Qualche settimana fa sono tornato a correre nella pinetina vicino casa mia. Una "latitanza" di circa un anno e mezzo. Mentre giravo sull'antico circuito non ho potuto fare a meno di notare un gruppo di ragazzi, sui sedici anni, ubriachi e non so cos'altro, divertirsi a massacrare un pino a colpi di bottiglie di birra. A dire il vero la più attiva nell'"impresa" era una ragazza che, cellulare incollato sull'orecchio, spargeva cocci scuri taglienti e bestemmie dappertutto. Le faceva il controcanto un'altra quindicenne strafatta, a piedi scalzi e coi jeans calati fin sotto le chiappe; il perizoma sembrava chiedesse scusa.
"Come va, signo'?", eravamo soliti chiedere diversi anni fa alla mitica bidella Rosetta. E lei, filosofa di scuola stoica, ci rispondeva: "Sempre un po' peggio", con atarassica, serena rassegnazione.
A questo punto credo valga la pena postarvi un mio scritto di due anni fa. Avevo da poco compiuto quarant'anni.
Buona lettura.
Lo zainetto kaki
Prima un rutto. Poi un peto. Ancora un rutto e giù risa, sguaiate, di sedicenni fumati, che puzzano di birra e di scarpe da tennis. E anche di peti.
Il crocchio fa versi strani, si litiga per un pezzo di fumo. Qualcuno sta seduto su una panchina, qualcun altro tira pigne e si nasconde dietro un pino. Altri arrivano alla spicciolata su motorini spompati, che fanno più fumo del tossico che non vuole mollare il pezzetto di marocco della contesa. Si divertono a fare zig zag tra gli alberi. Qualcuno sgrattugia un paio di cortecce fingendo disinvoltura. “Tutto calcolato” fa, in una strana lingua tonale. Ma sanguina da un braccio e non gli crede un cazzo di nessuno. Un beone rumeno, trent’anni portati molto male, birra e urina fin dentro le scarpe, gira in tondo con una bottiglia in mano e ride. Sembra uno di loro, sta in mezzo a loro. Ma non è uno di loro. C’è ma non c’è. Lo urtano, lui fa un’altra piroetta e poi continua il discorso interrotto con l’amichetto rumeno che non l’abbandona dall’ultima sbronza di peroni bollente. L’amico fedele che non vuol scendere giù dalla sua spalla e che gli somiglia tanto. Da sobrio però.
E’ il settimo giro di corsa che faccio, dentro ‘sta fottutissima pineta. C’ho passato i migliori anni della mia vita a preparare mezze maratone in giro per l’Italia. Un anello di settecentosessanta metri, non uno di meno, misurati al millimetro con la rotella metrica dell’ufficio tecnico comunale. Adesso però faccio altro nella vita, per fortuna, ma la panza e quarant’anni da poco compiuti mi dicono che girare in tondo per un’ora, almeno quattro volte a settimana non è proprio da coglioni.
Cerco con la coda dell’occhio la sagoma della mia ombra. Lo facevo pure vent’anni fa. Mi esaltava vedermi correre a fianco un altro io, più etereo di me – un metro e ottantaquattro per sessantasei chili, giusto un’ombra – la sintesi perfetta, il distillato di tutte le minchiate che mi passavano allora per la testa. Eppure quel mandare il cervello in alfa, staccare col mondo e partecipare del mio, solo del mio… Cazzo! Dai che sono qui anche per questo.
Dopo il nono giro non riesco a scorgere la mia ombra. Forse è la stanchezza. Da qualche tornata c’ho il sudore che mi brucia gli occhi. Farei fatica a riconoscere pure mia madre. E lei me. Si sarà fermata a pisciare. La mia ombra dico. Ma io non l’aspetto. Lei non ha problemi di peso. Io sì. Lo zainetto con la maglietta di ricambio però non lo mollo con lo sguardo. L’ho appeso ad un rametto spezzato di un pino che mi saluta ad ogni giro. Per carità è uno stupido zainetto kaki, supersponsorizzato. Dentro c’è soltanto una maglietta di cotone ultralisa, di quelle da cinque euro per tre pezzi. Mi serve per il ritorno. Finisco l’allenamento in pineta, mi cambio e torno di passo a casa, un chilometro e mezzo più in là, tanto per defaticarmi e per fare ancora qualche metro.
