potere, grandi responsabilità”, questo mi avevano detto. Ed io ho vissuto così.
Lascio New York e i suoi specchi di cristallo a ottanta piani; così come il riflesso della mia buffa figura rossa e blu non farà più capolino tra i profili di questi fragili giganti.
Ho lottato dando sempre tutte le energie che avevo, e null’altro di più; e se la stampa ha mostrato la mia maschera, lo ha fatto per distruggermi, per coprirmi di ridicolo.
Ma nulla e nessuno durano per sempre. Ed io mi faccio da parte. Perché i muscoli dell’anima picchiano duro sulla mia coscienza. Un uomo morso da un ragno e da un destino terribile e stupendo, reclama la sua vita.

Minuscoli e lenti. Voglio essere come loro.