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lunedì 13 giugno 2016

Un marziano a Pescara



L’Ironman 70.3 di Pescara mostra la corda? Non so. Una cosa è certa: il calo del pubblico presente sul percorso è stato evidente. Tutta colpa del maltempo? 

Questa è la sesta edizione di una manifestazione sì magniloquente per definizione, ma ormai priva di quelle suggestioni che aveva saputo evocare nell’immaginario collettivo pescarese, nelle primissime edizioni. 

Il punto è che ci si abitua a tutto, anche ai supermen piovuti da chissà dove e, se manca la necessaria e ben sedimentata cultura sportiva di riferimento (unitamente ad infrastrutture realmente fruibili: piste pedonali e ciclabili; campo scuola di atletica leggera, eccetera eccetera), si può finire come nel racconto di Flaiano, “Un marziano a Roma”. 

Nell’opera dell’arguto intellettuale pescarese si narra dell’arrivo a Roma di un marziano. Dopo l’iniziale clamore e scompiglio conseguenti all’atterraggio dell’astronave a Villa Borghese, l’interesse dei romani per l'extraterrestre si affievolì fino ad esaurirsi del tutto.

L’epilogo del racconto di Flaiano è nella battuta di un avventore di un bar che, dopo aver incrociato lo sguardo del marziano, intento a consumare un cappuccino tra l’indifferenza degli altri avventori, nel riconoscerlo gli fa: “A marzia’, facce ride…”.

martedì 5 aprile 2011

Inside the sweet crowd

Confuso tra la folla. Con un numero sul petto. Vivicittà di Pescara, 2011. Ventiquattro anni fa stavo con quelli davanti, una generazione che pestava a non meno di 20 km/h, per 12 km. Oggi vinceranno con 38 minuti; ieri con 36 minuti non entravi nei primi dieci. Bisogna farsene una ragione.

Oggi sto coi miei del camminatori sportivi, nella non competitiva di 3 km. Siamo in tanti a fare la giusta fatica. E a goderci la sorpresa di un caldo anticipo dell'estate che verrà.

Marco ci parla dell'Anabasi di Senofonte dove l'arcade Nicarco, ferito e trafelato, coi visceri in mano avverte i Greci della strage avvenuta. Marco è mio amico e fa parte del gruppo di camminatori sportivi che sto guidando al traguardo. Se si corre a 3'00"/km non puoi goderti i classici. Né le dotte narrazioni di Marco. Non puoi nemmeno goderti il mare che ti corre di fianco. Io e Marco ricordiamo Nicarco tenendo chiavi e cellulari stretti sul ventre, quasi fossero ferite di un'epoca senza più poesia.
Si continua a correre e marciare, con le auto riottose a qualsiasi podismo, anche domenicale.
Il sudore che scivola leggero sul viso sa sempre di sale, a venti chilometri orari come a dieci.

Controllo gli allievi, quelli più audaci che scappano avanti, i più prudenti qualche passo più indietro, e i miei body-guards tutti intorno, col 'classico' Marco e le sue epiche divagazioni.
Il tour però finisce presto - lo sapevamo, oggi non era previsto il mantra podistico lungo un'ora - giusto il tempo di incitare i primi della 12 km, al passaggio a metà gara.

Troppo corti tre chilometri. Non puoi nemmeno lamentarti dell'acqua - poca in verità - alle postazioni di ristoro. Ma questa è un'altra storia...

sabato 20 dicembre 2008

Correre al Parco d'Avalos

La domenica mattina è il Parco d'Avalos. Una sorta di "significante totale", un assoluto podistico. Il Parco d'Avalos, ciuffo sconvolto sull'Adriatico verde, per dirla con d'Annunzio, è il luogo dove i miei ragazzi si confrontano innanzi tutto con loro stessi, nell'impegno giocoso e condiviso con i pari e con gli adulti. Prima di ogni insegnamento tecnico, di ogni tabella di allenamento, c'è il dialogo. Dialogo, cioè confronto sereno, riflessione collettiva, ricerca. Chi pensa che esistano segreti, bacchette magiche o misteriose alchimie dietro la crescita atletica di ogni corridore, top level o amatore che sia, non ha capito nulla del nostro meraviglioso mondo di fatica soave. Passione per la conoscenza, comprensione dell'altro, simpatia (come condivisione di emozioni, sensazioni)... questo è il nostro segreto di Pulcinella.