Il decimo giro è salutato da un “vaffangul’ a mammete, cala ‘sso carico a bastoni!”. Il crocchio sedicenne ora fuma, rutta e gioca a briscola su una panchina lurida a pochi metri dal mio sentiero. Una pigna mi rotola tra i piedi e la schivo buttando via almeno due preziosissime stille di glicogeno. Un imbecille coi jeans dal cavallo più basso della mia glicemia ride, si giustifica e scorreggia. La pigna successiva lo prende in pieno, sullo sterno. L’imbeccille rotola, piangendo e ridendo, vicino alla prima pigna, ma io sono già lontano. Lo scavalcherò al giro successivo, dribblando pure due amici suoi che lo accarezzano coi piedi, le mani in tasca, ruttando e bestemmiando.
Il rumeno gira ancora su sé stesso, ma ha cambiato verso.
Mi mancano due giri, cazzolino! Cerco un’agilità che non c’è. Non c’era undici passaggi fa figuriamoci ora. Ritrovo però la mia ombra. E’ impettita come ai bei tempi. Sembro io. E allora accelero. Beh, accelero. Diciamo che tiro un po’ su le frequenze, faccio andare le gambette. E inizio a incespicare, le caviglie cedono sulle conosciutissime pieghe del terreno, sulle radici dei pini, sulle pigne cadute. Sulla bottiglia di merda del rumeno, maledizione a lui.
Ultimo giro. Ma dov’è lo zainetto? Mi è sembrato di non averlo visto appeso al pino. Sarà come per l’ombra. Sarà andato a pisciare. Ripasso per l’ultima volta vicino al crocchio che rutta. E’ dimezzato. La cosa mi fa pensare, ma non posso permettermelo, l’ossigeno mi serve per l’ultimo giro. Faccio appena in tempo a tagliare il traguardo che mi prende la fregola di controllare il pino appendizaino. E il mio zainetto.
Non c’è. Me l’hanno fregato. Fanculo a loro, tanto c’era solo una maglietta ultralisa. La maglietta per il ritorno a casa.
Allora prendo e parto verso il crocchio dimezzato.
“Scusate ragazzi, mica avete visto del movimento attorno a quel pino? E’ che c’era appeso il mio zainetto col ricambio. C’era solo quello dentro”, dico cercando solidarietà, come un preservativo da Ruini.
“No, visto niente” risponde un cazzonetto con la visiera del berretto calata fino al mento.
“Era color kaki, lo zainetto” dico cercando la chiusura di quel dialogo improbabile.
Il crocchio sono quattro ragazzi attorno ad un tavolaccio lurido. Tre ragazzi e una ragazza, o almeno tale mi sembra. Alla parola “kaki” la tipa mette la testa tra braccio e avambraccio e sbruffa una risata. Gli amici cercano allora alla meno peggio di coprirla facendo cerchio, trattenendo a stento le risa anche loro. Faccio per andarmene, ma ci ripenso e torno indietro.
“Kaki vuol dire color sabbia, non è un’esortazione!” le faccio con malcelata incazzatura.
Stavolta me ne vado davvero. A casa, e di corsa perché il sudore mi sta gelando addosso.
Pescara, 15.06.2005
lunedì 23 luglio 2007
Where are we going?
giovedì 19 luglio 2007
La passione prima della fatica
Quando guardiamo ai corridori degli altipiani, ai keniani onnipresenti in ogni maratona internazionale, spesso vincenti, non possiamo non pensare al business che gira intorno al loro “naturale” talento. Non possiamo non andare, col pensiero, alle multinazionali del running; ai loro fatturati fantastiliardari.
