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giovedì 23 dicembre 2010

Lettera semi-aperta a chi so io...

(Photo by Archivio personale - Maurizio Damilano)
Sandro Damilano lascia la Fidal. Ne abbiamo parlato. Abbiamo pure accennato al neonato polo di eccellenza della marcia, qui da noi in Abruzzo, e siccome è passato quasi un mese dall’annuncio ‘ufficiale’ di questa ambiziosa iniziativa federale, ecco nascere spontanee – dal fondo del mio cuore martoriato di allenatore – alcune domande. Quali sono gli obiettivi dell’equipe di lavoro del polo abruzzese della marcia? (perché c’è un gruppo di lavoro, nevvero?). Quali metodi verranno impiegati? Quali risorse verranno utilizzate? (Chi mette i soldi? È un’iniziativa federale, no?). È possibile leggere il ‘planning’ del progetto?

Giorni fa parlavo con alcuni miei illustri colleghi del taccopunta nazionale. Nessuno conosceva il polo di eccellenza della marcia in Abruzzo. Chissà se il CT dell’Atletica Nazionale ne sa qualcosa? A lui sì, vorrei fare qualche domanda…

domenica 5 dicembre 2010

Il polo di fatto

Una scuola di atletica leggera (o un polo di eccellenza, che di questa è diventato pomposo sinonimo, almeno recentemente, in certi ambienti dell’atletica abruzzese) esiste se ci sono degli allievi disposti ad apprendere e degli insegnanti capaci di insegnare apprendendo (ah, quante belle cose ci mostrano i ragazzi ogni giorno sul campo!). Insomma, una scuola di questa o quella disciplina dell’atletica non è uno sportello a mo’ di consultorio. Non è neppure una trita operazione di sciatta politica sportiva, che rimanda ad altri tristissimi maquillage politici, col botulino o senza. La scuola che intendo io è un laboratorio naturale, collettivo, di idee e di risultati concreti e positivi, quantificabili; misurabili. È un luogo fisico, reale, dove gli individui per scelta reciproca (non per cooptazione ‘settaria’; non si discriminano i ragazzi per il colore di una canottiera) si incontrano, si confrontano liberamente, condividendo la bontà di metodiche di allenamento sempre perfettibili, ché nello sport solo gli imbecilli sanno già tutto.
Stefano Baldini e Donato Chiavatti
Una scuola di atletica non è l’isola che non c’è. Da almeno trent’anni il mezzofondo abruzzese che conta abita il Parco d’Avalos di Pescara. L’abitare precede sempre il costruire. Abitare vuol dire serbare la memoria di un luogo, di avere cura della cultura che esso esprime. E di questo sono ben consci il Prof. Donato Chiavatti (nella foto con Stefano Baldini) e Luciano Carchesio, il suo discepolo preferito, entrambi impegnati, settimanalmente e da alcuni anni, a far venir su bei talenti del mezzofondo breve. Donato e Luciano, a loro volta campioni di un passato per nulla sbiadito, conoscono palmo a palmo i sentieri sabbiosi di quel parco tanto ricco di memoria aerobica, assieme alle miscele di velocità allenanti e ai giusti equilibri posturali da suggerire ai loro ragazzi, metro dopo metro; giro dopo giro…

Al Parco d’Avalos ogni domenica mattina è festa. Festa dell’Atletica abruzzese che corre veloce e a lungo.
Una festa resa possibile anche grazie al supporto di una bella realtà sportiva, quella dell’Atletica Gran Sasso Teramo (la società dove operano Donato Chiavatti e Luciano Carchesio; cliccare qui). Gente seria alla Gran Sasso che, prima di inseguire qualsivoglia primato agonistico, individuale o collettivo, ha sempre sostenuto la causa dell’Atletica mettendo concretamente a disposizione di giovani tecnici e atleti, anche non tesserati per i loro colori, l’immenso patrimonio culturale dei propri allenatori (questi sì d’eccellenza, altro che poli de noantri!).

martedì 2 marzo 2010

Il buco senza nulla intorno

Qualcuno, qui in Abruzzo, parla con insistenza di “poli di eccellenza” per alcuni settori dell’atletica leggera. Ho provato e riprovato a farmi un’idea di “polo di eccellenza” per l’atletica abruzzese, ma riesco solo ad incartarmi dentro pensieri improbabili e grotteschi. È più forte di me. È una questione di senso della realtà. Un “polo di eccellenza”, per intenderci, dovrebbe essere una Scuola, che so, della Marcia, oppure della Velocità, del Mezzofondo; un centro di riferimento culturale e logistico per gruppi o singole discipline dell’atletica. Insomma, strutture al top e docenti qualificati per le eccellenze della nostra Regina.
Ecco che qualche domanduccia sorge spontanea. Ma quante eccellenze abbiamo in atletica dalle nostre parti? Quanto costa un “polo di eccellenza”? Chi lo finanzia? Ce n’è davvero bisogno?

In questi giorni mi capita spesso di osservare i molti bambini che fanno attività motoria (diciamo prosaicamente così) dentro le strutture dello Stadio Adriatico di Pescara. I frugoletti sono davvero tanti, e impegnano fino allo spasimo i nostri istruttori che, se ne vedessero arrivare degli altri (non moltissimi di più), potrebbero avere, a malincuore, l’ingrato compito di dire ai loro genitori: “Tutto esaurito!”.
Prima di parlare di “poli di eccellenza”, di “Università dell’Atletica” bisognerebbe chiedersi qual è il livello generale di ‘alfabetizzazione’ atletica (o forse motoria) dei nostri giovani, a che punto siamo con i progetti per la pratica dell’Atletica Leggera nella Scuola di Base, e su quale supporto finanziario e formativo possono contare i nostri tecnici (soprattutto quelli del settore giovanile). Tutto il resto è un buco. Un buco senza nulla intorno.