Visualizzazione post con etichetta tregua olimpica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tregua olimpica. Mostra tutti i post

domenica 15 maggio 2011

Raffaello Ducceschi sulla Tregua Olimpica

Mi scrive l'amico Raffaello Ducceschi. Anche lui entusiasta dell'impegno intrapreso da Valerio Di Vincenzo. Chi più di un marciatore olimpionico può conoscere il senso profondo, etico, dell'Ekecheiria?
Raffaello è un artista - fate un salto sul suo sito: http://www.raffaduc.com/ ed è stato uno dei più grandi talenti di ogni tempo della marcia atletica italiana (ed internazionale). Fa bene leggerlo. Ed è per questo che pubblico volentieri un suo recentissimo intervento sul tema della tregua olimpica. E lo incollo così come è stato scritto, di getto, dentro un'affettuosissima mail. La voce del Campione deve fluire così. Nell'augurarvi buona lettura invito tutti, una volta di più, qualora non l'aveste ancora fatto, a compilare il questionario (che è anonimo) sulla Cessazione dei Conflitti durante il periodo Olimpico, cliccando su http://www.surveymonkey.com/s/FSSJFGZ.  Grazie ancora.

Ciao Mario,


ho già partecipato al bellissimo sondaggio ed alla bellissima iniziativa
dell'amico Valerio Di Vincenzo
ho anche aggiunto un commento
frutto di miei riflessioni
che ho già proposto più volte in conferenza.
Vedo che è perfettamente in linea con il lavoro di Valerio
e persino superato in parte dal suo lavoro.
Mi sembra bello e giusto
girartelo per pubblicarlo, se ti piacesse,
nel tuo bellissimo blog
cui partecipo sempre troppo poco.

Se vuoi lo pubblichi come mio appello/contributo a sposare e promuovere l'iniziativa di Valerio.

"Alessandro Baricco nella sua bella "iliade" scrive: Achille, Ettore, Greci e Troiani, desiderano tutti la pace. Ma perché Achille smetta di far la guerra dobbiamo inventare "qualcosa di più bello della Guerra". Io, Raffaello Ducceschi, chiedo a Baricco: Ti sei accorto che il popolo di Omero aveva già inventato "qualcosa di più bello della guerra per smettere di far la guerra"? Son lo sport e le Olimpiadi, nate per interrompere la guerra con un breve periodo di pace (religione) e sport. Nel XX secolo De Coubertin è riuscito a invertire il rapporto: abbiamo avuto pochi anni di guerra e lunghi periodi di Pace e Sport... e la politica e la guerra vistesi in difficoltà hanno attaccato le Olimpiadi e lo sport cercando di usarli come strumenti; lo Sport e le Olimpiadi gli fan forse paura..."

un abbraccio a te e a tutti gli sportivi che leggono il tuo blog

Raffaello

Tregua

Nel ripubblicare con entusiasmo una recente lettera aperta dell'amico Valerio Di Vincenzo, vi invito tutti ad una attenta navigazione sul suo sito, http://www.tregua.org/ e a compilare un questionario cliccando sul secondo link presente  nella chiusura della lettera stessa.
Buona lettura.