Nonostante ciò, mi piace pensare ancora che dietro i successi di quelle anime affilate e nobili ci sia il lavoro intelligente e appassionato di un gruppo di esseri umani.
domenica 8 aprile 2007
S.Benedetto del Tronto, i fiori e la mezza
La mia solita divagazione video (e audio): la 9^ Maratonina dei Fiori 2007
La 9^ Maratonina dei Fiori di S.Benedetto del Tronto, 1 aprile 2007, è stata un'occasione davvero speciale per vivere una giornata di sport all'insegna dei colori di una ritrovata primavera e della partecipazione gioiosa di circa mille podisti, di ogni età.
A S.Benedetto del Tronto ho ritrovato Denis Curzi, maratoneta marchigiano in forza al C.S. Carabinieri di Bologna, elegante fondista filiforme che si stava ancora chiedendo chi avesse girato il filmato sulla Maratona della Città di Roma 2007, una sorta di videoclip che lo ritraeva, simpaticamente, in alcuni momenti della competizione e nel pregara. Matteo Palumbo risolveva l'arcano, presentandomi al buon Denis e fornendomi così l'occasione per spiegargli che ero io l'autore di quel video strampalato ma d'effetto.
La gara (la Maratonina dei Fiori) poi è partita. Per la cronaca l'ha vinta Matteo Palumbo, C.S. Carabinieri Bologna, con 1h05'22", lanciato dal compagno di squadra Curzi, lì per una sorta di allenamento dopo la fatica romana del 18 marzo. Secondo classificato Marcello Capotosti, Violettaclub, con 1h05'49". Ottima la prestazione di Francesco Marchetti, giovanissimo atleta dell'ASD Bruni Pubblicità Atletica Vomano; a vent'anni e al primo anno Promesse arriva 5° con il tempo di 1h10'09"! Grande pure il portacolori del Runner Adriatico di Giulianova, Alessandro Di Cintio che con il suo 13° posto e, soprattutto, con 1h12'41" va a migliorare la sua già maiuscola prestazione di Ferrara il 18 febbraio scorso.
E per rimanere in in tema Runner Adriatico, ecco i risultati dei suoi podisti a S.Benedetto d. T.: Di Cintio Alessandro 13°, 1h12'41"; De Gregoriis Leonardo 61°, 1h20'39"; Scatasta Camillo 119°, 1h24'23"; Mastroieni Stefano 210°, 1h29'13"; Del Sordo Enio 365°, 1h35'55"; Priore Claudio 389°, 1h36'56"; Costantini Fausto 420°, 1h37'48"; Trignani Antonio 421°, 1h37'48"; De Dea Gianluigi 489°, 1h41'18"; Tavoni Romolo 579°, 1h45'41"; Iaconi Rosangela 630°, 1h48'23"; Galli Luca 714°, 1h55'35".
Non ditelo in giro: il Presidente Petrella, onnipresente, era decisamente soddisfatto.
mercoledì 21 marzo 2007
Quanto sei bella Roma!
Immagini e musica dalla Maratona Città di Roma 2007
Sono tornato a Roma. Non da insegnante, in visita guidata, circondato da torme di alunni pigolanti ed iperattivi. A Roma da allenatore o, meglio, osservatore tecnico. Col mitico presidente Petrella (immortalato nelle immagini del video mentre abbraccia un comunque splendido Curzi) si era a Roma per respirare aria di sport; elettrica, strana. Magica.
La Maratona della Città di Roma è la gara più suggestiva che si possa avere al mondo; e al dato estetico si aggiunge una logistica di assoluta eccellenza, che lascia esterrefatti. La bellezza di Roma e della sua Maratona fanno passare in sottordine il fatto agonistico (comunque notevolissimo, soprattutto quello femminile).
Più che i keniani verranno ricordati gli oltre quindicimila partenti e i dodicimila arrivati, in una città finalmente orgogliosa della propria vocazione podistica.
Roma tiene a battesimo la seconda stagione del running.
domenica 11 marzo 2007
Franco on the run!
