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lunedì 13 giugno 2016

Un marziano a Pescara



L’Ironman 70.3 di Pescara mostra la corda? Non so. Una cosa è certa: il calo del pubblico presente sul percorso è stato evidente. Tutta colpa del maltempo? 

Questa è la sesta edizione di una manifestazione sì magniloquente per definizione, ma ormai priva di quelle suggestioni che aveva saputo evocare nell’immaginario collettivo pescarese, nelle primissime edizioni. 

Il punto è che ci si abitua a tutto, anche ai supermen piovuti da chissà dove e, se manca la necessaria e ben sedimentata cultura sportiva di riferimento (unitamente ad infrastrutture realmente fruibili: piste pedonali e ciclabili; campo scuola di atletica leggera, eccetera eccetera), si può finire come nel racconto di Flaiano, “Un marziano a Roma”. 

Nell’opera dell’arguto intellettuale pescarese si narra dell’arrivo a Roma di un marziano. Dopo l’iniziale clamore e scompiglio conseguenti all’atterraggio dell’astronave a Villa Borghese, l’interesse dei romani per l'extraterrestre si affievolì fino ad esaurirsi del tutto.

L’epilogo del racconto di Flaiano è nella battuta di un avventore di un bar che, dopo aver incrociato lo sguardo del marziano, intento a consumare un cappuccino tra l’indifferenza degli altri avventori, nel riconoscerlo gli fa: “A marzia’, facce ride…”.

lunedì 15 giugno 2015

Famolo estremo

Chi mi conosce sa qual è il mio pensiero sull'"estremo", podistico e non. L'Ironman 70.3 svoltosi ieri nella 'mia' Pescara è stato un bel momento di festa e di sana aggregazione, 'punteggiato', ahimè, da troppi episodi ascrivibili alla dilagante subcultura sportiva dei "supermen per un giorno". 

A volte, dentro talune manifestazioni sportive, farsa e tragedia girano a braccetto. Ci sono quelli che, senza ironia alcuna, si sentono davvero "campioni" per aver concluso la propria fatica 'strisciando' fino al traguardo; ed altri che prendono un "coccolone" perché non correttamente allenati o incapaci di stare entro i limiti reali dei propri mezzi fisici.

Fare Cultura è un'impresa più dura di 1000 Ironman, nevvèro?

sabato 15 giugno 2013

Uno e trino

Ironman 70.3 Italy, a Pescara. Il "mezzo ironman", come lo definiscono (non senza un filo di sarcasmo) alcuni 'semidetrattori' del multisport in chiave endurance; il triathlon semi-esaperato, come lo chiamano alcuni sportivi di buon senso; infine una buona occasione (in verità "l'ultimo treno per Yuma") per far ripartire - ma è mai veramente partita? -  la martoriatissima economia Abruzzese, come va dicendo da un po' il sottoscritto.

Nuotare per 1900 metri, inforcare una bici e andare avanti per 90 chilometri per poi scendere a terra e correre per 21 km e 100 metri circa. Difficile? Roba da eroi moderni? Macché! Magari uno sport non proprio per tutti (e per tutte le tasche), ma non un'impresa impossibile: certificata l'idoneità dell'atleta alla pratica sportiva agonistica, basta un allenamento intelligente. Ma quanti partecipanti al 70.3 hanno l'idoneità alla pratica sportiva agonistica? Quanti si allenano in modo corretto? Questa però è un'altra storia.

Swim - (Ride a ) Bike - Run, oppure Swim + (Ride a) Bike + Run, nel senso che a Pescara il 70.3 ha pure la formula della staffetta. La prova, cioè, non pesa tutta sulle spalle di un singolo atleta ma viene 'tripartita': squadre composte da un nuotatore, un ciclista e un runner. Uno e trino, insomma. Un pettorale, oggi come oggi, non si nega proprio a nessuno.