Caro Mario,

Ho seguito a distanza, attraverso la lettura di questo blog, l’evoluzione del tuo impegno e la crescita del movimento che si esprime nella Scuola di Podismi, che avrà una delle sue celebrazioni nell’EVENT DAY del WJR di domenica 8 Maggio e al quale mi riprometto di non mancare.
Non ho ancora avuto il piacere di partecipare direttamente ad alcuna delle attività sul campo sebbene, come sai, mi sento parte integrante dello spirito che anima ogni contributo alla promozione di stili di vita che esprimano coerenza e “sudore” (che ancora preferisco far scivolare sul telaio della mia bicicletta).
Scrivo, anche in questa occasione, per rivolgermi ad un pubblico attento e selettivo nei confronti del quale, da alcuni anni e anche grazie alla tua ospitalità, ho assunto il ruolo di comunicatore dell’aspetto “etico” che lo sport ed in particolare le manifestazioni Olimpiche – malgrado le inevitabili contraddizioni – hanno assunto e che, sempre di più, hanno la possibilità di assumere.
Nel corso del 2010 la Fondazione OLOS, per il tramite del “Concorso petizione per immagini” ospitato dal sito web www.tregua.org ha promosso la raccolta di opere originali che esprimono una declinazione dei “temi della tregua”:
 http://www.tregua.org/concorsofilmaker/elenco_concorsofilmaker.aspx. Contemporaneamente il sito ha raccolto adesioni allo spirito, ma soprattutto ad un approccio concreto, volto alla applicazione della Tregua Olimpica e, cioè, alla cessazione dei conflitti durante il periodo di celebrazione dei Giochi Olimpici.
Nel 2010 ci siamo dedicati alla comunicazione internazionale di questa volontà e, un dato per tutti, il sito , nelle sue versioni in Italiano ed in Inglese, è stato frequentato da visitatori provenienti da oltre 70 Paesi diversi.
L’effetto della raccolta delle opere è stato il vigore con il quale ci siamo sentiti di inviare la petizione che sollecita le rappresentanze diplomatiche dei Paesi membri dell’ONU , i Comitati Olimpici e Paralimpici di tutti Paesi aderenti ai Comitati Internazionali ed ad altre decine di soggetti coinvolti affinchè assumano un ruolo attivo per ottenere che le prossime risoluzioni sulla Tregua Olimpica vengano adottate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, assumendo un impegno vincolante per gli Stati membri e vengano sostenute da campagne di sensibilizzazione promosse e finanziate dall’ONU stessa.
Quanto siamo lontani da questo traguardo non sono io a poterlo anticipare, ma sono testimone di significative pressioni esercitate da autorevoli esponenti del mondo politico, sportivo e diplomatico che fanno pensare che il 2012 , anno delle Olimpiadi invernali della gioventù di Innsbruck e delle Olimpiadi di Londra, possa diventare un anno memorabile a questo proposito.
In attesa di questi appuntamenti la Fondazione sta consolidando, in diversi Paesi, rapporti con Organismi che siano in grado di moltiplicare le risorse e l’impatto di una iniziativa che intende promuovere un movimento che dichiara “guerra alle guerre” e raccoglie le adesioni, in particolare, tra coloro che amano e praticano lo sport.
Abbiamo predisposto un questionario http://www.surveymonkey.com/s/FSSJFGZ che per noi è di grande importanza , in quanto ci serve a capire ed a comunicare quali siano gli orientamenti delle persone che riteniamo più sensibili all’argomento. Ti prego di fartene promotore tra tutte le persone che ti seguono.

Con l’affetto e la stima di sempre, mi piacerebbe celebrare il primo ventennale del Progetto ’92 in uno scenario in cui, il nostro impegno per un mondo migliore, sia festeggiato con una nuova consapevolezza: quella di un’Umanità capace di superare la falsa convinzione che le guerre facciano parte della sua natura.

Valerio Di Vincenzo

lunedì 24 maggio 2010

Ekecheiria, per un mondo rovesciato

(tratto da http://9gag.com/gag/14119/)



Marciamo, corriamo, saltiamo, lanciamo, ma a testa in giù, coi piedi a cercare il cielo. Viviamo a testa in giù. I piedi però non sanno pensare. È l’adattamento dentro a un mondo rovesciato. Chi non si adatta si estingue. Chi non si adatta ha solo un’alternativa: ribaltare il mondo rovesciato.

In un mondo rovesciato chi pone domande o afferma verità lapalissiane è un rivoluzionario. Ma qui non si vuole fare nessuna rivoluzione, tutt’al più una specie di rivolta ché, come diceva la Pivano, la rivoluzione presuppone il sangue, la rivolta il pensiero.

E allora conto gli amici. Io sto con Gisella, Gis, che pone domande nette come il suo cuore; sto con i Maratoneti.it (clicca qui), vox clamantis in deserto; sto con Valerio e la ‘sua’, nostra, Ekecheiria (clicca qui) che sento sempre più concreta e prossima a qualcosa di pacificamente clamoroso; sto con Marcello dell’Atletica Solidale (clicca qui), perché è più tenace e concreto di me…
Si è davvero in tanti. Potrei scrivere per giorni e giorni, nomi e nomi. E lo farò. Con la promessa di incontrarli tutti. Di incontrarci tutti. Entro l’estate. Qui in Abruzzo.


« Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo ».
(
The Butterfly Effect, 2004)

lunedì 11 gennaio 2010

Instant movement Vancouver 2010 (by Olos)


Vi ho parlato spesso dell'amico Valerio Di Vincenzo. Ve lo presentai con un post criptico, a gennaio dell'anno scorso (cliccare qui). Poi replicai in occasione dei Giochi del Mediterraneo di Pescara, offrendogli la possibilità di descriverci, su queste pagine digitali, il suo Progetto (cliccare qui), quell'Idea formidabile che è la Tregua Olimpica, che spiegò più dettagliatamente nel post del 25 di giugno 2009 (cliccare qui).
Valerio è sempre in movimento. La Tregua Olimpica, Ekecheiria (in greco "alzare le mani"), assume maggiore forza e sostanza ogni giorno che passa. Punta dritto verso Vancouver 2010 , in un INSTANT MOVEMENT che, come ci dice Valerio stesso, si pone come "spartiacque tra i fatti e le parole".
Tornerò a brevissimo, insieme a Valerio, sul progetto che, per ora, vi invito caldamente a conoscere semplicemente facendo un ultimo click qui. Buona lettura.


venerdì 12 giugno 2009

Lo sguardo umano sui Giochi, ovvero www.tregua.org


Mi scrive l’amico Valerio Di Vincenzo, lasciandomi un documento da condividere con tutti i lettori del blog. Valerio è persona che stimo innanzi tutto per la sua intelligenza morale, che è lungimirante fantasia giocata quotidianamente sulla terra nera della logica, della ricerca scientifica, dell’etica. Valerio fu ideatore del Progetto ’92, quella geniale scommessa scientifica e culturale attraverso cui fu possibile realizzare il bronzo olimpico di mio fratello Giovanni, diciassette anni fa a Barcellona. Ma non solo. Con lui sperimentai, a ventisette anni e per la prima volta, l’energia invincibile di una comunità che lotta pacificamente per affermare i valori positivi della propria terra; con Valerio e con il team di amici del Progetto ’92 si riuscì a far parlare abruzzese le Ramblas e la via che porta al Montjuic, davanti agli occhi del mondo e per gli ottanta minuti più lunghi della mia vita.
A Valerio dedicai un post a gennaio di quest’anno (cliccare qui). Un post ‘criptico’ e pieno d’affetto. Oggi è lui a scrivere ed è un piacere leggerlo.
Buona lettura.