Con questo post si inizia un capitolo nuovo del blog. Parleremo anche per immagini in movimento. Franco Di Bonaventura (l'atleta del video) al suo ultimo 200m tecnico della giornata.
Abituato a ben altre velocità (è comandante in aviazione civile) sfreccia, stavolta terra-terra, con la stessa perizia usata sul lavoro.
Have a nice week Franz!
Davvero niente male come numero zero!
sabato 10 marzo 2007
Il sonno del giusto
Alessandro è felice. Stamattina ha potuto dormire un po’ di più. Si è svegliato alle quattro e mezza. “Ancora un paio di condomini, un appartamento, una farmacia e sono libero” mi diceva eccitato per telefono prima della partenza.
Alessandro ha un’impresa di pulizie e brucia, letteralmente, 5000 chilocalorie al giorno. Più della metà col proprio lavoro, il resto correndo. Lo scoprii qualche mese fa attraverso uno studio condotto da mia figlia Roberta sul bilancio energetico dei runners della mezza maratona.
Non che ignorassi le sue “necessità” energetiche di atleta part time (lo alleno da quasi quindici anni, so quanto spende in allenamento), ma quel dato numerico abnorme, 5000 chilocalorie, praticamente un inceneritore umano, mi dava per la prima volta, oggettivamente, la scala della sua condizione di eroe per caso, o meglio, di anonimo supereroe condominiale.
Alessandro è felice perché stiamo partendo alla volta di Ferrara: missione mezzamaratona del Corriferrara 2007, una splendida manifestazione sportiva a cura dell’Atletica Corriferrara e, soprattutto, del suo presidente Giancarlo Corà. Gianni Petrella, il "nostro" presidente (cioè del Runners Adriatico Giulianova), amico del Corà, ha praticamente gemellato questa manifestazione col suo gioiellino primaverile, la Riviera D’Abruzzo Half-Marathon (raro esempio di come si possa − anche dalle parti nostre − organizzare una competizione podistica internazionale, degna di ospitare un campionato mondiale IAAF di Mezza Maratona).
Alessandro è felice, assieme a tutti noi, atleti ed accompagnatori. Sul pullmino che va in Emilia sogna il risultato migliore possibile. Si è allenato per questo.
Col cuore in pace Alessandro dorme il sonno del giusto.
In gara andrà a 3’28”/km.
1h13’25” il crono finale, primato autentico di chi le medaglie, quelle vere, le vince ogni giorno vivendo; da Uomo.
giovedì 22 febbraio 2007
Runners Adriatico: il piacere ineffabile di ricominciare tra amici

giovedì 15 febbraio 2007
La dolcezza di un sogno
C'era la Runners Adriatico - col presidente Petrella in resta - sullo storico tracciato dannunziano. E su tutti uno splendido Alessandro Di Cintio, la continuità per antonomasia.
sabato 20 gennaio 2007
Marcus Agrestis
Marcus Agrestis, così mi piace ribattezzarlo, è un corridore antico. E agrestis è un aggettivo latino che possiamo pure tradurre con "campestre", pensate un po'!
Grazie Marco, per la tua costanza appassionata, esempio formidabile e perfetto per ognuno di noi.
venerdì 5 gennaio 2007
I libri, la corsa e Adriano

lunedì 1 gennaio 2007
Buon Anno, buon anno davvero
Primo gennaio 2007 e tanti bei propositi. Come ogni anno del resto. Per i podisti (quelli che corrono sul serio) è tempo di far tornare a girare le gambette; i primi appuntamenti della stagione sono vicini: cross, strada e indoor per i pistards incalliti. Qualcuno parla della Maratona di Roma, qualcun altro vagheggia New York (preferisco non pensarci: New York è a novembre e un altro anno è passato!), altri si tengono "bassi" con le mezze.
Siamo davvero pronti per gettarci nella mischia? Oh sì, per buttarsi nel mucchio basta solo un po' di (in)sana incoscienza, quella sorta di "eroismo da runner", quello per cui chi non corre la maratona è un minchione. Quello di chi gareggia tutte le settimane perché sennò che cosa si allena a fare?
