Un giorno due allenatori di atletica leggera, abruzzesi, decisero di incrociare le braccia. La passione, resa anemica e fiacca dalla mancanza assoluta di una chiara progettualità professionale, li aveva abbandonati da un po’. Meglio chiuderla lì piuttosto che ‘sopravvivere’ dentro una stanca routine di pomeriggi incerti e grigi.
La notizia ebbe piedi veloci. Altri allenatori incrociarono le braccia, e poi altri e altri ancora. Chiusero, così, dapprima le piccole società sportive giovanili, i piccoli vivai. Poi venne il turno di quelle medie (quelle da 100-150 voti, per essere prosaicamente federali). Infine si sciolsero le società ‘migliori’.
Ne rimase in piedi soltanto una. La più blasonata. Quella con lo scudetto tricolore sul petto.
Qualcuno racconta che, durante la riunione tecnica di fine anno, ad applaudire l’eccellenza superstite furono in tre, tutti dirigenti. Gli unici presenti.