******************************************************************************


Ho conservato il testo con il quale, il 24 gennaio scorso, Mario aveva commentato il nostro incontro e la descrizione del progetto nel quale ero già fortemente impegnato.
Mario lo ha introdotto a tutti voi - con la sua prosa intrigante - come un “mondo misteriosissimo e pieno di vita sotto il pelo dell’acqua” (In questo modo mi piace inquadrare sia l’ondeggiare aggraziato dei coralli lungo la barriera tropicale che gli occhi impenetrabili del coccodrillo pronto a sferrare un attacco mortale alla preda).
Mario, che mi conosce, sa che sono abituato a mantenere i fili dei discorsi e, da qualche tempo, vuoi sui giornali, vuoi su questo stesso blog ho percepito il disagio che il mondo dello sport “giocato” esprime nei confronti dello sport “governato” da parte del business, dei media e/o delle istituzioni. La cosa che risulta difficile digerire – credo a tutti noi - è come sia possibile che i protagonisti che praticano lo sport – gli atleti - ne subiscano, più che determinarne, gli usi e gli effetti sociali.
Faccio una parentesi storica, per me istruttiva.
La natura religiosa dei Giochi, ospitati ad Olimpia a cominciare dall’ottavo secolo prima di Cristo, l’influenza che essi impressero nella vita degli abitanti della Grecia antica - e, successivamente, in tutto il mondo occidentale civilizzato attraverso l’ Impero Romano - è testimoniata dalla dovizia di reperti che ci sono pervenuti, anche in conseguenza del fatto che i Giochi furono ripetuti nell’arco di oltre un millennio. Durante tutto questo periodo la scansione del tempo è stata dettata dalla ripetizione quadriennale delle celebrazioni Olimpiche.
Questi dati dimostrano anche che - sebbene i Giochi fossero nati per onorare la gloria di Zeus con eventi agonistici nel campo dell’atletica - col trascorrere del tempo e, soprattutto, in sedi diverse dalla stessa Olimpia, alle competizioni sul piano delle prestazioni fisiche si aggiunsero veri e propri tornei di discipline non prettamente “sportive”. I tornei miravano ad eleggere i migliori esponenti in varie forme d’espressione psicofisica , principalmente nell’ ambito delle discipline dell’interpretazione musicale, del canto, della danza, della recitazione, della poesia e della prosa.
Un aspetto di grande rilevanza è rappresentato, comunque, dal fatto che i Giochi olimpici dell’antichità erano la più grande celebrazione religiosa panellenica e rivestono un ruolo fondamentale nel consolidamento della grande Civiltà Mediterranea.
L’insieme di aspetti culturali, artistici, patriarcali, economici, sociali, religiosi e filosofici che i Giochi Olimpici catalizzavano intorno alla loro preparazione, presentazione, esecuzione, direzione sono stati lo strumento che ha fornito al variegato popolo greco un’identità, la possibilità di unirsi in una sola civiltà culturalmente egemone.
Con il passare delle generazioni, negli elenchi dei vincitori delle principali manifestazioni sportive - che, numerose, si tenevano in diverse località greche quali Pytios, l’Istmo di Corinto e Nemea tra le principali - comparvero sempre più frequentemente i nomi di professionisti attentamente reclutati ed addestrati, venuti dalle province della Magna Grecia e, in particolare, dalla Sicilia e dall’Italia meridionale.
I vincitori ricevevano in premio un serto composto con ramoscelli di olivo intrecciati.
In aggiunta, la fama e la gloria che essi conquistavano e del cui riflesso godeva la Città-Stato e le Province di origine, oltre a consentire loro di ottenere lauti compensi per la partecipazione come “star” ad eventi sportivi meno titolati, li rese persone di grande notorietà e dignità pubblica.
In effetti la natura religiosa dei Giochi Olimpici consentiva di sublimare la devozione - espressa agli Dei cui erano dedicati i Giochi - in un sacrificio umano per nulla cruento ( tranne che nei combattimenti di pancrazio, criticati per questo già in quei tempi).
L’ agonismo, le strategie di allenamento ed addestramento dei partecipanti, la sensualità, il fanatismo sportivo, la brama ed il sapore della vittoria immedesimati in un giovane corpo atletico - privo di indumenti durante le gare a cui potevano partecipare ed assistere solo gli uomini - inebriavano lo spirito e trovavano lo sbocco per elevare le pulsioni e le azioni della vita quotidiana alla concretezza semidivina di un idolo antropomorfico, destinato alla gloria terrena. Questa forma ideale , a sua volta, costituì lo stimolo per elevare al Cielo le più immaginifiche opere dell’arte e dell’intelletto di quei tempi.
Dopo l’edizione del 393 d.C. le Olimpiadi, o meglio ciò che erano diventate e che da esse aveva tratto origine, furono messe al bando. Le motivazioni che indussero l’imperatore bizantino Flavio Teodosio I° ad abolire i Giochi si confondono con l’evoluzione complessiva della storia, della religione, dell’economia e dei costumi della decadente gloria di Roma. Certo è che lo spirito olimpico originario era stato già annientato nel 390 DC quando il pur valente imperatore e condottiero romano aveva chiuso in una trappola - in un ippodromo - alcune migliaia di ribelli greci attirati proprio dalla promessa dell’ effettuazione delle gare sportive. Teodosio I° fu influenzato dalla carismatica figura di Ambrogio, Vescovo di Milano, il quale lo scomunicò per punirlo di aver ordinato l’inganno e la strage dei ribelli e successivamente gli chiese (ed ottenne) che i Giochi Olimpici fossero aboliti.