Gareggiare molto vuol dire accorciare drasticamente la propria vita atletica. Macinare tanti chilometri pure. Le regole del gioco sono ben note agli addetti ai lavori. Quanti sanno che il chilometraggio massimo settimanale per durare negli anni non dovrebbe superare 150 - età (R. Albanesi, Correre per vivere meglio, Tecniche nuove)? E che 1 kg di peso (muscolo, acqua, grasso, panni, eccetera) lasciano per terra circa 2,5 sec./km (R. Albanesi, Op. cit.) per cui, ai podisti in leggero sovrappeso, basterebbe perdere quei 5/6 chiletti per andare 10"-12"/km più forte? (Altro che medi e ripetute!).
Eppure molti di noi continuano imperterriti a praticare i (troppi) luoghi comuni del running fai da te. Perché corriamo da tanti anni e non abbiamo bisogno di imparare più nulla. Perché dopo una giornata di lavoro posso mica seguire un programma, un allenamento, eccetera eccetera... Salvo poi leccarsi le ferite dall'ortopedico e dal terapista di turno.
Vogliamo che sia davvero un buon anno, podisticamente parlando? Un bel bagno d'umiltà, tanto studio e un pizzico di fortuna, ché quella, non guasta mai!
Auguri a tutti.
venerdì 29 dicembre 2006
Affetto virtuale, tristezza tangibile

Mia nipote ha un cagnolino, simpatico e batuffoloso.
Mia nipote ha dieci anni e si dispera perché Gioia (il cucciolo batuffoloso è una lei) risponde abbaiando se chiamata, poi scodinzola un po' e... più nulla; si mette per i fatti suoi, chiusa in una sorta di autismo che nessuno riesce a spiegarsi.
Mia nipote mi chiede un aiuto e mi passa il Nintendogs. E già, perché Gioia non è una cagnetta reale. Gioia è un'evoluzione del vecchio Tamagochi. Ricordate quella sorta di portachiavi col display, a mostrare un pulcino (molto stilizzato in verità) o un cagnolino bisognosi di cure? Il gioco, d'importazione nipponica, consisteva nell'assicurare al cucciolotto stilizzato un po' di pappa (non troppa altrimenti ingrassava!?), un po' d'affetto (non mi ricordo bene come; mi sembra che bastasse fare alcuni clic in un certo modo e ad orari stabiliti) e non so cos'altro. Erano gli anni '90 e il Tamagochi accendeva mille dibattiti e interrogativi tra insegnanti, pedagogisti e genitori. C'era chi gridava "dagli all'untore", chi si sperticava in congetture "psicopedagogicosociologiche" e chi, più prosaicamente, comprava il ciondolino tecnologico per togliersi i figli dalle balle.
Il Nintendogs è il gadget elettronico del momento. Molto più di un Tamagochi, si presenta come una normale console tascabile, display a colori col cagnolino più realistico che si può, coda nervosissima compresa. Si comunica (forse meglio interagisce) col cucciolo attraverso un touch pad, col pennino o, più semplicemente con la mano. In definitiva si può accarezzarlo letteralmente e, attraverso un microfono interno e relativo sistema di riconoscimento vocale, si può dialogare con lui.
Mia nipote, dicevamo, si dispera per l'incomprensibile "autismo" di Gioia, continuando ad accarezzarla col pennino e con l'indice. Lo fa entrando e uscendo da casa. Scavalcando, senza vederlo, Bobby, triste e niente affatto virtuale pastore tedesco, inutile piantone sul liso zerbino dell'ingresso.
giovedì 28 dicembre 2006
Correre "in mezzo" alle feste con gli amici del Runners Adriatico di Giulianova

mercoledì 27 dicembre 2006
Si (ri)comincia!
A parte gli scherzi, amici, sto tornando a divertirmi con la corsa. Allenando e allenandomi. Se correre fa tanto bene, posso tirarmi fuori dal mucchio?