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venerdì 26 dicembre 2008

e sia la pioggia

Fondo progressivo per tutti, questa mattina, al Parco d’Avalos. Niente cross country però; solo asfalto e tanta acqua. “Rari nantes in gurgite vasto” (pochi naufraghi nell’immenso mare, per dirla con Virgilio), a far fatica tra pozzanghere e freddo di stagione stemperato nel calore della buona compagnia. È stato un vero piacere riveder galoppare il buon Saturnino, “Sat”, Palombo, assieme ai puledri Lorenzo e Luca, e ai cagnacci Alessandro, Luigi e Alessio. Un bel progressivo di 10-12 km col Sat a chiudere gli ultimi 5 in 16’50”.
Io mi son divertito a correre un po’ con Chiara, Armando ed Erika (33 anni in tre), e a finire in solitaria, sul filo dei 4’00”/km, gli ultimi 3 km dei nove programmati.

La fantasia è un posto dove ci piove dentro. (Italo Calvino)

sabato 15 novembre 2008

La pioggia e il mare

Quando corro è il mondo che si muove, che mi scivola di fianco mentre io, io sono fermo. Finalmente fermo dopo una delle troppe giornate sciupate a volare da un punto all'altro del mio nulla scolastico, a cercare di mettere insieme non so bene cosa.
E mi passano accanto casotti sbilenchi sporchi di sabbia umida e verde di alghe marce, che sanno di mare e di pioggia. Perchè piove. Piove qui, sulla riviera nord (le tamerici non esistono), tra Montesilvano e Pescara, alle due del pomeriggio. Un semirettilineo di otto nove chilometri a betonelle di centrodestra o centrosinistra e asfalto rattoppato; l’eterno iperattivismo politico.
Qualcuno potrebbe inciampare sui troppi denti delle betonelle sistemate alla meno peggio sul marciapiede montesilvanese. Qualcuno, meglio se un vecchietto della previdenza sociale, con cagnolino sfigato al guinzaglio che fa tanto Umberto D. Il marciapiede sbeccato corre per quattro chilometri, tra inutili fioriere di cemento e il mare che, muggendo, reclama la sua quota di spiaggia e, perchè no, di asfalto stradale quando gli va. Corre il marciapiede, come un tapis roulant che non fa rumore ma che oggi mi infradicia le scarpe di pioggia e di mare. Mai stato così bagnato, il mare. A guardar bene corre pure lui e fa per me uno cosa speciale. Si avvicina e si ritrae scivolandomi di fianco; non come i casotti però; non come gli stabilimenti coi loro muretti bassi o le povere barchette spiaggiate come delfini col nylon nella strozza. Il mare è lì a farmi compagnia, finalmente loquace dopo la caciara estiva che ogni anno lo riduce a sfondo, balocco per tiratardi d’ogni età e censo. Immenso e cupo, torna in autunno a riprendersi ciò che gli appartiene e a battere il ritmo della mia corsa col suo respiro regolare.

"Luca è gay" recita, teneramente reazionaria, una scritta nera sul muro di "Bagni non so cosa". Ma come sempre accade il nero chiama il rosso, che stavolta ha la forma di una replica simpatica e libertaria: sotto lo scuro sfottò ridacchia un "Pure io", color sangue. "Cazzi vostri" penso e scrivo idealmente, da terzo incomodo e mi scopro più a destra di Teodoro Buontempo. Schizofrenia della fatica: penso quello che non sono e sono quello che non vorrei immaginare (stanco, fradicio e confuso).

Casa si avvicina, cerco di sveltire il passo e mi faccio due volte violenza. Vorrei vagabondare ancora per un po’. Ma la mano è già sullo stop del cronometro. Game over. Il mondo si ferma di nuovo.