La storia delle Olimpiadi classiche è quindi un esempio illuminante del valore sociale (e dell’uso politico) dello sport e uno degli effetti dell’assoggettamento e dell’assorbimento della cultura Greca da parte dei Romani fu che i Giochi Olimpici divennero parte della politica culturale dei romani.
Pertanto potrei affermare che, se lo sport sta incontrando una crisi di valori e di identità, è questione ciclica e, in parte, priva di novità.
Il nuovo lo fanno, ogni giorno, le generazioni che si succedono e che possono attingere, dalla storia, dall’educazione e dalla consapevolezza, gli insegnamenti utili a non ripetere gli errori già compiuti e da idee ed altruismo reciproco le linee guida da seguire per far sì che le cose desiderate accadano.
Queste generazioni vanno alimentate con motivazioni, risorse umane ed economiche, formazione, progetti sociali…e, invece: l’Abruzzo è una regione nella quale solo il 40% circa della popolazione attiva pratica uno sport, nella quale l’abissale debito determinato da una scellerata “gestione manageriale” delle risorse giustifica l’abbandono delle politiche di prevenzione di malattie, infortuni e di educazione a stili di vita più sani, nella quale la visione strategica della salute pubblica è così miope che l’attività fisica strutturata è considerata un accessorio facoltativo – quasi un retaggio di cui liberarsi - della vita sociale e della scolarità.
Ebbene, in questo deserto di consapevolezza, in Abruzzo siamo in procinto di ospitare i Giochi del Mediterraneo: un evento irripetibile e che, se ben interpretato dalla popolazione attiva, può rivelarsi di importanza strategica per l’intero modello di sviluppo della nostra regione.
I Giochi, a mio avviso non devono essere trascinati nelle polemiche dagli sportivi praticanti, pena un’ulteriore perdita di potere decisionale di questi ultimi a favore di una gestione verticistica incapace di rappresentarne le istanze della società civile.
Il potere decisionale, invece, va affermato e conquistato con una massiccia operazione di partecipazione, testimonianza, contaminazione positiva, direi addirittura di “presidio del territorio” da parte di coloro che vivono e condividono lo sport come stile di vita.
Questa attitudine , che caratterizza coloro che pongono l’attività motoria – competitiva o meno - all’interno di una visione sistemica di mente e corpo, che le riconoscono il carattere dell’essenzialità, della priorità all’interno delle dinamiche sociali , nonchè di un approccio moderno alla salute, all’interno della vita individuale, deve trovare uno spazio di affermazione e rappresentazione consolidato.
Ciò deve avvenire ogni giorno di ogni anno e non solo in relazione ad occasioni puntuali come i Giochi del Mediterraneo, ma dai Giochi si può assorbire forza, ispirazione, multinazionalità , rapporti da spendere e valorizzare nel tempo.
Ciò, assolutamente, dovrebbe condurre a non perdere un istante di “presenza attiva” nei Giochi del Mediterraneo, facendo valere una propria voce ed espressione autonoma (ove gli spazi istituzionali siano inesorabilmente chiusi), capace di evidenziare i punti di vista alternativi a quelli imposti dall’establishment, senza cadere nella trappola di farsi identificare con l’epiteto di “dissidenza” omologabile e, come tale, dotata di un’immagine pubblica debole e facilmente vulnerabile.
I Giochi del Mediterraneo di Pescara 2009 evocano intensamente lo scenario etnico, se non quello culturale e geopolitico, delle Olimpiadi classiche. Nessuno scenario, come questo , avrebbe potuto contenere – e, forse, ospiterà in futuro - una riedizione anche della “ekecheiria” (la traduzione italiana del termine greco “EKECHEIRIA” o “EKECHEREIA” è “ alzare le mani”. Questa immagine ha assunto simbolicamente il significato di “TREGUA OLIMPICA”.)
Durante l’ ekecheiria, per circa un mese nel periodo estivo, nessuna guerra poteva essere intrapresa e i conflitti già in corso dovevano essere sospesi.
Non si è mai trattato di veri e propri periodi di pace duratura, ma il concetto di Tregua Olimpica evoca simbolicamente un’aspirazione che gli ideali Olimpici sono in grado di affermare universalmente, oggi più che mai.
Fin dal 1992, - forse illuminato anche dalla chiassosa carovana di tifosi che “tirava” la marcia di Giovanni verso la medaglia - il presidente del Comitato Internazionale Olimpico (CIO) Juan Antonio Samaranch, da Barcellona, propose all'ONU - con l'appoggio di 184 comitati olimpici - di istituire una versione moderna della tregua olimpica. Da allora la dichiarazione viene riproposta al voto delle Nazioni che aderiscono all’ONU, ogni due anni, sotto il titolo di:
Building a peaceful and better world through sport and the Olympic ideal
.

L’intuizione che ho avuto circa due anni fa riguardo al fatto che i Giochi di Pescara potevano assurgere alla storia moderna come i primi a riaffermare al mondo i valori della Tregua olimpica e che tu hai annunciato nel tuo “post criptico” di cui sopra è naufragata, trovando al contempo la via per sopravvivere in una forma embrionale che, se ne riduce all’attualità la diffusione globale, non ne sminuisce il valore locale.
Il naufragio di cui parlo, come tutte le catastrofi, ha una molteplicità di cause tra cui le “beghe” della politica; i ritardi accumulati nella realizzazione degli impianti; il “timore di sbagliare” da parte del management della manifestazione; la mancanza del substrato di un “business” definito (chissà come avrebbe reagito il Presidente Obama se gli fosse stata fatta la stessa proposta mentre progettava la nuova “road map” per la pace in Medio Oriente); le più recenti, strumentali e disinformate polemiche suscitate da partincausa riguardo a “inclusione o esclusione” di Israele e Palestina (sancita fin dal 1951 da un ‘ interpretazione, diciamo riduttiva, dello spirito olimpico), solo per citarne alcune.
Nonostante il naufragio di un coinvolgimento partecipato del Comitato Internazionale dei Giochi del Mediterraneo, posso finalmente annunciare che il progetto ekecheiria.org è riuscito a raggiungere un approdo concreto con la pubblicazione delle iniziative che, affermando i temi della Tregua, sono presentate nel sito
www.tregua.org.
Queste iniziative vogliono focalizzare l’attenzione sulle capacità degli abruzzesi di ospitare grandi eventi mediatici di livello internazionale in una terra ferita e ciò, ad opera principalmente della volontà di una popolazione che, seppure ancora attonita di fronte alla gravità dei danni umani, strutturali ed economici subiti, non accetta di addomesticare i valori con i quali si fa apprezzare per dignità, coraggio e capacità, in tutto il mondo.
Con le iniziative accessibili tramite il Sito web non intendiamo fare numero con celebrazioni simboliche ma costruire, dal basso, testimonianze indipendenti attraverso lo sfruttamento delle nuove tecnologie. Ciò, con lo spirito di chi è convinto che anche dai danni del terremoto si potrebbe emergere a testa alta, in tutti i campi, se ognuno aderisse con rigore e responsabilità al proprio ruolo sociale. Ciò senza filtri o giustificazioni di appartenenza ideologica, di casta, di campanile, ecc.
Il dubbio atroce che viene è che, in certi “ambienti protetti”, queste cose non si facevano prima, figuriamoci dopo il terremoto. L’antidoto che proponiamo è quello di contribuire a definire gli strumenti per sottoporre i decisori ad un “feedback” democratico che, per garanzia di imparzialità e di trasparenza, viene mostrato ad una platea internazionale particolarmente attenta alle vicende del nostro territorio: gli Abruzzesi nel mondo. Lo sport e lo sfondo del terremoto uniti, come metafora della fratellanza, della solidarietà, della convivenza pacifica dei popoli, del rispetto reciproco, dei vincoli e delle opportunità ai quali tutti siamo democraticamente sottoposti e pubblicamente responsabili.
Lo sport agli sportivi, la politica ai politici, la medicina ai medici, l’economia alle imprese, il turismo alle strutture recettive, il traffico ai commercianti, l’agricoltura ai contadini: quando la smetteremo di dividerci gli orticelli , facendo prosperare i conflitti e gli approfittatori; quando si capirà che si deve conquistare dignità di rematori nella stessa barca, usando i mezzi di informazione e di comunicazione – anche quelli non dominati dalla politica - per affermare la propria identità ed ottenere il riconoscimento delle priorità, prima che di queste si appropri una politica vorace, ma sempre più delegittimata dall’astensionismo dei votanti?
Questo blog è un esempio luminoso di un’ attitudine propositiva e, per la stima che nutro riguardo ai punti di vista del suo moderatore e dei partecipanti, mi permetto questo intervento.
È così che “il mondo misteriosissimo e pieno di vita sotto il pelo dell’acqua” ha assunto una concreta dimensione partecipativa che è la continuazione ideale del cammino avviato con il progetto di Barcellona ’92.
Vi invito tutti, cordialmente, ad approfondire quelli che, nel sito citato, abbiamo chiamato i temi della Tregua, sperando di continuare a discuterne ed a reclutare adesioni in questa ed altre sedi.

Valerio